C’è un giudice a Berlino, anzi, a Milano e gli piace il Brunello libero di parlare!

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Gianfranco Soldera “vince la guerra del Brunello”, titola il Corriere della Sera, mica Vino al vino

Non sono un esperto di leggi, non sono un avvocato e non voglio entrare nel merito di questa notizia clamorosa, ovvero degli aspetti puramente giuridici della decisione del giudice dell’udienza preliminare che ha assolto, riconoscendogli di aver esercitato il diritto di critica, uno dei veri vessilli della grandezza inimitabile del Brunello di Montalcino, ovvero Gianfranco Soldera, proprietario dell’azienda agricola Case Basse, citato in giudizio dal Consorzio del Brunello di Montalcino per un’intervista concessa al Corriere della sera del 25 marzo 2013. Come scrive il quotidiano di via Solferino “la sentenza chiude (salvo ricorsi in appello) uno scontro che da Montalcino è stato trasferito in un’aula di giustizia milanese”.
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Su quella vicenda, l’espulsione dal Consorzio di Soldera con querela, nel 2013 avevo scritto ben tre post, uno, due, tre, ed ero stato un po’ scettico esprimendo le mie perplessità, e nel dicembre 2012 avevo suggerito una modesta proposta, dopo l’infame attentato che aveva colpito al cuore uno dei produttori simbolo di Montalcino, con le sue botti di pregiato vino atto a divenire Brunello sversate nelle fogne da un ex dipendente (a proposito: è ancora agli arresti domiciliari o è tornato libero?).
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Ma oggi, pur sforzandomi di mantenere il controllo, non posso che esclamare, citando Brecht, la storia tedesca e un modo di dire molto diffuso, anche in politica, che “c’è ancora un giudice a Berlino”, anzi a Milano, plaudendo alla riaffermata sacrosanta libertà di espressione e di critica (anche la mia perbacco!) sancita dalla sentenza, di primo grado, del Tribunale di Milano.

E non posso che osservare, l’ho fatto anche di recente, suscitando un vespaio e beccandomi qualche simpatica minaccia, venendo descritto dapprima come Dr. Jekyll e poi come Mister Hyde, che a Montalcino, dove scenderò da qualche giorno, “benedetto” e “protetto” nientemeno che da un vecchio amico, il Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, per il rito del Benvenuto Brunello, sono un po’ sfortunati.

E che avrebbero bisogno di una solenne benedizione, di una visita nel loro borgo di Papa Francesco, oppure di una lunga processione e solenne di tutti gli abitanti, nessuno escluso, dal centro del paese sino a quel luogo simbolo che è la meravigliosa Abbazia di Sant’Antimo. Con tanto di messa in latino, canti gregoriani e abbondanti volute d’incenso.

Sant'Antimo

Perché quando stanno per celebrare il momento magico della vetrina di Benvenuto Brunello, un po’ prima o un po’ dopo, da un po’ di anni a questa parte, da quell’infausto 2008 di Brunellopoli, il destino cinico e baro riserva loro qualche sgradevole sorpresa. Qualche incidente di percorso, qualche errore strategico.

Ma per fortuna che il Brunello di Montalcino ha le spalle forti, regge benissimo alle debolezze e agli sbagli degli umani e vola altissimo, libero, imprendibile quando sa essere fino in fondo se stesso. Il più grande vino a base Sangiovese, in purezza, Sangiovese di Montalcino, dell’universo. Un vino sensazionale, come ha toccato con mano, con naso e palato, chi ha partecipato all’emozionante serata di giovedì, organizzata da Onav Mantova, una verticale davvero da brividi, (unico punto debole il conduttore del tasting) e chi sarà a Milano il prossimo 26 per un altro brunellesco evento che si annuncia fantastico.

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E come vedremo, noi fortunati che ci saremo, durante i due giorni di degustazione dell’annata 2010, di tanti (non tutti) i vini di questa grande annata da cinque stelle, di Benvenuto Brunello. Dove sono sicuro, non me ne voglia Soldera, che reputa il suo l’unico grande Brunello, ma lo sa anche lui che ce ne sono anche altri, non tantissimi, ma ci sono, troverò, degustando alla cieca, tanti vini da ricordare e da raccontare, qui e altrove.
E intanto, celebrando il trionfo della libertà, della libertà di pensiero, di opinione e di critica, Ein fest der Freiheit, via alle immortali note della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, nella memorabile interpretazione, Ode an die Freiheit, del dicembre 1989, a pochi mesi dalla caduta dell’infame Muro di Berlino, del maestro Leonard Bernstein. Evviva il Brunello di Montalcino, evviva la libertà!

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2 pensieri su “C’è un giudice a Berlino, anzi, a Milano e gli piace il Brunello libero di parlare!

    • gentilmente Graziano, vuole spiegarmi dove in questo articolo sarei stato poco rispettoso e degno di essere oggetto delle attenzioni di qualche gentile avvocato? Ho parlato con almeno dieci persone che mi leggono abitualmente, mi conoscono, sanno valutare il mio stile, quello che scrivo e tutte mi hanno fatto i complimenti per la misura di questo post per il quale ho volutamente utilizzato il registro dell’ironia e dove so di non aver scritto nulla che non sia commendevole agli occhi del buon senso, del rispetto altrui e della Legge.
      Possibile che Lei invece lo trovi “ai limiti della querela”? Sia tanto gentile da aiutarmi a capire, gliene sarei profondamente grato…
      Grazie, Graziano 🙂

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