Anteprime vini di Toscana: cari colleghi andiamoci, ma coscienti di essere considerati di serie B

Anteprime toscane

Questo post, lo premetto subito, è autoreferenziale e destinato quasi unicamente agli addetti ai lavori, ai Consorzi che organizzano queste benemerite presentazioni delle nuove annate dei loro vini, ai produttori dei vini che vi prenderanno parte e soprattutto a noi comunicatori del vino italiani.

Una vasta categoria che comprende differenti sensibilità, storie, culture, percorsi: giornalisti del vino di lungo corso come ad esempio Daniele Cernilli, Emanuele Pellucci, Carlo Macchi, Luciano Pignataro, Gigi Brozzoni, Ernesto Gentili, Gianni Fabrizio, Pierluigi Gorgoni, Andrea Grignaffini, per citare i primi nomi (e che nomi!) mi vengono in mente e ai quali immodestamente aggiungo il mio. Persone che scrivono di vino da molti anni, nel caso di Daniele, Gigi, Emanuele, Franco, Luciano da una vita, penne che hanno tracciato le loro storie professionali sulla carta stampata, e in alcuni casi hanno collaborato alle varie guide e poi sono confluiti perché era naturale fare così in quel mare magnum dell’informazione, buona informazione, diffusa via Internet su siti, portali e blog, che hanno un loro pubblico, una loro credibilità, una loro, ma diciamolo, autorevolezza e capacità di fare opinione.
Daniele-Cernili

Categoria che comprende poi anche blogger del vino e internettiani puri, gente di grande valore come Roberto Giuliani, Andrea Petrini, i primi nomi che mi vengono in mente, che sono approdati all’informazione sul vino direttamente in Rete.

Bene, a questi colleghi (alcuni autentici amici, altri solo colleghi che stimo, altri solo gente che fa il mio stesso strano mestiere), gente che senza essere direttamente giornalista (anche se magari hanno anche loro il bravo tesserino di pubblicista, il mio risale al 1981…), e a tutti gli altri che non ho citato (alcuni per dimenticanza, altri volutamente) voglio dire una semplice cosa.
logoChiantiClassico

Andiamoci e partecipiamo, da oggi, io ci andrò da domenica pomeriggio, alle Anteprime Toscane, tappa importante di un grande “eno-carrozzone” che qualcuno, con sapienza e Scienza, sostiene dovrebbe essere ripensato e riformato (non alla Renzi, please!) ma, cari colleghi italiani, cari informatori del vino born in Italy, mentre assaggiamo Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino, (nonché altri vini ovvero Doc Bolgheri, Morellino di Scansano, Montecucco, Maremma Toscana, Vini Cortona, Vini di Carmignano, Valdarno di Sopra Doc, Valdichiana Toscana, Vino Orcia, Bianco di Pitigliano e Sovana, Grandi Cru della Costa Toscana, Colline Lucchesi, che alle Docg toscane del programma storico di degustazioni si sono aggiunte solo in tempi recenti) ricordiamoci di una cosa importante.

Nell’assaggiare con tutta la coscienza e la consapevolezza e la serietà possibile, cercando di “entrare” nei vini, nella loro anima, cogliendo la loro verità, tutto quello che vogliono raccontarci, per raccontarlo ai nostri lettori e appassionati, così come fanno i nostri colleghi internazionali giunti in Toscana da tutto il mondo per fare esattamente quello che faremo noi (in verità qualche happy few a Montalcino ha già degustato con “tailored tasting” che snaturano un po’ il senso di Benvenuto Brunello), noi italiani, dagli organizzatori delle Anteprime Toscane, siamo considerati dei comunicatori del vino di serie B.

logoVernaccia

Attenzione, non mi sto buttando giù, non mi considero meno bravo, capace, preparato, nel degustare, nel raccontare il vino, nello scriverne, dei tanti colleghi, alcuni fantastici (cito alcuni nomi che spero tanto di ritrovare e riabbracciare, il mio maestro Nicolas Belfrage, primo master of wine americano, e poi Tim Atkin, Kerin O’Keefe, Carla Capalbo, Jens Priewe, Tomasz Prange-Barczynski, Isao Miyajima, Mayumi Nakagawara, Tom Hyland, Tom Maresca), altri bravini, altri superiori a me e ai colleghi italiani solo per il fatto di conoscere perfettamente e soprattutto scrivere, in lingua inglese, ma sto ragionando su un’evidenza. Legata a valutazioni che definirei di marketing, di utilità, di convenienza, di schiettezza commerciale.

Noi italiani che andremo a Firenze, San Gimignano, Montepulciano e quindi a Montalcino, siamo, di fatto considerati di serie B, perché a differenza degli stranieri, gente nota ed esperta, e comunicatori dei cosiddetti “nuovi mercati” orientali, della Russia, dell’India, dell’Australia, del Brasile, ecc., per fare il nostro onesto lavoro (o il nostro sporco e privilegiato mestiere come qualcuno magari vorrà definirlo) dobbiamo pagare di tasca nostra. Dobbiamo, come disemm nunc a Milano, “smenarci”, ovvero perderci.
logoVinoNobile

Perché il giornalista, pardon, wine writer, straniero, arriverà in Toscana con biglietto aereo o ferroviario pagato dagli organizzatori, e sarà condotto in giro tappa dopo tappa, step by step, in pullman, treno (per qualcuno particolarmente potente si potrebbe pensare persino a spostamenti in elicottero o in carrozza…), senza sborsare il becco di un quattrino.

Invece il giornalista, o comunicatore del vino, con carta d’identità italiana, che volesse fare il tour arrivando in Toscana da Milano, Bergamo, Torino, Trento, Napoli, Palermo e spostarsi da Firenze a Montalcino servendosi della propria autovettura (nel mio caso una Opel Astra SW del 2008 con 120 mila chilometri sul groppone) dovrà farlo, finché lo inviteranno a codeste Anteprime, pagando di tasca sua benzina e autostrada. Con una spesa che ai tempi della crisi economica, dei giornali che pagano poco, del freelancismo come esercizio spericolato sul filo senza rete sotto, del collaborazionismo (non nel senso della Repubblica di Vichy, ma inteso come esercizio dello scrivere su giornali e portali Web, quindi del collaborare), ha il suo indubbio peso. E che nessun giornale, a meno di essere inviati o corrispondenti o redattori di quotidiano, come lo è il potente collega partenopeo Luciano Pignataro, ti rimborserà.
EiopagoTotò

Qualcuno a questo punto dirà: ma che ca..o vuole ‘sto Ziliani, lo invitano ancora nonostante rompa i corbelli all’universo mondo, gli offrono (come a tutti gli invitati) ospitalità in alberghi e pranzi e cene pagati e pretenderebbe il rimborso spese per il suo deambulare dalla città natia di Dante Alighieri, Giovanni Papini, Filippo Brunelleschi, Pietro Cimabue, Michelangelo Buonarroti (e oggi rappresentata dal modestissimo Renzi Matteo, poveri noi…), alla sacra terra del Brunello dove nacque quell’indimenticabile Signore del Vino che è stato Franco Biondi Santi?

Certo che lo vorrei, e lo pretenderei, senza alcun problema, perché so che se invece di chiamarmi Franco Ziliani (all’anagrafe Francesco), di essere nato a Milano e risiedere alla periferia di Bergamo, mi chiamassi Frank Zilian, o Franz Zilianer, Franciszek Ziliansky o Francao Zilianao (fate voi le fantasiose improbabili traduzioni del mio nome nelle lingue orientali o in quelle slave), io verrei invitato alle Anteprime tutto spesato.
logoBrunello

Invece malanese sugno, e quindi per me, come per tutti gli italici colleghi è obbligatorio allargare i cordoni della borsa, pagare (come ho fatto ieri pomeriggio quando ho speso 85 euro, con fattura, per acquistare delle catene da neve da tenere in auto nel caso il tempo non fosse clemente e ci toccasse fare pupazzi davanti alla Leopolda o tirarsi palle… di neve nel brunellesco borgo) la benzina, che anche se il costo del greggio è calato è sempre cara, e le autostrade. E magari, se ti alloggiassero in un grande albergo del centro di Firenze, accollarti le spese per il parcheggio, non coperto dagli organizzatori.

So bene che non sarà elegante fare i conti della serva il giorno in cui a Firenze comincerà il mare magnum o circo Barnum delle anteprime, ma acciperbaccolina (eufemismo per non usare altri termini meno eleganti), perché diamine noi italici siamo considerati inferiori ai wine writers, alcuni magari solo da qualche anno, provenienti dall’universo mondo?
ca-niscuno-e-fesso

Eppure, per dirla con il dio Mourinho, noi “non siamo mica dei pirla”! E allora perché gli organizzatori delle Anteprime Toscane, che non sono scemi o razzisti o sprovveduti, si comportano così? Semplicemente perché i vini protagonisti delle Anteprime Toscane si vendono (e menomale che accade così) soprattutto, in larga maggioranza, all’estero, sono vini dall’export predominante, e quindi per loro un finlandese, un danese, un tedesco, un cinese, un giapponese, inutile dire un americano, un inglese, un brasiliano, ecc. ecc (metteteci voi tutte le nazionalità che volete) è molto più importante, funzionale, useful, assicura un ritorno maggiore in termini di possibilità di business per i loro nettari di Bacco di noi poveri fessi di italiani.

Di cittadini di un Paese dove il consumo del vino è in calo, la ristorazione in crisi (con pagamenti a babbo morto, enormi sofferenze del credito e problemi finanziari in serie), le enoteche messe in seria difficoltà dalla Grande Distribuzione, e dove vendere il proprio vino è diventato sempre meno strategico per i produttori. Nonostante l’Italia sia l’Enotria tellus, l’antica terra del vino.

Allora, di fronte a questa solare evidenza, faccio un pubblico invito agli organizzatori delle Anteprime Toscane, che da domenica, quando li incontrerò prima a San Gimignano per poi tornare a Firenze e poi ridiscendere a Montepulciano e Montalcino, sono sicuro mi guarderanno come un marziano o come un solenne rompiballe e dico loro: smettete di invitarci, lasciateci a casa!
JuanchoAsenjo

Questo atteggiamento (che già quest’anno hanno inopinatamente assunto nei confronti del collega spagnolo Juancho Asenjo, columnist del sito Internet madrileno El mundo vino, autore di articoli esemplari (ad esempio questo e questo, tra i tantissimi che potrei citare), e persona di una pulizia morale, di una correttezza, di una preparazione e umanità uniche. Uno che ha fatto davvero conoscere e vendere il vino italiano di qualità, in terra spagnola. Uno che bisognerebbe fargli un monumento e dirgli grazie di esistere), sarebbe più serio, coerente, rispettabile dell’attuale atteggiamento, che di fatto crea comunicatori del vino di serie A, quelli stranieri, anche i più sconosciuti e dalle capacità tutte da dimostrare, e di serie B, noi italianuzzi.

Concludendo, come diceva l’italo americano Michelino (Mike) Bongiorno, io dico ai miei colleghi e confrères italiani questa semplice cosa, quello che farò io, poi vedete voi cosa fare, che siete tutti maggiorenni e vaccinati. Io quest’anno andrò alle Anteprime Toscane pagando (è il caso di dirlo) il fio di questa ingiustizia, incazzato ma curioso, con una terribile tentazione di girare con un cartello da uomo sandwich con su scritto “sono un giornalista italiano ma non sono di serie B”. E pagherò la mia bella benzina, la mia autostrada, le varie ed eventuali, senza colpo ferire.
accànisciuno

Ma dall’anno prossimo, anzi dalla prossima Anteprima fuori porta cui sarò invitato, visto che non chiedo l’America e questa prassi del rimborso delle spese vive di trasferta è riconosciuto dagli albesi organizzatori di Nebbiolo Prima (dirò una cosa che non dovrei dire: in passato, prima dello scoppio di Brunellopoli, veniva riconosciuto, non so se solo a me, o anche ad altri, anche dagli organizzatori delle Anteprime Toscane), ed è operazione di elementare rispetto del lavoro altrui, se verrò invitato (cosa di cui dubito profondamente) e le condizioni rimarranno le stesse attuali, dirò no grazie, non sono un comunicatore del vino di serie B, e me resterò a casa. Ed inviterò a fare altrimenti (sicuramente non seguito dalla stragrande maggioranza di loro) i connazionali colleghi.
degustatoresolitude

Poi chi vivrà vedrà. A 58 anni, il 23 settembre saranno 59, mi sono rotto i corbelli di non vedere il mio lavoro riconosciuto, di fare… beneficenza. Mi sono stancato di dover scrivere post come questi, che sono umilianti prima che incavolati e orgogliosi. Ma porca miseria, come dicono a Roma, quanno ce vo’, ce vo’, non siete d’accordo?

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38 pensieri su “Anteprime vini di Toscana: cari colleghi andiamoci, ma coscienti di essere considerati di serie B

    • Figurati Franco, l’unica mia firma storicamente rilevante è quella che metto sui moduli delle tasse, ahinoi.
      Comunque, sul tema che proponi, direi che una più equa distinzione dovrebbe essere tra chi vive in Italia e chi non. Indipendentemente dalla nazionalità del giornalista. Capisco infatti la logica di chi invita un addetto ai lavori che abita a migliaia di chilometri di distanza, in questo caso appare logico offrire un rimborso delle spese. Non capisco invece se il discrimine è tra chi firma per riviste straniere e chi scrive solo in ambito italiota.
      O meglio: capisco ma non condivido.
      Un saluto cordiale.

      • caro Fabio, io non capisco, non condivido e continuo ad esercitare il mio sacrosanto, insopprimibile diritto di incazzarmi. E di raccontarlo su questo blog. Poi, come ho detto, chi vivrà vedrà…
        So bene, più tardi sarò più preciso in merito, che formalmente, da un punto di vista fiscale e giuridico i Consorzi toscani non potrebbero che fare così e che non potrebbero mettere a bilancio dei rimborsi spese. Ma porca zozza, possibile che non possano e non vogliano trovare un modo che non crei, di fatto, la situazione di differenza di trattamento che ho cercato di descrivere?
        Non ci posso credere. Ed é per questo che m’indigno e scrivo.

      • questo post, che alcuni giudicheranno volgare, irrispettoso (e de che? ci invitano a scrivere dei loro vini, ci invitano perché facciamo pubblicità ai loro vini, mica é un invito a messa o ad un matrimonio!), che qualcuno ha già definito una “zilianata”, ha avuti pochi commenti (ma tante sono invece le mail che ho ricevuto, e telefonate, da colleghi) ma so che é stato molto letto e commentato. E che costringerà qualcuno a riflettere sul fatto che trattare giornalisti italiani di lungo corso come ospiti di serie B é cialtronesco e in questo caso sì, davvero volgare. E burino.
        A me tocca spesso il ruolo del rompicoglioni che fa il lavoro sporco anche per gli altri, che si espone, che scrive quello che in tanti pensano ma non hanno il coraggio, l’indipendenza, la convenienza di scrivere, ma questo lo so e reggo bene sulle spalle questo peso.
        Ma mi fa molto piacere che una persona saggia, un anno più di me, molto più equilibrata e riflessiva di me, uno che il vino capisce e sa raccontare, come il vecchio amico Roberto Giuliani, deus ex machina dell’ottimo sito Internet Lavinium.com mi abbia dato sostanzialmente ragione, abbia condiviso le mie riflessioni, e la mia indignazione, perché abbiamo una dignità cari signori dei Consorzi dei vini toscani, non siamo delle marionette!, pubblicando questo editoriale
        http://www.lavinium.com/editoriali_2015/giuliani_settimana_delle_anteprime_toscane_bella_kermesse_ma_il_viaggio_te_lo_paghi_e_non_solo_2015.shtml
        Che ovviamente sottoscrivo dalla prima all’ultima parola.
        Grazie Roberto, non vedo l’ora di abbracciarti a Firenze 🙂

  1. Mi trovo assolutamente d’accordo con il Consorzio:
    1) qualsiasi professionista paga i costi per l’esercizio della propria attività (che tra l’altro sono deducibili dalle imposte sui redditi);

    2) Capisco se il Consorzio decide di rimborsare le spese di viaggio a giornalisti che vengono dall’altra parte del mondo, perchè probabilmente più influenti. Se un giornalista scrive per il mercato USA o quello cinese probabilmente riesce a comunicare ad un bacino ben più ampio di quello italiano e quindi generare un potenziale volume di vendite più elevato;

    3) Come dico sempre ad amici giornalisti pagati pochi euro al pezzo (e sono tanti) nessuno vi obbliga a fare questa professione. Fate a meno di andare alle anteprime. Se invece non potete fare a meno significa che voi avete molto più bisogno di queste manifestazioni di quanto queste ultime ne abbiano di Voi.

    Gli anni delle vacche grasse sono finiti. Purtroppo.

    • allo spiritoso dico che tempo di vacche grasse per me, che non ho mai fatto marchette né accettato compromessi, non sono finiti, per il semplice fatto che non sono mai iniziati.
      Quanto al suo ragionamento finale, le dico che verrà presto sconfessato dalla prova dei fatti e da una resipiscenza di buon senso innescata dalle mie riflessioni e da quelle di Roberto Giuliani su Lavinium.com
      Porti altrove il suo inutile cinismo. Se considera questo giornalista e questo blog ininfluenti perché ci legge, perché ci tedia con i suoi commenti? Si accomodi su Intravino, tanto per non fare nomi…

      • Da lavoratore autonomo/libero professionista: mi trovo d’accordo con Nicola… Semplicemente perché le spese sostenute, oltre che detraibili fiscalmente, vengono incluse nel costo finale del “prodotto” che ciascun libero professionista/lavoratore autonomo “vende”… che sia la riparazione di un bene materiale, oppure la produzione di un’opera dell’intelletto, come nel caso del giornalista…
        Capisco, d’altronde, l’indignazione per la differenza di trattamento che intercorre fra i giornalisti italiani e quelli stranieri…

        Una curiosità per comprender meglio: in francia, o in altri paesi produttori, entità analoghe ai ns. consorzi come si regolano, a riguardo? Rimborso per tutti, per nessuno o “a seconda”?

  2. Non ho scritto ininfluenti, ma meno influenti. Lei pensa di essere il giornalista enogastronomico più influente a livello mondiale? Non credo, ergo è meno influente di chi scrive rivolgendosi a mercati più ampi. Rilegga prego. Né ho scritto di marchette o compromessi. Invece di attribuirmi cose che non ho detto, mi contesti nel merito. Se ce la fa. Siccome non è in grado, anticipo già la sua risposta: non mi interessa contestarla, faccio a meno di lettori come lei, ecc.

  3. E aggiungo, le vacche grasse erano riferite ai tempi in cui nei consorzi circolavano molti più soldi e si potevano permettere di sostenere costi maggiori.

  4. Pingback: Il tempo di arrivare a Firenze che è già ora di verticali… | Blog di Vino al Vino

  5. Auguro ai nostri produttori che il gioco, pagare il tutto compreso a stranieri e l’ indispensabile agli italiani, valga la candela….dal mio piccolo osservatorio, seconda città inglese per numero di abitanti, non trovo traccia dei bei vini di cui leggo sui siti italiani, mentre a grande profusione si trovano vini francesi, cileni, australiani, spagnoli, neozelandesi, ….

  6. Sono in disaccordo con alcuni commenti. Pagare per esercitare la propria professione non è francamente ammissibile. Essere invitati e poi chiedere il conto non è elegante. Con il parcheggio di oggi e di domani, in somma a quello di ieri, abbiamo già superato i 50 €. Questo solo per lasciare in albergo l’auto che ci ha portato alle anteprime di Toscana, fino a Firenze. E questo solo per quanto riguarda la sosta a Firenze perché a san Gimignano ha provveduto il Consorzio. “C’è un parcheggio pubblico?”. Ho chiesto al maitre dell’ultimo albergo fiorentino. Che poi è questo in cui sono adesso e da cui scrivo, nella hall. “A gratis non c’è. Siamo in centro. C’è a pagamento e le costa più del nostro”. La sua risposta. Con inflessione toscana vibrante. Dicendolo senza sentimento, però, senza ghigno luciferino alcuno, senza proditoria compiacenza, senza umanissima comprensione, senza niente. Freddo. Fa il suo lavoro, lui. Io vorrei fare il mio. Senza volerci rimettere dei soldi. Nello stesso albergo, però, c’è un altro impedimento al mio lavoro. Si paga la connessione internet dalla camera. Il WiFi è libero solo nella hall. Farraginoso. lCome potrò inviare le mie preferenze? Come potrò confrontarmi con i colleghi ? Come potrò leggere Franco Ziliani senza che qualcuno improvvisamente mi sorprenda? Come posso lavorare senza? Non è ammissibile.

    • Non mi stupisco. In Inghilterra, in mezzo ai prati, albergo con ampissimo parcheggio circostante a pagamento e se non si paga arriva la multa; nessuna alternativa in zona; wifi a pagamento,3 £ per 24 ore; 110 £ a notte con prezzo convenzionato.

  7. Per Pierluigi Gorgoni: anche io sono un libero professionista e nessuno mi rimborsa parcheggi, autostrade, benzina, alberghi, trasferte…..
    Semplicemente il servizio che propongo tiene conto di tutte le spese che devo sostenere per esercitare la ma professione. Perchè un giornalista free lance deve avere pretendere un trattamento diverso?
    Non ho dubbi che tutti i giornalisti abbiano la schiena dritta, ma pagarsi le spese senza rimborsi significa essere veramente indipendenti.

    Discutendo con un giornalista locale di questa cosa mi diceva che senza rimborsi un suo pezzo costerebbe troppo caro. Risposta: evidentemente il tuo pezzo non vale più di quello che ti offrono e se non riesci a fare meglio forse devi cambiare lavoro. Fare il giornalista non è obbligatorio.

  8. Per esercitare qualsiasi attività vi sono dei costi.
    I costi, se inerenti alla propria attività, si deducono dalle imposte. Voi giornalisti pretendete che qualcuno sostenga i costi per voi.
    Spero passi la vostra impostazione così riduco le spese dello studio e risolvo pure i problemi di congruità dello studio di settore.

  9. Capisco il senso dell’articolo e lo condivido solamente perché lo ha scritto Lei. Tuttavia in generale in Italia non si desidera pagare il lavoro intellettuale. Inoltre ho come la sensazione che ai produttori non interessi un fico secco dei blogger e in parte anche dei giornalisti specialmente indipendenti. Se domani chiudesse sia questo blog che Lavinium mi sa che i toscani se ne farebbero una ragione. Sbaglio?

  10. Ziliani una risposta nel merito?
    Sarebbe bello pure per me avere i costi inerenti la mia attività rimborsati, ma evidentemente non è possibile. Perché dovrebbe essere così per i giornalisti free lance?

  11. Innanzitutto, volevo aggiornare questo post del fatto che i parcheggi di Firenze ci sono stati poi offerti. Grazie.
    Volevo però anche far presente, a chi non l’avesse compreso, quale sia il contesto di cui stiamo parlando. Si tratta di Anteprime di Vini alla stampa. Le nuove annate in commercio vengono presentate agli addetti ai lavori. Lo scrivo per chi scrive cose come quelle dei signori Nicola e Zakk. In questo contesto, i vini presentati e chi li assaggia sono ugualmente protagonisti, gli uni più gli altri realizzano l’evento. Senza una delle due parti sarebbe un altro evento e non lo potremmo più definire Anteprima di Vini alla stampa. Grazie.

  12. Perchè non provare a rispondere nel merito invece di fare di tutto per non rispondere?
    Perchè non spiegare il motivo per cui voi giornalisti free lance esigete il rimborso spese, mentre non è dovuto a qualsiasi altro professionista che, ad esempio, venga invitato ad un convegno? Quale è la giustificazione logica? Senza polemica, solo per capire

  13. Evidentemente quando non ci sono più argomenti con cui sostenere una discussione lei preferisce metterla su questo piano, ma non si accorge che quello che fa pena non sono io.

  14. Per Pierluigi Gorgoni:
    Perfetto, l’evento lo create insieme. Immagino ci siano dei costi da sostenere e immagino quali sostengano le aziende. I giornalisti invece che costi sostengono?
    Dovreste ringraziare che vi organizzano uno spazio tutto per voi invece di pretendere anche il rimborso spese. Che poi i giornalisti starnieri vengano agevolati lo si capisce bene: quelli muovono bottiglie. Quante bottiglie muove un articolo qualsiasi di un giornalista italiano qualsiasi?

  15. Solo una domanda per i giornalisti: quando una singola azienda presenta i propri vini o organizza qualche evento avete il rimborso spese integrale?
    grazie,
    GIorgio

    • A volte accade e io spesso lo pretendo se sono trasferte lunghe di km. Non capisco perche’ questo tema appassioni tanto voi lettori: is our problemi not your

      • Appassiona perchè (credo) non conosciamo il vostro mondo e ci affascina, anche negli aspetti della quotidianità “materiale”: come si campa, per esempio, da professionisti del settore, com’è una giornata tipo, etc. etc.

        • Come si campa e’ un tema che “appassiona” anche me che non faccio “marchette”. Un tema di stringente attualita’ anzi quotidiano

          • Ma dice che c’è anche chi campa di “marchette” ? io pensavo che al massimo ricevessero qualche cassa di omaggi… sono ingenuo?

  16. No, non è giusto che gli uni sono pagati (“perché muovono bottiglie”) e gli altri nò. Se muovono bottiglie, allora hanno una audienza maggiore? Bè, allora hanno introiti maggiori.

    D’altra parte, sostenere le spese da parte di chi vuole communicare un prodotto (e senza giornalisti non communica un c…o senza pagare la pubblicità), se riescono a farne a meno, meglio per loro.
    Siamo in un mercato libero, se non arrivano abbastanza giornalisti, allora devono pagare, se arrivano lo stesso anche senza pagarli, allora ovviamente non cera bisogno.
    Mercato libero.

    • Io credo di muovere almeno 10 bottiglie 🙂 molti produttori mi dicono che svariata gente arriva da loro in cantina spinta da miei articoli. Piaccia o no a qualche “commentatore” pirla

    • non mi ha proprio “massacrato” nessuno e di questo articolo, che riscriverei 1000 volte, identico, mi sono stati grati (non lo riconosceranno mai, pubblicamente, e li perdono…) molti colleghi. Questo m’interessava scrivendolo e questo m’interessa ora, non delle sue stupidaggini espresse trincerandosi, da coniglio, dietro ad un nick name… Poveraccio…

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