Senza etichetta: il vino libero, ma per davvero, non come furba trovata di marketing

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Due giorni di assaggi “enodissidenti” a Torino

Ricevo da Marco Arturi, compagno di fede barolista (lui compagno lo è veramente, io nemmeno un po’, anche se probabilmente sono più a sinistra di lui… ma questo sarebbe un lungo e complesso discorso…) e comune amico dell’indimenticabile Baldo Cappellano, volentieri comunico ai lettori di questo blog, la bella iniziativa di Enodissidenze (la disciplina della terra) in programma sabato 13 e domenica 14 a Torino, presso il Molo di Lilith, via Cigliano 7, intitolata (splendidamente, bravo Marco!) Senza etichetta. Il vino libero, davvero.


Come la presenta Arturi, con un bel senso del paradosso e con una chiara dichiarazione di rottura e di netta opposizione/contrapposizione verso il “sistema” (o cupola?) del vino dominante in Italia, sistema che vede la falsa novità rappresentata dallo scaltro farinettismo e dalla pura trovata di marketing del cosiddetto vinoliberismo porsi come autentica colonna portante e potente “acchiappamosche” del sistema stesso, con questa manifestazione “l’enodissidenza ritorna a Torino.

“Senza etichetta” vedrà un gruppo di vignaioli liberi raccontare sé stessi e presentare i loro vini al Molo di Lilith, all’interno di quella che è una zona franca nella città di Eataly e del paradosso farinettiano del Vino libero. I produttori partecipanti sono noti al pubblico e agli addetti ai lavori per l’alto livello qualitativo dei loro prodotti, ma anche per le scelte etiche che caratterizzano il loro rapporto con la terra e quello con il commercio”.
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Senza etichetta è pensata, più che come una manifestazione nel senso classico del termine, come un’occasione di incontro e di approfondimento all’insegna dello stare insieme; sarà una sorta di adunata sediziosa che avrà come protagonisti vignaioli che sfuggono alle logiche e alle mode imposte dal marketing e alle catalogazioni equivocabili e fuorvianti. Una vera e propria festa del vino, dedicata a chi lo vive come un pretesto per stare insieme, per poter dire noi.

Negli orari di degustazione sarà attiva la cucina del Molo di Lilith, che propone a prezzi popolari prodotti genuini e reperiti a filiera corta. Il pubblico avrà la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.
Hanno assicurato la loro presenza i seguenti produttori, alcuni noti, altri assolutamente di nicchia, altri decisamente da scoprire:

Gianni Canonica – Barolo (CN)
Ezio Cerruti – Castiglione Tinella (CN)
Marino Colleoni / Sante Marie – Montalcino (SI)
Fausto De Andreis / Rocche del Gatto – Albenga (SV)
Alessandro Dettori / Tenute Dettori – Sennori (SS)
Enrico Druetto – Alfiano Natta (AT)
Tommaso Gallina / Fato – Castelletto Merli (AL)
Aleks Klinec – Medana (Slovenia)
Giulio Moriondo – Quart (AO)
Andrea Tirelli – Costa Vescovato (AL)

Gli orari di apertura sono i seguenti:
sabato 13 dalle 11:00 alle 21:00
domenica 14 dalle 11:00 alle 19:00
Contributo di ingresso 5 euro + tessera Arci
Assaggi liberi

Vinisenzatrucco

Lo so bene che a Senza etichetta gira un’aria un po’ leoncavallina, da sinistra antagonista, spero più anarchica che comunista in senso stretto, e che se ci andassi, io, con il mio passato, il mio presente ed il mio futuro di Destra, (che ovviamente nulla ha a che fare con l’ispiratore e maestro di Farinetti, ovvero Silvio Berlusconi) magari all’inizio non mi troverei esattamente proprio a mio agio, però questa idea, un po’ sovversiva e magari anche eversiva, perché no?, della enodissidenza, del proporre un’altra idea veramente libera del vino nella città del furbo miliardario “rosso”, mi piace da morire, m’intriga.
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Ma so anche che se trovassi il coraggio, pensando che in fondo anch’io sono figlio (un po’ contestatore) dell’anarchico e libero pensatore Gino Veronelli (segnalo, nel decimo anniversario della morte, la splendida iniziativa del Seminario che porta il suo nome di dedicargli un emozionante libro vivo e zeppo di suggestioni, Pastiche), di andarci a Torino, anche solo per riabbracciare Arturi dopo anni che non ci vediamo, o per ri-emozionarmi con il Barolo di Canonica ed i Pigato fuori misura di Fausto De Andreis / Rocche del Gatto, ed i vini intelligenti di Alessandro Dettori, alla fine mi troverei molto più a “casa mia” che al Vinitaly o al Wein, pardon Wine Festival di Merano, o alla presentazione dei vini (drammaticamente e solitamente i soliti) premiati, non c’è poi tanta differenza nonostante il divorzio, delle guide del Gambero rosso o di Slow Food…
Prima di Copertina PASTICHE

Ci penserò fino all’ultimo, e se alla fine non ci andrò fisicamente, semmai domenica, perché sabato sono già impegnato in Franciacorta, sarò comunque presente con il cuore, perché sono certo che è da simili iniziative, come dalla recente Mostra mercato dei vini della Fivi a Piacenza, che potrà ripartire quel rinascimento e quella ri-fondazione del vino italiano di cui siamo in tanti a sentire il bisogno.
Forza Arturi, forza Senza etichetta!

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

16 pensieri su “Senza etichetta: il vino libero, ma per davvero, non come furba trovata di marketing

  1. Buongiorno Franco, sul tema del post le chiedo anche la sua opinione su “vini di vignaioli” che si è tenuta a Fornovo ai primi di novembre: io non conoscevo la manifestazione, l’ho trovata segnalata su un giornale e ci sono andata per curiosità, trovandola di ottimo livello nei vini (un po’ troppo barriqadera invece l’organizzazione). Vini naturali veri, non solo marketing!

  2. da anni la leggo, sempre con piacere anche se spesso in disaccordo, ma sbaglio o negli ultimi mesi sta ritrovando una nuova “freschezza” in quel pulsante e purtroppo obbligatoriamente rivoluzionario mondo di produttori e contadini veri e terreni, naturali così per semplificare, che in queste bellissime manifestazioni (anche la leoncavallina esperienza ha avuto il suo fascino, tra legno e storie passionali) sta mostrando, ancora una volta, cosa il nostro così multiforme vino sia in grado di dare?

    • Sa cosa le dico? Che sara’ questa area rivoluzionaria e senza mordacce, teoricamente “di sinistra” ma cara ad uno di destra come me, che salverà’ il vino italiano: alla faccia dei Farinetti e dei Cotarella (stessa roba, doppio risvolto della stessa medaglia…)

      • Non solo mi associo al pensiero e alle considerazioni di Franco Ziliani, a questo proposito, ma mi permetto di aggiungere che sono proprio le storie a insaporire questi vini – ovviamente non sostituendosi al valore intrinseco di ogni vino -. Perché hanno il sapore della verità, qualcosa che magari si ritrova anche in qualche ‘grande’ produttore, ma meno e non sempre. La pub, di cui sono una fan, non è un sostitutivo della ‘vita vissuta’. C’è un bisogno disperato di autenticità che si va diffondendo e sta raggiungendo numeri discreti, numeri che rischiano di far diventare questo “sentiment” il tratto saliente di un mercato vero e proprio. Chiedere a un ricercatore abituato all’analisi dei mercati.

  3. Ziliani, ma lei cosa ci ha trovato di così rivoluzionario nella manifestazione di Piacenza? Perché da li dovrebbe rinascere qualcosa? Dai, non mi dica che il poter comprare il vino direttamente dai produttori (spesso a prezzo più alto che in enoteca o rispetto al prezzo praticato a enoteche e ristoranti) sia da considerarsi rivoluzionario. Per il resto mi pare un mini vinitaly, un Fornovo aperto ad un numero maggiore di produttori, un Wein Festival di Merano in salsa padana, nulla più.

    • lei intanto c’era o parla, come é solito fare, a vanvera?
      E intanto, in questo bizzarro e ormai scoperto gioco delle parti con Genesio, dice, sparando sulla Fivi e la sua manifestazione, il consueto carico di fregnacce…
      E’, siete patetici, ma una risata vi seppellirà.

  4. C’ero a Fornovo (lo frequento da anni), c’ero a Piacenza, c’ero a Merano, ero al Cavalli Day a castello di Felino, vado a Vinitaly, Cerea e Vinnatur se il lavoro me lo consente…. A piacenza ho apprezzato il poter incontrare diverse realtà difficilmente reperibili nelle ordinarie enoteche e scarse carte dei vini della ristorazione italiana, ma questa aria rivoluzionaria non la percepisco. L’unica differenza è il poter acquistare (anche a Fornovo lo si può fare) per il resto con i produttori si può parlare anche al famigerato Vinitaly, basta organizzarsi. Io personalmente scrivo alle aziende che mi interessano circa un mese prima e prendo un appuntamento ben preciso. Mai avuto problemi. Forse contatto aziende molto disponibili e non quelle che se la tirano, ma credo sia soltanto questione di educazione. Ricordo quest’anno allo stand di Giuseppe Mascarello tanta gente che arrivava chiedendo “posso assaggiare solo Monprivato e Cà d’Morissio?” e giustamente un bel due di picche lo si porta a casa mentre sarebbe sufficiente approcciare il banco chiedendo di dolcetto e freisa e poi arrivare in fondo senza problemi. E chi prende il due di picche poi si lamenta, sarebbe bello sapere poi quante bottiglie di monprivato comprano e consumano in un anno. Idem con i vari stand di altri produttori che fanno delle chicche, ma anche vini entry level che non ritengo giusto vengano snobbati a prescindere. Le aziende per apprezzarle vanno conosciute sotto tutti gli aspetti, anche i vini più semplici.

    • sottoscrivo in toto, tranne il discorso su Piacenza, quello che scrive la persona che si spaccia per Zakk. Scrive cose troppo intelligenti perché possano essere farina del sacco di quel tipo…

    • l’assenza di un provocatore come lei. O almeno il fatto, consolante, che non si sia palesato. Che non mi sia trovato la sua trascurabile persona tra le palle. Tanto per parlare chiaro

  5. Ma dove ho provocato in questo thread? Boh, a me sembra che lei scappi dala discussione. Ho scritto discussione, non provocazione.

    Dimenticavo, non ho bisogno di palesarmi, non vado a queste manifestazioni per farmi riconoscere, ma con la speranza di scoprire qualcosa di interessante.

    • Genesio e Zakk due risvolti della stessa medaglia. O, forse la stessa trascurabile persona. Lo stesso modo di sfuggire, strisciando via come serpenti, quando si chiede loro un confronto diretto. Non per fare a botte, o sfidarsi a duello (quei bei tempi sono lontani, ahimé), ma per guardarsi negli occhi….

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