Ecco perché mercoledì 21 rinuncerò a partecipare all’udienza dal Papa in Vaticano

FrancoMontelupo

I’m an absolute beginner and I’m absolutely sane (David Bowie)

Non ho cambiato idea, trascorso un mese da quanto ebbi a scrivere in questo post, redatto a caldo, con entusiasmo, e penso ancora che l’udienza di mercoledì 21 gennaio concessa da Papa Francesco a 150 personaggi del mondo del vino italiano e nata dalla mente fervida e dall’iniziativa scatenata di Franco Ricci, creatore della Fondazione Italiana Sommelier dopo la sua uscita, un po’ burrascosa, dall’Associazione Italiana Sommelier, costituisca un evento, e una “geniale idea”.

E che inventandola e realizzandola er marchese der Grillo Ricci abbia messo a segno un qualcosa di grandioso e di importante. Un qualcosa, scrivevo, di bellissimo, al quale brindare stappando il re dei vini o il vino dei re. Oppure quella cosa meravigliosa, unica e inimitabile che si chiama Champagne.
FMRicci

Però nel contempo, da quando ho scritto quel post, e da quando, il giorno dopo, Franco Ricci mi chiamò, invitandomi a far parte di quel drappello di 150 invitati da lui scelti e facendo rispondere in latino domine non sum dignus, sono successe molte cose.

Innanzitutto mi sono interrogato non solo sul privilegio, ma sul senso intimo dell’esserci anch’io quel giorno, per me che sono laico (ma non laido) e quindi rispettoso della storia e della grandezza della Chiesa cattolica, anche se convinto, per dirla con un mio pensatore di riferimento, Alain de Benoist, che “ci piaccia o no, almeno dalle nostre parti, la Chiesa non sarà più la chiave di volta della società”.

Ma non è stato un fatto di fede, che non ho il dono di avere, a farmi decidere, dopo lunghissime riflessioni, dopo essermi confrontato con amici veri e aver valutato attentamente la mia decisione, di non partecipare all’udienza. Di dire rispettosamente, si tratta sempre di una visita al Papa, non di una comparsata a Porta a porta o alla Prova del cuoco, grazie di cuore per l’invito Franco Ricci, ma io non ci sarò.

PapaFrancesco

E le persone che meglio mi conoscono, il mio dolce Amore, la mia carissima ex moglie Eliana, la mia adorata figlia Valentina, la mia saggia amica e consigliera Silvana Biasutti, sapevano benissimo che non potevo arrivare che a questa conclusione, e che partecipando, come per certi versi sarebbe stato giusto avessi fatto e come altri amici mi avevano consigliato di fare (“così poi ci racconti a modo tuo com’é andata”), avrei in qualche modo fatto violenza alla mia natura. E avrei tradito la mia anima ed il mio spiritaccio libero da “franco tiratore”.

Voglio dirlo subito, prima che qualche “pirla” lo pensi e lo scriva, lungi da me, che di Moretti semmai sono ammiratore di Alessandra e non certo di Nanni, qualsivoglia atteggiamento o calcolo da Ecce bombo, tipo “Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Piuttosto, ho lentamente maturato una decisione che era già in me e che appariva già chiara tra le righe di questo post del 10 gennaio, sottotitolo “in sogno ho sognato”, e traspariva dalle risposte date a diversi commenti che quel post aveva ricevuto.
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Nessuna arroganza da parte mia, e doveroso rispetto per quel Sant’uomo in bianco che avrei intravisto se mercoledì fossi sceso a Roma, pardon, in Vaticano, e per Ricci che mi avrebbe voluto quel giorno con lui – “tu ci vieni dal Papa perché sei amico mio” – come mi ha detto qualche giorno fa al telefono avvertendo la mia esitazione.

Però, come mi ha fatto notare domenica mattina parlandomi con la consueta brutale franchezza un produttore con il quale sono in piena sintonia, ovvero Fulvio Bressan, cosa diavolo c’entreresti tu, cane sciolto, libero pensatore, franco tiratore, Don Chisciotte e “absolute beginner”, con quel mondo del vino istituzionale ma anche un po’ “tarocco”, che in larga parte formerà la squadra del vino italiano presente, per volontà di Ricci, all’udienza di mercoledì?

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Eh già, cosa c’entro io con i Bruno Vespa, i Cotarella, le Antonella Clerici, gli Al Bano, i D’Alema e compagnia cantante, con quel “bizzarro circo di serial wine maker, produttori scambisti e merlottisti tristi” (parole perfette di un degustatore e guidaiolo bravissimo, Pierluigi Gorgoni) che saranno presenti all’udienza?

Senza alcuna presunzione, ma in doveroso rispetto di me stesso, della mia storia, della mia identità, della coerenza con le mie idee, come avrei potuto trovarmi accanto a persone che non stimo affatto e che avrei dovuto ipocritamente fingere di considerare – ma non li considero affatto, – miei sodali e compagni d’avventura di un mondo del vino che in verità vediamo con occhi totalmente diversi?
Ricci-Vespa

Non l’ho scoperto domenica 18 gennaio che le convocazioni ricciane erano un calibratissimo bilancino e una sorta di Manuale Cencelli con Associazioni ed imprese editoriali varie, e so bene che tra i convocati ci saranno degnissimi personaggi come “le roi” Angelo Gaja, Maurizio Zanella, il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga (alias Tenuta San Leonardo), Marco Pallanti del Castello di Ama, gli enologi Donato Lanati (con Dora Marchi) e Franco Bernabei, e poi il presidente dell’Onav Vito Intini. Tutte persone che sarei stato felice di salutare e con i quali mi sarei trovato… a casa mia, perfettamente a mio agio…
Dreamer

Ma la mia idea del vino, di me che non sono Ricci, ma solo Franco Ziliani e “you may say. I’m a dreamer, è un’altra, io avrei voluto incontrare da Papa Francesco Donne e Uomini del vino italiano che rappresentano delle autentiche realtà e delle storie, che hanno segnato e segnano, ognuna a modo loro, con il loro lavoro, che sia quello di produrre o vendere vino oppure di raccontarlo, un’idea alta del vino, che come amava dire Veronelli diventa “il canto della terra verso il cielo”.

Persone come quelle comprese nell’elenco di persone “incontrate” nel mio sogno che mi sarebbe idealmente piaciuto, come ha detto con grande sensibilità in un suo commento Clorinda, portare da Papa Francesco I, argentino, ma nipote di un vignaiolo piemontese, dicendogli umilmente “Ecco Francesco, sono venuto ad accompagnare al tuo cospetto gli uomini e le donne che ogni giorno toccano la terra, affinché tu li accolga e benedica il loro lavoro quotidiano”.

Mercoledì dunque l’incontro, che sarà comunque positivo anche se ai miei occhi rappresenta l’ennesima occasione perduta dal mondo del vino italiano per presentarsi e rappresentarsi al suo meglio, perché ok Nicolò Incisa, ma perché non anche Aldo & Milena Vajra, Mauro Mascarello, Beppe “Citrico” Rinaldi, Michele Satta, Costantino Charrère, Giorgio Grai, Giuseppe Mazzocolin, Piero Mastroberardino, Nicodemo Librandi, Elisabetta Fagiuoli, Matilde Poggi, Pia Donata Berlucchi, per citare alcuni grandi del vino italiano da me sognati che so per certo non essere stati convocati?
GraiPillon

E come diavolo si può pensare di proporre una seria squadra di comunicatori del vino non convocando auteniche colonne come Cesare Pillon e Enzo Vizzari, come l’ex “nemico” Daniele Cernilli e Gigi Brozzoni, e ancora Armando Castagno, Alessandro Masnaghetti, Andrea Grignaffini, Angelo Peretti e Carlin Petrini, ma dando spazio a rispettabilissimi altri che in una partita seria un grande allenatore, un Mourinho e un Trapattoni della situazione, avrebbero tenuto in panchina e non certo fatto scendere in campo?
mouHombrevertical

Io, con tutto il rispetto (devo dire così) per le Grandi Aziende del Vino Italiano che la faranno sicuramente da padrone tra i componenti della squadra Ricci, tifo e vibro per il vino dei vignaioli, per la gente che il vino lo vive non come mero prodotto ripetibile, ma come un qualcosa che miracolosamente riesce a raccontarci le loro vite, i loro sogni, le fatiche, le speranze e le delusioni e riesce a condensare tutto questo universo di emozioni in una bottiglia e in un bicchiere.
CelestinoV

Ecco perché, sicuro di non trovarmi mercoledì in udienza questo mondo che è il mio, al quale ho consacrato trent’anni della mia vita e tutti gli altri ancora che il Destino ed i potenti Dei vorranno io gli dedichi ancora, sapendo benissimo di essere solo Franco Ziliani (il giornalista, ma anche il mio omonimo sarebbe stato un protagonista perfetto di questo incontro…) e non certo Celestino V, sono costretto a pronunciare, e non per viltade, ma con profondo rispetto, per Francesco I, e per Franco Ricci, che spero non si offenda ma capisca, il mio “gran rifiuto”. Non potevo proprio fare diversamente…
degustatoresolitude

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46 pensieri su “Ecco perché mercoledì 21 rinuncerò a partecipare all’udienza dal Papa in Vaticano

  1. Buongiorno Franco,
    credo di comprendere, apprezzandolo e rispettandolo, il tuo modo di vedere questo incontro.
    Credo che anche Franco Ricci però, invitando un amico, ma anche un personaggio “scomodo” come potresti essere visto o considerato da alcuni, sapeva bene che tu non fai parte di quell’esercito. Se ha ritenuto di volerti comunque includere tra gli invitati, a un profano come me può significare che, nonostante tutto, riconosce il valore e, forse, l’opportunità di almeno una voce “fuori dal coro”…

  2. Mi scusi sig. Ziliani,
    non capisco! Lei pensa che il solo fatto di andare all’udienza, anche con persone che, diciamo, stima poco, la faccia confondere con loro stessi? Questo dimostra, a mio parere, la sua genuina modestia che ….. purtroppo …. verrà di certo scambiata per qualcosa di simile all’arroganza. E questo non è giusto, per lei stesso e per quel mondo del vino in cui lei crede e che crede in lei.
    Ritengo che andare sia irrinunciabile se dentro di lei c’è almeno un minimo senso di piacere-soddisfazione-interesse nel farlo … anche in “rappresentanza” di tutti quelli che lei stima, ricambiato, e che non saranno presenti.
    Lei incontrerebbe una “persona” che, se ben capisco, stima non tanto quale Papa ma quale uomo Francesco …. il resto sono debolezze umane e lasciano, ma soprattutto lasceranno, il tempo che trovano: lo spazio di un articolo, un trafiletto!
    Mi perdoni.

    • Adele, la ringrazio per le sue gentili parole, ma quello che volevo e dovevo dire l’ho espresso, calibrando ogni singola parola, nel mio post. Ora, visto che si tratta di un incontro – che ho scelto con molte sofferenze ed esitazioni di mancare – con un Pontefice (e chissà quando mi capiterà un’altra occasione simile…) penso sia ora della discrezione, del riserbo, della misura e del silenzio…

      • Concordo con il pensiero di Adele.
        Mi scuserai, Franco, ma sono convinto che, se avessi voluto solo discrezione e silenzio, questo post sarebbe potuto uscire tranquillamente a post-eriori (mi si permetta questo piccolo giochino…), cioè il 22 gennaio. Da buon Franco Tiratore, invece, hai ritenuto più opportuno pubblicarlo oggi….ben sapendo che avresti, ovviamente, sollecitato i lettori a esprimere il loro pensiero in merito… 😉

        • a Boldrì, nonostante il tuo cognome ed il fatto che tu sia romanista, quanto me piaci! E’ bello trovarsi in sintonia con i propri lettori e vedere che hanno capito con che spirito hai scritto… 🙂
          Sai che famo? Che a Roma, prima o poi (poi..) ce vengo e ce troviamo pe’ stringerci la mano…

          • A Fra’…anche se ho una carissima cugina a Milano, non conosco il milanese e quindi, per par condicio, non posso risponderti “in lingua”… in ogni caso quanno vorrai veni’ a Roma te strignerò molto volentieri la mano… 😀

        • Aggiungo, a beneficio dei lettori che non avessero colto i particolari e lo spirito con cui ho scritto 😉 , che non a caso ho precisato “…se avessi voluto SOLO discrezione e silenzio…”… 🙂

  3. Quindi niente torpedone per CdV. Non potrei sostituirti? Mi hai appena fatto una nomination come consigliera dello Ziliani e io a un incontro del genere ci andrei di corsa … Io sono di bocca buona e anche se so che tra i partecipanti c’è almeno una persona sgradevole, chi se ne frega: l’interesse per un incontro con Francesco mi farebbe passare oltre …scherzavo!
    Vuol dire che accetterai quando il tuo amico Ricci organizzerà un incontro penitenziale con l’Isis.
    (e questa è scaramanzia).

    • tu mi conosci bene Silvana e sei stata testimone – ti ricordi che ne abbiamo parlato a Santo Stefano, quando abbiamo pranzato insieme? – delle mie esitazioni, del mio continuo interrogarmi se fosse giusto comunque partecipare a quella udienza oppure fare il mio piccolo “gran rifiuto”. Ormai la decisione é presa, il dado tratto.
      E se mi conosci e mi sei amica, come credo, sai bene che non potevo fare diversamente.

  4. Probabilmente il mio essere profondamente ateo condiziona un poco il mio pensiero, ma personalmente non mi è parsa una cosa cosi grande e importante l’essere ricevuti IN 150 (!!!) dal papa. Magari erroneamente (ripeto, forse sviato da quanto premesso) la vedo più come una trovata pubblicitaria per fare parlare del mondo del vino o, peggio ancora, un modo per dimostrare di essere una persona “che conta” che altro. Credo soprattutto che questo secondo aspetto interessi a moltissime delle persone invitate. Tutto quanto scritto, a prescindere da ogni giudizio su chi sarà presente o meno.

    • Lei ateo? Ma cosa dice mai? Non é lei forse, anzi, senza forse, il più tenace sostenitore di una nuova e strana pseudo religione, il farinettismo, detta anche eatalysmo? Dai Alessandro suvvia, non si smentisca!
      Quanto alla “trovata pubblicitaria per fare parlare del mondo del vino o, peggio ancora, un modo per dimostrare di essere una persona “che conta” che altro”, con questa mia rinuncia ho confermato una cosa di cui sono profondamente persuaso: che preferisco non “contare” che contare come alcuni personaggi che dal Papa andranno tranquillamente. Con le loro brave coscienze a posto…

      • Ma infatti, ho trovato logico che lei non facesse parte di sto gruppo di 150 (!!!!). Non perché in Italia ci siano 150 persone più meritevoli di lei, bensì perché, concettualmente, non ce la vedevo a fare parte di una operazione cosi “da fighetti”.

        PS. sul citare ogni volta Farinetti quando si rivolge a me, non mi sento assolutamente offeso, pero’ a lungo andare trovo la cosa un po’ noiosa e scontata (oltre che decisamente off topic)

        • ma io del gruppo, almeno secondo Ricci che, bontà sua, mi aveva invitato, facevo parte. Il fatto é che io non mi sentivo, non perché mi consideri un ubermensch, ci mancherebbe, in armonia con larga parte di quel gruppo. E mi sentirò molto più a mio agio, domani sera, non a Roma, dove magari avrei incontrato qualche amico, ma nella mia Milano, all’inaugurazione di questa mostra http://www.camminarelaterra.it/ dedicata ad un milanese di nascita poi diventato bergheimer come me. Luigi Veronelli. E ho detto tutto…

  5. Caro Franco,
    conoscendoti, so che la tua decisione è sofferta.
    Caro Franco,
    conoscendoti, so che la tua indole irrefrenabilmente libera e il tuo spirito incorruttibilmente leale e coerente, anche questa volta, hanno preso il sopravvento. Sei bello così!

    • GRAZIE amico mio, sei sempre troppo gentile e comprensivo con me…
      Quanto al bello… ma ci vedi bene? Tu sei bello, io cerco di piacermi sapendo bene, mi conosco da 58 anni, di non essere un Adone…
      Ti abbraccio caro Pigi, ti voglio bene

  6. Signor Ziliani ha letto su La Prima di Wine News di oggi
    http://www.winenews.it/laprima/laprima_n1545_19-01-2015.pdf questo trafiletto? “Marilisa Allegrini, Piero Antinori, Jacopo Biondi Santi, Antonio Capaldo, Marco Caprai, Alessandro Ceci, Riccardo Cotarella, Enzo Ercolino, Angelo Gaja, Carlo Guerrieri Gonzaga, Chiara Lungarotti, Marina Masciarelli Cvetic, Giancarlo Moretti Polegato, Marco Pallanti, Francesca Planeta, Luciano Sandrone, Lucio Tasca d’Almerita, Vincenzo Tassinari (Unipol-Sai), Francesco Valentini, Ornella Venica, Maurizio Zanella e Nadia Zenato: ecco, in ordine alfabetico, alcuni dei 150 protagonisti del mondo del vino italiano che, il 21 gennaio, grazie
    alla Fondazione Italiana Sommelier di Franco Ricci, saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco a Roma. “Un momento che ho voluto fortemente – spiega Ricci a WineNews.tv – incuriosito dal fatto che più volte ho sentito il Papa riferirsi al vino non solo pensando al sacrificio di Cristo o alla simbologia cristiana, ma anche al suo aspetto edonistico. Ed è un momento importante di quel percorso che come Fondazione vogliamo portare avanti, per far cambiare, in meglio, il rapporto tra istituzioni di vario genere e livello e il vino stesso”. E chissà che, con l’occasione, la sommellerie mondiale non possa fregiarsi di un sommelier “ad honorem” importante come non mai ..“ Cosa ne pensa?

    • cosa vuole che le dica? Che le selezioni sono sempre soggettive, quella fatta da Franco Ricci, al quale mi dispiace aver causato qualche piccolo dispiacere con questo post e quelli precedenti (ma é intelligente e capirà) e quella fatta, in sogno, da me. Non ho la pretesa di dire che la mia selezione sia migliore e più rappresentativa della sua, che comprende (mi rifaccio sempre a quell’elenco parziale fornito da Wine News) quattro persone – Angelo Gaja, Maurizio Zanella, Carlo Guerrieri Gonzaga, Marco Pallanti che anch’io avevo “convocato” e altri nomi rispettabilissimi. Che rispecchiano un’idea del vino italiano ben conosciuta nel mondo, degna di considerazione, che però non é la mia.
      E complimenti al collega Alessandro Regoli deus ex machina di Wine News che ha potuto pubblicare, oggi, questo elenco e che sarà presente all’udienza. Se lo merita ampiamente. Con quel mondo del vino, che non é il mio, é in piena sintonia, giusto che accompagni produttori a lui cari a quell’incontro. Detto senza alcuna ironia, con il massimo rispetto anche per lui.

  7. intanto complimenti per il suo articolo, scritto con il cuore come tanti suoi articoli. Però le chiedo: ma doveva proprio renderla pubblica la sua rinuncia? Non poteva semplicemente non andare e basta?
    Lei invita tutti al riserbo, trattandosi del Papa, ma lei scrivendo questo post non si contraddice?
    Comunque da sua vecchia lettrice le perdono tutto e, visto che sono credente, mi permetto di dirle che Dio la benedica. Accetta anche se laico?

    • accetto con piacere la sua benedizione anche se laico, grazie! Abbiamo tutti bisogno di un Qualcosa che protegga le nostre vite complicate e illumini i nostri percorsi. Quanto alla contraddizione, sarebbe un discorso lungo che oggi, stremato come sono, non sono in grado di fare. Mi permette di rimandarlo a domani? Grazie per la comprensione

  8. dal suo elenco di visitatori da lei “sognati” e da quello, credo non completo, pubblicato da Wine News, manca un nome a mio avviso significativo, quello di Donatella Cinelli Colombini.
    Dimenticanza voluta la sua? Non crede che anche la Signora avrebbe meritato di essere tra i convocati dal Pontefice?
    grazie per la sua risposta

    • Ha ragione Luca, credo che Donna Donatella, come tanti altri che né sono stati realmente invitati da Ricci né sono stati convocati in sogno da me, meritasse ampiamente una chiamata. Il suo Movimento Turismo del vino ha fatto tanto, e spesso anche bene, per agevolare la diffusione della cultura del vino in Italia.
      A Donatella, con cui non sono particolarmente in confidenza, un po’ più con suo fratello Stefano, mentre sono un ammiratore della loro grande Mamma, Donna Francesca, sia reso onore: a Donatella quel che é di Donatella 🙂

  9. qualcosa mi dice che se l’udienza fosse avvenuta non con Papa Bergoglio, che immagino a lei dichiaratamente di destra non piaccia molto, ma con Karol Wojtyla lei a Roma sarebbe andato anche a piedi e non si sarebbe perso quell’incontro per nessun motivo al mondo, anche a costo di ballare il tuca tuca con il suo “amico” Cotarella e fare cheek to cheek con Vespa.
    Mi sbaglio o sono ben informato?

    • lei é sicuramente ben informato, nel senso che lo sanno anche i sassi che nutro un’ammirazione totale (si può dire? Non lo so, lo dico) per Papa Giovanni Paolo II, che é stato un Papa fondamentale nella storia della Chiesa. Ma l’ammirazione é ancora più grande per l’uomo, per Karol Wojtyla, l’uomo venuto dall’Est, dalla lontana Polonia – una terra che ho imparato ad amare da qualche anno – da un mondo dominato per anni, ma mai domo, da quella grande menzogna e falsa utopia chiamata comunismo. Tutti gli uomini liberi devono qualcosa a quell’uomo speciale che ha contribuito a restituire la libertà ai Paesi dell’Est con il suo esempio, la sua tenacia, il suo carisma, il suo invito reiterato “non abbiate paura”. E se il Muro di Berlino é crollato, se il comunismo si é mostrato con il suo vero volto, disumano e feroce, é molto per merito di quel Papa speciale che é e resterà sempre nel mio cuore come una luce di riferimento, un modello. Sicuramente l’incontro con lui, con Karol, non me lo sarei perso, “per nessun motivo al mondo” come dice bene lei…
      Ma lunga vita e tante energie a Papa Bergoglio, con il rammarico – ma non potevo proprio fare altrimenti – di essermi perso l’incontro, da lontano, con altri 149, con lui…

      • Mi piace molto che si continui a ricordare Papa Giovanni Paolo II. Ero giovane studente, presente a San Pietro il giorno che fu proclamato Papa, ho avuto l’occasione di essere presente un mercoledì, alla consueta udienza, e ho voluto esserci, come tante altre persone, per l’ultimo saluto…
        Di Wojtyla mi rimarrà sempre impresso il ricordo del suo sguardo profondo, intenso, indagatore, ma che sapeva anche aprirsi al sorriso e alla gioia…!

  10. Ha fatto bene, questi incontri istituzionali trovano il tempo che trovano e penso che anche il Papa vi si conceda ma gli piacerebbero altri contesti. Tipo: una bella messa nelle Langhe, spazi permettendo …

    • Papa Wojtyla la montagna l’amava e la viveva (ricordo sue vacanze in Vallée d’Aoste), d’estate camminando e arrivando anche a sciarci… Sono certo che avrebbe amato come me il Barolo. Ma spero che le radici piemontesi di Papa Bergoglio lo portino a non amare solo i Viños de Argentina ma i grandi vini di Langa. Quelli che piacciono a noi, caro Giancarlo… 🙂

  11. Caro direttore, sono un sommelier e sono anche uno che da alcuni anni ha scoperto e vissuto la potenza del dono della fede, un esperienza viva ed entusiasmante di Dio che ha oltremodo abbellito la mia vita; ma al di là delle esperienze personali,evidentemente diverse, circa la fede cristiana, mi permetto di dirle perché andrò domani in Vaticano è con tutto il rispetto, mi creda, vorrei dirle perché dovrebbe venirci anche uno come lei. Posso? Innanzitutto non credo che sui pullman che domattina partiranno dal Rome Cavalieri siano tutti ferventi cattolici; ma credo soprattutto che un omaggio del mondo del vino al Papa ci stia tutto, e sa perché? Perché storicamente manca ancora il riconoscimento pubblico di un dato fondamentale: che se al mondo esiste il grande vino lo dobbiamo alla Chiesa, e non solo perché salvò la viticoltura romana dalla barbarie, ma perché i monaci dal Medioevo in poi fecero viticUltura, scoprirono che un vino può raccontare un territorio e posero dunque le basi per una promozione della qualità del vino direi quasi “umanistica” cioè al di là della mero utilizzo cultuale. Senza la fede cristiana dunque non vi sarebbe grande vino oggi e forse non vi sarebbe nemmeno la degustazione di esso, dato che il primo produttore di grande vino a richiedere una valutazione del suo vino fu proprio Cristo alle nozze di Cana… Come ebbi a scrivere, dunque per un amante del vino l’anticlericalismo è ingratitudine; e ringrazio Franco Ricci per aver pensato Un evento del genere che, ancor più che un giubileo del mondo del vino, assume i contorni di una Giornata del Ringraziamento, che ritengo dunque essere “veramente cosa buona e giusta”. Grazie dell’ attenzione!

    • In questo tempo difficile, tra tanti commenti leggeri e polemici – per primo il mio -, con il mondo in preda a barbari che vogliono costringerci a reagire altrettanto barbaramente, apre il cuore un intervento fiducioso come il suo, che ci ricorda il vino come elemento della nostra cultura, e – per chi crede (beato lui!) – della fede cristiana.
      Buon incontro con Francesco, dunque.

  12. Devo essere sincero, non la capisco. Anzi, ad essere ancora più sinceri, in realtà la capisco eccome!

    Continuate ad alimentare una spaccature romantica della visione del mondo del vino. Esiste una nuova corrente di pensiero nel mondo del vino, secondo cui il vino fatto con tecnica e modernità non sia vino. Esiste una sempre più importante quantità di persone di questo mondo, che continua a nominare inutilmente i vignaioli.

    Chi sono i vignaioli, caro Zilliani? O per meglio dire, fino a quando si è vignaioli e quando, invece, si cresce al punto tale di non essere più considerati tali?

    L’ipocrisia che si cela dietro questo modo di essere, è a dir poco imbarazzante. Troppi produttori nascondono la loro voglia di successo, e di vendite, dietro l’amore per la mera concretizzazione di un prodotto di madre natura perchè “fa figo” o perchè la gente cerca “il vino buono”.

    Qual è il vino buono, quello fatto con le nude mani da vecchietto di 80 anni che, tra un callo e l’altro, pressa le uve a pugno chiuso e avvia la fermentazione con i lieviti indigeni che si trovano nelle 4 dite di polvere sopra lo scaffale accanto alla vasca? Davvero Zilliani?

    Annulliamo quindi ogni progresso tecnico, ogni evoluzione della conoscenza e dello studio del mondo del vino, per la romantica visione di quegli uomini e quelle donne che si spaccano la schiena in terra dalla mattina alle 5 alle sera alle 9? Lo capisco, è qualcosa che scalda il cuore, in tanti casi vi è anche molta conoscenza e tanti prodotti meritano il plauso e la lode dovuta, ma non basta il romanticismo e “l’artigianalità” per legittimare un comparto.

    Questo mondo, se dovesse averlo dimenticato, muove qualche decina di migliaia di posti di lavoro, qualche miliardo di fatturato e qualcosa come la più viva rappresentazione dell’export italiano su scala mondiale e secondo lei tutto questo su cosa dovrebbe sostenersi, sulle forti spalle di alcuni romantici produttori che, in lacrime davanti ad un germoglio, ringraziano il Signore coprendosi il viso della terra raccolta con le loro ruvide mani?

    Per favore smettiamola. Smettiamola di comportarci sempre e costantemente da italioti, sempre da persone che vivono ogni maledetto (o benedetto) settore produttivo nazionale come la vergogna di una nazione, perchè ” io conosco un tipo che fa il vino vero! non quella roba finta che fanno i cotarelliani”.

    Lei, come tutti gli altri giornalisti che di questo mondo scrivono, ha il dovere morale di supportare un comparto così come oggi è diventato, perchè gente come Gaja e come tanti grandi produttori che oggi hanno dimensioni importanti, sono stati e sono tutt’ora vignaioli. Anche costoro hanno iniziato dalla terra, ma non si sono fermati alle poesie romantiche, no, hanno costruito qualcosa di grande, senza vergognarsi di una parola di cui tutti, lei per primo, hanno paura, il BUSINESS.

    Per questo motivo, Franco Ricci, resterà sempre una spanna sopra molti grandi filosofi della fava, perchè è persona schietta e sincera, che se ne “frega” di tanti pippe mentali e vive il mondo del vino per quello che in realtà è, una splendida realtà italiana, fatta di grandi imprenditori e con un outlook di crescita ed espansione da far paura a tanti comparti più blasonati.

    Resta solo una scelta, farne parte, oppure no, evitando accuratamente di farcisi belli con articoli autocelebrativi, dove la pippa di 20 minuti sui grandi dubbi ampletici se la poteva risparmiare, La sua è una scelta di squadra, sta decidendo di andare con la parte anticonformista del mondo del vino, con quella parte di inteligHenzia enoica che oggi fa tanto radical chic ma che, a ben guardare su diversi social, in fondo non la tieni più di tanto in considerazione.

    Cordialmente.

    • ci avrei messo i miei “gioielli di famiglia” che qualcuno sarebbe arrivato a farmi un discorsetto simile sputando sui vignaioli e la loro poesia polverosa per richiamarmi al realismo rappresentato, come scrive, da “grandi imprenditori e con un outlook di crescita ed espansione da far paura a tanti comparti più blasonati”.
      Prima di rispondere due annotazioni. Questa sua osservazione, “la pippa di 20 minuti sui grandi dubbi ampletici se la poteva risparmiare” lei se la può infilare dove le fa più comodo, ma bene in fondo, che non esca. E le pippe, mentali e non (io ho una donna che amo con cui faccio l’amore, lei credo sia fermo al sentirne parlare) se le fa lei.
      Detto questo le ricordo che la spaccatura esiste, ma non é romantica ma reale, ed é una spaccatura non solo “filosofica” ma di qualità del prodotto, di capacità di raccontarne le origini, che i vini dei vignaioli hanno ed i vini delle Grandi Aziende del Vino care al mio buon amico Ricci non hanno e non avranno mai. Anche se molte di loro ora hanno scoperto o dicono di aver scoperto la via del bio sulla strada del business, tanto per provare a rifarsi una verginità ampiamente perduta. Io, come Veronelli, proprio come il Maestro, che sul finire del suo percorso ho spesso criticato, aspramente, venendone ripagato con pari moneta (la mia ex moglie non ha mai venduto barrique o barbatelle e nemmeno organizzato road show di aziende premiate dalla guida diretta dal consorte), preferiamo la poesia al suono prosaico del business applicato ad un’imitazione della terra.
      Quanto alla mia scelta di campo, non è, come dice “una scelta di squadra, sta decidendo di andare con la parte anticonformista del mondo del vino”, ma una scelta totalmente individuale e individualista, perché io sono un anarchico conservatore, di destra, che preferisce agire da battitore libero, collaborando di volta in volta con associazioni ed editori vari, ma non indosso nessuna maglietta, se non quella, mia seconda pelle, del FRANCO TIRATORE.
      E un franco tiratore che ci faceva con Cotarella, Vespa, Albano Carrisi (che canta anche bene ed é simpatico, però i vini buoni non sa nemmeno cosa siano) con i Ceci, i Caprai, i Moretti Polegato ed i Planeta? Niente di niente. Io sto, da dio, con i miei Rinaldi, Grai, Mascarello, Soldera, Paolo Galli, ma anche con grandi imprenditori ILLUMINATI quali Mastroberardino e Librandi. E mi godo, grazie alla loro frequentazione, grandi vini che mi raccontano storie vere, non di plastica…

      • Giocarsi i gioielli di famiglia sul sicuro, solo perchè si è consapevoli di averla scritto un pistolotto con cui possono complimentarsi solo gli sprovveduti, non la rende fine conoscitore dell’umana essenza, ma semplicemente persona consapevole.
        Premesso ogni mio indigesto posizionamento di cotanta autocelebrazione “internettiana”, devo ammettere che tale scritto ha affinità con il suo invito a dove infilarlo, se non per luoghi, di certo per materia e ancora più la gretta ed infantile precisazione sulla parola “pippe”, aiuta sempre più a comprendere quanto abbia colto nel segno. Facile, fin troppo, per cui non me ne bullo in alcun modo, anzi, quasi me ne dispiaccio.
        Ancora più mi dispiaccio del fatto che una persona che ha la presunzione di ritenersi, se non conoscitore, almeno appassionato, definisca vini che raccontano storie di plastica una buona parte di rispettabilissimi produttori che, diversamente da quanto lei dichiara, producono vini che raccontano un territorio, si identificano e si fanno riconoscere. Posso comprendere la rabbia nel vedere che persone come Bruno Vespa, Massimo D’Alema o chi per loro, passino da storie di successi in altri campi, ad un territorio che consideriamo “nostro”, intoccabile, in cui non potranno mai riuscire perchè non hanno il romanticismo, la connessione con la terra, la passione per la parte più vera, intima e selvaggia di questo mondo, ma le devo ahimè ricordare che conta quello che c’è nel bicchiere. E quante volte dalle analisi di laboratorio riscontriamo convenzionaloni essere più puliti di tanti Bio. Quante volte la menata della contaminazione per prossimità ha salvato facciate di tanti naturaloni che in realtà hanno solo vestito i loro vini di questo fenomeno di marketing che è il bio, il naturale, il romantico, il vignaiolo con la fusciacca al collo che a stento parla l’italiano e che non capisce di prezzi, di mercato e di azienda, ma produce un vino della madonna.
        Palle, di piccola, media e grande dimensione, ma sostanzialmente palle che lei continua ad avere la faccia di promuovere come fossero verità assolute.
        Gente come Cotarella andrebbe ringraziata, perchè porta l’Italia ad avere una posizione di rilievo a livello mondiale perchè viene chiamato a far consulenze in Francia, dove tante altre persone (l’eleganza di non fare sempre nomi, prende nota?) sono considerate dei signor nessuno.
        Vede Zilliani, diciamocela anche tutta, tanti vini che lei nomina, non raccontano poi tutto questo territorio, nè questa storia e non sono neanche l’espressione di chissà quale grande ricerca, reinterpretazione o innovazione enoica. Sono semplicemente buoni vini, ben fatti, corretti, vini che lei chiamerebbe, riferito a terzi, di plastica. Dove sarebbe la verità, nella nota perfettamente riconoscibile di un sentore terziario perduto da quando l’uso dei lieviti selezionati ha, a suo certo pensare, annientato un’identita vinicola di un territorio?
        Ma non faceva prima ad andare a salutare un grande uomo come Francesco e rendere questa giornata più carina anche per lei, piuttosto che cercare maldestamente di prendere le distanze da un mondo pur rimanendo non accettato da un altro? Devo ammetterlo, torno alla prima frase del mio precedente commento. Non la capisco e dal tono della sua risposta ne deduco che un “VIVADDIO” sia quanto mai appropriato.

        Cordialmente.

        • mi saluti tanto il suo amicone Riccardo Cotarella e dica a Ricci di proporre a Papa Francesco di farlo Santo subito… Di che cosa, preferisco non dirlo…
          p.s.
          in altro momento una discussione sulla panzana che spara: ovvero che non corrisponda a verità che “l’uso dei lieviti selezionati ha, a suo certo pensare, annientato un’identita vinicola di un territorio”…
          pax et bonum…

          • Suvvia, sappiamo entrambi cosa comporta l’uso dei lieviti selezionati e come anche un uso coscienzioso non stravolga l’essenza di un vino. Posso utilizzare lieviti selezionati del medesimo vitigno, mica devo per forza inoculare lieviti di Borgogna! Come ogni cosa, se si usa il cervello, non si fa del male.
            Ciò detto rimando volentieri la questione e nel mentre mi tengo stretto il “mio amicone” Cotarella, persona molto più schietta e verace dei discorsi di cui sopra.

            Cordialmente

          • glielo lascio tutto il suo amico, anzi me lo saluti, visto che domani non avrò il “piacere” di incontrarlo… Deo gratias!

      • Ma ancora con questa favoletta dei vignaioli, che fanno il vino con le mani, che c’è la terra battuta, che la tecnologia non sanno cos’è?
        Ci sono aziende piccole e grandi aziende, con ovvie diverse organizzazioni e con altrettanto diversi numeri.
        Poi ci sono le aziende agricole di quelli che le hanno messe su come simbolo del loro successo, o per passione. Il succitato Albano, ma anche Sting, e poi Depardieu, e poi D’Alema, e poi Vespa (e chissà quanti altri). Che non c’entrano né con i grandi né con i piccoli, magari attraendo i teledipendenti con la loro popolarità.
        Il “vino del contadino”, come il vecchietto delle uova e dei formaggi appartiene agli anni settanta.
        Poi ci sono quelli che fanno il vino buono e quelli che no.

  13. fratello Franco sono appena tornato dal mio viaggio apostolico nelle Filippine, che è stato lungo e faticoso anche se bellissimo.
    E sono molto contento di potermi rilassare un pochito domani mattina ricevendo 150 persone del mundo del vino italiano che un buon cristiano come Franco Ricci ha fortemente voluto fossero ricevute da me. Che amo il buon vino e lo bevo come può fare un Papa…
    I miei collaboratori mi hanno detto del tuo articolo Franco (ma tu sei Franco o Francesco e si es Francesco porque te firmi Franco?) e ho voluto leggerlo.
    Ho molto apprezzato la tua franchezza e capisco i motivi che ti hanno spinto a questa rinuncia ad incontrarmi. Tu dici che sei laico, ma io vedo nelle tue parole una ricerca di spiritualità che ti onora e fa capire che sei un uomo con dei forti valori dentro. Mi spiace non poterti salutare y darti un fuerte abrazo domani e credo che tu, che sei uno coerente e tutto d’un pezzo, avresti potuto dimenticare che nel gruppo delle persone del vino portate da Ricci c’erano persone che non ti stavano molto simpatiche. Tu andavi ad incontrare e abbracciare il servo di Cristo in terra non un enologo o un produttore i cui vini no te gustano…
    Ti perdono por tu “grande rifiuto” e ti mando, sperando di poterti un giorno conoscere, le strade del Signore ed i suoi disegni sono infiniti e imprevedibili, un grande abbraccio e la mia benedizione che domani impartirò ai tuoi amici y colleghi.
    Che Dio ti benedica Franco e continua ad essere sincero e fedele alla tua anima ed amare attraverso i prodotti della terra, i vini che tu tanto ami, Dio…
    Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco

    • io dico che se é uno scherzo, come credo, é uno scherzo ben fatto e complimenti a chi l’ha congegnato.
      Se non fosse uno scherzo ed il mio interlocutore fosse davvero la persona che si firma in quel modo, non potrei che inginocchiarmi e proclamare un “domine non sum dignus” e ringraziare Francesco e io Francesco di nascita sono anche se ho preferito sempre firmarmi Franco, per aver degnato di attenzione questo blog.
      Ad un Papa, se é davvero Papa Bergoglio a scrivermi, non si risponde ma ci si inchina, chiedendo perdono per la mancanza di umiltà della mia decisione. Ma uomo sono ed errare humanum est… e conto sull’indulgenza del grande uomo che viene dall’Argentina ma é di origine piemontese. La terra dei vini che più amo…

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