Tutti i colori del Brunello: bella definizione, ma non l’avevo già sentita da qualche parte?


Cara Silvana, mancando pochi giorni allo svolgimento di quell’evento epocale che sarà immancabilmente Il Salone del Gusto – Terra Madre, quattro giorni, in programma dal 23 al 27 ottobre al Lingotto a Torino, per l’attenta regia di Slow Food, sono andato sul sito Internet dedicato a studiarmi attentamente il programma.

Ho trovato molte cose interessanti e curiose, alcune decisamente pro domo Farinetti, come la degustazione Vino e territorio: la terra del Barolo fa la differenza, dove tutti i sei vini schierati sono, guarda caso, di aziende di proprietà del baffuto consigliere di Renzi, fino a che mi sono imbattuto, SL74 il suo codice, nel laboratorio del gusto intitolato Vino e territorio: Montalcino e tutti i colori del Brunello.

Ho letto attentamente la presentazione del laboratorio in programma Domenica 26 Ottobre h. 19:30 Sala A, che recita “Dall’alto della sua fortezza, Montalcino veglia su una terra aperta e solare. Il bosco, il mare, la terra depongono i loro profumi sulle colline, che da diverse angolazioni salgono verso il centro abitato. Il sangiovese sembra impregnarsi della molteplicità odorosa che connota i versanti della denominazione. Così il Brunello si tinge di colori e temperature che caratterizzano il luogo di provenienza. Con alcuni produttori, provenienti da ogni versante vitato della denominazione, proveremo a dipingere tutti i colori del Brunello. In degustazione, le bottiglie di: Baricci, Paradiso di Manfredi, Piancornello, Fattoi, Tenuta di Sesta e Poggio di Sotto” e alla fine mi sono detto: ohibò, ma questa dei “colori del Brunello” non l’avevo già sentita da qualche parte?

Mi sono concentrato, ho fatto mente locale e alla fine ho esclamato “Perbacco se mi suona déja vu (et écouté)! Si tratta nientemeno, vedi caso, del marchio registrato dei prodotti della mia saggia amica Silvana Biasutti”, assidua commentatrice di questo blog e deliziosa autrice delle good news from Montalcino, nonché blogger per conto proprio con le sue salutari Cronache dalla campagna.
ColoriBrunello-disegno

E così sono andato a visitarmi il tuo sito Internet, quello dei magnifici cioccolatini ripieni di Brunello di Montalcino Docg (e delle migliori marche), mi sono riletto la tua storia e le tue idee, con il colpo di fulmine rappresentato dall’incontro di Messer Brunello con il cioccolato, e ho concluso che i simpaticoni di Slow Food, Terra Madre, o come diavolo vogliamo chiamarli, hanno fatto un po’ i furbetti usando una terminologia, un concetto, un’intuizione che è innanzitutto tua e che non può essere utilizzata a piacimento dal primo che passa. Anche se organizza un Salone del Gusto – Terra Madre
SilvanaBiasutti

Tu, che sei più prudente e saggia di me, cosa ne dici? In attesa che magari due paroline ai chiocciolinari golosi le rivolga direttamente tu, mi sono portato avanti dicendo, usando molto il pedale del freno, cosa ne penso. Ma guarda te, questi “colori del Brunello” come garbano anche in quel di Bra!

ColoriBrunello-articolo

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19 pensieri su “Tutti i colori del Brunello: bella definizione, ma non l’avevo già sentita da qualche parte?

  1. “Caro Franco, i ‘chiocciolinari’ mi avevano telefonato e chiesto molto garbatamente il permesso di citare il mio marchio per dare un titolo, adeguato alla grandezza di Montalcino, al loro laboratorio…”. Scherzavo!
    Ma se fosse successo glielo avrei molto volentieri concesso: è tutta pubblicità al mio marchio e ai prodotti che tu generosamente commenti e riporti!!!
    Invece ovviamente non è successo, ma io non penso che quelli di SlowFood siano dei fessi e dei copioni, tutt’altro; immagino invece che a qualcuno di loro sia rimasto impresso nel retrocranio delle papille gustative il gusto di un gusto originale assaggiato quando gli ho inviato (a Bra) un paio di confezioni de “I Colori del Brunello” e ‘inconsciamente’ si è tradotto in titolo. Del resto “I Colori del Brunello” è un marchio che ha un respiro diverso, non vuole di certo alludere banalmente ai colori di un vino, bensì allo spirito – al mood, se me lo passi – dei luoghi, di questi luoghi, al paesaggio delle vigne e dei boschi, e ai pensieri della gente. La differenza non è poca.
    Ah dimenticavo! Perché stupirsi se Terra Madre favorisce i prodotti di Farinetti: non è forse il proprietario di SlowFood?

    • Eh sì, chocolat e I Colori del Brunello, per Capodanno, anche perché “il mio amico” mi omaggia sempre con delle bollicine sopraffine!

      • Silvia, marchettina o no (ma a me i Cioccolatini al Brunello dei Colori del Brunello piacciono assai: piacevano anche alla mia ex moglie e piacciono alla mia attuale compagna) resta il fatto che nella presentazione di un’iniziativa del Salone del Gusto – Terra Madre Slow Food abbia usato, ovviamente ispirata dallo Spirito Santo, un’espressione coniata e registrata dalla mia amica Biasutti. Dovevo fare finta di niente, per evitare accuse di conflitto d’interessi (ma de ché?) o di lesa maestà nei confronti dei chiocciolinari? Ma ci mancherebbe altro…

  2. lei dunque crede che quelli di Slow Food si siano veramente ispirati (anzi abbiano preso di sana pianta) l’efficace definizione dei Colori del Brunello registrata da Silvana Biasutti?

    • Chi può dirlo? Non lo Ziliani, e nemmeno la sottoscritta, ma l’importante è che i produttori che stanno sotto il cappello preso a prestito, siano di tutto rispetto e non autori di ciofeche qualsiasi.

      • nell’insieme il gruppo dei produttori scelti é valido e rappresentativo. C’é anche la chicca di Poggio di Sotto, che tutte le sfumature del grande Brunello mostra con somma eleganza

        • Et aggiungo che il Palmucci, prima di passare la mano agli attuali proprietari, omaggiava con i miei “Colori” gli ospiti stranieri … insomma un po’ di cittadinanza ce l’ho anch’io in questa terra (Purtroppo non so fare vino, ma il mio mestiere, da sempre, è avere idee)

      • Ziliani conferma che Poggio di Sotto dopo il passaggio ad Illy ha mantenuto lo stesso valore qualitativo che aveva con Palmucci?
        Non sapevo che la sig.ra Biasutti fosse (indirettamente) produttrice di vino. Quale?
        Complimenti per il calendario con i suoi disegni. Mi prenoto per evantuale distribuzione.

        • caro Mennella, non ho (sinora) trovato differenza tra il Brunello ed il Rosso dell’Epoca Palmucci e dell’attuale proprietà, che non é Illy, che ha acquistato Mastrojanni, bensì Bertarelli-Tipa.
          La Signora Biasutti non è produttrice se non di idee e di splendidi cioccolatini al Brunello. A produrre sono le sue figlie gemelle, Francesca e Margherita Padovani, nella piccola azienda agricola Campi di Fonterenza.
          Quanto al calendario di Silvana, l’hanno scorso l’ha saltato, facciamo voti che quest’anno torni a gratificarcene. E’ bellissimo e lei ha un vero dono per il disegno

          • ho parlato con l’artista. Vi metto in contatto e ne parlate. Ho già intimato a Silvana di fare il calendario quest’anno, faccia anche lei la sua parte.

    • Gentile Carlo, confesso che ho – per ragioni professionali – registrato una ventina di marchi, alcuni per conto di clienti o di imprese in cui ho lavorato. La ragione di questi incidenti di percorso (più o meno in buona fede) e dell’infingardaggine che li circonda sta tutta nel disprezzo per ciò che il diritto italiano definisce “opere dell’ingegno”; qualcosa che non è lavoro, perché di per sé non produce fatturato (anche se “l’opera d’ingegno” di solito è capace di aggiungere a un prodotto o a un servizio quel quid che ne moltiplica il valore). Senza arroganza (tanti hanno da insegnarmi di tutto), ma questo è stato il mio mestiere: aggiungere valore per mettere in rilievo il valore intrinseco. Se il mio marchio (cioè le parole giuste, messe nell’ordine giusto per dire la “cosa”) fosse una pera su un banco, e se qualcuno passasse e se ne appropriasse lo arresterebbero. In realtà questo segna anche la diversità tra avere i baffi e non averceli…

  3. Salve, mi scuso ma solo ora vedo il post.
    Ringrazio prima di tutto per l’interesse di Ziliani.
    Il titolo è mio così come la scelta delle aziende.
    In realtà si tratta di pura coincidenza. Non sapevo che fosse un marchio registrato. L’unico peccato in realtà è la mia mancanza di fantasia.
    Un saluto
    Fabio Pracchia
    Redattore Slow Wine

      • Hai visto Silvana che alla fine la potente Slow Food ha fatto ammenda? Pero’ ‘sto Vino al vino… Salutoni champagnosi da Reims..

        • Caro, impenitente, Franco, spero che lo champagne ti sfrizzoli il velopendulo …
          PS: Slow Food ha capitalizzato nei suoi lunghi anni di lavoro così tanti meriti che è inevitabile toppare ogni tanto …

          • cara Silvana, confermo che tu sei troppo una gran Signora. Io al posto tuo non sarei stata così diplomatica e signorile con il giovane Pracchia di Slow Food…

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