Questa volta ho deciso: vado a vivere… in barrique!

Barrique-casa
La singolare pensata di un ingegnere milanese 

Per me che non amo, anzi per dire le cose come stanno esattamente, odio la barrique si manifesta improvvisamente un’occasione di nemesi storica. Non si tratta, come si augurerebbe qualcuno, di farmi fare una fine all’Attilio Regolo, con il rotolamento da una collina dentro una botte (vedi barrique) irta di chiodi, ma di costringermi a vivere dentro questo contenitore di legno francese, con tanto di tostatura così gradita ai Barolo boys.

L’idea per questa sorta di ipotetica punizione, con un necessario passaggio, perché pur dimagrito come sono in una barrique da 225 litri penso non sia agevole cacciarmi, almeno da vivo, ad almeno un tonneau, potrebbe venire a qualche “amico”, traendo profitto dalla brillante pensata di un signore milanese, Adriano Ribera, credo ingegnere, titolare di alberi&case, azienda milanese specializzata nella progettazione e realizzazione di case sugli alberi, tra gli alberi e case sull’acqua.

Cosa ha fatto Ribera? Si è inventato “una micro-suite destinata all’enoturismo, concepita per ospitare tra le vigne la coppia che decide di godersi una vacanza tra i filari, tra una giornata in vendemmia ed una “verticale” di degustazione”. E come ha deciso di chiamarla? Indovinate un po’… “La barrique”.

Come potete vedere nel file PDF illustrativo, la casa- botte “è costruita come una vera e propria casa, nonostante le metrature siano ridotte per permettere un alto grado di prefabbricazione in stabilimento, cercando di ridurre al massimo gli interventi all’interno delle proprietà dei nostri clienti. Grazie a queste dimensioni, infatti, il nucleo interno a parallelepipedo è completamente trasportabile su automezzo in un unico blocco”.
casabarrique

Ma c’è di più: “il modulo è previsto completo di impianto elettrico ed impianto idraulico. Può essere collegato alla normale rete fognaria oppure utilizzando una fossa Imhof. La micro-suite verrà coibentata con isolanti termoriflettenti di ultima generazione, materiali che consentono un elevato risparmio energetico abbinato ad un confort abitativo davvero eccellente: sarà dunque sufficiente un inverter caldo/freddo per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.” E così il “contenitore” di questa esperienza “si ispira al design della “barrique”, utilizza solo materiali naturali ed è un’architettura completamente reversibile sul Paesaggio”.

Vuoi vedere che questa è la volta buona che un passaggio, anzi, un soggiorno in barrique potrei anche apprezzarlo?

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22 pensieri su “Questa volta ho deciso: vado a vivere… in barrique!

  1. Intanto mi paiono delle caricature di forme di formaggio… Poi le trovo proprio brutte, come l’idea – che appartiene al detestabile genere folkloristico – di imporre al paesaggio delle vigne un manufatto che fa il verso alla cantina, o dovrebbe farlo, nelle intenzioni.
    Da quando vivo in un luogo di produzione credo che i più pericolosi attentati al paesaggio arrivino proprio da queste idee parodistiche. Anche qui ci sono degli specialisti del cattivo gusto, ma a questo livello ancora non sono arrivati.

    • sei scesa dal letto con il piede sbagliato cara Silvana?
      Mi sembri eccessivamente severa… Anche a me sono sembrate una cosa comica e ci ho ricamato sopra un divertissement..

      • Piede sbagliato o no, anche per me sono degli obbrobri e mi hanno ricordato le forme di parmigiano.
        Comunque non e’ un idea innovativa o quasi, ho gia visto piu’ di dieci anni fa, in Austria in periferia di Lienz, una struttura a forme di botte usata per uffici (alta circa 10 metri) da una fabbrica di serbatoi.

  2. Quelle non sono barriques, sono forme giganti di formaggio grana. Si vede benissimo anche il colore dello spicchio. Se le mettono in una vigna vera i sorci se le fanno fuori in due giorni.

  3. A questi manufatti mi sento di estendere il giudizio che il buon Rag. Fantozzi esprimeva su un noto film russo ne “Il Secondo tragico Fantozzi”.

  4. Gentile Dottor Ziliani,
    leggo sul suo blog la critica dedicata alle nostre micro-suite a forma di barrique.
    Intanto la ringrazio per l’immediatezza della risposta all’invio della notizia al suo indirizzo mail, ritengo però opportune alcune precisazioni.
    Come capita spesso, una nuova concezione architettonica suscita apprezzamenti, molti nel nostro caso, e critiche, per fortuna poche, che però noi teniamo in grande considerazione perché aiutano a crescere.
    Le immagini che Le abbiamo inviato e che ha pubblicato sul suo blog, sono dei render di colore piuttosto forte, appositamente scelto per attirare l’attenzione del lettore
    Ovviamente la “pelle esterna” delle micro-suite sarà realizzata con doghe di legno di larice, molto resistente alle intemperie, con venture scure in campo rossastro che si fondono e confondono nel paesaggio delle colline coperte dai vigneti.
    Naturalmente l’impatto visivo legato a quello ambientale sarà del tutto diverso.
    Non entro nel merito del “cattivo gusto” perché si sa… il gusto è soggettivo e personale.
    Anche io non amo alcune colline, ad esempio in regioni fantastiche come le Marche, ricoperte di pannelli fotovoltaici…
    Le chiederemo di nuovo ospitalità, quando il prototipo sarà costruito, nel frattempo la ringraziamo per lo spazio che ci ha dedicato.

  5. Sto già immaginando gli ospiti che al mattino fanno colazione sul piccolo Dehor con un bell’atomizzatore che gli passa da parte. Una totale full immersion nel mondo viticolo.

  6. Siccome in Italia si continua a costruire in modo tradizionale, cioe’ cementificando il territorio con strutture obsolete per nulla confortevoli e salubri, ben vengano le iniziative atte a sfruttare nuove tecnologie. Ho ben esaminato questo progetto, lo trovo sensato e mi sembra che l’aspetto estetico possa essere modificato senza stravolgere la struttura.
    Pero’ se io fossi un vignaiolo non mi sentirei tranquillo ad avere estranei in vacanza in mezzo alle mie viti e quindi queste strutture le potrei piazzare solo in un punto recintato e lontano dai preziosi filari.

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