Vini da autogrill: ma come fanno a stare in piedi questi prezzi?

Vinoautogrill
Ma nell’Italia del vino le regole sono ancora uguali per tutti?

Per ora è solo uno spunto di riflessione, offertomi da un amico produttore di vino che domenica mi ha inviato via skype queste annotazioni. Poi, datemi tempo, ne discuteremo e parleremo con calma, di questi prezzi impossibili ai quali tanti vini italiani, sempre di più, vengono svenduti. In canali di vendita molto particolari come sono gli autogrill. Ma come diavolo fanno a tornare i conti, come si è già chiesto qualche autorevole commentatore? E perché mai, come mi chiedevo qui, nel lontano 2006, è consentita la vendita di vino e alcolici in autostrada quando qualcuno potrebbe comprarsi, e pure a prezzi bassi, qualche bottiglia e scolarsela tranquillamente mentre guida costituendo un pericolo per sé e per gli altri?
ConsiglioMinistri

Tutto questo mentre il Consiglio dei Ministri dell’attuale governo italiano ha difatti “dato il via libera alla trasferibilità dei diritti di impianto tra Regioni, con “l’abrogazione della possibilità di limitare l’esercizio del diritto di reimpianto ad ambiti territoriali omogenei e limitati al fine di tutelare le viticolture di qualità e salvaguardare gli ambienti orograficamente difficili”, con un intervento che “consentirà a coloro che sono attualmente in possesso di un diritto di reimpianto valido, di poterlo trasferire su tutto il territorio nazionale entro il 31 dicembre 2015”, e vedremo, lo immagino già, come questo decreto verrà attuato.
Coop

E chi ne trarrà vantaggio, sono certo non saranno i vignaioli che ad esempio si riconoscono in quella ottima cosa che é la Fivi, ma Potenti Aziende dell’Industria del Vino, e altrettanto potenti Cantine Sociali, magari di regioni del Centro e del Sud Italia, dove operano influenti consulenti enologici, un produttore, che vende in Italia, ma soprattutto nel mondo, perché il mercato italiano, mi diceva domenica un’altra produttrice, è bloccato, mi ha scritto:
buy1free1

“Ziliani, lei mi è venuto in mente perché in autogrill ho visto il Barolo di Terre del Barolo a 9.99 euro e 3 bottiglie di Dolcetto d’Alba a 9.90… Sullo stesso scaffale l’Asti Martini (se non erro) a 8.90 euro…. Ma io dico, ma come si faaaaaaaaaaaaa?????? 9.99 euro scorporato dall’IVA fa 8.18 … a questi si tolga un utile presunto di autogrill del 25% e si arriva a 6.55 euro… da qui bottiglia tappo etichetta scatola trasporto ecc : non credo di dire una eresia sostenendo che si arrivi a 5.80 … vuol dire 7.73 al litro…. il prodotto sfuso ad oggi è a 7.50-7.80 …. perché????
autogrill

Commercialmente non ha senso, converremo entrambi che i costi fissi aumentano da vendere lo sfuso ad un prodotto finito… Ma non sarà mica perché vengono utilizzati soldi dati alle Cooperative per abbattere i costi ???? Scusi lo sfogo… mi basta che abbia letto lo sfogo di un povero Cristo che si è rotto le scatole di pagare il 67.5% di tasse e dar da mangiare a 35 famiglie….”.
partitatruccata

Come non dare ragione a questo produttore? La domanda parte spontanea: siamo ancora in un regime di libero mercato, quando ad una squadra, nella stessa partita, il vendere vino e riuscire a stare sul mercato, è consentito di entrare in campo in tredici uomini, con libertà assoluta di gioco duro, di non venire sanzionata mai dal direttore di gara, mentre l’altra è costretta a giocare in nove perché l’arbitro, che dovrebbe essere imparziale e super partes, invece in stile Byron Moreno, non perde occasione per fischiarle contro e per espellere suoi giocatori, condizionando di fatto l’esito della partita?
ByronMoreno

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5 pensieri su “Vini da autogrill: ma come fanno a stare in piedi questi prezzi?

  1. I nostri governi non hanno mai avuto idea di che cosa sia l’agricoltura. Il sistema funziona con le lobbies, oggi e’ la coppe domani altro ecc ecc. e’ perfettamente inutile dilungarsi sul tema. Questo governo degli ‘armiamoci e partite’ di giolittiana tradizione e per giunta illegittimo, sta emettendo troppi decreti che nuoceranno al paese e condizioneranno le future generazioni in tutti i campi economici. Decreto delI’IVA sulle forniture alla grande distribuzione ( lo chiamano riverse charge per confondere le idee), oppure alcool in autostrada che per certi versi ha affinità’ con le slot-machine piazzate dappertutto, a confronto sono quisquilie.
    Premesse queste annotazioni forse da bar sport in un blog di vino,vado al titolo del post: come avviene che sovente in determinati punti vendita si trovano prodotti ( non solo vini) a prezzo decisamente basso? tale da pensare subito che l’esercente venda sottocosto?
    Le spiegazioni sono numerose e valgono per ogni prodotto utile allo scopo dell’operatore commerciale. Ne sintetizzo alcune in base ad esperienze vissute, ma ritengo che l’elenco si possa ampliare sensibilmente.
    – Politica di gestione molto spinta- si offre palesemente sottocosto un prodotto noto per avere effetti benefici sulla vendita di altri già’ calcolati, oltre ad una pubblicità di sicuro ritorno. Spesso una aliquota dell’onere viene scaricata sulle spalle del fornitore che, se non aderisce, viene scaricato per sempre.
    – Produttore con surplus di prodotto e vendita stanca che decide di fare un investimento per fidelizzare il cliente importante che ha smercio.
    – Commerciante che ha fatto il passo più lungo della gamba ed e’ costretto a vendere per coprire le esposizioni bancarie.
    – Commercianti di indole truffaldina che acquistano il prodotto che non pagheranno mai ma che svenderanno al grossista di turno ( il mondo e pieno di questi soggetti senza scrupoli), il quale grossista vende con regolare fattura alle aziende di commercio al dettaglio con prezzi molto convenienti e sottocosto.
    -Idem per i prodotti rubati o rapinati sui TIR girati a grossisti compiacenti che a loro volta fattureranno regolarmente al commercio al dettaglio.

    Per parlare di soli vini, avendo avuto esperienza diretta ho da dire che il settore e provvisto di qualche specificità’ interessante. Per citare, alcuna tra le tante riguarda le cantine sociali ed i contributi regionali. Ma il disgusto e’ tale che mi devo astenere dal parlarne adesso.

    Nota:
    nella foto allegata e’ un esempio di una azione sul noto spumante italiano proposto presso un punto vendita a Mosca. Proposto all’equivalente di circa 10 euro malgrado la svalutazione del rublo.Due anni fa nello stesso punto vendita costava circa 15 euro.

  2. Non fare lo struzzo come, nei paesi scandinavi o inaltri stati europei, se uno vuole bere quando guida , basta comprarlo prima e il gioco è fatto. siccome io ho molta esperienza della scandinavia, dove per comperare un tetrapak di tavernello ti vuole un mutuo.( al venerdi sera devi avere un biglietto col n° del giorno prima per accedere a “sistembolaget). poi a casa o in stazione o in metro si sbronzano come dei fessi. oppure fanno una gita a helsingborg, o alle isole aland in nave una notte dove c’è il tax free e se ne vedono di cotte e di crude, roba da coltello in mano.poi alla stazione di imbarco non si puo entrare perche il suolo è ricoperto di cadaveri respiranti che ti tocca restare fuori, con le ambulanze che fanno il su e giu. ti prego di non dire che non ci credi, io sono 43 anni che ci vado e tutti i fine settimana è la solita cosa. se uno non vuole bere non compera una bottiglia all’ autogrill credimi. l’ alcoolismo è proprio dove è proibito venderlo liberamente. Il proibito eccita!PS” sicuramente lei lo sa gia. sistembolaget è monopolio di stato e non è ovunque , ciò nonostante tutti sono ben riforniti” saluti Franco

  3. Non sarebbe ora che un autorità Italiana e Francese muovesse i primi passi contro le sofisticazioni dei prodotti italo-francesi(formaggi e vino). Qui parliamo di vino, una quantità imprecisata di stranieri produce vino con bustine di polvere ed acqua, con nomi altisonanti e bandiere tricolori. tutto ignorato da Bruxelles, perchè mi chiedo io. oltretutto è pericoloso, mi ricordo che sono morte delle persone col vino fatto in cucina, e venne incolpata la “corovin-caviro” perchè era stato imbottigliato in una loro bottiglia. Noi abbiamo accettato di cambiare il nome al Tocai, per ragioni di brevetto, ma a noi chi ci tutela? siamo sempre l’ ultima ruota del carro, purtroppo. saluti Franco

  4. Sì, chi ci tutela?
    Tre commenti che fanno girare le scatole.
    Possibile mai che in un paese che dovrebbe campare, anzi prosperare, sul made in Italy, siano possibili queste cronache?

    E a proposito di ubriachezza, i nostri beati governanti traccheggiano e ondeggiano e temporeggiano sull’omicidio stradale, intanto i pluriomicidi immemori dei morti se ne stanno a casa loro, magari a farsi un bicchiere in memoriam … e quando andrà in onda la legge molti di loro godranno della prescrizione…
    Non è un paese per onesta gente.

  5. Il Barolo Terre di Barolo, comprato direttamente in cantina a Castiglione Falletto, costa molto più che in Autogrill. Autogrill è un gigante della distribuzione e sicuramente ha un margine sul prezzo che pratica. Ergo, Terre di Barolo svende le sue bottiglie ad Autogrill in cambio dell’assicurazione di grossi volumi. Non ci trovo assolutamente niente di strano o di nuovo. Da quando esiste la grande distribuzione, è sempre stato così.

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