Al-Cantàra, un’altra idea dell’Etna e dei suoi vini

vigneto Pucci

Sono particolarmente felice e orgoglioso di accogliere nuovamente uno scritto, prezioso e splendidamente scritto come sempre, dell’amico catanese Stefano Alfonso Gurrera che dopo una piccola “sosta ai box per una messa a punto del motore” torna più in gamba che mai a raccontarci storie di vino della sua splendida Trinacria e dell’Etna in particolare. Ben tornato Stefano e buona lettura a tutti!

   Siamo sul versante nord dell’Etna, a Passopisciaro, contrada Feudo, nel cuore della “Valle dell’Alcantàra”. Un panorama unico, mirabile se lo si gode però, con lo sguardo dei soggettivisti. Qui il paesaggio sta tutto negli occhi e nella mente di chi lo scruta. Se invece siete oggettivisti godetevi il valore del luogo nelle sue componenti naturali: la valle, tutta coperta da vigneti diradanti, il fiume che la staglia, (e la divide dall’Etna, che domina alle spalle) e ne fa un confine al di là del quale inizia la provincia di Messina e la salita verso i Nebrodi, una catena montuosa, che nasconde il mar Tirreno, e caratterizzata da una ricchissima e attraente vegetazione.

In questo affascinante contesto di ecosistema, un ruolo determinante, lo svolge da un paio di decenni, il viticoltore che con la sua opera quotidiana diventa anche il primo e inconsapevole paesaggista. E lo scenario stesso si fa portavoce di una cultura e di una tradizione, a cui il vino prima fa l’altruista e offre un valore aggiunto e poi ne gode di un significativo ritorno fregiandosi di due titoli salienti: “vino identitario”, “vino di paesaggio”. L’humus di questo incipit un po’ prolisso e pieno di riferimenti paesaggistico-culturali, altro non sono che delle quinte che delimitano il quadro in cui vive e si muove, tra gli altri, un personaggio singolarissimo.
Pucci, Willy e Billy

Il suo nome, Pucci Giuffrida, di giorno fa il commercialista a Catania, la notte pensa alla sua azienda. Che si chiama “Al-Cantàra”, che vuol dire ponte, ma è una valle e anche un fiume, ed è lì ubicata, su 14 ettari quasi tutti impiantati con vitigni autoctoni, nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, un poco di minnella, e altri non, tra cui un Pinot intrigante, che in bottiglia ti sorprende, e tante altre piccole chicche che formano un catalogo con l’offerta di una decina di etichette.

C’è di tutto, nella personalità di questo vigneron, e ciò che spicca in lui è un variopinto, pittoresco mondo poetico con cui ha “foderato” la sua produzione. Si è messo in mostra dopo aver escogitato uno strumento di comunicazione tanto efficace quanto singolare: l’utilizzo del dialetto catanese al fine di rendere identitari i suoi vini. E così chiama “’O scuro ‘o scuro”, il doc rosso, “Luci Luci”, il doc bianco, “Amuri di Fimmina e Amuri di Matri ” il doc rosato e premiato al concorso internazionale dell’ultimo Vinitaly, e via così. Sono tutti titoli di sonetti ricavati dalla silloge anch’essa chiamata “O scuro ‘o scuro” che vuol dire “scritti al buio della notte”, del poeta dialettale catanese Nino Martoglio, vissuto a cavallo tra l’ottocento e il novecento. E rappresenta quello che per i napoletani è Salvatore Di Giacomo, Trilussa per romani, Renato Fucini per i fiorentini Carlo Porta per i milanesi, Barbarani per i veneti.
LuciLuci_Alcantara

Fantasioso, questo vigneron, quanto precursore dei tempi. Perché pare, oggi, che i vini definiti “modaioli” siano quelli identitari, cioè riconoscibili per una indiscussa personalità che li colloca in un lampante e identificabile territorio. E i suoi vini, quelli di Giuffrida, fatti sull’Etna, hanno questa inconfutabile caratteristica. Gli chiediamo: “Perché l’identità è un elemento qualificante e allo stesso tempo vincente?

E di cosa parliamo quando ci riferiamo all’identità?”. « L’identità è un concetto complesso, e non sempre chiaramente compreso » ci risponde. «Almeno nella sua natura intrinseca. Spesso per identità s’intende quel retaggio generico e “popolare” che si manifesta in modi e forme di folklore lontanissime dall’identità culturale vera di un popolo. Si dice che l’identità sia razionalità, conoscenza, lingua e dialetto. Concetti che mi ricordano un aforisma di Pasolini che a tal proposito affermava: “Il dialetto è come la mammella di una madre a cui tutti hanno succhiato, e ora ci sputano sopra…”».

Bella risposta. E allora se uno sputo rappresenta il disprezzo e la mammella un valore di purezza linguistica, dunque chi promuove l’identità espressa dal dialetto, e allo stesso tempo dal vino, merita un encomio… « Grazie! Ma solo se questa identità – aggiunge Pucci Giuffrida con una dovizia tutta proustiana – è intesa come un retaggio popolare, anzi come l’etichettatura con cui ogni soggetto contraddistingue il segno del suo io, un “essere” plasmato, a sua volta, dalla storia del suo vissuto, dalla sua cultura ma anche dai tormenti trascorsi attraverso il distinguo della sua terra. E ci somma poi, a questo “io”, il valore aggiunto rappresentato dallo strumento simbolico e coesivo di cui ogni stirpe dispone. Che è la propria lingua e, rimarcandolo, il proprio dialetto».
'Oscuro 'o scuro

Ed è stata questa sua visionaria intuizione scaturita da una mente pulsante e da un cuore cerebrale, a far sposare vino dell’Etna con la poesia dilettale per declinarla poi attraverso le diverse forme dell’arte: vedi alla voci teatro, (”O scuro ‘o scuro” è pure un musical applauditissimo), poesia, pittura, (belle e premiatissime le sue etichette realizzate dall’artista Alfredo Guglielmino, una delle quali con la medaglia d’oro al concorso del Vinitaly), e letteratura.

Così il must del catalogo è rappresentato dalla Doc O’ scuru o’ scuru Etna Rosso DOC, 14,5 gradi ma non si sentono grazie al lavorio della sua struttura e soprattutto di un’acidità bilanciante, insomma un vino ben equilibrato e richiestissimo dal mercato estero. Ma il vino “identitario” dell’azienda rischia di diventare il doc bianco “Luci Luci”, tradotto: le lucciole. Abbiamo assaggiato il 2012 e già possiamo collocarlo, per qualità, tra i primi tre-quattro bianchi dell’Etna. Una chicca che porta la firma del giovane enologo Salvatore Rizzuto, formatosi in Borgogna e poi in Piemonte.
Occhidiciumi

E chissà quale vette riuscirà a scalare l’etichetta “U tocco” il gioco con le carte simile alla morra, un Pinot nero dell’Etna, ovvero l’idea fissa del buon Giacomino Tachis. Insomma il dialetto funziona bene tanto che quasi subito è stata allargata la gamma degli autori. Così il l’Igt rosso Nerello mascalese in purezza, “Muddiche di suli” richiama un sonetto del contemporaneo Salvatore di Pietro. “A fata galanti” rimanda ad un autore palermitano del ‘700 Giovanni Meli. L’Igt bianco si chiama “Occhi di ciumi” (quello con l’etichetta medaglia d’oro) da una lirica del lentinese Alfio Antico, artista poliedrico che si divide tra versi e percussioni con performance accanto a Giorgio Albertazzi, Lucio Dalla, Vinicio Capossela.

Dopo averci aiutato a confezionare questo elenco Pucci Giuffrida si è fermato fissandoci con i suoi sempre sorridenti occhi. Sembrava chieder tempo per spogliarsi dai panni di un romantico e visionario poeta e rindossare quelle di un concreto commercialista. Invece andava a ritroso nel tempo alla ricerca di una massima: «E’ vero, siamo romantici e insieme freddi calcolatori. Ecco che mi torna in mente il senso di quel motto di un famoso personaggio di cui non ricordo il nome e che diceva “La cultura senza economia è zoppa, ma l’economia senza cultura è cieca”». Già, era Einstein a regalarci la suggestiva bellezza del “l’ultima riga di una bella favola”. Molto moderna.

Stefano Gurrera

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100 pensieri su “Al-Cantàra, un’altra idea dell’Etna e dei suoi vini

  1. Un nettare senza Passione
    è un temporale senza pioggia
    ma quando l’arcobaleno appare nel grigiore del cielo
    s’intravede l’Amore
    che versa il suo fluido nel calice della Vita

  2. Veramente una bella azienda e vini che meritano la massima attenzione. Quelle stupende etichette non hanno la semplice funzione di fare marketing, di invogliare all’acquisto, ma sono un esempio di comunicazione “alta”, preparano a capire il linguaggio dei vini, la terra da cui provengono, la cultura che li circonda.

  3. Sono colpita dalle etichette, dai nomi, soprattutto dal concetto, che in questo caso si chiamerebbe concept.
    Guardando e ammirando, mi veniva in mente che solo una terra così intensa e uno sguardo così acuto (= terroir) possono esprimersi a questo modo, senza diventare folkloristici, cioè senza cadute di gusto e di stile. Se il vino è ciò che le etichette promettono, sarà sfavillante (come la Sicilia sa essere).

  4. Arte…..vino…poesia, si sposano perfettamente in un prodotto che è il frutto di passione ed impegno. Non posso che ammirare il lavoro che porta molti imprenditori a scommettere sulla cultura e così facendo tiene alto il nome della nostra terra. Complimenti !!

  5. Il vino, che da sempre scandisce la storia dell’uomo, è divenuto, nell’intrapresa di Pucci Giuffrida e della sua Azienda, Al-Cantàra, un veicolo d’Arte sotto molteplici declinazioni: poesia, teatro, arti figurative, fotografia.
    Attorno al ‘suo’ vino Pucci Giuffrida è riuscito a condensare, con una sorprendente dose di entusiasmo, l’opera di vari artisti: poeti (i cui versi utilizza come denominazione dei suoi pregiati prodotti), pittori e fotografi (per tutti Bruno Caruso, Oliviero Toscani, Ferdinando Scianna, che, con le loro opere, hanno rivestito le sue bottiglie). Vino di primissimo ordine, Al-Cantàra, che ha la singolare finalità di coniugare e diffondere Arte e Cultura, in tempi in cui l’obiettivo dei più è inseguire il denaro, fa del suo ‘creatore’ un personaggio cui si deve attenzione e gratitudine.

  6. Vino e cultura, sapore e arte, passione e Sicilia… Quanti messaggi, quanto amore, quanta sicilianità nell’impresa di Pucci Giuffrida. Degustando i vini dell’azienda Al Cantàra, si impara contemporaneamente ad amare la terra dell’Etna, i sapori e gli aromi che riesce a dare e, contemporaneamente, quanto di bello la sua arte propone.
    Articolo che descrive chiaramente e in modo ineccepibile tutta la grandezza e la forza di questa impresa. Complimenti!!!

  7. Pucci Giuffrida è il maestro. Profondamente siciliano, per quel senso dell’arte, della bellezza, della poesia che segna il suo lavoro. Ha fatto cultura. E non ci sono voti che lo possono giudicare. E’ riuscito in poco tempo ad affermare sul mercato i suoi vini Al-Cantàra sia per il connubio unico e prezioso nel suo genere, tra uve e versi, sia per la qualità dei vini, riconosciuta con alcuni premi di portata nazionale e internazionale. Ogni bottiglia è intrinsecamente “letteraria”, martogliana per la precisione, nella sua denominazione e artistica nella sua etichetta. Complimenti anche al giornalista Gurrera che con tanta maestria, ha redatto e centrato in pieno il messaggio che ci ha voluto trasmettere.

  8. Finalmente un bravo scrittore con un ottimo articolo su una realtà siciliana ed in particolare dell etna che da lustro ai nostri vini grazie ad un poeta del vino che più di un imprenditore sembra essere colui il quale è riuscito ad invogliarci a consumare il suo buon vino sfruttando anche le sue qualità umane di amore verso la nostra terra grazie Stefano Alfonso guerriera grazie puvcci

  9. Splendida carrellata di immagini evocative e riflessioni sagaci, dalle quali trapela la passione trascinante su cui questa azienda si fonda e che è specchio di una delle caratteristiche più tipiche dei siciliani: la capacità di sapersi reinventare, sempre e in modo geniale. Un ponte tra la Sicilia e il mondo, tra l’arte e la poesia, tra il passato e il futuro: tutto questo, e molto più, è Al-Cantàra. Complimenti per l’articolo e in bocca al lupo ai vini dell’Etna!

  10. Grazie all articolo di guerriera così pieno di particolari e di poesia mi ha fatto già innamorate dei vini dell etna in particolare di quelli prodotti da Pucci giuffrida che rispecchiano la sua anima dolce e caparbia di un vero siciliano del quale andiamo tutti orgogliosi cin cin a tutti con i vini al cantara

  11. Il Dott. Giuffrida tanti anni fa è entrato nella lista pizzo free di Addiopizzo Catania e l’ha fatto con tutta la sua esperienza: Al-Cantàra, lo studio commercialista, e molto altro. e’ solo mettendo un po’ tutto di se stessi che le cose si fanno bene: un vino, una terra, la Sicilia. Basta essere se stessi, per cambiare le cose, per cambiare questa terra.

  12. Un’azienda e i suoi prodotti rispecchiano sempre la professionalità di chi li ha creati. Al-Cantàra ne è la prova! Una grande azienda, un grande imprenditore, che ha creduto nella sua terra e nelle sue potenzialità.

    PS articolo all’altezza dell’azienda 😉

  13. Se debbo essere sincero fino in fondo, ho apprezzato molto il rapporto instaurato tra Stefano Gurrera e Pucci Giuffrida infatti è fondamentale la sintonia che deve svilupparsi tra intervistato e intervistatore. L’intervista è condotta sapientemente da Gurrera e Giuffrida si lascia trasportare sul terreno delle sue passioni: il vino, l’arte di farlo con amore si avverte sia nelle sua parole che in tutto ciò che ha fatto. Da tempo patrocinando alcuni volumi dedicati al vino. Il suo vino si è reso anche popolare fra pittori e scultori oltre che a fotografi infatti sono tre le edizioni che ha dedicate a un modo nuovo di fare del merchandising. Vorrei aggiungere che è personaggio di grande umanità e generosità: i proventi delle sue pubblicazioni sono sempre andati a enti che si occupano di infanzia abbandonata – se è vero come è vero – nel corso di questa intervista da uomo modesto qual è ha taciuto di essere fine dicitore delle poesie di Martoglio, Tempio e altri. L’ho sentito in qualche occasione recitare alcune poesie. E catturante. Così come mi ha catturato l’ultimo passaggio dell’intervista: “La cultura senza economia è zoppa, ma l’economia senza cultura è cieca”». Già, era Einstein a regalarci la suggestiva bellezza del “l’ultima riga di una bella favola”. Davvero complimenti.

    • Sono d’accordo ma penso di meritarmi un “bravo” per aver proposto a Stefano Gurrera di collaborare e scrivere in totale libertà quello che vuole. Purché non mi parli bene dei vini di Planeta o della Firriato… ça va sans dire.. 🙂

  14. Ho letto l’articolo perché segnalatami da una recente ma carissima amica (Giusi Belluomo) . E talmente bello che benché io sia astemio per scelta ho comunque goduto dei meravigliosi colori di un angolo di mondo che non conoscevo e che adesso è anche mio.. Rolando Rizzo

  15. I vini fatti con amore e passione non possono che essere eccezionali e questi lo sono. Ma Pucci Giuffrida è riuscito a renderli unici con la felice intuizione che un buon vino è “poesia”, e per farlo ci vuole “arte”.

  16. Gentile Maestro Gurrera,
    E’ mio dovere ringraziarla per avermi fatto conoscere la maestria della parola.
    Lei inizia la sua lezione dipingendo con un pennello intriso coi colori dell’anima.
    Poi lentamente ci conduce all’essenza del nettare, frutto di questa nostra terra pregna di contraddizioni, che si nutre del fuoco della passione.
    Noi, Siciliani d’identità obliata, Noi, negletti figli del Vulcano, ci lasciamo guidare dalle Sue parole ,che lentamente ci conducono per un attimo,verso l’ orgoglio di quel lessico ormai dimenticato.
    Giocando con le parole, alterna i ruoli. Come davanti ad un specchio e riflettendosi risponde alle sue domande con la voce di Pucci.
    Ma ecco che la Maestria giunge al culmine, strappa dalle viscere del sicuro Commercialista Giuseppe Giuffrida, la vera sua essenza,
    quell’ Anima che la Vita ha relegato nella profondità degli abissi dell’IO.
    Le sue parole l’hanno portata alla luce del Sole, ma per quanto tempo?
    Continui con i suoi lemmi, che scavano come trivelle dentro l’Anima di chi la ascolta leggendo.
    Grazie
    Giusi Belluomo

      • Gentile Sig.Ziliani,
        A Lei il merito di aver coniugato, inconsapevolmente, marketing di Prodotto e di Pensiero. Complimenti ottimo risultato, Obbiettivo raggiunto!
        E per ringraziarLa le invio uno raggio di Sole Siciliano, che stamattina splende nel cielo di Catania

        • grazie Giusy! Qui a Bergamo, terra di polentoni, piove e mi consolo con una bella spremuta di arance. Rigorosamente siciliane 🙂

  17. Carissimo Franco, ecco il mio “bravo” che Lei giustamente reclama. E mi permetta di estenderlo ben oltre la sua “facoltà” concessa a Stefano Gurrera “di collaborare e scrivere in totale libertà quello che vuole”, per esaltare sia la professionalità con cui Lei ha impaginato il “nostro” articolo, sia la profondità nella concezione del titolo in cui con pochi sostantivi ha prima centrato in pieno lo spirito dell’intervista e poi, immagino, avrà catturato un numero di lettori, che i post, lasciano immaginare numerosi. Non tralasciando il particolare di averci riservato spazi significativi, nella “vetrina” del suo blog, per le nostre etichette. E di questo Le sono grato assieme a tutti i componenti del team culturale e artistico che mi hanno collaborato, team a cui, spero, un giorno possa farne parte anche il nostro bravissimo e stimatissimo Stefano. Da cui, forse Lei ed io, abbiamo immediatamente subìto quel certo nonsoché che qualcuno chiama “empatia costruttiva”. Pucci

    • carissimo Pucci, grazie per le sue gentilissime parole. Spero di aver presto di conoscerla personalmente. Intanto il 17 a Milano prenderò contatto, insieme al bravo Stefano, con alcuni dei suoi vini. Ma l’anno prossimo non devo più perdermi l’appuntamento con “a muntagna” che rimando da ben 58 anni… 🙂
      con immediata simpatia
      franco

  18. Pucci Giuffrida é un uomo eccezionale. La sua più grande dote é il suo grande cuore. Probabilmente é quest’ultimo a fare la differenza… lo mette in tutto ciò che fa!
    Salvatore e Lina Flaccomio

  19. Un connubio vino-arte di certo originale e accattivante.
    Le etichette, così caratteristiche e colorate, esprimono al meglio l’essenza del prodotto.
    Un viaggio sensoriale alla scoperta della meravigliosa terra di Sicilia e delle sue bontà più tipiche.
    Un’ottima idea!

  20. Il sapiente e bell’articolo che ho appena finito di leggere riesce a descrivere solo in parte l’emozione e lo stupore che ho provato visitando il vigneto del Dott. Giuffrida. Vedere gli ordinati filari incastonati tra la maestosa Etna innevata da una parte, il fiume Alcantara dall’altra e sullo sfondo i Nebrodi, mi ha fatto comprendere il perché del fanciullesco entusiasmo e dell’amore per questa terra e per il vino che il titolare di questa azienda esprime.

  21. Sento il dovere di ringraziare tutti coloro che hanno espresso un sentimento di piacere nel leggere l’articolo. In particolare quello di Giusi Belluomo che ho avuto l’occasione di conoscere ma non quella di scoprirla come un’autentica “rimatrice” così come ieri mi è apparsa. Considero quel post come la più bella recensione che sia stata formulata ad un mio scritto. La incornicerò in pregiato mogano piumato ben protetta da una lastra di vetro che conservi ed eviti di far esalare tutti quei sentimenti invisibili, ma non per me e per lei, che in questa occasione si sono così dilatati.

  22. i vini della cantina Alcantara sono un connubio perfetto tra qualità e passione, e ciò lo si gusta sin dal primo sorso….Pucci Giuffrida è riuscito con amore e dedizione a creare un nettare unico che attraverso la poesia ad esso accompagnata rende questi vini originali in uno scenario altamente competitivo.

  23. Complimenti per quest’articolo dalle immagini incredibilmente potenti! I vini Al-Cantàra animano la mia tavola da anni ormai e mi rendono fiera della mia terra e di quelle persone, come Pucci Giuffrida, mosse da vera passione.

  24. La dedizione e la genuinità del lavoro di Pucci Giuffrida è nota a tutti, lo lodano le riviste nelle loro recensioni così come le interviste su internet o in Tv.
    Quello che da sempre ci colpisce è che pur parlando di un vino “giovane” questo al contrario appare con una lunga storia alle spalle e cariche di significato sono pure le sue etichette artistiche, tutte belle, tutte incredibilmente fantasiose che si sposano meravigliosamente con le poesie che le presentano.
    In tema di arte l’operato dell’azienda vinicola Al-cantàra ci fa pensare ad una poesia di Neruda (senza nulla togliere a Martoglio!) : “Il vino muove la primavera, cresce come una pianta di allegria, cadono muri, rocce, si chiudono gli abissi, nasce il canto. / Amo sulla tavola, quando si conversa, la luce di una bottiglia di intelligente vino. Lo bevano; ricordino in ogni goccia d’oro o coppa di topazio o cucchiaio di porpora che l’autunno lavorò fino a riempire di vino le anfore, e impari l’uomo oscuro, nel cerimoniale del suo lavoro, e ricordare la terra e i suoi doveri, a diffondere il cantico del frutto.”

    • Stefano caro, penso che tu e Pucci Giuffrida abbiate un sacco di amici, visto il fluire inarrestabile e bellissimo dei commenti a margine del tuo splendido articolo 🙂

    • Stefanuzzo beddu, mi permetto farti “violenza” e rendere pubbliche le parole che mi hai inviato privatamente, relative ai tanti commenti (che mi fanno estremo piacere) al tuo splendido articolo. Le rendo pubbliche, senza pensare di violare nulla di personale, perché descrivono bene un clima culturale, una comunione d’intenti, un sentire il vino in maniera simile, che penso sia alla base della tua amicizia per Giuffrida e che ha dato uno slancio particolare, un timbro e un tono unico al tuo articolo sulla sua azienda e i suoi vini. Averne di situazioni del genere!

      Caro Franco, è vero Pucci ed io abbiamo qualche amico a Catania, lui più di me senz’altro perché molto attivo nel campo del sociale oltre naturalmente che in quello artistico: Finanziando molti eventi culturali, non solo quelli legati alla poesia ma anche a pittura teatro e musica.
      Una fortuita anzi fortunata coincidenza ha voluto che venerdì sera fosse in programma al Palazzo della Cultura del comune di Catania una replica di quel musical (‘O scuro ‘o scuro” che cito nel pezzo. Un’opera realizzata, anzi commissionata proprio dal Pucci) dove ovviamente abbiamo incontrato qualche amico nostro.
      Sia io che lui eravamo armati due IPad stabilmente connessi sul Blog Vino al Vino. E Pucci, è vero, ha lanciato in maniera molto blanda come una rimessa laterale,nel “foyer” tra l’intervallo e poi alla fine, nel corso della bicchierata offerta dal Comune, un invito a postare un eventuale commento integrativo con la clausola perentoria che recitava “evitare di incensare e l’azienda e il giornalista”. Credo sinceramente che una decina lo abbiano fatto, ne riconosciamo una buona parte del team culturale ma degli altri non riconosciamo alcuno che si possa far rientrare tra i appartenere alla nostra cerchia”.
      La Belluomo, Sarah Zappulla Muscarà, Antonio Iacona ex addetto stampa, il suo agronomo e qualche altro rientrano tra gli invitati e loro sì avrebbero potuto aggiungere altre facce di questa bella storia, cosa che veramente non hanno fatto. Proprio ieri sera dopo aver constatato che i commenti avevano raggiunto “quota ventitre” abbiamo paventato che potesse nascere un sospetto che tu molto diplomaticamente e in modo velato sollevi. E noi oggi notiamo sciuparsi il bel sogno che per tre giorni abbiamo vissuto
      “.

      caro Stefano, nessun “sospetto” nemmeno velato: il ripetersi di questi commenti mi fa solo un estremo piacere e lo considero il giusto riconoscimento ad un collaboratore che ho avuto il fiuto di valorizzare, “sottraendolo” ad altre Cronache il cui gusto non é di certo raffinato e colto come il tuo.. 🙂 Ti abbraccio

  25. Conoscere Pucci Giuffrida e diventare suo amico è stata una delle più belle esperienze che mi ha riservato la mia tarda età. .Io ho conosciuto il suo vino dopo aver conosciuto lui e non mi sono meravigliato perchè dentro c’era tutto lui :la sua poesia,il suo sorriso,i suoi occhi,la sua cultura e tutto l’amore che lui ha per la sua terra.Un vino di cui non riesco più a fare a meno.
    Grazie Pucci e un grazie sentito al giornalista Stefano Alfonzo Gurrera che non conoscevo ma che ho scoperto pittore di luoghi , di emozioni e sentimenti. Andrea Antonelli

    • mannaggia, a questo punto lo voglio conoscere anch’io Pucci, sono tremendamente curioso. E’ bello vedere che una persona catalizza attorno a sé tante energie positive, tanti riconoscimenti sinceri

    • non c’era alcun motivo di crucciarsi caro Stefano, io ero, come direbbe una tua concittadina, Carmen Consoli, “confuso e felice” per tanti commenti e tante dimostrazioni di amicizia e stima (non uso la parola rispetto, ché in Sicilia assume connotazioni le più diverse..) verso te, verso il tuo articolo e verso Giuffrida.
      Tu non sarai mai un “cretino” e io sono onorato, tuo tempo ed estro permettendo, di ospitare tuoi contributi. Che avranno sempre lo spazio, il rilievo e la considerazione che meritano.
      E detto da me, che non “regalo” niente a nessuno e sono ipercritico (troppo dice qualcuno), credo costituisca un complimento sincero.
      Ti abbraccio

  26. Vini che si tramutano in poesia, una passione che tiene compagnia,etichette che regalano magia…Al-Cantara, fiore all’occhiello della Sicilia che piace, da amare ed esportare con enorme orgoglio…meritatissimi applausi a Pucci!

  27. Pingback: Etna Grand Tour lunedì 17 a Milano | Blog di Vino al Vino

  28. ” Dio non ha fatto che l’acqua, ma l’uomo ha fatto il vino” diceva Victor Hugo… e se quell’uomo è Pucci Giuffrida puoi solo attraversare “il ponte” della vita all’insegna dei più puri sentimenti….sentimenti che si trasferiscono ad ogni sorso di vino e culminano nell'”Amuri di fimmina amuri di matri”….
    e se i vini Al-Cantara sono vini “poetici” , solo la penna di Alfonso Stefano Gurrera poteva trasferirne ai lettori l’essenza…
    viene voglia di perdersi in quei paesaggi e “sobriamente” inebriarsi di vini Al-Cantara

  29. il sapore ed il profumo di Luci Luci mi accompagnano nei piaceri della tavola ed hanno la genuinità della buona campagna siciliana. L’Etna raggiunge l’apice degli odori e dei sapori del suo Vulcano con i Vini Al-Cantara.
    La dedizione e l’impegno si riscontrano in essi. Congratulazioni a Pucci e complimenti all’autore dell’articolo

  30. Un viaggio appassionato ed emozionate. Un riconoscimento più che meritato al suo condottiero , prestato alla libera professione. Grazie

  31. Da qualche anno conosciamo i vini dell’azienda Al-cantara e li abbiamo trovati davvero ottimi, perfetto binomio di sapore e profumi siciliani. Al nostro matrimonio nel giugno di quest’anno si sono rivelati una gradita sorpresa per tutti gli ospiti e ci siamo davvero compiaciuti della scelta di ”Amuri di fimmina” , che ha ricevuto moltissimi complimenti.
    Francesco ed Eliana

  32. Complimenti per il bellissimo articolo,ma un’ammirazione particolare va al dott.re Pucci Giuffrida che ha saputo esprimere e realizzare con amore e capacità un connubio fra arte cultura e sapori.

  33. Non è un caso che la terra di Pucci si trova nel bel mezzo del Mediterraneo, non è un caso che la terra di Pucci è la Sicilia, non è un caso che le uve AL-CANTARA appartengono ad una terra intrisa di cultura, tale da “inebriare” le menti di coloro che si fanno intrappolare dal sapore per poi diventare sapere!
    Giorgio

  34. Io direi che l’uomo è riuscito a estrarre il sangue della terra ,un sangue che scorre nelle sue zolle a fiotti come il sangue dalla vene e tu Pucci sei riuscito a estrarre il sangue dalle tue vene per tramutarlo in VINO che ci nutre e rallegra il nostro cuore per te….

  35. La terra ci dona continuamente il suo sangue il VINO che ci scalda e ci nutre ,così come Pucci è riuscito a far sgorgare il suo sangue per donarlo a noi con il cuore e la fatica che la terra gli chiede continuamente e da cui è pienamente ricambiato .bravo Pucci ,ti mando un cactus fiorito simbolo dell’asprezza e della bellezza

  36. Al cantàra racchiude ciò che meglio ci rappresenta: cultura e buon cibo. In una semplice bottiglia di vino, Pucci Giuffrida è riuscito a racchiudere l’essenza di un Paese, ma in particolare di una meravigliosa isola: la Sicilia. L’idea di utilizzare versi in dialetto siciliano per denominare le diverse qualità di vino e opere d’arte come etichette ci permette di riscoprire il ricchissimo patrimonio culturale siciliano, spesso sottovalutato.
    Complimenti a Stefano Guerrera per il suo articolo che, cogliendo l’ideale di questa azienda, ci permette di apprezzarne la brillante e originale iniziativa.

  37. ottimo articolo che rappresenta, puntualmente e fedelmente, la grande passione nonchè la particolare sensibilità di Pucci Giuffrida, fondatore di Al-Cantara, che riversa nella produzione dei suoi inimitabili vini tutte le sue qualità di uomo intelligente, onesto, generoso, simpaticissimo, la cui assoluta autenticità e gioia di vivere si esprimono con la trasparenza del suo illuminante sorriso.
    Conm immutata stima ed affetto. Carmelo Schilirò

  38. La lava dell’Etna è capace di imprimere un intenso ed irripetibile carattere su ogni prodotto della sua fertilissima terra ma Pucci riesce a “distillarne” il suo retrogusto segreto fatto di storia e di cultura ma sopratutto di amore.
    L’impegno sincero ed appassionato del siciliano doc traspare da ogni suo compito lavorativo ma l’amore è il valore aggiunto che ha trasformato il “passatempo” preferito di Pucci in un messaggio dell’identità siciliana nel mondo.
    Sogno una Sicilia che, ribaltando la sua impresentabile e spaventosa immagine, si trasformi in una meravigliosa e splendente vetrina in grado di mostrare molti altri volti gioiosi, trasparenti, intelligenti, colti, tenaci e volenterosi come quello del mio caro amico Pucci Giuffrida.

  39. Non so se qualcuno ha anche notato quel retrogusto “amaro”, quel bouquet di “contrasto”, quell’essenza di “rabbia” che c’è nei vini del Dott. Pucci Giuffrida. Vini che parlano di caparbietà e capacità imprenditoriale, di amore per la propria terra e per le cose fatte bene……. ma che esprimono anche un dissenso per quanto di più e di meglio si potrebbe fare per la bella terra di Sicilia. Lo fanno “in punta di piedi” con acutezza e prudenza, come da sempre si conviene in Trinacria, come dire …..“o scuru o scuru”…

  40. Bellissimo articolo in cui ci si può immergere per un attimo nella cultura siciliana, e conseguentemente, senza accorgersene, in quella classica, contemporanea e futura. Ricordo infatti una Commedia di Aristofane in cui si fa pronunciare ad uno dei suoi personaggi:
    “Vedi, tutte le volte che gli uomini bevono, allora diventano ricchi, fanno affari, vincono i processi, sono contenti, aiutano gli amici. Su, portami un boccale di vino, fammi bagnare la mente, fammi dire qualcosa di intelligente …” .
    Ecco spero che anche il vino di Pucci nasconda questo valore.
    Di una cosa sono certo : su di lui ha fatto un ottimo effetto.

  41. Cosa potrei aggiungere d’altro ? Tante parole bellissime, vere , accattivanti. Ho conosciuto il dottor Giuffrida ,qualche anno fa , e me ne sono INNAMORATO. Avrei tanto voluto collaborare con Lui, purtroppo in quel momento, per motivi di salute, ho dovuto rinunciare. Mi è costato molto e non soltanto per Lui ma anche per tanti amici che mi spingevano ( vero Giusy ? ) a dare una mano al caro Pucci. Purtroppo il VINO è un qualcosa di magico, un qualcosa che si deve amare profondamente, che si deve curare con amore ancor più di una bella donna in quanto capace di capricci , di gelosie se non coccolato in ogni istante della sua vita. In quel momento io non ero pronto ed il vino non aspetta ,il vino è vita, il vino ha un’anima …… e chi meglio del caro collega SALVATORE RIZZUTO poteva intraprendere questo fantastico viaggio con PUCCI ?
    Al caro dottor Giuffrida non parlo dei Suoi vini…..li conosco, li ho sempre apprezzati …..di complimenti ce ne so a bizzeffe …..a LUI voglio dire una sola cosa ” grazie PUCCI per il CORAGGIO che hai avuto pochi al Tuo posto avrebbero saputo fare altrettanto …..le parole sono belle ….ma affrontare ciò che hai affrontato TU, in un momento particolarmente delicato non è da tutti e se AL-CANTARA ESISTE è frutto si anche di poesia ma soprattutto di CORAGGIO “

  42. pippo e patrizia barbaraci 12 novembre 2014
    Carissimo Pucci,
    vogliamo partecipare e condividere la tua meritata gioia per il bell’articolo, a cornice del quale, spicca una bella fotografia Tua e dei Tuoi “pelosissimi” ma affettuosi custodi.
    Subito, io e Patrizia, siamo corsi con il pensiero al vivo ricordo di quella bellissima giornata passata in azienda e di cui Ti ringraziamo ancora. Io, in particolare, di quella giornata porterò, sempre scolpito dentro, il ricordo del Tuo sguardo e di quella serena espressione di, orgogliosa ed allo stesso tempo umile, felicità.
    Eri la magnifica rappresentazione, che non è importante quello che si fa ma come lo si fa, meglio ancora se col cuore…. e Tu….hai fatto qualcosa di importante….di cuore ce ne hai messo tanto… e si vede.
    Permettimi, ci conosciamo da quasi 40 anni, di essere orgogliosamente felice per te.
    io e Patrizia, auguriamo di poter condividere altre tue gioie e Ti abbracciamo forte con sincero affetto.
    a presto, Pippo e Patrizia

  43. Ci sono cose, che se fatte con il cuore, vanno lontano. L’amore e l’impegno viene premiato. Sempre. E quel lontano torna a noi. Mi inchino alla bellezza delle etichette, quasi dolorosa; alle frasi, scivolate via da un’evoluzione linguistica sciatta, ad un gusto ottimo al palato, ad un uomo che deve avere accanto quel lontano, pregno di amore per la terra e per la bellezza. Complimenti per l’articolo, sintetico ma incisivo.

    • mi piace tantissimo questa immagine, che condivido, della “bellezza, quasi dolorosa delle etichette”… Suggestiva.
      Quanto all’articolo, non dimentichi che siamo su un blog, e che non stiamo leggendo un racconto lungo o un romanzo… 🙂

  44. Sincerità, cultura, versatilità, simpatia…sono le doti di Pucci Giuffrida e altrettanto dicasi dei suoi vini!
    Aggiungo che è un piacere partecipare agli incontri di degustazione che organizza con entusiasmo e signorilità. Ad maiora! Vittoria Tudisco

  45. Fare impresa con soddisfacenti risultati commerciali riuscendo, nel contempo, ad esaltare e promuovere gli aspetti paesaggistici e culturali del territorio, rispettando le radici ma innovandosi negli strumenti e nelle metodologie.
    Questa, in sintesi, <> di Pucci Giuffrida
    Bravo Pucci, anzi bravissimo…….che dire: se fosse possibile la replicazione umana per talea, Ti inseguirei con un elegante paio di forbici per potare. 😉
    Un abbraccio colmo di affetto ed ammirazione.
    Luciano

    • a questo punto PRETENDO di conoscere personalmente Pucci Giuffrida. Prendo il primo aereo per Catania e mi catapulto. Voglio anch’io contribuire a questa bellissima celebrazione dell’amicizia 🙂

    • ma uno, dico uno, uno solo, che intervenga e dica le peggio cose di Pucci, che affermi che non é affatto vero quello che dicono i suoi entusiasti ammiratori, non c’é proprio? 🙂

  46. Cosa incanta nel vino di Pucci Giuffrida, dell’Azienda Al-Cantara? La sua magia è nella rievocazione cosciente di sensazioni passate e attualizzate. E’ un richiamo all’intimo senso di partecipazione emotiva. E’ un’esaltazione del gusto e del piacere, è un incontro, a cui ci si affida, toglie dalla confusione e dalla solitudine. E’ condivisione che ti restituisce nel gusto e nell’olfatto un senso, un significato di esistenza e consistenza rispetto alla vacuità e alla voracità del vuoto, del caos e in ragione del bisogno di ordine. E’ espressione di gioia, giubilo ma anche baldoria, ossia coraggio, arditezza del saper vivere (e rivivere) e trasformare sempre e comunque il sentimento in festa, cioè in gioia e letizia, attuando ogni ribaltamento necessario perché ciò avvenga. Bere un bicchiere di vino delle “fate galanti” aiuta a togliersi momentaneamente dalla consapevolezza della coscienza e aiuta ad aprirsi alla pausa, all’intervallo del giro di giostra della vita. Sarebbe un peccato non sapere sorseggiare un bicchiere di vino e non sapersi togliere i tacchi alti.
    Maria Alecci

  47. Perche’ questo eccesso di retorica nel descrivere un vino? E solo un alimento, un prodotto della terra che, se fatto con serieta’ ed amore, nobilita il produttore e nel nostro caso, lo rende eroe, perche’ coraggiosamente opera in una regione in balia di poteri mafiosi ed afflitta da mali antichi e incurabili.
    Le etichette sono molto belle, ma questa spesa aggiunta e’ veramente necessaria per far apprezzare un vino dell’Etna? In generale, mi chiedo se tale progetto di comunicazione per un vino oggi abbia ancora senso.

  48. Un delizioso articolo che descrive esattamente l’attenzione con cui i viticoltori siciliani curano la loro terra e le loro passioni. Passioni e tradizioni, radicate nei secoli e nella voglia di relazionarsi con la propria terra natia, che unica al mondo può produrre vini dal gusto unico così come Al-cantàra sa essere.
    Vigneti inebriati dal profumo dell’Etna che riversa il suo calore siciliano direttamente dentro le bottiglie delle cantine Giuffrida.

    Ancora complimenti, allo scrittore ed al produttore.

  49. Splendido articolo veritiero e reale che racconta di una Sicilia sempre più valorizzata e proiettata verso nuovi orizzonti vinicoli.
    L’affetto di Pucci Giuffrida si riversa nel suo vino, unico e pregiato, dalle etichette colorate e caratteristiche che meritano anch’esse tutte le attenzioni della comunità.
    Auguri di tantissima fortuna al nostro vigneron

  50. Caro Ziliani, grazie innanzi tutto della segnalazione sulla manifestazione dei vini etnei a Milano il prossimo 17 novembre. Posso però confessare che tutto questo profluvio (parlo dei commenti) di lodi e peana per Pucci Giuffrida, i suoi vini e le loro etichette e quantaltro risulta alla fine eccessivo e controproducente? Dovo averli letti sommariamente tutti, alla fine non ne potevo più…

    • Angelo, é vero che sono tanti, ma sono sinceri e belli e mostrano un senso dell’amicizia che lascia stupefatti. E che trovo meraviglioso…
      Io mi sento che i commenti non siano finiti e che forse ce ne saranno ancora…

      • Ha perfettamente centrato. E’ evidente che i numerosi commenti celebrano la meritata amicizia. Sappiamo tutti quanta componente emotiva spesso accompagna una bevuta di un ottimo vino di cui se ne conosce la storia.
        Ma arrivare ad attribuire qualita’ letterarie o induzioni in estasi ad un composto di alcool etilico…mi trova alquanto perplesso. (Mica e’ la settima sinfonia di Bruckner condotta da Sergiu Celibidache con i filarmonici di Monaco).
        Adesso mi e venuta la curiosita’ di assaggiare questi vini, ma dovro’ aspettare, forse molto, perche’ qui’ a Mosca non si trovano e chissa’ se con questo embargo arriveranno mai.

        • totalmente d’accordo con lei caro Moschella, anche perché mi cita la settima sinfonia di Brukner condotta da Sergiu Celibidache con i Filarmonici di Monaco. Quasi quasi più tardi me la sento…
          La adoro, uno che cita Celibidache, mica i soliti banalissimi Muti, Chailly, o persino Abbado, é sicuramente uno di quelli giusti…
          E io ricambio con la Sesta o la Settima di Beethoven diretta da Karl Bohm con i Wiener, o con la Quarta di Brahms o l’incompiuta diretta da Carlos Kleiber alla testa dei Wiener Philarmoniker…
          E ora tocca a lei replicare… 🙂

          • In un dialogo pubblico in cui si parla di vini una mia replica musicale sara’ senz’altro noiosa e di scarso interesse per i lettori. Infatti dovrei insistere col Maestro di cui sono un fanatico cultore e studioso da anni.
            p.s. riconsideri Abbado.

          • si fidi di me, non sarebbe noiosa affatto. Per me sicuramente no. Quanto ad Abbado, buon direttore, ma anni luce distante da un Furtwangler, un Bohm, un Celibidache, un Kleiber. O da Herbert von Karajan o persino Sinopoli

  51. Cari ragazzi, mi spiegate per favore da dove nasca questa vostra predilezione, per non chiamarla idolatria, verso il direttore Celidibache. Ho avuto la fortuna di frequentare molte maestranze musicali e dal 1965 bazzico il Teatro Massimo Bellini, (esordio indimenticabile con Rubinstein a suonare i due concerti di Chopin). E nessuna di queste, maestranze, a leggere una loro virtuale classifica sui dieci più “grandi” direttori incontrati nel corso delle loro pluridecennali frequentazioni, lo hanno inserito tra i primi dieci. Mentre ai primi posti, stabilmente scopriamo Abbado che di certo non va “rivalutato” perché il suo talento è stato consacrato, e definitivamente, dal Berliner che lo hanno definito il maestro da cui hanno riscosso le più alte, e al tempo stesso più profonde, esperienze musicali ed umane…

    • Negli anni 60 quando ero studente universitario in Catania, andavo anch’io ai concerti del sabato sera al Bellini. E’ vero, sono passati tanti personaggi ma le maestranze di cui lei narra mai avrebbero potuto ”inserirlo fra i primi dieci” perche’ era Maestro ex gregis. E poi le orchestre con Lui non guadagnavano in quanto non ha mai dato retta ai discografici. La predilezione di tanti nasce dall’averlo ascoltato in vivo durante i concerti e in lezioni di fenomenologia della musica.
      In Sicilia lo avrebbero conosciuto meglio se l’amata isola non lo avesse ricambiato con richieste di pizzo e attentato mafioso. Gli fu bruciata la sua casa di Lipari compreso il pianoforte e in Sicilia non e mai piu’ tornato.

  52. Buongiorno, da qualche giorno manco da questo Blog, e vedo che qualche motivo di altro stimolo è arrivato.
    Desidero rispondere al Sig.Angelo Cantù.
    Anch’io ho scritto qualche riflessione su Pucci e non sui vini, giacché ne ignoro il tecnicismo, ma ne capto le sensazioni.
    A mio avviso un Blog serve anche per istigare il dialogo, forma che forse abbiamo scordato, perché troppo impegnati a manifestare il nostro sapere tecnico. Ritengo che Franco Ziliani, gestore del blog, oltre che indurre il dialogo sul mondo dei vini, abbia voluto stuzzicare il pensiero per poi tradurlo in conoscenza, anche commerciale.
    Desidero ricordare al Sig. Cantù che un prodotto è figlio dei bisogni della collettività, e con simpatia le dedico questo mio aforisma ***
    PASSIONE -ABNEGAZIONE-SACRIFICIO
    elementi essenziali per aiutare
    il cambiamento culturale della nostra terra.
    Buona Domenica
    Giusi Belluomo

  53. Sono orgogliosa di essere un’amica di Pucci Giuffrida ,e anche se lui non me lo ha chiesto sento di voler testimoniare anch’io come tanti. Sento di descrivere Pucci come vulcanico (non a caso) e la lava che sgorga è generosa, mai distruttiva, bensì spettacolare e prodiga ,costruttrice di ponti come integrazione tra ambiti diversi dell’arte ma anche benessere e salute psicofisica.Pucci travolge con il suo entusiasmo e la sua positività .Il suo vino è per coloro che hanno compreso che si beve per ricordare,esplorare,evocare,tradurre,narrare,lenire,ricostruire e non per dimenticare…il suo vino è storia ,letteratura,splendide immagini ma anche fatica,amore,sogni,dolori ,gioie,speranze…in una parola vita!frequentado Pucci ho anche conosciuto Stefano …che dire i suoi scritti parlano per lui…

  54. Non posso esimermi dal partecipare a questo colloquio, lo impone l’affetto e la stima per Pucci Giuffrida maturata nel corso di lunghissimi anni e l’ammirazione per la sua passione e tenacia.Sono musicista e di musica vivo,vorrei solo citare il grande Shakespeare “La terra ha musica per coloro che ascoltano”. La Terra è vita, è cibo e vino così come la musica è cibo e nettare per la mente e l’anima.
    La musica e il vino vanno a braccetto dalla notte dei tempi, sarà per questo che il tuo vino,caro Pucci, mi ha ispirato tanta musica?

    • onorato dal commento di una musicista importante come Carmen Failla, direttrice di palcoscenico del Teatro Massimo di Catania 🙂
      Pucci, lei ha un potere tremendo!
      Pucci Giuffrida, visto il suo potere, a questo punto mi aspetto altri commenti, che so, dal Maestro Franco Battiato, dall’adorabile cantautrice catanese Carmen Consoli, dal suo collega, già leader dei Simply Red, Mick Hucknall, che mi dicono produrre un buon vino sulla Muntagna…

  55. Carissima Giusi, grazie per avermi fatto assaporare virtualmente un buon bicchiere di O’Scuro O’Scuro tramite l’articolo che ho appena letto. Non vorrei dimenticare gli altri vini che AL-Cantara generosamente ci propone e che ho avuto la fortuna di poter apprezzare nella loro meravigliosa presentazione artisticamente in sintonia con il profumo intenso e allo stesso tempo delicato del loro bouquet.
    Complimenti a Pucci e a tutti voi!

  56. Gent.ma Signora Giusi, non ho nulla contro Pucci Giuffrida e i suoi vini, ci mancherebbe, non li conosco e colmerò senz’altro la lacuna domani se, come spero, riuscirò ad andare alla degustazione prevista a Milano. Ben venga il dialogo, ma questo era diventato un monologo celebrativo ed io sono istintivamente allergico a questo genere di cose, tutto qui, senza voler offendere la sensibilità di nessuno.

    • Caro Cantù, se viene domani alla degustazione e mi vede si faccia riconoscere, ma questa é davvero una celebrazione, molto festosa, molto sicula (detto senza alcuna offesa), molto orgogliosamente insulare. E noi che isolani non siamo non possiamo che osservarla meravigliati, con ammirazione e grato stupore…

    • Gentile “Angelo”, per certi versi le do ragione, ma deve comprendere che Noi Siciliani siamo vulcanici e passionali nell’esprimere la nostra empatia. Spero comunque che il dialogo su questo Blog, abbia trasmetto un po della nostra natura, come una goccia che fa nascere cerchi concentrici che si espandono. Nel profondo di ogni uno di noi sono nascosti quei sentimenti che oggi vengono intese come debolezze. continuiamo a parlarne, portandole alla luce, magari assaporando le gocce di Natura di tutti quei vini che fanno grande la nostra Italia.
      Felice settimana
      Giusi Belluomo

  57. Carissimo Franco, a questo punto non mi stupirei più neanche se vedessi qualche altro post firmato “Papa Francesco. Città del Vaticano”. Comunque, al di là di qualsiasi allegra battuta, e recuperando la fredda ragione, mi sono, oggi, seriamente convinto che in futuro dovrò alzare di qualche tacca il livello di impegno che ho profuso nel coniugare il vino con la cultura. Mettendo alla prima voce: miglioramento della qualità dei vini, ove ciò sia possibile, e renderlo ancor più identitario. Seconda voce: evoluzione della comunicazione e, a seguire, nuove teorie nel pensare il vino in un ambito olistico, cioè nella sua totalità, e in tutti quei settori in cui il vino stesso riscuote un indiscusso legame con la sua storia, con il rapporto col suo territorio, e con i linguaggi orali e visivi che in ampia parte hanno favorito un decollo, e la conquista di vette, che il suo blog mi ha fatto percepire. Per questo, e tanto altro, aggiungo un nuovo e sentito ringraziamento. Pucci

  58. Essere amico di Alfonso, avere con lui condiviso molto più di quello che una già autentica amicizia permetta di condividere (ci sarebbe da scrivere un libro…ops, già fatto, dimenticavo!), avere la possibilità di una “giusta” frequenza sono fra le cose belle della mia vita. Lo dico senza enfasi e lungi da me l’idea di fare riferimento a quella che è un’altra passione di Alfonso (il violino). Fra le cose che, a sua volta, questa amicizia ha apportato nel mio quotidiano, è l’amore per il buon mangiare e il buon bere, a me che ero un tipo pasta cu u suco, poppettone, fassomagro, frittata di finocchietto e cocacola. Non solo: ero sicuro che il vino mi facesse male e che non possedessi l’etilasi. Da Alfonso in poi, guidato da lui con il rispetto (nella sua accezione più bella) e la competenza che lo contraddistingue, ho scoperto un mondo fatto di cultura, di sottili gioie e piaceri. E’ stato scoprire e valorizzare, in fondo, un’aspetto della meraviglia che è la Natura, nella quale anche i cibi,certamente, non sono stai messi a caso da Chi l’ha concepita e creata.
    E così come mi è successo per altre etichette, non vedo l’ora di vedere sulla mia tavola, insieme ai miei amici, le creature del dott. Giuffrida, con il quale “sento” già sintonia d’animo per tutto ciò che ho letto di lui.
    Grazie, ancora una volta, Alfonso.

  59. Gli occhi sono lo specchio dell’anima come il sapore rispecchia l’identità di questi vini e propio colui che cura quest’arte che con i suoi occhi trasmette sincerità e gioia grazie di averci regalato il sapore di questa fantastica azienda un saluto

    Staff Boggi Catania

  60. Pingback: Quella paginetta ingiallita… | Blog di Vino al Vino

  61. Che bello ma bello bello trovare il tempo di coltivare la passione per diffondere passione. Grazie Stefano Gurrera e Alcantàra.

  62. Pucci, cosa aggiungere alle belle parole spese.Grande passione , amore per l’arte e per la nostra terra : da questa commistione non potevano che nascere i tuoi vini.Da artista ……..ad artista.Sei grande!

  63. Complimenti per l’articolo ma soprattutto per aver descritto minuziosamente la passione e l’amore che mette Pucci nel creare pregiati vini ma soprattutto far vivere la nostra cultura la nostra terra e la nostra arte. Congratulazioni a Pucci e complimenti all’autore dell’articolo.

  64. >Altro valore di Pucci Giuffrida ,se posso aggiungere un contributo a
    quanto scritto da Stefano, la capacità di coinvolgere le persone che
    hanno il privilegio di conoscerlo e godere della sua compagnia.Nel
    volgere di un attimo riesce a trasportarle in una dimensione emozionale
    fatta di aneddoti , di momenti di vita personale,di incontri , di
    scoperte, …raccontate con la freschezza gioiosa di chi riesce a
    stupirsi ancora di fronte alle cose belle e semplici, e gode nel
    condividerle con traboccante generosità d’animo.
    Con simpatia
    Daniela Costanzo

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