Dimenticare il Vino

VigneNebbie

Good news from Montalcino by Silvana Biasutti

E’ inutile negarlo, sono fortunato. Ho dei collaboratori, come Alfonso Stefano Gurrera, Giuseppina Andreacchio e la cara amica Silvana Biasutti, che con i loro contributi, redatti con una cura stilistica particolare, con un linguaggio e una sensibilità particolari, nobilitano, ben più di quanto riesca a fare il suo curatore, questo blog.
Di “Silvana da Montalcino” sono lieto di pubblicare oggi un testo, corredato da foto sue altrettanto suggestive, che trovo non solo meravigliosamente scritto, ma rivelatorio, perché apre la mente e lo spazio ad un guardare al vino con occhi diversi, con mente più aperta, come a quello che, in fondo, è: un fenomeno culturale, non una semplice, seppure piacevolissima e piena di significati, bevanda. Buona lettura e grazie a Silvana!

Caro Franco, torno a intrufolarmi nel tuo blog, per condividere un pensiero con te e con i tuoi lettori – tutti o quasi (mi pare) appassionati al vino e al mondo che gli sta intorno –.

Bisognerebbe dimenticare il vino, per capirlo meglio” – è quanto mi continua a tornare in mente, da tempo – per dare ai nostri vini, soprattutto a quelli a cui tu guardi con più attenzione … e passione il contesto che definisce al meglio il loro valore. Questo pensiero mi torna, ogni volta che giro per questa campagna, cioè spesso. Perché il vino, soprattutto questo vino, mi piace, oh sì mi piace molto, e lo apprezzo davvero; ma pur stando a Montalcino, me ne ricordo solo quando mi si srotola pian piano nel bicchiere.
VignetoMontalcino

Bevo di rado e ho bisogno di bere alzando gli occhi su qualcuno e raccontando che cos’è successo, o ricordando una storia, oppure un incontro e una faccia che mi dice qualcosa, una scoperta; ma in particolare, quando tuffo il naso in un bicchiere, mi torna sempre in mente uno scorcio di bosco, o il ricordo di una camminata.

Se sei allenato a guardare, a Montalcino puoi benissimo dimenticare il vino, e arrivato qui, vagare con lo sguardo: questa è la prima bevuta, da fare a sorsi lunghi se è d’inverno e se conosci qualche meta segreta – niente di stravolgente, in apparenza – magari solo una piccola radura che a maggio diventa un prato di orchidee, ma d’inverno ci trovi solo qualche pietra coperta di licheni di bella forma (un designer potrebbe copiarci una spilla), delle foglie scure e dure che ornano i rami di cespugli bassi, ma che con la luce radente che le fa scintillare sembrano ingioiellare la pianta; insomma un piccolo tesoro, un’iniezione di vitalità.
foglia

Ora, per esempio, si aspetta il freddo, come dappertutto, credo; magari non in città, ma in campagna sì, perché il freddo rende plausibile l’inverno con le sue giornate che si spengono subito e ti viene voglia di alzare il bavero e allungare il passo; eppoi quest’anno il freddo sarà (sarebbe, con le dita incrociate) rassicurante: ci dirà che un po’ di salto stagionale è rimasto.

Sì, bisogna proprio dimenticare un po’ il vino e con lui le sagre, le degustazioni, le presentazioni, gli assaggi, i seminari, le riunioni per parlarne, discettando e criticando; invece ci si deve prendere sottobraccio per incamminarsi nel bosco, magari per scoprire che lì dietro c’è una vigna, per sentire frusciare qualcosa, sentire l’odore di umido e i vapori che salgono dalla terra.
Sentieronelbosco
Camminare, anche per un giorno intero, magari con una mela e un pezzo di pane in tasca, imboccare una strada, senza impegnarsi troppo, così un po’ alla ventura, nel silenzio venato da scricchiolii e dal vento che qui non manca mai, e scoprire le mille meraviglie di questa terra, che non sono solo vigne, ma erbe, sassi, fiori fuori tempo, cespugli che uno di città non sospetta nemmeno, funghi, licheni e rami secchi e contorti. Sono i disegni da leggere in questo paesaggio che ispira i designer e gli stilisti; gli scrittori e i poeti (sabato scorso hanno presentato un libro di Alessandro Schwed, Montalcino di sorpresa, che racconta sessantotto sorprese di Montalcino, senza sfiorare – finalmente! – argomenti enologici).
Montalcinodisoepresa

Ora si aspetta il freddo e l’inverno; solo d’inverno c’è tutto intorno un bel silenzio, solo, o quasi, rumori della natura, mi viene da dire del paesaggio; nelle altre stagioni fin dal mattino puoi sentire ruggire piano i trattori che, tra parentesi, d’estate hanno un suono particolare. I trattori infatti sanno descrivere molto bene l’estate, sembra che ci vadano a braccetto, soprattutto se è caldo, molto caldo. Ma d’inverno c’è silenzio e se fa freddo allora il silenzio è ancora più pertinente.

Speriamo dunque che arrivi il freddo (mia nonna mi diceva che il freddo, e il caldo, non li mangia il lupo: ma erano altri tempi). Ora, mentre scrivo, è novembre inoltrato e il riscaldamento è ancora spento; la casa è ancora tiepida del poco caldo della scarsa estate che abbiamo avuto, ma se esci e vai un po’ oltre le ultime case, allunghi verso la campagna gonfia di pioggia, dove il verde rimasto – quello dei lecci e della macchia mediterranea – è scuro e brillante, è tutto uno sfolgorio di vigne; il sangiovese canta la sua canzone d’autunno – breve, perché la pioggia e il vento in poco tempo spoglieranno le vigne – e vale la pena fotografare la luce che attraversa le foglie, lucida i fili e gli steli.
Bacchefoglie

Mi ritorna in mente una frase dello storico dell’arte Giulio Carlo Argan: si vive per capire; e io penso che guardare (vedendo) aiuta a capire e allo stesso tempo stimola a guardare di più – insomma è qualcosa che ti apre la mente di continuo – mentre non guardare (e non vedere) vuole dire anche non avere idee e pensieri: un po’ come esistere senza sentimenti e senza conoscenza.

Ho letto recentemente da qualche parte, che “le cose per vederle bisogna pensarle”: sono rimasta colpita, è così vero! Ecco, io immagino che per capire il vino bisogna pensarlo; bisogna pensarlo nel suo paesaggio – credo che questo valga per tutti i vini di cui tu scrivi con passione e gusto: mi vengono in mente le Langhe, una terra che frequentavo spesso, e in cui torno sempre con affetto e occhi spalancati –, e come non pensare alle bellezze della terra siciliana, o a quello che ti offrono le vigne e i loro terrazzamenti ostici quando imbocchi la Val d’Aosta…
NebbieMontalcino

Se penso a questi paesaggi e quando cammino per le campagne intorno a Montalcino, non posso non augurarmi che i tanti mirabili, attenti, bravi ed esperti produttori e vignaioli – alcuni anche davvero sensibili – a casa loro o girando per il mondo, per far conoscere i loro vini stupendi, si dimentichino del vino e socchiudendo gli occhi mentre fanno girare il bicchiere, trovino le parole, la musica, i suoni per dire tutto quello che dovrebbero saper dire a quelli che devono capire che cosa c’è in quel bicchiere.

Silvana Biasutti

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12 pensieri su “Dimenticare il Vino

  1. A montalcino e ci sono tutt’ora ancora parecchie foglie rosse(il Sangiovese è’ giallo)….sopratutto in un finale d’autunno come questo che con queste temperature ancora non ha fatto cadere tutte le foglie…singolare devo dire….(nonostante gli scandali)

    • Ma non è affatto scandaloso che a Montalcino ci siano vigneti ‘diversi’ dal sangiovese … Sono solo scelte diverse rispetto a quelle tradizionali. Scelte consentite dalle regole. Diverso sarebbe se quei vigneti fossero iscritti come docg o doc e nelle bottiglie fosse dichiarato qualcosa di diverso dalla verità.

      • Ahhh…ora ho capito perché a Franco gli sta particolarmente a cuore, tra gli altri, il territorio di Montalcino: è perché in autunno le vigne hanno le foglie….gialle e rosse…! 😀

        • A Boldri’ co sto cognome che te ritrovi, e che mi fa pensare alla Super Antipatica Laura, nun te puoi permetté de fare ‘ste battute….
          De rosso nun me piacciono nemmeno le foglie, a Montalcino.. 🙂

          • Quando le foglie rosse mantengono il loro nome, anche nella bottiglia, riservano piacevoli sorprese, proprio a Montalcino … anche se io preferisco quelle che sfavillano ancora nelle vigne … ma per pochi giorni, penso.

          • Tranquillo Franco, la tua poca simpatia per Laura B. è condivisa…e per fortuna non mi risulta avere il minimo punto di parentela…
            Per quanto riguarda il colore (non quello politico 🙂 ), beh…nel contenuto delle bottiglie ci sta proprio bene…anche a Montalcino.

  2. “Le cose per vederle bisogna pensarle”
    Ma, se non ho visto prima non posso pensarle!
    Le immagini che incorniciano il rilassante e poetico articolo di Silvana,
    saranno quelle che conserverò e che mi aiuteranno a vagare per le strade della fantasia.

    In primavera assaporerò il profumo che le acacie fiorite spruzzano nel sottobosco, in un miscuglio alchemico di Natura.
    Ho appena attraversato un vigneto con i suoi piccoli boccioli non dischiusi, qualche tenera foglia si affaccia al mondo, quasi timida al suo divenire. Le zolle si colorano di chiaro quando respirano l’aria calda del primo Sole, mentre erbe filiformi s’intravedono tra il bruno della terra.
    Il bosco di alte acacie protegge il piccolo giardino di Bacco, quasi a voler scansare i raggi del Sole che scompaiono all’orizzonte dove il cielo copre il mare. Mi sdraio sulla spiaggia ancora calda del giorno, quando a un tratto ecco apparir Baudelaire con le sue pazze parole.

    Bisogna sempre essere ubriachi.
    Tutto qui: è l’unico problema.
    Per non sentire l’orribile fardello del Tempo
    che vi spezza la schiena e vi piega a terra,
    Dovete ubriacarvi senza tregua.
    Ma di che cosa?
    Di vino, di poesia o di virtù:
    come vi pare. Ma ubriacatevi.
    E se talvolta, sui gradini di un palazzo,
    sull’erba verde di un fosso,
    nella tetra solitudine della vostra stanza,
    vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa ,
    chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio,
    a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
    a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta,
    a tutto ciò che parla,
    chiedete che ora è:
    e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio,
    vi risponderanno:
    – È ora di ubriacarsi!
    Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo,
    ubriacatevi, ubriacatevi sempre!
    Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.

    Meno male, Baudelaire non mi ha trovato impreparata.
    Stavo sorseggiando un buon vinello rosso dell’Etna.

    Il Vino è poesia ma è anche Allegria
    Buona serata a tutti
    Giusi Belluomo

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