Natale a Milano: una divagazione

KeepCalm-Milan
Ma Milan, nonostante tutto, “l’è semper on gran Milan”…

Da milanese, orgoglioso di esserlo, davanti a questa malinconica divagazione milanese di Silvana Biasutti, mi alzo in piedi e batto le mani… Perché anche se non è più quella e non sarà più quella di una volta, quella di Giovannino D’Anzi e Alfredo Bracchi e di Milly, “Lassa pur ch’el mond el disa ma Milan l’è un gran Milan”…

“Sapessi com’è strano”, mi viene in mente mentre torno verso casa, dopo un giro a vuoto alla ricerca dei quotidiani. Un classico natalizio milanese; ma mi rendo rapidamente conto che non è più cosa, come si suole dire e come mi sono abituata a pensare: tutte le edicole sono chiuse, molte per sempre …
luciSanSiro

Eppure Milano c’è ancora, e anche i milanesi … se penso a ieri, in centro, girando con le antenne attente, al freddo, tra corso Magenta e le tre vie. Così mi è parso, quando nella vetrina d’angolo di Marchesi vedo una torta (ma la definizione le sta stretta, piuttosto era un’opera d’arte) rettangolare, ma forse costruita sulla sezione aurea, che raffigura l’autunno, creato non da un pasticcere, ma di certo ispirato da un artista cosmopolita. “Sono qui, davanti a Marchesi, compro il tronchetto?”, telefono a mia nuora che passa una trafelata vigilia a preparare il Natale di un’intera famiglia, dopo un’altrettanto trafelato inizio di settimana in redazione.
PasticceriaMarchesi

Mentre le dico così, guardo gli avventori chic di Marchesi, in un flusso dentro fuori inarrestabile, con lo shopper inconfondibile della pasticceria – boutique, dove almeno una volta nella vita ogni milanese che si rispetti ha acquistato almeno un bonbon.
TortaMarchesi

“Ah che bello, sì grazie, certo buona idea; Marchesi l’ha comprato Prada lo sapevi?!” Io ci resto un po’ male, anche se dovrei (dovremmo) averci fatto l’abitudine a questi acquisti eterogenei, e poi Prada è italiano! È italiano? Boh, ho perso il filo dei merger che si susseguono e si intersecano, in una rutilante serie di bocche spalancate di pesci grossi (e ricchi: ricchi?) che divorano le chicche della nostra tradizione più autentica e sentita. Anche perché se non fosse autentica non la vorrebbero; e quando l’avranno avuta tutta, si saranno impossessati del nostro passato, delle nostre storie, della nostra storia e cioè di noi, delle nostre vite, del nostro futuro …
Epperò dentro fuori da Marchesi entrano solo milanesi doc, se non docg, con la giusta aria sobria e il profilo basso che si addicono ai tempi non proprio allineati con i prezzi di Marchesi … o dovrei dire di Prada!?

Madunina
La mia ottica ‘storica’ – l’unica a Milano con il camino acceso e il fedele piccolo cane sdraiato davanti, a crogiolarsi – condivide il mio ‘scandalo’ con una certa bonomia e aggiunge benzina al fuoco ricordandomi che “è successo anche a Cova, e poi anche Lorenzi non c’è più”; addirittura hanno tolto le insegne e gli hanno dato … cerca di ricordare la cifra scioccante che hanno sborsato perché cedesse il punto vendita in Montenapoleone … centocinquanta, ma forse di più milioni di euro.
Qualcosa di incomprensibile: troppo poco per quello che è stato sottratto alle griffe e alla tradizione della vecchia Milano, troppo se si pensa al business. Ma pare sia ancora peggio, perché quello che interessava, a Swatch (l’acquirente) secondo l’elegante e incrollabile ottica, erano proprio i locali, non la tradizione del coltellinaio più geniale d’Europa.

Allora, penso io, dove andranno nei prossimi anni quei milanesi compiti che badano a fare la fila correttamente, per pagare il panettone e i bonbon natalizi da Marchesi? …. Ma dove vanno o dove stanno in questo Natale, visto che sui tram non ci sono più (solo sudamericani e asiatici), nel metro ne incontro pochi, vecchi e malinconici; circondati e immersi in una gioventù multietnica che spippola in continuazione sugli smart phone, con un’intensità e una concentrazione da fine del mondo.
Milanomultietnica

Dunque il mio giro natalizio doc è a vuoto? Vuoto di notizie, pieno di signore vecchissime e impellicciate tenute sottobraccio da altrettante badanti – alcune con espressione umana –, pieno di uomini giovani e meno giovani, vestiti male e di abiti scuri, che ciondolano, vendono gadget improbabili, telefonano (e spippolano anche loro), vagano tra Loreto e Andrea Doria, tra Buenos Aires e porta Venezia, straniando i palazzi borghesissimi, le chiese (tutt’ora chiese), i luoghi dove sono nata e cresciuta. Contemporanea di questo tempo che sparisce incalzato da un futuro che non è multietnico (magari!), ma è solo molto incerto e in balìa di finanzieri incolti – o almeno così mi sembra (non che siano incolti, ma che siamo in balìa) – e privi di passioni se non di quella del denaro: la passione più stupida da cui si possa essere afflitti, giustificabile solo da una spropositata paura della morte (e da un immenso vuoto spirituale).
MilanGranMilan

Così di ritorno, passo davanti alla Gastronomia Torri (aperta fino alle ore 11) e mi infilo nell’unico bar aperto, per un caffè, una spremuta, e dato che è Natale, una brioche possibilmente decente.
quartierecineseMilano

Il caffè è buono e la brioche delle Tre Marie. Chissà chi avrà comprato il marchio?, mi chiedo e affronto la spremuta. Il gestore è un giovane cinese di Canton, mi saluta con calore milanese – ci conosciamo dal 2008, quando il bar è stato acquistato … dalla Cina (non so se è un gruppo, un privato o altro) – a Milano c’è una vecchia tradizionale presenza cinese, in via Canonica e dintorni; ma questa è un’altra Cina, quella che viene oggi a comprare le nostre tradizioni, insieme ai russi, agli indonesiani, ai messicani, ai brasiliani. Il mondo gira così: sul bancone, tocchetti di panettone ben sistemati su un vassoio danno il Buon Natale (in cinese) ai vecchi milanesi ancora in circolazione.

Salgo in casa con un filo di speranza, pensando al Barolo di Beppe Rinaldi che accompagnerà il pranzo di Natale. Un Buon Natale?

 Silvana Biasutti 

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Forza italiani, facciamoci un regalo di Natale: mandiamo un liberale al Quirinale! Antonio Martino o Piero Ostellino Presidente!

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14 pensieri su “Natale a Milano: una divagazione

  1. Silvana, Lei è davvero una persona specialissima. Grazie per questa dolce malinconia.
    Mi scuso ancora per aver in qualche modo guastato la sonnacchiosa atmosfera natalizia. Ricambio gli auguri di ieri sera e Le auguro ogni bene.
    Luciano

    • Grazie Ramella. Il mio è stato un buon Natale, con molte presenze e quel filo di malinconia a cui non sfugge chi sa che tutto ciò è davvero illusione … ma il tronchetto di Marchesi – come ho avuto modo di raccontare a Franco Ziliani, era davvero spettacolare.

      • Ramella chi, cara Silvana? Quello che se la canta e se la suona, s’incazza, poi si scusa e poi chissà? Mah, l’aria dell’Oltrepò e dintorni deve avere qualcosa di malsano…

        • Sig. Ziliani non sarà mica geloso?
          Gli insulti ampiamente previsti nel mio sconsiderato commento sono arrivati. Neanche l’ intervento pacificatore di Silvana riesce a farLa riflettere: anzi ravviva l’astio e riapre una ridicola questione. Ma era necessario, in questa querelle da prima elementare, coinvolgere un terroir che Lei ama tanto?

          • questa querelle, le ricordo, l’ha sollevata lei con la sua improvvida pisciata fuori dal vasino… Quindi, che ca…volo vuole. Stia zitto, che le conviene

  2. Sig. Ziliani non sarà mica geloso? Anche l’intervento pacificatore di Silvana è per Lei occasione di guerra. Dichiarata non solo al sottoscritto ma anche alla ritenuta aria malsana dell’ Oltrepo pavese (e dintorni?). Non è un tantino esagerato per una querelle da prima elementare?

    • prima di ciarlare, tale luciano ramella, le consiglio di stare zitto. O ricordo ai miei lettori i suoi comportamenti ciclotimici (eufemismo) nei miei confronti? Non mi costringa ad essere cattivo nei suoi confronti, meglio un po’ di umana pietas, anzi, di compassione… Ne conviene?

    • Quando parla di Silvana Biasutti, con la quale ho piacevolissimamente pranzato ieri in quel di Bergamo, si sciacqui la bocca e poi taccia. Lei non ha alcun diritto di nominare quella persona. Torni nell’ombra triste da cui si é proiettato fuori…

      • Sig.Ziliani tolgo il disturbo.
        Non mi leggerà più, salvo che, nella Sua immancabile garbata replica, non vi siano gli estremi per una denuncia per diffamazione.
        Torno nell’ombra a respirare l’aria malsana dei dintorni dell’Oltrepo. Prima ovviamente mi sciacquerò la bocca per aver pronunciato il nome di una persona che, questo non può proibirmelo, stimo molto.
        Quello che non le manca certo è il senso della misura.
        Prosit.
        Luciano Ramella (rampavia)

  3. Io arrivato a Milano negli anni 80 ,ho avuto, non dico la fortuna, ma il privilegio (da terron) di abitare nel quartiere della vecchia Milano ad un passo dal bar Marchesi. Allora la zona per i residenti era come un piccolo rione dove ci si conosceva quasi tutti, almeno di vista, ma l’eta’ media era alta, rari giovani e tante banche. ll venerdi sera si spopolava col rumore dei trollers dei bancari fuori sede che andavano via e l’atmosfera diventava alienante come la citta’ nei dipinti di Sironi. Al lunedi all’apertura della Borsa la vita ritornava a pulsare ma l’immagine di Milano che mi si formava nella mente e’ quella di Capitale mancata del romanzo di Umberto Quintavalle.
    Pero’ i pasticcini di Marchesi erano squisiti, il caffe’ non all’altezza ma la domenica sacrificavo il palato per il vantaggio di piacevoli incontri con persone che venivano da altre parti appositamente. All’angolo di Santa Maria alla Porta proprio dopo il bar, c’era l’edicola di Tommaso ed era un ‘non luogo di incontri letterari’. A sua cura periodicamente venivano edite raccolte di poesie con l’aiuto economico di noi frequentatori e poi recitate fra i sassi dei ruderi romani. Il vino che noi offrivamo agli amici era ”giovane e bello”- Lacrima di Morro d’Alba.
    Oggi che commento non ho nostalgia del quartiere, ma mi manca il Lacrima di Morro. A Mosca proprio una settimana fa ne ho visto una bottiglia di una marca nota che con la svalutazione ha il nuovo prezzo esclusivamente scandaloso.

    • Gentile Moschella, ero amica di Uberto Quintavalle, che ho frequentato assiduamente fino a quando è morto a NY, alla vigilia della prima di una sua commedia, e sono emozionata nel leggere la sua citazione di ‘Capitale mancata’. Da milanese non ‘ariosa’ ma solo per nascita e residenza, quella Milano mi manca, o meglio mi manca l’aria di efficienza e civiltà che vi si respirava fino alla fine degli anni ottanta. E l’elasticità mentale, e la cultura, e il mondo delle arti (io ho studiato a Brera) e del design, e l’interclassismo chic, eccetera ….

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