FIVI: finalmente in Italia qualcuno torna a fare politica

PopoloFivi
Un intervento di Pierluigi Gorgoni 

Da giorni stavo “macerando” una riflessione non solo di cronaca, ma una conclusione sulla meravigliosa esperienza, per me era la prima volta, costituita dalla Mostra Mercato dei Vignaioli della Fivi di Piacenza, che io considero uno dei momenti più autentici, esaltanti, energizzanti, entusiasmanti della mia trentennale attività di giornalista. Pensavo e ripensavo e a trarmi “d’impaccio” ci ha pensato, leggete la sua presentazione qui e quel testo che mi aveva regalato, il fraterno amico e collega Pierluigi “Pigi” Gorgoni, con un altro splendido, speciale regalo di Natale, un intervento “politico”, meditato, profondo, che condivido in toto, sull’evento e sulla speranza di una vera politica del vino, per il vino italiano, rappresentata dalla Fivi.
Buona lettura!
CataldiMadonnarid

Si deve disubbidire per questioni di etichetta. La disubbidienza è una cascata al contrario, un’esplosione invertita, divertita e diversificata, è un cambio di rotta, una distrazione, una distonia, una eruzione di farfalle variopinte dei colori dell’arcobaleno che spostano le nuvole e risalgono per il cielo. La disobbedienza sono aquiloni che volteggiano liberi nonostante un filo, nonostante un pugno, nonostante il destino. Presa di coscienza, azione civile.
LeCavalleri

Our truest life is when we are in dreams awake. La nostra vita più vera è quella in cui siamo svegli nei sogni. Lo ha scritto Henry David Thoreau filosofo nordamericano, trascendentalista, proto-ambientalista, acuto e acuminato osservatore della società, teorico della disobbedienza civile che in mezzo a una catasta di scritti fulminanti di invettive e visioni tremendamente perspicaci scrisse nel 1849 la fondamentale opera Civil Disobedience che ispirò anche il Mahatma Gandhi. In Italia probabilmente lo lesse don Lorenzo Milani che un secolo dopo impugnò concetti simili con l’opera Obbedire non è una virtù. Gene Sharp, dissacrante anima politica, continua a predicarla in tutto il mondo.

Disobbedire come combattere. Senza puntare armi. Ho dovuto rinverdire alcune pagine già consunte ed ingiallite, riprendere tra le mani idee che credevo altrove, ricredermi. Mi ero distratto con quella politica dei nostri tempi dopo la Leopolda, le regionali in Emilia un attimo prima, l’astensionismo oltre le attese, il nostro governo di contorsionisti, di pagliacci, di domatori di urne. I nostri governanti senza giudizi e senza talenti.
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Sono stato a Piacenza alla Mostra Mercato della FIVI con Giovanni e Vladi, con Franco e Carlo e Alessandro (poco) e Emanuele e Roberto e Fernando e Giulio e Beppe e ancora e ancora altri. Uomini, non spettri, e ho fatto il pieno di buone intenzioni, di spiriti traboccanti di ragioni, di pensieri politici meditati, di pulsioni rivoltose, di vignaioli bellissimi (non quelli in bombetta e baffo impomatato all’insù, non quelli delle oscenitaia in etichetta) che hanno intenti e sogni comuni.
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Metto in fila gli eventi del primo giorno, sabato 29 novembre, visti da me, partecipati. Il premio al vignaiolo Lino Maga, la degustazione con Saverio Petrilli delle etichette multate del Ruchè Rosae di Giuseppe Rinaldi, più i Barolo, le dichiarazioni in mezzo: forti, di presa di coscienza collettiva. L’odore acre dei dichiarati intenti di sovversione e di disobbedienza nel giorno esatto della ricorrenza dei dieci anni dalla morte di Gino Veronelli.
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Lino Maga è il più grande vignaiolo dell’Oltrepò, tra i più grandi d’Italia, e il suo Barbacarlo è il vino che ha dovuto subire l’onta dei tribunali e delle ingiustizie per l’etichetta. Il Barbacarlo, il più importante cru certo di tutta una regione vinicola, di una denominazione, non si poté dichiarare tale, sottozona.
Giuseppe Rinaldi è il più grande vignaiolo di Barolo, non può chiamare più i suoi vini Barolo per come li voleva chiamare, per come li ha chiamati, ha ospitato per due giorni nella sua azienda fetidi inquirenti di un’azienda che sarebbe da inquisire e lo hanno multato per le etichette di un rosso da tavola prodotto in 1500 bottiglie o giù di lì. Lo hanno pesantemente multato.

“Stolidi” diceva Rinaldi in degustazione, definendo le norme di chi lo ha multato con un aggettivo nobile per disuso, acerrimo per etimologia: stupidi, inetti. Giusto per misurare la distanza tra lui e loro. Incalcolabile.
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Ma ci pensi: Maga e Rinaldi multati? Maga e Rinaldi oggetto di soprusi, di processi, oggetto di ingiustizia da parte della giustizia. Due vignaioli mirifici, Maga e Rinaldi, che dovrebbero essere orgoglio nazionale, eletti d’istanza a filosofi contemporanei per ogni pensiero prodotto da loro e i loro vini, sono multati per l’etichetta. Trenta anni fa e ieri. Oggi.

L’Art. 53 (Titolo III) del Testo Unico della vite e del vino è una vergogna, è l’ignoranza degli scranni parlamentari che si fa norma, che certifica la pochezza intellettuale dei nostri governanti.
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Ho rimesso assieme gli eventi di quel giorno, 29 novembre, con la sensazione che c’è in Italia adesso, finalmente, fuori dal parlamento, un gruppo di persone vasto, molteplice, variegato, ma che sa proporsi come soggetto politico emancipato, unito, certo delle sue convinzioni, questi sono vignaioli indipendenti, in grado di fare politica. In grado di compiere atti di civiltà.

Per loro vibrava una energia fiera a Piacenza ed era aria bella e buona. Un’aria carica di livore, fitta di spiriti all’attenti, densa di limpide espressioni di consapevolezza. Così l’ho respirata. E pensavo davvero di sognare un sogno in cui ero sveglio.

Pierluigi Gorgoni

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51 pensieri su “FIVI: finalmente in Italia qualcuno torna a fare politica

  1. Non ho capito qual è (quale sarebbe) il reato, la trasgressione che sarebbe stata commessa. Potete scrivere o mettere il link all’articolato in discussione?

  2. GRAZIE PIGI PER AVER SGRAVATO FRANCO DI UNA FATICA.
    IN QUESTA MANIERA FATE GRANDE E BELLA FIGURA IN DUE.
    CHE DIRE DA FIVIFONDATORE, CHE FORSE HO AVUTO RAGIONE A CREDERCI E PERSEVERARE. DA CITTADINO, CHE DOBBIAMO,FAR SQUADRA E LOTTARE, DA OTTIMISTA CHE GRAZIE A VOI, RIPARTIRO’ ALLA CARICA DEI 5.200 SOCI MANCANTI ALLA FIVI.
    POTESSI COMPRARLI ALL’ESTERO COME I CALCIATORI O LE BADANTI, AVREMMO DI GIA’ SUPERATO LA SOGLIA. . MI ARROVELLO IL CERVELLO PER CAPIRE SE ALLA fiv”I” DI ITALIANI DEBBO SOSTITUIRLA CON LA fiv”F” E DI +FURBI O LA fiv”U” DI UMILTA’.
    SAI CHI FA VINO NON DEVE ESSER MODESTO, MA UMILE SI.
    GRAZIE W

  3. Grazie Franco, grazie Walter, grazie Saverio, grazie Beppe. Grazie tutti, davvero. Spero di non fraintendere i + di Walter. I miei “più” sono arbitrari e relativi, circostanziali. I più grandi sono quelli che resistono, denunciano, combattono. Ecco: i miei più grandi vignaioli.

  4. Sono pienamente d’accordo con la battaglia sulle informazioni della zona di produzione in etichetta.

    Detto questo, sarebbe però anche ora di smetterla con certe fregnacce tipo Lino Maga miglior vignaiolo d’Oltrepò oppure, nell’ambito della stessa FIVI, che è di per sé una bella fiera, accorgersi anche che metà dei vini presenti sono assolutamente imbevibili. Sarà anche tutta brava gente ma se non sa vare il vino è meglio che cambi mestiere.

    • pubblico il suo commento nonostante lei, Genesio, o come diavolo si chiama, dica emerite scemenze come sul caso di Lino Maga, o sui vignaioli della Fivi i cui vini sarebbero, a suo dire, “assolutamente imbevibili”. Io ne ho trovato qualcuno, ma fortunatamente erano una netta minoranza. Buttare fango stupidamente sulla Fivi squalifica ogni suo punto di vista. Detto da uno che con la Fivi non ha proprio nulla a che fare, ma che, a differenza sua, ne rispetta la funzione ed il lavoro.

      • Mi chiamo Genesio come mio nonno, senza diavoli di mezzo, visto che oltretutto sono interista. E’ un vecchio nome lombardo, dovrebbe saperlo. E il mio cognome lo vede dall’indirizzo e-mail. Non sto buttando fango su nessuno, mi spiace. Lei mi mette in bocca cose che non ho detto. Rispetto tutti, a differenza di lei che non rispetta la mia opinione. Non ho detto che i vini dei vignaioli della FIVI sono imbevibili. Ho detto che metà lo sono, in base ai miei assaggi dell’anno scorso e di quest’anno. Metà è un termine generico. Diciamo una buona parte, ma purtroppo non una “netta minoranza” come dice lei. Fortunatamente, ce ne sono anhce di eccellenti. E rispetto il ruolo della FIVI. Se pensa che il mio commento sia volto a gettare fango si sbaglia di grosso. Quanto a Lino Maga, confermo in toto. Esaltare ancora, a tutt’oggi, un vino che costa un botto e quando lo compri non sai se puzza, se è dolce, se è mosso, se è fermo, se è bevibile tirando ancora e sempre in ballo Veronelli e Gianni Brera a fronte del lavoro di tanti bravi vignaioli che non vengono mai citati da nessuno è u n controsenso.

  5. Gentile Genesio, le è sfuggito questo mio appunto tra i commenti: ” I miei “più” sono arbitrari e relativi, circostanziali. I più grandi sono quelli che resistono, denunciano, combattono. Ecco: i miei più grandi vignaioli.”
    In merito alla qualità dei vini del vignaiolo Maga, però, le dico semplicemente che la natura dei migliori vini, come di ogni cosa, è problematica. Opinione mia. Trovare una feritoia dialettica, stabilirci un dialogo, è opera di sensibilità richiesta al degustatore e a chiunque si cimenti in giudizi definitivi, come i suoi. Per diversi anni ho assaggiato tutti i vini dell’Oltrepò, tutte le sue contraddizioni. Diversi grandissimi (Ruiz de Cardenas, Andrea Picchioni, Bruno Verdi, Riccardo Albani, Annibale Alziati, la famiglia Braggiotti di Mazzolino, altri ancora, Franco mi aiuti), Lino Maga- giudizio mio libero- rimane il primo e più grande.

    • Concordo su molti dei nomi fatti (non tutti), e molti altri se ne potrebbero fare. Quanto a Lino Maga , resto della mia opinione. Il Barbacarlo non è più un vino, è un mito. Un mito che rende bene, visto che strappa prezzi che nessun altro in Oltrepò riesce a ottenere. E quando non viene furoi secondo i gusti del cavaliere, finisce nella grande distribuzione. Intanto, ci sono decine e decide di vini migliori che si vendono a un terzo o ancor meno del suo prezzo.

      • va bene Genesio (?) abbiamo preso atto e registrato il suo personalissimo parere. Ma Gorgoni ed il sottoscritto restiamo delle nostre idee, lontane anni luce (deo gratias) dalle sue. Che più che idee mi sembrano partiti presi, atteggiamenti da bastian contrario. O Perbacco: non si tratterà mica di un produttore oltrepadano un po’ frustrato perché premiano, giustamente, il Barbacarlo di Maga e non i suoi sconosciuti “capolavori”?

        • Per piacere Ziliani, almeno si rinnovi, la tiritera del produttore anonimo che si risente dei premi (quali poi, visto che il cav Maga Lino non partecipa a nessun concorso da secoli) dati ad altri per screditare le opinioni altrui l’ha usata tante di quelle volte chje ci si potrebbe riempire una damigiana. Tante e altre sono le aziende dell’Oltrepò premiate, molto spesso con merito vivaddio. Onore e merito alla carriera di Lino Maga, bravo e furbo, ci mancherebbe. Se poi lei crede che a tutt’oggi il Barbacarlo sia il vino più buono dell’Oltrepò, beh, felicitazioni e tanti saluti agli anni luce che ci separano.

          • Sono i suoi primi commenti qui: spero siano gli ultimi. Non mi garbano proprio anzi li trovo fuori posto e sgraditi lettori e commentatori come lei

  6. Signor Genesio,
    definire Lino Maga furbo? Vergogna: lei non solo dovrebbe imparare a degustare ma dovrebbe anche darsi da fare sui libri di storia, informarsi. Ho pensato si potesse dialogare anche con lei. Non è possibile, su quel “furbo”, illico et immediate, lei si è rilevato come pessima persona.
    Viva il vignaiolo Maga e tutti i vignaioli come lui

    • mi associo totalmente al mio amico Pierluigi Gorgoni: dare del “furbo” a Lino Maga qualifica l’intelligenza e la civiltà di chi
      espresso un giudizio farneticante del genere.
      Spero di non avere più sue notizie si accomodi altrove, penso che un blog come Intra…o potrebbe perfettamente fare al caso suo…

      • Non mi pare che la parola “furbo” sia un insulto.
        Come definirebbero lorsignori indignados un vignaiolo che quando non ritiene il suo vino di essere venduto in bottega lo rifila all’Esselunga abbassando drasticamente il prezzo? Vogliono cortesemente favorirmi un aggettivo di loro gradimento?

        • io non ho mai visto (e dire che l’Esselunga la bazzico regolarmente) che Maga venda il suo vino, declassato o non degno di essere venduto in enoteca e se anche fosse, chi se ne frega. Lino Maga resterebbe un grande e tale Genesio un triste rosicone che cerca di spargere inutile fango che gli si ritorce contro. Contento lui…

  7. Mi pare che quello di vendere il vino alla GDO o ad altro canale, nel caso il vino sia inferiore agli standard qualitativi della cantina, sia un’operazione piuttosto diffusa dappertutto.
    Ad esempio, quest’anno in Valpolicella la vendemmia non è stata buona. Molti hanno scelto di non fare né amarone né ripasso, ma non è che quel vino andrà buttato. Verrà venduto magari a qualche cantina sociale che lo destinerà alla GDO. Perché non dovrebbe farlo Maga? Cosa ci sarebbe di sbagliato o poco etico?

    • Concordo anch’io con questa opinione, simile a quella di Franco Ziliani e altri. Risulta anche a me che alcuni produttori seri, in caso di annata non favorevole, decidano di declassare i loro vini migliori, magari da docg a igt. Quei vini non sono “ciofeca”, non sarebbe giusto buttarli nei tombini…

      • Giustissimo: la differenza, non da poco, è che il vino che Lino Maga vende all’Esselunga di Broni e non solo non è affatto “declassato” ma rimane con la celeberrima etichetta Barbacarlo che tutti conoscono.

          • Sto solo fornendo delle informazioni facilmente verificabili Ziliani, che le piacciano o meno.

  8. Sig. Genesio io la capisco poco.
    Se ho ben capito, secondo il Sig. Genesio, Maga vende il suo vino “scarso” all’esselunga di Broni. E ci mette pure nome e cognome? mossa di marketing incredibile.
    Ma anche così fosse, dove sta il male?
    Un produttore non può scegliere il canale distributivo che preferisce? Ovviamente anche il prezzo sarà in funzione del canale.
    Questo farebbe di Maga un “furbo”?

      • Il fatto che io le piaccia o meno è irrilevante, dato che non dobbiamo sposarci. Lei forse crede che io sia qui per chissà quale oscuro motivo a deingrare il cav. Lino Maga. Nulla di più sbagliato. Oltretutto sarei masochista, viste le vecchie annate di Barbacarlo che conservo in cantina. Solo non mi piacciono le santificazioni e le beatificazioni. Lino Maga è un grand evignaiolo, e chi lo nega? Però non è un santo, non è un puro senza macchia come non lo è nessuno di noi. Dagli del furbo perché vende il Barbacarlo delle botti venute male sottocosto all’Esselunga non è denigrarlo, è dire solamente la verità, come dira la verità è dire per esempio che l’ASL gli fece chiudere la vecchia cantina perché c’erano i topi che scorrazzavano sopra le botti. Mentre lui si pone sempre come vittima del “sistema”, mentre, non sempre è così. Tutto qui. Non è forse questo il suo spirito da Franco Tiratore, dire le cose come stanno senza guardare in faccia nessuno? O forse certe cose su certe persone non si possono dire ed è meglio raccontare per l’ennesima volta la tiritera di Veronelli e Giuàn Brera?
        Cordialità

        • Non si capisce perchè un produttore debba essere etichettato come furbo se vende attraverso la GDO. Stiamo parlando di vino non di opere d’arte.
          E da cosa si deduce che le bottiglie vendute all’esselunga siano di qualità inferiore? Solo perché vengono vendute sullo scaffale di un supermercato invece che in enoteca?
          Tra l’altro se leggo bene il prezzo, non mi pare nemmeno sottocosto.

          A margine va detto che ormai la cantina la conduce il figlio.

          • La furbizia, chiamiamola così, sta proprio nel fatto di vendere le bottiglie scadenti (l’annata non conta: come certamente saprà, il Barbacarlo viene imbottigliato senza fare una massa unica, bensì botte per botte). Da cosa si deduce? Da niente. Ho solamente la ventura di saperlo per certo, di sapere a che prezzo l’Esselunga lo acquista e dunque che ricarico vi effettua.

          • adesso basta! E l’ultimo suo intervento che pubblico. E’ chiaro a tutti che lei vuole gettare fango su Maga. I suoi “segreti” di Pulcinella li vada a regalare altrove…

  9. Faccia come vuole, Ziliani. Ma provi anche a fare un’altra cosa, se vuole: alzi il telefono, chiami in via Mazzini a Broni e chieda se quel che ho scritto è vero o falso. Perchè non è certo un segreto, nè di pulcinella nè di nessun’altra maschera. non c’è fango in quelo che scrivo, nè accuse.

    • facciamo una bella cosa: é disposto ad incontrarmi e fare una discussione, pacata e civile, di cui dar conto su questo blog, su quanto afferma e sulla sua documentazione in merito?

      • Via, Ziliani, per chi mi ha preso? Crede davvero che esista un qualche documento con scritto “Barbacarlo di seconda scelta destinazione esselunga”? 🙂
        Poi, se vuole, prima o poi possiamo incontrarci lo stesso e bere insieme un Barbacarlo ’80 che ho in cantina, perché no?
        PS Rispondo anche a Nicola: Giuseppe è un bravo ragazzo, buon lavoratore, nonchè amante delle belle macchine e delle belle fanciulle, ma nulla di ciò che succede in quell’azienda avviene senza il benestare del cavaliere, mi creda.

        • se il benestare del cavalier Lino Maga equivale al benestare di un altro grande uomo come Bernardo Caprotti evviva lo strapotere dei padri padroni!

  10. Mi sembra triste e meschino sempre di più continuare ad offendere Lino Maga dopo un premio alla carriera come quello conferitogli a Piacenza. Un premio “politico”, espressamente. Farlo su questa pagina significa anche offendere la FIVI che lo premia con un riconoscimento appena istituito e lo elegge a simbolo di una battaglia civilissima contro le leggi inique sulle etichettature e le menzioni. Se pure fosse, qualche bottiglia di Barbacarlo alla Esselunga (ci sono i vini di Ampelio Bucci, GB Burlotto, Fausto De Andreis di Rocche del Gatto, Giacomo Conterno, altri e altri ancora) potrà mai screditare l’opera di questo vignaiolo d’altri tempi? Potrà mai scalfirne la sua dimensione? Mi auguro di no. Signor Genesio, lei si accanisce, vergogna, mi sembra un italiano della peggior fatta: poco informato, molto dietrologo e non disposto a perdonare il riconoscimento concesso ad altrui conterraneo. Le bottiglie di Barbacarlo che ha in cantina le sono già andate in aceto. Non se le merita buone.

    • benedico Bacco e i potenti dei di avere un amico con il quale sono in totale sintonia (basta non parlare di politica e ideologie) come il mio grande amico Pigi. Sottoscrivo in toto l’augurio delle bottiglie andate in aceto e con un bel sentore di tappo. Non se le merita né buone né niente. Passi al barolo dei Barolo boys, ai Super Tuscan più indecorosi e pecorecci e ad Intravino…

  11. Ah no Ziliani, quella robaccia la faccia bere a qualcun altro e pure faccia leggere a qualcun altro quel pessimo blog che mi vanto di non aver mai frequentato.
    Egregio Gorgoni, noi non ci conosciamo, eppure lei ha la cattiva creanza di giudicarmi, di gridare vergogna, e addirittura di maledire il vino che ho in cantina. Probabilmente non ha letto o non ha capito quello che ho scritto, giacché non v’è traccia di dietrologia nelle mie parole che ho scritto proprio in quanto informato dei fatti, vostro onore. Ora adesso un paio di puntualizzazioni diventano un’offesa alla FIVI tutta, ma andiamo. Avete fatto benissimo a premiare il cavaliere, ma ci mancherebbe altro. Solo non fatelo diventare quell’eroe che non è, via.

    • Genesio più fastidioso di una mosca:
      a) non si permetta di rivolgersi con quel tono a Gorgoni, che é persona garbatissima, educata e seria e che solo un provocatore matricolato come lei (sicuro che non conosca zakk? Siete molto simili…) e non parli, lei, di “cattiva creanza”, viste le cose che si é permesso di dire su Lino Maga
      b) perché ha evitato accuratamente di rispondere alla mia proposta?
      c) ho seri dubbi che lei in cantina abbia i vini di Lino Maga, lei é un tipo da barberaccio da grande imbottigliatore o da mega cantina sociale, o da pinot nero vinificato in bianco. Frizzante…

    • Signor Genesio, non intendo più risponderle. In questo dibattito ho già misurato la distanza tra me e lei. Non riesco civilmente a colmarla. Le oscure trame che lei rivela, i topi, le ignominiose accuse, le ipotesi più velate . Incredibile non si renda conto di quanto lei sia poco civile. Poco corretto. Poco educato. Io non giudico, non punto l’indice su una nuvola di fumo, ho consatato semmai un suo atteggiamento di rivalsa e di denuncia. L’ho considerato vergognoso. Non maledico, poi, la sua cantina, piuttosto le auguro di iniziare a bere qualcosa che nutra finalmente i suoi migliori sentimenti. Viste le sue argomentazioni astiose e fuori luogo non sembra che finora abbia saputo nutrire la sua anima di vini migliori di quelli finti o andati in aceto.

  12. Pingback: Senza etichetta: il vino libero, ma per davvero non come trovata di marketing | Blog di Vino al Vino

  13. Misuri pure tutte le distanze che vuole, è sua libertà. Oscure trame? Lei vaneggia. Per quanto riguarda i topi, vada a cercarsi le cronache dell’epoca, non ho tempo di farlo per lei. Per quanto riguarda il Barbacarlo all’Esselunga,vada a comprarselo,lo assaggi e poi mi faccia sapere. Il resto sono solo chiacchiere. Cordialità.

    • come ho già annunciato all’amico e collega Pigi Gorgoni, questo é l’ultimo intervento di tale Genesio (e se lei é Genesio io sono Papa Francesco… o Francesco Papa, veda lei…) che pubblico. I prossimi se li risparmi, finiranno tutti direttamente senza nemmeno essere letti nello spam.

  14. Cantarsela e suonarsela… Nulla che stupisca. Solo mediocre autoreferenzialità dopotutto. È il destino di tutti quelli che non cantano nel coro zilianesco e non suonano violini tzigani all’illuminato padron di casa. Quante verità messe all’indice si sono lette sui suoi blog, Ziliani. E quante balle spacciate per verità.

    • e con questa ennesima, finale, definitiva stupidaggine degna di uno zakk nel pieno della “forma”, stupidaggini che non perdo nemmeno il tempo a confutare, tanto si smentiscono da sole nella loro solare irrealtà e falsità, il sor Genesio si congeda da Vino al vino (e, nel caso, da Lemillebolleblog). Non avrò più il piacere di ospitare sue allucinate eno-divagazioni: alleluja! Il sor Genesio, che continua a trovare questo blog zeppo di cose mediocri, ma continua a seguirlo e infestarlo con i suoi indesiderati interventi, si accomoda altrove. Dove? Per me dove vuole, può anche “teccas al tram” per quanto mi riguarda…

  15. Ziliani faccia quello che le pare tranne una cosa che non le permetto: offendere il nome che porto, che è quello di mio nonno partigiano morto nella valle Staffora per difendere la libertà anche di quelli come lei.

    • solamente la sua irrefrenabile tendenza alla farneticazione può portarla, ignorando io la storia sua e della sua famiglia, pensare che io possa minimamente sognarmi di mancare di rispetto al suo nonno partigiano morto in Val Staffora.
      Quanto alla mia libertà, in quegli anni lontani che lei, veramente nostalgico e passatista, tende a ricordare, io continuo a pensare, anche se non sono filo yankee, che sia stata difesa dagli americani. Prima che da veri partigiani Doc (non da una pletora di voltagabbana fascisti fino al giorno prima e poi improvvisamente convertiti alla causa dell’antifascismo) come é stato sicuramente suo nonno.
      E precisato ciò, torna il mio invito a “menare le tolle” e la mia assicurazione che ogni suo ulteriore intervento verrà cestinato. Mi/ci ha già stancato abbastanza

  16. Vedo proprio un esempio lampante di quello che si intende per fare politica in italia! litigare punzecchiandosi in modo infantile e non costruttivo; qui di attiviatà politica non ne vedo, al massimo si puo’ parlare di strategie di marketing e pubblicità la politica è altra cosa cmq è solo l’opione di uno dei tanti giovani che la politica la ignorano proprio perchè piuttosto che assistere alle litigate e le manifestazioni di poca educazione che ci fanno vedere in parlamento attraverso i media mi guardo una puntata di Amici se proprio voglio farmi del male…http://www.tizianomotti.com/

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