Divertente: per la Nazione, pagine di Siena, sono Dr. Jekyll ma anche Mr. Hyde

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Una volta “getto fango” e un’altra sono “il franco tiratore impossibile da imbottigliar”

Certo che a Siena sono comici. Non contenti di dar vita allo storico Palio, di essere sede di una Banca (ma che banca!) attiva dal 1472 e oggi nominata sui giornali e in Tv più sulle pagine di cronache nera che in quelle dell’economia e finanza, di aver dato vita ad un “Sistema Siena
sognoeretico
che fa scorrere fiumi d’inchiostro sui quotidiani e sul Web, e ha dato vita a blog e libri rivelatori, e di ospitare, tra città (4) e provincia (3) ben sette logge massoniche, una complessità di interessi che qualcuno ha definito “groviglio armonioso”, pubblicano un quotidiano (in verità ce n’è più d’uno, su carta e on line, qualcuno dove la Massoneria ha un dichiarato ruolo importante) che ha una fantasia strepitosa. Da Premio Pulitzer.
MPS

Sto parlando, e premetto che non è un quotidiano senese, bensì l’edizione senese di una celeberrima testata fiorentina, la Nazione, di un giornale, mi dicono assai letto in città e nel circondario, anche in un borgo posto a 40 chilometri (infestati da insidiosissimi autovelox), dove ti può capitare, almeno a me e capitato, di essere raccontato dapprima sotto le vesti di Edward Hyde e a pochi giorni di distanza con quelle di Henry Jekyll. Roba che se lo sapesse Robert Louis Stevenson forse riscriverebbe il suo capolavoro.
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Non sono affatto cattivi alla Nazione, pagine di Siena, ma non amano annoiarsi ed evidentemente piace loro scherzare e far divertire i lettori. E così al sottoscritto, che a Siena ha qualche amico e ricordi di un grande uomo che a Siena ha fatto cose mirabili nel campo della ristorazione e a Montalcino era (è ancora) uno dei punti di riferimento, produttivo e morale, per il semplice motivo di aver fatto il mio mestiere di giornalista libero e di aver pubblicato una notizia, una brutta notizia, e di aver in seguito posto delle domande rimaste senza risposta, è capitato di essere dapprima fatto oggetto di un articolo, dove senza nominarmi si faceva chiaro riferimento a me e a questo blog, accusandomi di aver dedicato a Montalcino “pagine di fango” come autentico e temibile Hyde del giornalismo del vino via Internet.

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E poi, dopo che l’autore di quel pezzullo aveva ritenuto opportuno scusarsi con me, domenica 25 gennaio, in prima battuta al telefono poi intervenendo due volte su Vino al vino, ecco verificarsi il colpo di scena, l’imprevedibile.

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Il cattivone, quello da mettere all’indice e additare come esempio di cattivo giornalismo, come “nemico di Montalcino e del Brunello” (quante volte me l’hanno detto), anche se, ultimo esempio di una lunga dimostrazione di amore (un po’ litigarello) per quel grande vino e la sua terra, in questo mese di febbraio in due occasioni ne canterò, a modo mio, le gesta, diventa improvvisamente “il franco tiratore impossibile da imbottigliar”, uno che “non le manda a dire”, un “giornalista rinomato almeno quanto i vini di cui si occupa”.

E questo bloggaccio spargitore di fango eccolo tramutarsi in “frequentatissimo”, centro di un “via vai di idee, commenti, battute. Una gran piazza virtuale in cui ognuno dice la sua e dove lui, “Franco il Tiratore”, fa quello che ha sempre fatto: parlare liberamente, senza paletti, censure, paura di non compiacere questo o quello”.
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Un tipo, quell’ex cattivo di Hyde tornato ad essere improvvisamente il buon Jekyll, non certo negativo, visto che, hanno scritto e ringrazio l’anonimo giornalista autore della sorprendente mia celebrazione, “il vino, il grande vino e Franco sono amici da una vita”.
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E allora che dire se non che quando tornerò, il prossimo 20 febbraio, a Montalcino, benvenuto dal Consorzio del Brunello che m’ha invitato sua sponte al Benvenuto Brunello, mi piacerebbe, prima di arrivare nella patria di Messer Brunello e fare nuovamente tappa, io laico ma non laido, e sostare in raccoglimento nella suggestiva Abbazia di Sant’Antimo, fermarmi a Siena, abbracciare il mio fraterno amico Francesco Bonfio past president di Vinarius (e organizzatore di un celebre dibattito sul Brunello) e supremo enotecaro e presentarmi alla redazione senese della Nazione?
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Mi sorge però un dubbio: con quale nome presentarmi, come Henry Jekyll o come Edward Hyde dei tempi nostri? Difficile scegliere. E se mi presentassi semplicemente come il vostro umile e “wanted“, (un po’ “fernuto” come ha detto qualche fenomeno napoletano) Franco Ziliani?

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