Ripartire dal Fidelio per urlare al mondo la nostra sete di Libertà

FidelioBeethoven
Una Prima della Scala come evento politico e non solo musicale

Domani, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, santo patrono de el me Milan, si svolgerà, come ogni anno, la Prima della Scala, Teatro orgoglio non solo di noi milanesi, ma di ogni amante della Cultura e della Musica degno di questo nome.

La prima di quest’anno ha però un significato particolare, per il clima da fine dell’impero della nostra povera Patria che stiamo vivendo, per l’indignazione e la rabbia che montano sempre più ogni giorno in ogni cittadino, di qualsiasi orientamento politico sia, per lo spettacolo indecoroso, squallido, svergognato, privo di un minimo di decenza, che questa putrida classe politica, (vecchia e nuova: la stessa identica m…a) offre ogni giorno e di cui le tristissime vicende dell’inchiesta di Mafia Capitale sono solo l’ultimo, terrificante, devastante, osceno episodio.
Mafiacapitale

E ha un significato particolare, questa prima, per la scelta illuminata, non so se del sovraintendente e direttore artistico Alexander Pereira, del direttore musicale Daniel Barenboim, o semplicemente grazie all’influsso positivo dei Potenti Dei, di proporre un capolavoro di rara esecuzione, l’unica opera lirica composta da Ludwig van Beethoven, Fidelio, scritto secondo la forma del Singspiel, una struttura di teatro musicale che alterna brani cantati e parlati.

Un capolavoro la cui prima esecuzione scaligera risale al 1927, in occasione del primo centenario della morte del gigante di Bonn, e che poi venne eseguita da Herbert von Karajan (alzarsi tutti in piedi, bitte!) come direttore e regista. E poi ci furono altre edizioni, minori, dirette da Lorin Maazel, Riccardo Muti e Franz Welser-Most.

Fidelio non è un’opera qualsiasi (prima rappresentazione a Vienna il 20 novembre 1805) ma un’opera di sintesi dell’esperienza creativa beethoveniana, scritta al culmine della propria maturità artistica, e un’opera, possiamo dirlo?, potentemente politica, anche se centro focale dell’opera sembrerebbe essere l’esaltazione dell’amor coniugale che trova nella protagonista, Leonore, e nel marito Florestan, prigioniero del malvagio governatore Don Pizarro, le figure chiave.
Beethoven

Fidelio è soprattutto un’opera che pone al centro della riflessione i temi “della lotta contro la tirannia e dell’affermazione della libertà e della giustizia”, un’opera, come la meravigliosa Nona Sinfonia che un grandissimo musicista e direttore d’orchestra come Leonard Bernstein diresse sul podio della Konzerthaus a Berlino Est il 25 dicembre 1989, neanche due mesi dopo la caduta del Muro. E fu una direzione simbolo, con la scelta di sostituire nell’Inno alla Gioia la parola “Freude” (gioia) con “Freiheit” (libertà).

C’è un filo rosso, una tensione morale che non cala, una fratellanza di spirito tra il Fidelio e la Nona Sinfonia. In entrambi il coro ha un ruolo fondamentale e l’anelito alla libertà, contro ogni forma di oppressione e costrizione morale, contro ogni spudorata ingerenza del potere politico nella vita dei cittadini, contro un’idea della politica bassa e sozza e come esercizio tracotante e ladresco del potere, emerge da ogni nota.

Domani, purtroppo, non potrò come tanti italiani “normali”, essere alla Scala ad applaudire direttore, coro, interpreti, regista, le bravissime maestranze dell’Ente Musicale e ogni singolo collaboratore che ha contribuito con la propria intelligenza ed il proprio lavoro, con l’ingegno e l’applicazione, la fantasia e la fatica, a realizzare questa edizione del Fidelio.
Teatro-alla-Scala

Fortunatamente però, grazie un reale (e raro) concetto di servizio pubblico, la Rai, forse il principale ente culturale di questo squinternato Paese, consentirà ad ogni cittadino dotato di un televisore di seguire in diretta l’evento (ché tale sarà) perché l’opera sarà trasmessa in diretta in esclusiva da Rai Cultura su Rai5, oltre che su Rai HD canale 501 e Radio3, a partire dalle 17.30. Più di tre ore di trasmissione, completa di sottotitoli, per portare il “Fidelio” di Beethoven nelle case degli italiani, con replica lunedì 8 dicembre alle ore 15.10.
Rai5

Non sono un critico musicale, ho indegnamente esercitato, da semplice apprendista, questo difficile lavoro, collaborando all’Eco di Bergamo, alla Gazzetta di Parma e al Secolo d’Italia, godendo dell’amicizia e della considerazione di un Signore della critica musicale e di un uomo libero come pochi come Piero Buscaroli, autore di una fondamentale biografia di Bach, e oggi sono solo un appassionato della Grande Musica che è il sottofondo e l’accompagnamento delle mie giornate. Anche quando scrivo di vino.

Ma anche senza essere un critico, ma solo un melomane, azzardo la mia banalissima previsione, e cioè che domani se Barenboim, che non è Furtwängler, Klemperer, Eric Kleiber, Karajan, Böhm o Knappertbusch, ma è un buon direttore, uno dei migliori di oggi, (da me ammirato per essere stato il primo marito del violoncello del mio cuore, l’indimenticabile Jacqueline du Pré) azzeccherà, cosa molto probabile, il giusto respiro dell’opera, il ritmo adatto, l’ispirazione autentica, verrà giù letteralmente il teatro. E non sarà solo per il valore dell’esecuzione.
E tutta l’Italia che seguirà via tv la prima del Fidelio si unirà, con un urlo liberatorio, con un applauso commosso e rabbioso, con un’emozione irrefrenabile, ai festeggiamenti per questa edizione scaligera di un capolavoro antico ma modernissimo. Dotato di un’attualità sconvolgente.
Freiheit

E allora penso che da quest’altissima espressione della Musica e della Cultura, da questo Inno alla Freiheit (libertà), potremo ripartire, superando le divisioni che pure hanno ragione d’essere anche se dicono sia superata l’era delle ideologie (personalmente non stringerei mai la mano a tale Vauro, ma mi sentirei piuttosto di sputargli in faccia), con tanta buona volontà e una sete incredibile di pulizia, di moralità, di un’altra idea di politica che non sia questo quotidiano sozzume, perché questa torni ad essere un’Italia di cui essere fieri e non di cui vergognarci.
Schubert-An_die_Freude_1

Come dice il Fidelio: “Bestrafet sei der Bösewicht, Der Unschuld unterdrückt. Gerechtigkeit hält zum Gericht. Der Rache Schwert gezükt”.
E come rimbalza la Nona Sinfonia con la sua ode An die Freude: “O Freunde, nicht diese Töne! Sondern laßt uns angenehmere anstimmen und freudenvollere. Freude ! Freude !
E ora che si alzi il sipario Prima la musica e poi le parole…

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22 pensieri su “Ripartire dal Fidelio per urlare al mondo la nostra sete di Libertà

  1. Ho iniziato la giornata leggendoti, volevo scriverti pubblicamente che tra queste righe la tua scrittura vibra armonizzandosi al Fidelio, si è fatta musica. Potente.

    • Grazie Pigi ma non parliamo di politica perche’ ho ancora in testa la cicatrice di 12 punti di sutura per una sprangata rossa che parlano per me…

  2. Hai anche ragione a giudicare tremendamente infelice la battuta di Vauro (lo credo anche io, nonostante come sai, sono cresciuto a pane, Lenin e prosciutto crudo). Gli stringerei la mano, però, perchè ha chiesto scusa, rendendosi conto dell’enormità. A Storace, francamente, non la stringerei per una serie inestimabile di battute infelici, cui non ricordo abbia messo rimedio almeno con le scuse. Civilmente.

  3. Non so se sia una vista o un lapsus freudiano ma a me pare che quest’inno fu composto come un encomio alla liberazione spirituale, “sentimento che l’autore sperimentò dopo la fine di un amore senza speranza e dopo un inverno di stenti e povertà trascorso a Mannheim. E aveva sfumature politiche tali da far ritenere, secondo voci insistenti, che il titolo originale fosse appunto “Inno alla libertà” poi mutato, dietro certe pressioni occulte, in “Inno alla gioia”. E non viceversa…Chi può confermarmi quanto asserito?

    • caro Stefano, farò le mie “indagini” in materia per vedere se quanto affermi abbia fondatezza. Ma arrivando da una persona colta come te mi sembra già quasi certo.

      • Non è banalità Franco, te l’hanno ridotta davvero male quella città.
        Non è più un’officina di idee e di voglia di fare, ma il simulacro di se stessa.
        Esattamente come ogni parte di questo rintronato paese.

        • sicuramente é mal ridotta, ma non contribuisci certo tu, amico chiantigiano, a migliorarla con i commenti squinternati e dal sen fuggiti che hai pubblicato sul tuo peraltro intelligente e ben scritto blog. Credimi

          • Io prendo semplicemente per le mele chi se la tira, chi va alla prima ma non va alla seconda.
            Amo troppo questo paese intero per vederlo in mano a tanti zoticoni che non hanno neanche l’andreottiana vena umoristica ma dopo cinque minuti che gli parli ti minacciano o ti fanno scirvere dall’avvocato.

          • e che c’azzecca Andrea? Nulla.
            E non parlare a me di lettere ricevute dagli avvocati, che ancora di recente me n’é stata annunciata/minacciata una.

  4. Appunto Franco… finchè si tratta di incensare va tutto bene.
    Poi quando si tratta di narrare le vicende quotidiane e mettere in risalto “virtù” da parte di chi, come te, svolge la propria professione con garbo, neanche te le mandano le querele…basta annunciarle.
    E per giornalisti (come nella norma avviene) che vorrebbero narrare la realtà ma malpagati 20 euro a pezzo, il solo annuncio di una raccomandata basta e avanza per desistere dal dire o dalla prospettiva di far carriera.

    • errore: lettere raccomandate di avvocati, da Montalcino e dintorni, non mi sono state annunciate, ma ne sono arrivate più d’una. Da aziende e personaggi di ogni tipo. E allora? Sono ancora qui a scrivere quello che ho sempre scritto, di Brunellopoli, della burletta di Barolo boys, del falso salvatore della patria enoica Farinetti, dell’enologo dei potenti come Cotarella.
      Ma la Scala non va ridotta a quella cosa parodistica che hai ritratto, malissimo, tu.

      • Non ho trattato male la Scala Franco, e se ho dato adito a questo non ho alcuna difficoltà a dire che è un biglietto da visita di questo paese nel mondo.
        E’ tutto l’indotto della prima sera che meleggiavo, potenti o presunti tali.

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