Angelo Gaja, prossimo “Signore del Vino” su Rai 2, riapre la cantina al pubblico.


Per entrare si deve pagare, ma vanno tutti in beneficienza, 300 euro

Amici del vino, stavate preparandovi, tra un talk show e l’altro, tra una noiosissima e indecorosa sfornata di nomi di possibili e tutti inadeguati Nuovi Presidenti della Repubblica (“muore ignominiosamente la Repubblica. Ignominiosamente la spiano i suoi ultimi bastardi nei suoi ultimi tormenti” recitava il sommo poeta Mario Luzi) patatine e un fiasco di Chianti a portata di mano (fiasco? Ma sì, fa tanta nostalgia di com’eravamo…), alla visione della prima puntata, in programma sabato 31 alle 23.45 su Rai2, dell’atteso (si fa per dire) programma I Signori del Vino?

Vi stavate accingendo, un po’ annoiati, a vedere i soliti noti, i soliti esponenti della Casta del vino, giovani e meno giovani (alcuni giovani sono già casta come i vecchi) raccontarci la favoletta bella della Qualità ad ogni costo, del vino naturale, della produzione eco-sostenibile, e altre vecchie storielle, raccontarsi, e raccontarvi (io almeno vengo pagato per ascoltarli e poi magari criticarli) e sfilare in questo programma che sa tanto di omogeneizzato, omologato, premasticato, prevedibile, noioso e déja vu?
AngeloGaja

Eravate pronti a vedere il Piemonte del vino raccontato da “un uomo solo al comando”, ovvero Angelo “prezzemolino”, le roi del Langhe Nebbiolo (e una volta del Barbaresco), Gaja? Bene, lo vedrete, lo vedremo, e resteremo come sempre ammirati dall’incredibile capacità dialettica di quest’uomo straordinario, unico (non sto scherzando, lo dico sul serio) che, l’ho scritto più volte, sarebbe capace di vendere (a caro prezzo, a prezzo Gaja) il ghiaccio agli eschimesi.

Ma nell’attesa di ammirarlo in TV e dire, “che forza il Gaja, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”, ecco che di Angelo, del “nostro caro Angelo”, ci viene lo spunto di parlare per una pensata, che non so se definire geniale o mefistofelica, o semplicemente “angelogajesca”, che il nostro ha avuto e che mi è stata comunicata, (Vino al vino ha tanti amici in giro per il mondo – ma il sottoscritto non era “fernuto”? No, chi ha detto questa emerita stronzata mi sta portando un sacco di fortuna, grazie guagliò…), dagli States.

Leggete quello che ha pensato Angelo, portandosi subito a casa l’approvazione dell’Italian wine taster per The Wine Advocate. Che è solo quella pacioccona dal look un po’ da contadina di Monica Larner, ripeto, Monica Larner, mica Jancis Robinson, Kerin O’Keefe, Margaret Rand, Christy Canterbury o Rosemary George. O Serena Sutcliffe o Essi Avellan. Solo Monica Larner, niente di più, e siamo al livello di un Ian D’Agata, al quale “invidio” solo una cosa, il perfetto inglese lingua madre…

Ebbene, Gaja dal 2014, ma della cosa francamente non avevo avuto notizia (anche se ora cercando on line la notizia era già stata diffusa, dal New York Times), ha deciso di riaprire le porte della sua cantina ai visitatori, aprendo quel portone serrato che suonava come simbolo di un perentorio “qui non si entra, qui non riceviamo “cani e porci” come altrove. Qui l’ingresso è off limits e si entra solo se lo decide il Boss”, ma sono porte che si riaprono solo dopo il pagamento di una tassa di degustazione di 300 Euro, “a donation of 300 euro to support one of our local charities”.

Gajabeneficenza1

Che sarebbero l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la Fondazione Bottari-Lattes di Monforte d’Alba (che martedì 27 nella ricorrenza del Giorno della Memoria ha presentato a Varsavia, presso l’Istituto  Italiano di Cultura, la Tesi “Il Ghetto di Varsavia” di Mario Lattes pubblicata per la prima volta da Edizioni Cenobio, a cura di Giacomo Jori), La Collina degli Elfi di Govone, il Progetto Emmaus di Alba, e la Società Cooperativa Sociale Insieme di Alba.

Ho spesso criticato Angelo Gaja, ma di fronte ad un’iniziativa del genere, che è passata sotto traccia e di cui la famiglia Gaja (perché sono sicuro che questa idea è frutto di un’idea condivisa da tutta la famiglia, dalla grande Lucia, la più tosta moglie che ci sia, alle due figlie, sino all’erede al trono Giovanni) mi devo togliere tanto di cappello. Perché è bella, intelligente, geniale.

Perché Gaja non si mette in tasca, il comunicato della famiglia parla chiaro, un tallero, ma “sfrutta” la sfrenata passione dei Gaja fan di tutto il mondo – che sono ancora tanti, che saranno a volte anche ricchi e scemi e di vino capiranno poco, ma intanto hanno capacità e volontà di spesa ed un dannato entusiasmo, capace di farli convenire in pellegrinaggio a Barbaresco, per essere ricevuti in udienza dal Pontefice del vino italico – per raccogliere dei soldi che servono a fare del bene, ad alleviare delle sofferenze, a fare studiare e crescere.
Gajabeneficienza2

Non credo pertanto che, come mi ha scritto un amico americano, che “chiedere alla gente di dare 300 euro a un ente di beneficenza scelto da Gaja è un po’ come chiedere un pagamento del riscatto”.

A me sembra che i Gaja’s (mamas & papas & sons) abbiano avuto un’idea fantastica, geniale, che solo Gaja in quel mondo tanto ristretto e poverello (di valori soprattutto) che è il mondo del vino italiano poteva avere (mi viene in mente un’altra persona, ma non ne faccio il nome perché poi qualche pirla salta su e mi dice che sono suo suddito… mentre mi onoro solo di essere suo amico, o di ritenermi tale…), e che tutti noi dobbiamo dirgli e dir loro (alla Gaja family) bravo e bravi e battere le mani.
familyGaja

Ma al buon Angelo, che non sento da una vita e chissà mai se mi riaprirà – spero non a colpi di 300 euro, I’m only an Italian wine writer King, not a powerful American wine guru – le porte delle sue cantine (parlo di Barbaresco e Montalcino, a quella di Bolgheri francamente non sono molto interessato), voglio solo dire inchinarmi e chiedere: ma cosa ca..volo ci faceva uno come te, che ha dei valori, che è cinico, ma solo nel modo in cui deve esserlo un grande imprenditore e solista del vino, in quel caravanserraglio, in quell’adunata di nani e ballerine che è stata l’occasione clamorosamente sprecata della visita del mondo del vino italiano a Papa Francesco?
FrancoZilianiRadiciWineExperience

Io, che sono solo Franco Ziliani e “faccio un cattivo uso della mia intelligenza” (do you remember, Angelo?), mi sono almeno chiamato fuori per tempo – e non per farmi “pubblicità” come ha affermato, da perfetto pirla, qualche carneade e ho anche urlato, da laico che sono, “fuori i mercanti dal tempio!”, ma tu Angelo, che hai l’autorità morale e l’autorevolezza per fare ben altre “grande rinunce”, perché non hai detto, tu che avevi “naso” e acume per capire come sarebbero andate “in vacca” le cose, no grazie?
AngeloGaja

Ho visto, da alcune foto del cosiddetto “evento” di mercoledì 21, che avevi un’espressione poco convinta, e immagino che in cuor tuo ti sentissi in difficoltà di fronte a cotarellate e sfoggio di dilettanti allo sbaraglio. Di esibizionisti e di furbetti del vigneto, della cantina e del cortile. Non era il tuo mondo Angelo, come non era il mio.

Ecco perché, appreso solo oggi della tua bellissima iniziativa della visita a pagamento nella tua cantina, ma con 300 euro destinati alla beneficenza, a opere di carità e solidarietà, non posso che dirti, boja fauss direbbe Giacomo Bologna, bravo Angelo, sei sempre, anche quando sbagli e chissà quante altre volte sbaglierai e io sarò li puntuale a criticarti (ma con onestà intellettuale, non per partito preso) il numero uno. Un Signore del Vino, che è giusto celebrare, anche su Rai 2… Chapeau, Monsù Angelo
Chapeau

 ________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

5 pensieri su “Angelo Gaja, prossimo “Signore del Vino” su Rai 2, riapre la cantina al pubblico.

    • mi pare vi sfugga un particolare fondamentale che fa la differenza: il fatto che quei 300 euro non se li intascano i Gaja, ma finiscono interamente in beneficenza…
      E chiaro ‘stu fatto?
      Mai avrei pensato che mi sarei trovato a difendere, nei confronti di commentatori un po’ trinariciuti, Monsù Angelo Gaja…

  1. Pingback: Forum su turismo e accoglienza a Montalcino organizzato oggi da Gaja | Blog di Vino al Vino

  2. Pubblichiamo qui il link alla pagina di ‪#‎LaRepubblica‬ che riporta la lettera di ‪#‎AngeloGaja‬ che sta scuotendo il mondo dei vigneti e che da appoggio alle nostre tesi sulla cisgenetica e il futuro delle viti. Ringraziamo il grande viticoltore del ‪#‎Barbaresco‬ e speriamo di avere altre risposte positive dal mondo vitivinicolo in merito alla nostra ricerca: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/11/28/sfatiamo-il-tabu-delle-viti-ogm-sara-la-salvezza-del-vino-italiano25.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *