Show a La Gabbia (La 7) del democratico Farinetti: per lui la trasmissione “porta sfiga”

FarinettiGabbiagrande
Il miliardario rosso sull’orlo di una crisi di nervi, anzi oltre

Mi sono indignato, anzi “incazzato”, domenica sera guardandolo, dapprima di sfuggita, poi sempre più attentamente, mentre stavo rifinendo il mio post sul documentario celebrativo sui Barolo boys. Non mi sembrava vero che il bravo Imprenditore di Sinistra Impegnato, ovviamente a Sinistra, il consigliere di Renzi, l’ex venditore (con tutto il rispetto) di lavatrici e televisori poi diventato l’inventore di Eataly, un marchio, un brand, una garanzia (di spendere), che un certo Farinetti Oscar, anzi Natale, questo il suo vero nome, potesse comportarsi con una giornalista, lui così attento all’immagine, con tanta arroganza padronale. Con tale suprema maleducazione.

Non pensavo che il miliardario rosso potesse rivelare il suo vero volto di imprenditore gauchiste sull’orlo di una crisi di nervi. O meglio che apparisse come un qualsiasi imprenditore “di sinistra” dall’arroganza padronale di un vecchio capitano d’industria ottocentesco un po’ fascistoide. Insomma, come l’ho già volte definito, come un Berlusconi rosso senza un briciolo del fascino, da uomo di mondo, del cavaliere, un po’ decotto e decisamente improponibile (lo dico prima che mi diano del berlusconiano: non lo sono mai stato nemmeno quando lo votavo turandomi il naso in funzione anticomunista), di Arcore.
FarinettiOscar.BerlusconiSilvio

Invece, come potete “ammirare” in questo filmato, l’Oscar nazionale, l’uomo che sa fare benissimo i propri affari, e lo dimostra in ogni istante, il “mercante di utopie”, l’uomo che ha pensato di proporsi come salvatore della patria delineando 7 mosse per l’Italia e che ha condensato in un libro dal titolo suggestivo, Coccodé, il proprio marketing pensiero, raccontandoci, alla sua maniera, Storie di coraggio e dicendoci chi sono, a suo dire, i “grandi italiani del vino”, come un imprenditorucolo qualsiasi digiuno di bon ton e di cultura, ha trattato una giornalista de La 7 in un modo così volgare che ancora offende.

Eppure era una giornalista non delle reti del suo alter ego Berlusconi, ma de La 7, ovvero la rete più renziana che al mondo esista, un’inviata, un po’ petulante a dire il vero (e dallo stile che ricordava quello incalzante e rompi… delle più tenaci suffragette di Santoro, tipo l’insopportabile Maria Cuffaro…) di quella trasmissione non proprio irresistibile che è La Gabbia, condotta dall’ex direttore della Padania ed ex vice-direttore di Rai Uno e Rai Due, in quota Lega, Gianluigi Paragone.
FarinettiGabbia2

Bene, giudicate voi, il video è qui, se sia questo il modo di trattare una giornalista, nella fattispecie Valeria Castellano, aggredendola, per fortuna solo verbalmente, accusandola di “viltà assoluta”, di fare “trasmissioni che tolgono tutta la speranza”, di aver “detto grande falsità”, bugie, puntualmente smentite da filmati che testimoniavano manifestazioni tenute da dipendenti, tutt’altro che contenti, di Eataly a Firenze, Bologna, Bari e persino New York. E poi, ancora, accuse di “fare un danno al paese”, di proporre “un programma brutto che parla solo di cose brutte” e che non fa audience. E “senza audience”, diceva un beffardo Farinetti alla Castellano, ”la tua azienda non ti potrà pagare”…

Perché tutta questa incazzatura con La 7, con la Gabbia, con la giornalista inviata di Paragone? Semplicemente perché la rete proprietà di Urbano Cairo e la Gabbia avevano precedentemente mandato in onda due servizi – il primo qui, il secondo qua – che al democraticissimo lider maximo di Eataly, al comunista convertitosi al renzismo, non sono garbati.
FarinettiOscar

Per il semplice fatto che documentavano, mediante interviste, che i dipendenti di Eataly il contratto indeterminato se lo possono sognare, che sono quasi tutti interinali, che vengono confermati di tre mesi in tre mesi, che spesso la loro assunzione passa attraverso agenzie interinali tipo Adecco. E che questo malcontento si è tradotto in un Dossier di dipendenti di Eataly Roma, intitolato Inchiesta Eataly, di ben 47 pagine.

Da qui l’aggressività, le sue accuse urlate alla Castellano, l’incazzatura feroce del miliardario rosso secondo il quale ci si trova di fronte ad un “fenomeno di macchina del fango meschina e feroce, ad un caso Boffo”.

E poiché accade questo, poiché come ha detto con falso paternalismo alla Castellano “tu hai un rospo dentro, toglitelo altrimenti vivi male, fai un’analisi”, le accuse, farneticanti, di cercare “di portare via il lavoro agli altri”, di vergognarsi. Sino alla perla finale, l’accusa un po’ infame alla Gabbia di “portare sfiga” e di ostinarsi a prendersela con lui per cercare di colpire Renzi. Allucinante…
Berlusca-portaiella

E questo sarebbe un imprenditore illuminato, il vivido esempio di quella nuova classe imprenditoriale “scesa in campo” in politica (mi sembra di averla già sentita questa espressione…) per salvare l’Italia?

Se la novità è questa, meglio i vecchi padroni delle ferriere, gli Sciur padrun da li beli braghi bianchi, i cumenda, il padronato antisindacale, che non avevano l’arroganza di ergersi a modello e di voler dare lezioni di democrazia. Ma il loro lavoro lo sapevano fare, produrre e vendere e dare lavoro, molto meglio di un certo Farinetti.
padroneferriere

Sapete cosa vi dico? Voi fate come volete, ma il sottoscritto, che già da anni li diserta, s’impegna pubblicamente a non mettere più piede in un qualsiasi Eataly e a non scrivere più, Monte Rossa a parte (che fortunatamente è di Farinetti solo al 33%) dei vini delle tante aziende proprietà del miliardario rosso.

Un piccolo boicottaggio personale, contro l’arroganza padronale di chi, anche se ricco e potente, deve imparare una cosa fondamentale (se sia di sinistra o di destra, chi se ne frega) a rispettare la stampa, ad accettare le critiche, a non aggredire. Anche se ci si chiama Oscar Natale Farinetti.

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24 pensieri su “Show a La Gabbia (La 7) del democratico Farinetti: per lui la trasmissione “porta sfiga”

  1. Vedro’ questo nuovo filmato appena avro’ un attimo di tempo. Se ho ben capito, Farinetti si è incazzato per il servizio andato in onda alcune settimane fa, ove si intervistavano ALCUNI dipendenti di Eataly. Se le cose stanno cosi, pur non giustificando i modi, di fondo Farinetti ha ragione. Il primo servizio era stata una cosa vergognosa, partigiana e mistificatrice della realtà (mi riferisco a quello in cui, ad esempio, una dipendente diceva di avere scritto in busta paga 100 e di ricevere poi veramente 80. Credo ci si riferisca a questo. Se no, mi scuso)

  2. Farinetti è coerente con quello che afferma Renzi: “il posto fisso è anacronistico”. E ha assunto i dipendenti secondo quei criteri. Quanto poi essi (i criteri) siano ‘di sinistra’, ‘democratici’, ‘equalitaristici’ è un altro paio di maniche.
    D’altra parte Farinetti è uno a cui – mi pare – “basta la parola”, cioè conta ciò che dichiara e afferma. E di solito le sue sono affermazioni rispettabili.
    Strano davvero che abbia avuto quello ‘slump’ televisivo (magari se avesse avuto di fronte un bel gorillone forzuto, anziché una signora, piuttosto inerme, si sarebbe trattenuto).
    Che sia sotto stress? Forse avrebbero dovuto fargli prima uno stress test.
    Quanto al paragone con Berlusconi, lascia perdere: nonostante le sue immense pecche, e nonostante io non abbia mai avuto simpatia per la sua politica, nonostante le sue orribili battute (v. quella sulla Bindi), è immensamente più freddo e lungimirante del tuo amico. E soprattutto B. non ha mai tentato di far passare per “buono, pulito e giusto” il cibo dei suoi pranzetti. Al massimo li gabella per “eleganti”!

  3. Ziliani, riporto pero’ le sue parole testuali sul caso Bressan: “Decidere di non assaggiare i vini di Bressan, o di non scriverne dopo averli assaggiati è un gesto, da parte di un professionista la cui attività consiste nel degustare i vini e nel raccontarli ai lettori, non solo ingiustificato, ma sciocco, perché noi degustiamo e raccontiamo i vini e non entriamo nel merito delle opinioni politiche, delle prese di posizioni personali, di chi li produce”.

    Come possiamo ora boicottare Farinetti? Mumble mumble…;-)

    • mi dica Alessandro, lei é forse un dipendente o un collaboratore del mercante di utopie?
      Ogni volta che dico una parola sul miliardario amico di Renzi lei automaticamente interviene un sua difesa. Sicuramente in base ad un suo pensiero autonomo e indipendente, ma questa sua difesa, a prescindere, fa riflettere.
      Apparentemente ci sarebbe una contraddizione tra quanto scrissi sul “caso Bressan” (a proposito, sarà bene che torni presto a scrivere dei vini dell’amico Fulvio) e sulla posizione che ho deciso di prendere in merito al patron di Eataly e alle sue numerose imprese. Pardon, aziende.
      Non dovrei tener conto delle posizioni politiche (ma lo sono poi davvero?) di Farinetti e giudicare le sue opere. Ma in questo caso la villania, l’arroganza, il compatimento dimostrato nei confronti dell’inviata de La Gabbia, sono stati tali che non ignorarli, considerando poi che le opere di Farinetti mi convincono ancora meno, perché espressione della personalità, egocentrica al cubo, del personaggio. Che fatico a considerare un imprenditore del vino, visto che ormai prende posizione su qualsiasi cosa e ha la bizzarra pretesa di presentarsi come il salvatore delle sorti del vino italico, proponendo idee e ricette ad effetto, ma spesso prive di sostanza.
      Insomma, e qui rispondo anche a Stefania Merlo, quella persona che mi aveva fatto sperare, quando l’avevo conosciuto e ne avevo scritto, ingenuamente conquistato dalla sua affabilità di stampo berlusconiano, fosse in grado di portare un rinnovamento nel mondo del vino italiano, soluzioni moderne alla crisi che lo attanaglia, alla prova dei fatti mi ha profondamente deluso. E si é dimostrato molto più “vecchio”, parlo delle idee (siamo quasi coetanei), e furbo di quanto potessi immaginare.
      Non rinnego, sarebbe stupido, l’iniziale “simpatia” che provai per un Farinetti che allora si comportava molto diversamente con la stampa e che accettò senza battere ciglio, intervenendo addirittura sul mio blog, le mie critiche. Ma oggi ho aperto gli occhi e il personaggio non mi incanta più. E penso non incanti più tanti italiani

      • Grazie della risposta: come sempre, quando ci si illude, lo scoramento poi è grande: la persona (meglio: il personaggio) aveva ingannato anche me.
        Conosce per caso qualche altra inchiesta seria sul mondo Eataly? quella della Gabbia mi è sembrata un po’ “a tesi”.

      • Ziliani, lei vede il mio indirizzo mail e puo’ capire che i miei interessi sono distanti anni luce da ciò che è il business di Farinetti. Nessun interesse nè collegamento con lui. “Lo giuro sui miei figli”. Trovo, da Italiano, semplicemente fastidioso dare contro a una persona che sta facendo un gran bene all’immagine dell’italia all’estero e che crea direttamente e indirettamente migliaia di posti di lavoro. Se, nella situazione in cui siamo, ci permettiamo di criticare uno dei pochi che crea lavoro e che non delocalizza,. siamo un popolo masochista. Io resto senza parole.

        PS: un paio di w end fa ero a Milano con colleghi tedeschi. Li ho portati in Duomo, Castello, Brera, Cenacolo. Felici e contenti. Sa che alla fine mi hanno chiesto se li portavo a Eataly? E che ci hanno lasciato qualche decina di banconote da 100 €? Per prodotti made in Italy? E di fronte a una cosa simile, io devo stare a fare le pulci a Farinetti? Ziliani, avessimo 1000 Farinetti, probabilmente berremmo dei Barolo peggiori, ma l’Italia non starebbe con le pezze al culo (perdoni il linguaggio).

        • la mia era chiaramente una battuta Alessandro. Dalla sua mail ho capito benissimo per una grande azienda, non italiana e non alimentare, che per ora non é ancora diventata proprietà del miliardario rosso.
          Lei é davvero sicuro che Farinetti sia “una persona che sta facendo un gran bene all’immagine dell’Italia all’estero”? Io non ne sono affatto sicuro. Penso invece che sia una persona abilissima nel curare i propri interessi, proprio come Berlusconi, e che questi gli stiano molto più a cuore del bene comune, della sorte o della salvezza dell’Italia. Quanto ai suoi amici tedeschi, peggio per loro: se a loro sta bene sostenere finanziariamente le sorti del furbo imprenditore albese dimostrano di non capirne poi tanto del wine & food italico.

          • Alt. Non ho mai scritto che Farinetti sia un filantropo o un missionario. Uno che si sacrifica per il bene dell’Italia. Farinetti fa assolutamente il suo interesse e guarda al suo tornaconto. Pero’, se il suo tornaconto permette di creare migliaia di posti di lavoro in Italia e ti esportare milioni di € di prodotti italiani all’estero (ho visitato Eataly a Istanbul, c’era più gente li che alla Moschea Blu), ma ben venga. Non gli dico grazie, perché lo fa certamente per se’ stesso. Ma nemmeno mi metto a ostacolarlo, e ci mancherebbe. Ci sono tanti altri imprenditori che seguono il loro tornaconto licenziando italiani per delocalizzare in Romania o altri che attaccano i bottoni in Italia sui una camicia fatta in Cina, per poi scrivere sul colletto Made in Italy…e noi ci lamentiamo di Farinetti? Io divento pazzo, a vedere, dall’estero, come è piccolo (da un punto di vista della mentalità) il mio (ex) paese.

          • A quando il grido “Farinetti santo subito”?
            Suvvia, un po’ di misura!

      • “Farinetti non incanta piu tanti Italiani”. Ziliani, ma lei è stato recentemente a Eataly a Milano? O a Torino?. Nel leggerla, deduco di no.

    • In effetti, rileggendo quellarticolo del 2008, condivido le perplessità di Stefania Merlo…!
      Direbbe qualcuno: “la domanda nasce spontanea”: stiamo parlando di un altro Ziliani o di un altro Farinetti…?
      Possibile che una pessima intervista (pessima per il tono usato dal Farinetti…) possa aver fatto cambiare rotta di 180° a Ziliani…?!?

  4. Farinetti è un imprenditore che pensa esclusivamente (com’è giusto che sia) al proprio tornaconto personale… Purtroppo il sistema italia gli consente di raggiungerlo nel peggiore dei modi, sfruttando la carenza di lavoro cronica che ci attanaglia e che impedisce agli intervistati di metterci la faccia e di andar via sbattendo la porta… è un drammatico dato di fatto!
    La colorazione politica che sbandiera ad ogni piè sospinto è ovviamente farlocca e gli serve ad aumentare il suo business… visto che gli italiani preferiscono perdersi dietro il tifo da stadio, piuttosto che pensare con la propria testa e formarsi delle opinioni compiute. Vent’anni fa si sarebbe venduto per berlusconiano… E’ un furbo, ma fa solo il proprio mestiere… Non credo che sia un demonio, non meno di altri, almeno, nè credo ci sia di che santificarlo… forse è vero che sta veicolando un’immagine dell’italia migliore di quella che tanti altri italiani sono in grado di fare…. anche se il livello mi pare abbastanza vicino a quello della pizza e mandolino di fracchiana memoria, d’altronde se ha gli scheletri nell’armadio è bene tirarli fuori… come quegli sportivi o quei musicisti che sì, portavano il nome dell’italia nel mondo, ma si dimenticavano di versare tutto il dovuto all’erario…

    • In questa strana Italia di oggi buttarsi a sinistra (ma Farinetti lo e’ davvero anche se in maniera berlusconiana..) assicura e garantisce il successo. E salvaguarda l’immagine. Cui il nervoso Oscar tiene moltissimo

  5. Comunque i vini di Monterossa ultimamente sono migliorati tantissimo (so che però a lei non piacciono: provi però ad assaggiare il Cabochon 2009, che non ha nulla di “legnoso”); evidentemente è merito del patron Rabotti, ma se Farinetti gli ha dato stabilità economica per lavorare così bene, tanto meglio!

  6. Cioè i vini di monterossa potevano peggiorare? Caspita!!!!
    Veramente non credo proprio siano migliorati, sono rimasti delle solizioni idroalcoliche mediamente mediocri

    • Chiedo scusa, il mio è un giudizio da consumatrice profana, ma a me davvero sembrano più gradevoli (e non solo quelli della linea “P. R.”, ma anche i più complessi).

  7. Caro Ziliani, non sono solo i dipendenti a tempo indeterminato a lamentarsi, ma anche persone che lavorano con lui da anni, che hanno messi diverse migliaia di euro, e che ora volendo lasciare l’azienda non riescono a riavere indietro i loro soldi. Come la mettiamo con il “barone rosso” ?

    • accusa pesantuccia la sua, Anna, vogliamo corroborare le sue parole con qualche elemento di più? Io sono a disposizione. Comunque non mi risulta che Farinetti sia un “barone”, quantomeno in senso nobiliare. Ma che sia un furbo miliardario rosso o pseudo tale su questo non ho dubbi

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