Garantito… da me! Venezia Giulia IGP Pinot grigio Grigio in grigio 2006 Bressan


Innanzitutto un solenne mea culpa (ma à la Céline), con tanto di capo cosparso di cenere e volto rivolto verso il basso. Che fine ha fatto mai la mia solenne promessa, figlia di una solenne incazzatura dopo la stupidissima idea (ché tale la considero anche ora) di boicottare i vini del mio amico Fulvio Bressan dopo una sua improvvida uscita su un ex ministro del governo Letta di cui abbiamo fortunatamente perduto traccia e di cui nessuno rimpiange l’assenza?

Dopo i due post scritti di slancio, con il cuore (e le ba..e girate) dedicati al Carat e al Verduzzo friulano di Fulvio (e della sua bellissima moglie Jelena), dopo le bacchettate ad un finto ingenuo curatore della guida di Slow wine e dopo una voluta provocazione, perché a me provocare piace, nutre e diverte, non ho colpevolmente proseguito, una volta arrivato il 2014, nell’intento che mi ero prefisso di riportare al centro del dibattito la qualità, indiscutibile, dei vini di quel simpatico, adorabile “bestione” furlan, qualsiasi cosa lui avesse pensato di dichiarare, di scrivere e proclamare.

Non cerco giustificazioni, anche se per lunga parte il 2014, annus abbastanza horribilis, è stato per me un anno di letargo e di sospensione, di ripensamento, come direbbe Guccini, “sugli anni e sull’età”. Ma voltata pagina e intrapreso con grande curiosità ed energia, nonostante qualche residuo scetticismo, il cammino dell’anno novello, ho voluto ricordarmi delle antiche promesse e riprendere a dare a Fulvio quello che è di Fulvio.
FulvioBressan

Ovvero ricordare che per me può dire quello che vuole – persino che Berlusconi è stato uno Statista e pensava davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che Renzi rappresenta davvero il Nuovo che avanza – ma la cosa importante è che continui a pensare, vivere e produrre vini come quelli che, nonostante le buriane, ha continuato, tempo e stagioni permettendo, a tirar fuori da vigna e cantina.

E così ieri, sottraendola dalla cantina dove ha riposato silenziosa qualche tempo, complice un minestrone di verdure fresche che mi sono preparato, e lo stimolo fornito da una notizia che devo verificare, ovvero che in Friuli Venezia Giulia oggi siano piantati più ettari di Glera (ho detto Glera, alias Prosecco) che di Pinot grigio, mi sono stappato – e goduto – l’idea personalissima di Pinot grigio, o meglio di Venezia Giulia IGP Pinot grigio, denominata Grigio in grigio, che quel “sacramento” di Bressan ha tirato fuori dal cappello del mago da uve dell’annata 2006.
Grigioingrigio2006

Un vino, lo dico subito, che mi ha lasciato senza parole, cui attribuirei, se dovessi usare il sistema di valutazioni dei vini che uso, ma senza prenderlo troppo sul serio o dargli particolare importanza, su Lemillebolleblog, otterrebbe il punteggio massimo delle 5 stelle e un 9,5 se dovessi scriverne e giudicarlo su Il cucchiaio d’argento.

La cronaca dice che trattasi di vino ottenuto da un vigneto di meno di un ettaro e mezzo posto in località Corona, frazione del Comune di Mariano del Friuli nel goriziano, piantato nel 1990 a guyot unilaterale su terreni “a scheletro prevalente, con forte presenza di sesquiossidi di ferro”.

Queste “caratteristiche pedologiche, associate alla scarsa dotazione in sostanza organica ed in elementi nutritivi, induce nella vite uno sviluppo vegeto – produttivo estremamente moderato, con positive ripercussioni sui componenti macro e micro compositivi dell’uva e del vino”.
BressanGrigioinGrigio

Per i fan delle caratteristiche agronomiche dirò che il sesto d’impianto è di 2,70 x 0,80 m, 4630 i ceppi ettaro, l’esposizione a sud, con filari orientati a nord – ovest / sud. Terreno senza concimazione posto nell’area della Doc Isonzo del Friuli. La resa per ceppo è di 900 grammi e di 42 quintali per ettaro. Raccolta delle uve a mano, a maturazione fisiologica delle stesse, diraspatura delle uve, pressatura soffice, decantazione a freddo del mosto ed eliminazione totale di tutta la parte decantata.

Travasato solo il fiore del mosto, si passa alla fermentazione a temperatura controllata (19 – 21°C) mediante refrigerazione, per circa 20 / 25 giorni, con prosecuzione dell’attività fermentativa lenta ”(sui lieviti)” in recipienti di acciaio inox ed affinamento per almeno 12 – 15 mesi. Segue un lungo e meditato riposo di circa 6 anni in botti di ciliegio selvatico. Avete capito bene, ciliegio e selvatico. In azienda si stanno recuperando anche altri legni della tradizione locale, con risultati sorprendenti. Quindi imbottigliamento e riposo di un annetto prima della commercializzazione.

I miei amici Bressan (la foto, d’autore, é di Mauro Fermariello), ripeto, i miei amici (ai multos inimicos honorem multum) consigliano questo vino come aperitivo e lo giudicano adatto su tutta la gamma degli antipasti magri, delle minestre asciutte e in brodo, degli agnolotti ripieni di verdure, dei piatti a base di uova, di pesce e di crostacei.
FulvioJelenaBressan

Io dopo essermi fatto la bocca con un tagliere di formaggi, di capra, vaccini, stagionati e semi stagionati e averlo trovato perfettamente adatto, l’ho abbinato, fregandomene se fosse “sommelierescamente corretto” o meno, ad un minestrone di verdure fresche che avevo meticolosamente curato (nelle vite da neo-single si impara a fare anche questo e talvolta ci si diverte anche…), e la sera ad un piatto di gnocchi con ragù di carne (non fatto da me, ça va sans dire…).

Su tutto questo il Grigio in grigio classe 2006 – badate bene, ad inizio 2015 ho stappato e goduto un Pinot grigio, non un Barolo o un Brunello di otto anni abbondanti – ha fatto un figurone, ha retto la prova, rilanciato, mostrato due attributi saldi grandi così…

Un vino dallo stile particolare, altrimenti non sarebbe un vino firmato Fulvio Bressan, che penso potrebbe essere particolarmente apprezzato da sapienti palati di formazione francese, ad esempio da persone che amano i Vins du Jura, e non solo i vins jaunes, ma i particolarissimi bianchi prodotti in quella terra, e che ti spiazza, ti lascia lì senza parole, stupefatto e quasi incredulo, già dal colore. Un qualcosa di difficilmente definibile, tanto più nel bicchiere, specialissimo e unico, nel quale ho voluto testare il vino, il calice Meraviglia messo a punto da quel geniaccio di un Donato Lanati, una “robe” che non ti aspetteresti mai da un Pinot grigio.
MastriVinaiBressan

Non la tinta che vira sul buccia di cipolla ramata di taluni vini friulani o trentini, ma un colore particolarissimo che ricorda più un rosato che un bianco, un melograno pallido, un succhino di ciliegia brillante e luminosissimo, splendente, da lasciarti lì un sacco di tempo, come un eno-pirla, a rimirarne l’unicità, il carattere quasi irreale e magico.

Ma che dire del naso, se non provare a definirlo, vado per tentativi perché questo vino è riuscito ad annientare e mettere fuori gioco la mia capacità trentennale di linguaggio e di racconto, naso composito, profondo, complesso, indefinibile, con la dolcezza succosa di un frutto ineffabile e misterioso, tutto note selvatiche, di bacche e terra, di fieno di montagna secco, con la freschezza, il sale, la petrosità di un vino antico e bambino! Giovane e saggio, che richiama la noce, il mallo di noce in particolare, le marasche, il mirtillo, con qualcosa che evoca la buccia di agrumi, ma candita.

La bocca è piena succosa, avvolgente, ben secca e asciutta eppure calda e di gran corpo, con la vinosità bambina di una spremuta di uva, il calore di una stoffa leggermente ruvida e tannica che riscalda, ma con una finezza e un equilibrio rari.
Tramonti

E incredibile, nel suo sviluppo, la cifra aromatica, il modo tutto unico di “parlarti” Pinot grigio e Isonzo e tramonti ad est come direbbe Elisa, e il raccontarti una storia mai ascoltata prima e affascinante. E poi il suo proporsi in bocca con una dolcezza schietta e senza compiacimenti, con una polposità, un frutto carnoso e goloso, una suadenza scabra ed essenziale (“siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine“…), una larghezza e un calore sul palato eppure una profondità, una persistenza, una stoffa da rosso che mi hanno fatto letteralmente impazzire. Una ricchezza di sapore quasi ferrosa, con densità da tagliare con il coltello, eppure freschezza equilibrio e armonia a volontà, da berne a secchiate.

Che razza di vino sia non saprei dirlo, ma so che è grande e che mi tolgo tanto di cappello dinnanzi a lui. E so anche, bevendo vini come questi, che l’idea di boicottarli, perché Bressan è brutto, sporco e cattivo (e, ma diciamola ‘sta parola impronunciabile: fascista – se facesse apologia di comunismo e stalinismo sarebbe invece un bijoux…) è talmente assurda da apparire non solo ridicola, ma insensata e “capresca”. La grandezza, se la si percepisce, se si coglie il suo sussurro, non la si può di certo boicottare: ci si inchina davanti a lei, in reverente silenzio…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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31 pensieri su “Garantito… da me! Venezia Giulia IGP Pinot grigio Grigio in grigio 2006 Bressan

  1. Buono, buonissimo. Come se l’avessi bevuto (su una terrine o con formaggi stagionati). (Sarà che la mia nonna materna dal Jura proprio veniva). Ed è con questi vini rari che abbiamo bisogno di far conoscenza … E nella foto, la moglie pare proteggerlo … Un vino affettuoso, dunque?

  2. Finalmente. Fulvio è un grande enologo -vignaiolo così come il padre Nereo e la mamma paolina. Che tristezza in quei giorni quando tutti lo mettevano alla gogna.E quelli di slow wine. Ipocrisia allo stato puro.Non ho comprato la guida per questo. Sono amico di famiglia orgoglioso di esserlo.Queste persone,oltre che essere antesignaNi del vino pulito, sono dei grandissimi lavoratori (come io non saprei essere )e fanno dei vini meravigliosi. Tutti e non solo il grigio in grigio.
    Bravo Frankie.

    • che strano… questa volta lo zakk non ha avuto niente da dire sul mio articolo… Domani (oggi) nevicheranno viole…

      • macchè strano: soltanto è che lei pensa io sia prevenuto nei suoi confronti e pure in quelli della franciacorta mentre invece seguo solo il mio palato che è libero e discretamente capace e incapace di farmi dire cose che non penso

  3. Grande vino indubbiamente… Ma per me può berselo tutto lui. Ci sono cose nella vita a cui si può rinunciare. Qui non si tratta di fascismo o politically correct, termine che mi fa venire l’orticaria. Si tratta di stupidità, ottusità e ignoranza, reiterate e spacciate per libertà di pensiero. Non mi interessano le campagne di boicottaggio: ma io, per libera scelta, non darò mai un euro al signor Bressan. Che continui a comprarsi i pick-up con la scritta “boia chi molla” con i soldi di qualcun altro, tanto non gli mancheranno.

    • mi aspettavo, era nel novero delle possibilità, un commento come questo. Che, ovviamente, non condivido, altrimenti non avrei scritto – ed in quel modo – del vino, e dei vini di Fulvio Bressan. Che resta ed é mio amico, e della cui amicizia mi onoro.
      Ma é un commento, negativo, filo “boicottaggio”, almeno da parte sua, espresso in maniera civile e ferma. Senza insulti. E per questo, anche se diverso parare, lo rispetto.

  4. oggi grazie alla festività ho potuto leggere questo articolo che mi hanno segnalato ieri. Posso dirle che mi stupisce non il tono, che mi sembra ispirato e dettato da una forte simpatia (anche politica?) per il produttore e da un innamoramento per il suo Pinot grigio, ma il fatto che i commenti siano stati pochissimi?
    Mi viene da pensare che da lei Ziliani molti lettori vogliano le polemiche, le guasconerie, gli attacchi talvolta forsennati e non che parli di vino – e dire che dovrebbe aver imparato qualcosa in trentanni…- raccontandolo come ha fatto in maniera suggestiva ieri.
    Cosa ne dice?

    • Pietro, il suo commento meriterebbe non una semplice risposta, ma un apposito post.
      Lo vedo anch’io, non sono cieco, che gli articoli dove parlo, non uso la parola “recensisco” che riservo ai libri, di un vino e lo racconto, ottengono meno commenti. Ma non meno visite, perché ieri Vino al vino, con quel post, ha fatto, e qualcuno non se ne abbia a male, un botto di visite.
      Segno che se anche molti vedono in me e pretendono il “franco tiratore” d’antan (che c’é sempre e non é cambiato e non ha abiurato di certo: “chi rinnega é un rinnegato” diceva un grande italiano) altrettanti apprezzano, anche se non commentano, il mio modo di “cantare” un vino, di raccontarlo. Soprattutto quando mi ispira come il grande Grigio in Grigio 2006 di Bressan 🙂

  5. ma non si vergogna di aver scritto in stile fascista, tronfio e violento, e pubblicato l’apologia di un vino di un tale che non ha nessun problema a definirsi fascista e che dà ampia prova di razzismo?
    Lei se la prende spesso con noi compagni di sinistra non pentiti, non renziani, definendoci “compagni che sbagliano”. E lei che cosa è se non un “camerata che sbaglia”?
    allucinante!

    • compagno, non mi vergogno affatto e rivendico la mia piena libertà di scrivere, come ca..o voglio, anche dei vini di Bressan, che considero un amico. E con il quale sono in sintonia, perché non mi fermo alle sue rodomontate, ma conosco l’uomo, la sua profondità, la sua umanità, il suo rifiuto totale di omologarsi e fare vini conformisti e di regime.
      Quanto alla sua definizione di “camerata che sbaglia”, é così gentile da spiegarmi in che cosa consisterebbe il mio errore?
      Mi stia bene cumpa’

  6. ho la netta impressione che lei nel vino di Bressan, che ho assaggiato e ho trovato tutt’altro che irresistibile, abbia voluto trovarci quello che le faceva comodo trovare. Per fare un articolo ad effetto, sicuramente ben scritto, lei con la penna ci sa fare, incantatore di serpenti (=lettori) ma un articolo che forza la realtà. Ovvero che quel vino non è certo come lei, fantasmagoricamente, lo dipinge

    • non bastava l’accusa (che non mi fa né caldo né freddo, anzi…) di essere eno-fascista come Bressan. Ora arriva la teoria di una celebrazione del vino decisa e programmata a tavolino. Anzi, basata su presupposti falsi. Sulla consapevolezza che quel vino non é buono come l’ho dipinto (ma che buono: strepitoso) ma che mi faceva comodo descriverlo come tale.
      Una sorta di “marchetta” pro-Bressan fatta non si sa per quali misteriosi motivi, per quale “demoplutocratica” e massonica congiura.
      Le do un consiglio: domani veda di prenotare con urgenza una visita psichiatrica, perché ne ha assolutamente bisogno.
      P.S.
      Fulvio (Bressan): quando mi spedisci il salame di tuo padre che abbiamo convenuto come mercede per la “marchetta”? Guarda che se non mi arriva racconto che é stata tutta una montatura…

  7. Premetto che quando assaggiai per la prima volta “grigio in grigio”,con davanti Fulvio mi vennero le lacrime, perché sapevo quanto amore si trovava dietro quel vino e poi perché lo trovai e lo trovo strepitoso….noto però che il suo blog pullula di lettori idioti,per giunta o pertanto comunisti,che,se lei avesse parlato di uno dei tanti vini,magari anche buoni,creati da comunisti integrali, magari stalinisti o maoisti,che certo per le decine di milioni di assassinii perpetrati fanno sembrare il duce un santo,non avrebbero battuto ciglio…..lo mettessero il nome questi tali, invece di firmarsi con nomi ancor più idioti del pensiero che vomitano.

  8. caro Valter, lei vuole tirarsi dietro (e automaticamente tirarle su di me che ospito la sua esternazione) le maledizioni di larga parte dell’ipocrita mondo del vino, nonché dell’informazione sul vino italiana? I miei blog hanno tanti tipi di lettori (mica posso selezionarli e chiedere loro preventivamente per chi votino o come la pensino su Renzi, Alfano, Berlusconi o fini – rigorosamente con la minuscola, tanto minuscolo é il tizio… ). Ce ne sono, giudico dai loro commenti, da quello che scrivono, di intelligenti, di acuti, persone che vorresti veramente conoscere… di persona e non solo per via telematica, e ce ne sono di idioti. Gente che se la incontrassi davvero la manderei simpaticamente affa…
    La logica dei blog é questa, é la logica di Internet.
    Io ho chiaramente le mie idee e che non sia di sinistra e non sarò MAI juventino lo sanno anche i sassi, ma non posso e non voglio fare un wine blog militante che scriva solo dei produttori che non si vergognano di essere di destra. Finirei gli argomenti in poco tempo, anche se gente di destra nel mondo del vino, che magari non si dichiara tale temendo stupidi boicottaggi commerciali o da parte di una stampa asservita al potere – che é dalla parte della sinistra vecchia e nuova alleata alle banche – non manca.
    Ma non voglio farlo perché a me interessa parlare delle persone e dei vini. E quando assaggio, checché ne dica qualche imbecille (ma chiamiamolo con il suo nome!) non mi chiedo quali idee politiche abbia il produttore. Giudico il vino, la sua verità, la capacità di emozionarmi e poi se ho l’occasione di conoscere il produttore giudico l’uomo (e la donna) che producono i vini.
    Ho molti “amici” produttori di sinistra, o sicuramente non di destra. E mi onoro di fare il nome, mi alzo in piedi, di Beppe Rinaldi, su tutti.
    E mi onoro di essere stato amico di vignaioli sicuramente di sinistra come Gianni Brunelli a Montalcino, di Baldo Cappellano e Bartolo Mascarello a Barolo. Persone che non ci sono più e mi mancano tanto e hanno regalato al mio strano lavoro di cronista del vino il senso dell’amicizia ed il suo calore.
    Bartolo, che sapeva che non ero di sinistra, amava dire che avevo fatto più io per il Barolo tradizionale di tutta Slow Food. E questo mi riempie il cuore. E mi fa dire un robusto me ne frego a coloro che hanno pensato di attaccarmi politicamente perché ho scritto del politicamente scorretto Bressan…
    Di avere nemici come quelli ho solo un grande e profondo onore…

  9. Non vale nemmeno la pena di rispondere a un (…. aggettivo “censurato” da Ziliani n.d.r.) come questo Valter Ferrero. Non si tratta di essere di destra o di sinistra, si tratta semplicemente di essere dei poveracci. Bressan ha scritto “hei sporca scimmia negra” e lei stesso, Ziliani, ha ammesso che ha sbagliato. Lasciamo perdere Stalin, o il duce, che non c’entrano nulla. Ho amici fascisti intelligenti. Conosco un sacco di gente di sinistra stupida. È nell’ordine delle cose. Ci si può confrontare anche ruvidamente, ma con rispetto. Chi giustifica, o applaude, Bressan per quello che ha scritto è un razzista imbecille. Chi, nonostante tutto, lo ha criticato ma continua a stimarlo, come lei, è un suo amico e va rispettato. Sono posizioni profondamente diverse.

    • questo é un commento che ha una sua ragion d’essere, tranne l’insulto gratuito che ho deciso di tagliare, e una sua dignità.
      Sono d’accordo con lei, la stupidità non ha colore politico. Come l’amicizia

  10. perché mesta nel torbido e mi chiama “cumpà” come se fossi napoletano o meridionale?
    sono milanese come lei e trovo disgustosa, come la trovarono i miei amici di Slow wine
    http://www.vinoalvino.org/blog/2013/08/il-caso-bressan-il-boicottaggio-dei-suoi-vini-e-la-risposta-piu-stupida.html la sua difesa dell’indifendibile Bressan.
    Ma lei non lo capisce, come non lo capì all’epoca attaccando Gariglio
    http://www.vinoalvino.org/blog/2013/12/un-giovane-curatore-di-slowine-getta-la-maschera-e-mente-sapendo-di-mentire.html

  11. Ma perchè un vino fatto da una persona che ha espresso frasi discutibili dovrebbe essere per forza mediocre?
    Io le idee di Fulvio Bressan non le condivido, ma il giudizio sul vino prescinde dalle idee politiche, dalle frasi volgari, dagli insulti.
    Quindi a tutti quelli ch storcono il naso un consiglio: trombate di più, menatevela di meno

  12. Il male dell’Italia è giudicare in base ad antipatie o simpatie politiche senza entrare nel merito dell’operato di ciascuno.
    Così come un giornalista di calcio giudica il calciatore per il suo rendimento sul campo e non se è fascista o comunista (definizione che oramai sopravvive solo per poveri brontosauri, basta guardare quello che è successo oggi in Francia per capire cosa sia il mondo oggi), lo stesso deve fare un critico del vino che deve esclusivamente giudicare il prodotto finale.
    Onore al sig. Ziliani che, oltre che eccellente degustatore, dimostra di essere un serio professionista, mi si permetta di dire, con le palle

  13. Bressan ha sbagliato e ha chiesto scusa. Direi che si può proseguire e parlare dei suoi vini e sfido chiunque a dire che non sono straordinari. Se poi da un produttore qualcuno esige la patente di politically correct, con Bressan si è pescato il produttore sbagliato. E pure il blog sbagliato. Io spero che entrambi continuino ad essere presenti a lungo.

  14. ieri l’attentato a Parigi alla redazione di Charlie Hebdo ha fatto conoscere una moderna espressione di quel fascismo che il suo amico Bressan e lei difendete e rivendicate. E’ inutile che vi arrampichiate sui vetri, siete dei razzisti, anche se lui, Bressan, magari produce ottimi vini e lei sa descriverli molto bene.
    Dovreste riflettere su quello che é successo oggi e su a cosa porta quel razzismo che non prendete sul serio e non capite quanto sia pericoloso

  15. cosa vuole che le dica Antonio, ha ragione sono, siamo, Fulvìo Bressan ed io, dannatamente razzisti. Ma razzisti convinti. Però in questo senso. Provi a leggere e vediamo se arriva a capire…

  16. Condivido il razzismo nella forma espressa da Ziliani (con il quale condivido anche altre idee). Per il resto ben vengano i vini di Bressan e di altri produttori che ci sanno fare, indipendentemente da tutto ciò che pensano e dicono fuori dalla cantina. E ben vengano anche tutti quelli che sanno farli conoscere.
    Buon vino

  17. Uno puo anche essere fieramente italiano, amare i pizzoccheri, il barolo e lucio dalla, e allo stesso tempo considerare un emerito imbecille uno che definisce sporca scimmia negra un essere umano, no?

    • certo che può, ma definendo come ha fatto Bressan lei si qualifica com’é e non mi appare di certo migliore di lui. Che ha il vantaggio, rispetto a lei, di produrre grandi vini ed essere mio AMICO. Lei non potrebbe esserlo MAI
      auf wiedersehen…

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