Laurent Fabius uomo dell’anno della Revue du vin de France

Fabius-RVF
“Il faut être fier du vin”, dice un politico degno di questo nome

Ora lo scrivo un po’ di corsa, ma prometto di sviluppare più ampiamente il discorso domani. Io che sono “francisant” da sempre e che adoro la langue française, la littérature française, la cuisine française e soprattutto les vins de France (soprattutto uno inimitabile e unico, le Champagne) non posso che complimentarmi con il mio collega Denis Saverot, directeur de la rédaction de La RVF, La Revue du vin de France, la più celebre rivista di vino di Francia, per la decisione di nominare Laurent Fabius, ministro degli Esteri e dello Sviluppo internazionale del governo francese, homme de l’année 2015.

Primo ministro dal 24 luglio 1984 al 20 marzo 1986, Fabius ha ricevuto questo Premio, consegnato l’8 gennaio scorso à l’hôtel Bristol in una Parigi sconvolta dal folle gesto di un commando di terroristi islamici, di fondamentalisti islamici che hanno “giustiziato” a sangue freddo vignettisti e giornalisti del settimanale satirico Charlie Hebdo causando 12 morti, caduti per la libertà di opinione e di espressione, per delle motivazioni precise, ben espresse da Saverot in questo testo che potete leggere qui
Saverot

Testo che recita testualmente: “Il y a 25 ans que notre pays vit une sorte de schizophrénie. D’un côté, la France est le premier producteur mondial de vins, l’un des premiers pays consommateurs aussi. Nos plus grands crus, bourgognes, bordeaux, champagnes, sont les plus recherchés dans le monde. La plupart des 80 millions de touristes étrangers qui visitent chaque année notre pays rêvent, après les Champs Élysées, la tour Eiffel, Versailles et le Mont Saint-Michel, de visiter Saint-Émilion, Cognac, Beaune et la Côte de Nuits.

Les chiffres nous le disent : la vente de vins et de spiritueux rapporte chaque année entre 7 et 10 milliards d’euros à la balance commerciale française, c’est le deuxième poste à l’exportation après l’aéronautique.

Et pourtant. Depuis 25 ans, la France a dépensé 4,5 milliards d’euros d’argent public pour créer et financer des organismes qui, tels l’Anpaa, la Mildt, l’OFDT, l’Inpes, l’INCa, assimilent le vin à une drogue, expliquant que le vin est cancérigène dès le premier verre.

Tout au long de l’année, ces organismes surveillent et attaquent devant les juges les campagnes de communication des vignerons. Exactement le contraire de ce qui se passe en Italie ou en Espagne, notre voisin dont la constitution a élevé le vin au rang de “produit culturel”, à ce titre protégé et célébré. Bref, la France reniait son vin. Je dis “reniait” car quelque chose est en train de se passer.

Pour la première fois sans doute depuis les années 60, au nom de la culture française, de sa perception et de son rayonnement dans le monde, au nom d’un certain réalisme économique aussi, un ministre de premier plan, la seconde personnalité du gouvernement dans l’ordre protocolaire, a décidé de faire la promotion du vin et sa culture. Publiquement. Dans le monde entier. Avec fierté. Il le reconnaît lui-même avec des mots simples : “Chaque fois que je voyage dans le monde, on me parle de nos vins.”
VivelaFrance

Ce ministre a lancé depuis quelques mois des actions tous azimuts : cet été, il réunissait de façon spectaculaire des vignerons emblématiques lors de la prestigieuse Conférence des Ambassadeurs, au château de Saint-Cloud.
Il s’est déplacé à Montbazillac, pour promouvoir l’accueil des touristes dans le vignoble, notamment les étrangers.

Et surtout, il a officiellement hissé l’œnotourisme au rang des 5 pôles d’excellence du tourisme en France, autant dire notre pétrole de demain.

Pour toutes ces raisons, La Revue du vin de France a le plaisir de nommer Monsieur Laurent Fabius, ministre des Affaires étrangères et du Développement international, homme de l’année 2015″.
Fabius

Nel suo discorso di ringraziamento, (ascoltate qui) pronunciato con un orgoglio quasi commosso e un sincero amore per il vino che traspare da ogni parola, Fabius ha detto: “il vino non è solo un eccellente prodotto, è anche una cultura, una storia e una passione. Bisogna sottolineare e fare emergere tutto questo ed esserne fieri. Bisogna trovare delle occasioni per celebrare tutto ciò”. E ancora si è augurato che la Journée du Patrimoine, “a partire dal 2015 diventi la Journée des Patrimoines, perché mi auguro che si mostrino contemporaneamente le patrimonio geografico e architettonico, ma anche quel patrimonio straordinario rappresentato dalla gastronomia e dal vino”. Francese, ça va sans dire.
Fabius ha parlato delle straordinarie potenzialità di un enoturismo evoluto, moderno, all’altezza delle esigenze di milioni di persone che viaggiano anche per provare l’emozione di un grande formaggio, di un grande piatto, di un grande vino. Il Ministro des Affaires étrangères ha infine detto: “capiamo benissimo che oggi i viaggiatori, siano francesi o stranieri, esigono prodotti di qualità. Esigono prodotti unici e singolari, che siano in grado di raccontare loro una storia. Vogliono imparare qualcosa e scoprire una certa eccellenza e l’enoturismo può perfettamente dare loro tutto ciò”.
Renzicialtrone

Come cittadino europeo, che adora la Francia ed il sistema di vita che rappresenta, e come italiano, schifato da una classe politica tutta cialtrona (ultimo esempio l’immagine di assoluta inadeguatezza offerta dal premier italiano Renzi presentatosi pateticamente in jeans alla Marche Républicaine di Parigi, offrendo un’immagine non solo casual ma un po’ stracciona, completamente fuori dalla realtà come le dichiarazioni recentemente offerte dal suo imprenditore di riferimento, un certo Oscar Farinetti) ringrazio la Francia per aver espresso un politico del calibro di Laurent Fabius.
Chapeau
Uno che il vino lo ama, lo conosce, lo consuma, lo valorizza (non come lo strano Presidente Hollande che recentemente invitava a non bere Champagne). Uno che una rivista seria come la RVF ha deciso, giustissimamente, di premiare, con una scelta che anche Vino al vino sottoscrive e applaude. Chapeau Monsieur le Ministre! Vive la France!

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9 pensieri su “Laurent Fabius uomo dell’anno della Revue du vin de France

  1. Come non essere d’accordo?Nel loro piccolo anche i francesi cercano di farsi male da soli.Dal canto mio ,il giorno della marcia,ho messo su il cappello ,anche se di paglia,regalatomi da un vigneron di una AOC minore ,ma non per questo meno interessante,e sono andato in giro per la mia città.Viva l’Italia,la Francia e l’Europa tutta non solo del vino ma sopratutto delle nostre tradizioni cultura ed identità.PS.E,come si direbbe in vernacolo:chi ce vo stà ce stà se no nessuno lo tiene e….se n’è po’ puro annà.PS.

  2. Leggendo la motivazione del premio pensavo esattamente ciò che hai espresso. Mai come negli ultimi anni abbiamo I politici che non ci meritiamo !

  3. Non sono d’accordo che gli italiani non si meritino i politici che sono in onda in questo momento. Sembra che essi ci rappresentino – o meglio, per essere più chiara – rappresentano l’Italia con cui abbiamo a che fare ogni giorno: arrogante, furbetta, pronta a valicare con ‘brillante disinvoltura’ i confini della legalità, a favorire i ‘compadres’, soprattutto se immeritevoli (perciò non ti faranno ombra), guardona, copiona (senza capire che cosa significa ciò che sta copiando) … e ignorante.
    Poi, ognuno di noi può chiamarsi fuori, ma ognuno di noi tocca con mano ogni giorno sopraffazioni, abusi di potere, menzogne, omissioni, irregolarità da dribblare, piccole e grandi porcherie su cui deve chiudere gli occhi – omertà, gruppuscoli (o grupponi) di potere.
    Il Matteo Renzi, l’altro giorno, parlava all’Europa zittendo i leghisti con un “fate fatica a leggere più di due libri”, già esagerando, dall’alto delle sue intense e coltissime letture; tuttavia è uno che si è autonominato, autoeletto e ora si appresta a “scegliere il presidente della Repubblica”.
    Mica pizza e fichi, neh?!
    Ve lo immaginate all’Eliseo? Io non ci riesco: penso che la Francia, per ora, sia un po’ meglio, e l’impasto europeo a me pare privo di quel lievito culturale (libri letti, sì, ma soprattutto digeriti) e affettivo che alcuni (molti?) di noi europei convinti avevano sognato e sperato.
    Il vino – mi scuso per la lungaggine amara – meriterebbe di essere ‘scoperto’ quale asset importante, strategico, perché è un ambasciatore formidabile. Ma per carità, non dalla politica!, perché abitata da troppe persone convinte che il vino – e i libri – sian merci come altre … o da esibire diventando vigneron de noantri (e intellettuali bibliofili), in brache di fustagno e cani fedeli al proprio fianco.

    • hai ragione cara! Il furbo 40enne fiorentino ha la faccia, furba, di quello che le pareti di casa le avrà magari, tappezzate di libri, ma trattasi di tappezzeria ornamentale a un tanto al metro, non di scelte ponderate. Ha letto poco e male e con la superbia di chi pensa di sapere tutto. Proprio come il suo protetto/protettore, il furbo miliardario rosso che vorrebbe Petrini al Quirinale. Ma và a scuà el mar, un certo Farinetti!

    • Silvana, lei è italiana ? Si riconosce con “l’Italia con cui abbiamo a che fare ogni giorno: arrogante, furbetta, pronta a valicare con ‘brillante disinvoltura’ i confini della legalità, a favorire i ‘compadres’, soprattutto se immeritevoli (perciò non ti faranno ombra), guardona, copiona (senza capire che cosa significa ciò che sta copiando) … e ignorante -” ? No, rispondo io. E allora anche lei ha I politici che non ci meritiamo, diretta emanazione di quell Italia…Che dobbiamo fare ? Io per il momento me ne sto quasi felicemente all’ estero in attesa, spero, che qualcosa cambi.

      • Sono certa di essere diversa per certi tratti – non sono furba e non mi approprio delle altrui idee e certo non so (e so di non sapere). Ma forse non sono stata sufficientemente coraggiosa, e nemmeno lucida e che altro?, quando avrei potuto dare un contributo, per quanto piccolo, … eccetera.
        Però vedo intorno tanta miopia, tanto rancore, tanta piccineria, tipici della gente ignorante, cioè priva di strumenti per riflettere, opporsi, chiedere chiarezza, …
        E per ciò che riguarda il nostro vino non mi pare che se ne capiscano il valore e il potenziale e le infinite strade che potrebbe aiutarci a percorrere …

        • Parole sacrosante in cui potrebbero identificarsi molti italiani, insufficienti, ahimé, per un Italia migliore….
          Quanto al nostro vino, basandomi su quello che vedo qui dal mio micro-osservatorio, direi scarsamente pervenuto rispetto a paesi come Cile-Australia-Nuova Zelanda…Ovviamente ci sono eccezioni, ma il potenziale è ben altro…

          • Continuando in una micro-autocritica (che se Ziliani mi darà spazio magari argomento meglio), credo che chi ha pensieri lucidi in merito al potenziale e al posizionamento dei grandi (ma anche piccoli) vini di questo nostro paese, soccomba ineluttabilmente nel confronto con gli interessi esclusivamente – e grettamente – privati di politici e loro sodali pseudo imprenditori. Per questo dico che bisognerebbe alzare la voce e fare un po’ di fatica, metterci più impegno ad argomentare. Non solo per vanitosa vis polemica, ritrovando la passione per la cosa comune … Parlo ovviamente per me.

  4. Non so, caro Franco, non so niente di MR; tuttavia tutto ‘sto sfoggio di cultura e l’esibito amore per i libri mi lasciano un po’ perplessa. Magari è un deus ex machina anche del vino (D’Alema docet), chissà. Comunque anche se a me forse il Petrini a Quirinale non scandalizzerebbe, mi vien da pensare che – pure lui – ne approfitterebbe per ripianare il ripianabile, sempre schienandolo in capo ai cittadini.
    Ho la sensazione che più che altro questo abbiano in mente i nostri “politici” – nuovi e rottamati -: fare affari.
    Da esperta di tailleur (non alla francese), noto subito un costoso restyling di ministri e deputati. Il resto segue. Altro che lavorare per la gloria del paese Italia … Potresti diventare il loro consulente champagnista. Forse sono solo di malumore, ma ho una grande nostalgia di Einaudi. Non Giulio, Luigi.

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