Garantito… da me! Gambellara Doc classico El Gian & Col Moenia 2013 Davide Vignato

Voglio raccontare, è abbastanza divertente credo, la storia del mio incontro con i Gambellara di Davide Vignato. Qualche giorno prima di Autochtona, Forum nazionale dei vini autoctoni svoltosi in contemporanea alla rassegna Hotel presso Fiera Bolzano, ho ricevuto, ne ricevo sempre tanti un comunicato stampa “relativo alla nascita dei primi vini biologici certificati nella storia della Doc Gambellara, che saranno presentati ufficialmente la prossima settimana in occasione della fiera Autochtona di Bolzano”.

Archiviata la cosa, me ne sono partito, appena rientrato dalla Champagne, il tempo di guardarmi intorno, rinnovare il guardaroba e fare la valigia, per la capitale del Süd Tirol, completamente dimentico di questa indicazione.

Non avevo però considerato che i p.r. tenaci, ce ne sono e Luca Casadei di Tastingwine è uno di questi, non demordono e strada facendo ecco il nostro farsi vivo, questa volta telefonicamente, per raccomandarmi di non perdermi i vini di Davide Vignato.

E così, una volta arrivato a Bolzano e scoperto che Autochtona era una piccola deliziosa cosa a misura di visitatore, e che i produttori erano tutti lì, alcuni anche di ottimo livello e notorietà come il mio amico Stefano Garofano, non ho potuto perdermi, altrimenti chissà quante altre volte mi avrebbe contattato il risoluto Casadei, l’incontro con Vignato ed i suoi vini.

L’impatto fu subito positivo, perché certe facce e certe mani dicono molto più di tante parole e glissando sull’impatto non proprio positivo delle etichette dei due Gambellara “bio” prodotti, un po’ troppo “bianconere” per i miei gusti da interista, mi sono buttato, confortato dalla faccia pulita di Vignato, dalla sua calma rassicurante, nell’assaggio, scoprendo che l’insistenza di Casadei era pienamente motivata.
E che sarebbe stato un errore perdermi l’incontro con questi Gambellara prodotti in un piccolo terreno posto in località Brovia, proprio sopra le colline di Gambellara. Dapprima da Nonno Rinaldo, poi dal figlio Gian Domenico, “che sceglie di fare un passo in più e vinificare l’uva di famiglia. Il vino  è quello di una volta, fatto per sopportare le fatiche dei lavori in campagna: naturale e sincero” e quindi da Davide, suo figlio, che “ancora piccolo comincia a conoscere la terra e i ritmi della natura, aiutando il papà dopo la scuola”.
ElGianVignato

Come leggerò poi sul sito Internet aziendale, semplice, senza fronzoli, con tutte le informazioni utili, Davide una volta entrato in azienda, nel 1997, “cerca qualcosa in più, intuisce le potenzialità del luogo, unico per la sua terra minerale, e sceglie un suo personale percorso produttivo. Davide, piano piano, sceglie la strada della viticoltura biologica, partendo dalla vigna, dove riduce la quantità di uva per ceppo e abbandona i concimi. Vuole costringere le radici delle vigne ad affondare nel terreno per assorbire quanto più i minerali e legarsi profondamente a questo terreno. Un lavoro che comincia in vigna e che nel 2006 trova spazio nella nuova cantina, proprio nelle vecchie stalle del nonno.

In soffitta , nei mesi freddi, si appendono invece i picai per fare il Recioto. Le travi sono ancora quelle originali, con i chiodi piantati da nonno Rinaldo dove ancora oggi, dopo più di 100 anni, viene appesa l’uva. 
In un continuo confronto con l’esperienza del papà oggi i vini hanno fatto strada. Intanto arriva una certificazione importante, quella biologica. E in vigna si comincia la lavorazione biodinamica”.

Nella storia di Davide che ”vive da sempre del lavoro della terra, e questo ha segnato fortemente il suo approccio al vino, il suo rapporto con la natura” imparando fin da piccolo da papà Gian Domenico il rispetto per i tempi della vite e a misurare ogni azione, perché in natura nulla avviene per caso “c’è un incontro che lo segna in particolare, un ragazzo giovane, francese.

Sono passati tanti anni, l’occasione era una piccola fiera di settore. Il momento era quello giusto e così, quando si incontra qualcuno che ha scelto il tuo stesso percorso e lo fa come piace a te, proprio in quel momento il coraggio ti viene meglio. Davide vede nei vini di quel ragazzo francese, biologici ma pur sempre puliti e senza difetti, quello che cerca. Capisce l’importanza del lavoro in cantina e comincia a lavorare in questa direzione. Investe nella formazione e frequenta corsi e aggiornamenti, approfondendo le tecniche di lavorazione biologica, ma anche biodinamica. 
Una crescita continua, senza dimenticare mai gli insegnamenti che arrivano dal suo passato, quelli di papà Gian Domenico, fatti di sapere contadino e tradizione”.

Poesia a parte, ma accidenti come fanno bene i Vignato a sottolineare, senza temere di essere tacciati dagli stupidi di retorica, che “il vino è una storia di natura. Quella natura che arriva dalla terra, dalla storia di un luogo. Ma natura anche come recupero di quel legame che unisce le persone, quella convivialità spontanea che nasce dietro un’etichetta, con un bicchiere in mano.

Il vino racconta storie quotidiane di umanità. 
Dentro ogni bottiglia Davide cerca massima qualità e professionalità, e allo stesso tempo riporta nel bicchiere l’impronta della sua famiglia, il ricordo di quando il vino era al centro della tavola, delle amicizie, inibitore di un discorso. Non vuole dimenticare la sua componente di tradizione popolare, un’opportunità di contatto tra le persone. 
Il pensiero è per quel fare filò contadino, quando dopo cena si mettevano i bimbi a dormire. E gli adulti si ritrovavano in stalla a chiacchierare, con un bicchiere di vino in mano”.
VignatoElGian

Voglio fornirvi ancora alcuni dati prima di parlarvi dei due Gambellara. L’azienda “si trova nel cuore della denominazione Gambellara Doc, luoghi di uva Garganega e terreni minerali. Divise tra collina e pianura, le vigne più vecchie risalgono a circa 60 anni fa, come il vigneto di Merlot. Le altre hanno tutte circa 30 anni. I 12 ettari di vigneto sono per un terzo di uva Garganega, autoctono di Gambellara. Tutti coltivati in collina, insieme a qualche vite di uva Durella. In pianura si trovano invece Merlot, Chardonnay, Glera. 
I vigneti sono allevati a pergoletta vicentina aperta, come vuole la tradizione di queste terre”.

Il mio assaggio, ché Davide è stato gentile da volermi consentire di poterlo ripetere, meditato e con tutta calma, a casa, è stato diviso in due parti. Dapprima, sempre in compagnia della mia Lei, del cui palato e delle cui intuizioni mi fido totalmente, il Gambellara “base” denominato El Gian, in omaggio al papà Gian Domenico, Garganega 100% “coltivate in collina nei terreni vulcanici sopra Gambellara. I vigneti hanno un’età media di 25 anni, allevati a pergola vicentina e guyot. L’uva raccolta a mano a ottobre, per mantenerla più integra possibile, viene portata in cantina in casse e versata intera in pressa. La maturazione del vino avviene nelle vasche d’acciaio fino alla fine di aprile”.

La fermentazione avviene senza l’aggiunta di nessun additivo chimico e l’affinamento avviene sui propri lieviti in contenitori di acciaio per 5 mesi fino all’imbottigliamento.

Dodici gradi, il vino gioca sull’immediatezza e la fragranza: colore paglierino oro, profumato di mela fresca, di pera kaiser, agrumi e fiori bianchi, con una bella sapidità, che ritrovi puntualmente, minerale, dotata di un bell’allungo e scatto, di un grande equilibrio, di un’indubbia piacevolezza di beva, di continuità e dinamismo, quando passi all’assaggio in bocca. Bellissimo vino, di quelli da berne a secchiate (e prezzo in cantina di 5,50 euro molto corretto), ma il divertimento vero arriva con il Col Moenia.
ColMoeniaVignato
Un Gambellara ché è “il primo vino di Davide, la sua personale espressione delle uve del territorio. Esclusivamente Garganega. L’uva viene raccolta manualmente a metà ottobre e messa in cassette per il trasporto in cantina. Il vino matura quindi sui propri lieviti nelle vasche d’acciaio, mentre periodicamente è eseguito un batonnage. Dall’annata 2011 la fermentazione avviene spontaneamente con lieviti di cantina e senza aggiunta di solforosa”.

L’età media delle vigne, sempre su terreni vulcanici, allevate a pergola vicentina e guyot, è di 40 anni, ed il vino matura sur lie per 7 mesi almeno.

Il “divertimento” per me è cominciato in anticipo. Lei mi chiama e mi fa: “scusa, non ho potuto resistere, ho già aperto l’altra bottiglia di Gambellara, è fantastica!”. Al che io: “scusa, ma ricordati che devo assaggiarlo, ho solo quella bottiglia. Lo so cosa succede quando un vino ti piace davvero…”. E lei: “allora non perdere tempo e raggiungimi altrimenti dovrai accontentarti dei miei appunti. Se arrivi in tempo lo assaggi, prendi i tuoi e poi li confrontiamo”.

Morale della favola. Pianto lì armi e bagagli, l’articolo che stavo scrivendo, le zucchine che pensavo di cuocere in padella, la casa da pulire e corro da Lei. La trovo gongolante di felicità, come quando assaggia un vino che le piace tanto. Lei mi dice di sbrigarmi, mi serve il bicchiere giusto per l’assaggio e mi versa il vino.

Silenzio. Come già avevo percepito nel mio assaggio à la volée a Bozen con il Col Moenia si vola più alti, si fa un salto di qualità cospicuo. Vigne più vecchie come abbiamo detto, una gradazione alcolica superiore di un grado, tredici gradi contro dodici, il vino che fa la fermentazione malolattica e non tocca legno, il prezzo che è superiore, 8 euro franco cantina contro 5 e mezzo. Ma perdiana che vino!

Paglierino oro squillante il colore, vivido di riflessi metallici, e subito un naso molto più fitto, ricco, complesso, variegato, denso, che evoca note di anice e pesca bianca, di fieno e fiori secchi, di agrumi e mandorla, con tanta mineralità e sale.
VignatoColMoenia

Tutto qui, mi chiede allora Lei? Possibile che tu non colga un altro elemento così dominante? Rituffo il naso nel bicchiere, annaspo un po’ dicendo che sento leggere note di pasticceria, che al naso percepisco più erbe che frutta, fino a che Lei sbotta e quasi sgridandomi mi chiede “e la vaniglia, possibile tu non la senta”?
Vaniglia

Non l’avevo sentita, ma “guidato” da lei, che subito chiarisce non trattarsi dell’orribile nota vanigliata da barrique, ma della vaniglia vera, del prezioso bastoncino usato in pasticceria, allora riesco finalmente a coglierla e immaginarla, sotto forma di orchidea originaria del Messico, e poi trasformata in delicati baccelli, consapevole che “la vaniglia naturale sviluppa un profumo complesso, formato da molteplici tipi di composti aromatici differenti”.

E poi, vaniglia a parte, che bello l’attacco in bocca, secco, incisivo, di gran nerbo, largo sul palato, molto asciutto, con sale e mineralità a iosa, una struttura ed un estratto quasi da rosso, e che piacevolezza in questo mix ben riuscito di grassezza, consistenza e freschezza, con un’acidità scattante che innerva in ogni momento la bocca.

Vino da crostacei e da primi a base di pesca, anche salsato, proclama, sicura come sempre, Lei. E chi si azzarderebbe mai a contraddirla? Nemmeno Vignato, ne sono sicuro…

Az. Agr. Vignato Davide
Via Capo di Sopra, 39
36053 – Gambellara (VI)
tel. fax +39 0444 444144
email: info@davidevignato.it sito Internet http://www.davidevignato.it/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

4 pensieri su “Garantito… da me! Gambellara Doc classico El Gian & Col Moenia 2013 Davide Vignato

  1. Annotato tra le cantine da visitare. Sbaglierò ma la zona collinare tra Verona e Vicenza è decisamente da seguire con attenzione, sia per la qualità che per la varietà delle proposte.

    • Michele, io credo ai vini buoni. E così come non chiedo quale tessera di partito (se l’hanno) abbiano i produttori dei vini che amo, non chiedo loro se siano biologici, biodinamici, biovattelapesca o chissà che.
      So che quelli intelligenti rispettano l’ambiente vigna dove operano e se stessi e non fanno pasticci. E questo mi basta molto di più dell’appartenenza a questa o quella “scuola” o “filosofia”..

  2. Grazie, la cosa mi rincuora perché mi è capitato spesso di sostenere la sua tesi di fronte a qualcuno che per partito preso condanna qualunque cosa biovattelapesca.
    Ora so che non sono solo e posso portare l’esempio di una voce autorevole.
    Buon vino a tutti

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