Doc interregionale Pinot Grigio? ¡No pasará!,! Uomini del vino friulani dicono NO!

Nopasaran
Lettera aperta all’ Assessore regionale all’agricoltura Dott. Sergio Bolzonello

Ricevo questa lettera aperta e non dico volentieri, ma con immensa gioia, pubblico confermando il mio totale, incondizionato, appassionato appoggio alla sacrosanta lotta di questi uomini (e donne) del vino friulani, aziende di diversa dimensione, impostazione e storia come Schiopetto, Jermann, Felluga, Di Lenardo, Ronco dei Tassi, Conte d’Attimis, Castelvecchio, Fulvio Bressan, ecc. riuniti in un Comitato per la difesa del vino friulano che dicono no, come avrebbero dovuto dire no i viticoltori del Carso, che sono stati presi in giro in occasione della Denominazione interregionale Prosecco Doc (sulla quale bisognerà prima o poi raccontare esattamente, punto per punto, come siano andate le cose e a quali Grandi Aziende del Vino Italiano abbia giovato), al progetto, allucinante, di una Doc interregionale Pinot grigio. Forza fratelli furlan: ¡No pasarán!, Ils ne passeront pas, They shall not pass!, i

Signor Assessore all’agricoltura Dottor Bolzonello  e Signori dirigenti,
Siamo un gruppo di produttori e tecnici che in questo momento vorrebbero essere a lavorare nei propri vigneti, nelle proprie cantine, sui mercati ed è invece costretto a mobilitarsi perché troppo spesso ci vengono imposte delle scelte illogiche che ci danneggiano.
Premettiamo che siamo un gruppo assolutamente trasversale avulso da condizionamenti politici ed ideologi, che si è costituito in poche ore e che da subito si è reso conto di essere particolarmente numeroso in quanto sostiene e difende interessi comuni alla pressoché totalità dei vitivinicoltori friulani

Solo da pochi giorni siamo venuti a conoscenza  della volontà dell’amministrazione regionale di aderire alla creazione di una DOC interregionale Pinot Grigio, ed è bastato un rapido giro di telefonate per renderci conto che nessuno di noi sapeva alcunché  di questa iniziativa.
Con buona pace di chi dice che non rappresentiamo nessuno ci chiediamo come mai un iniziativa di tale portata possa essere anche solo pensata senza che i diretti interessati, ovvero noi produttori e tecnici, esprimano la loro opinione.
Ci preoccupa molto che una scelta così importante in grado di modificare, influire, costringere, deformare l’intero comparto vitivinicolo regionale possa venir presa in qualche riunione ultra ristretta  senza che nessuno tenga in dovuto conto le forti implicazioni che tale indirizzo comporta.
Letteraaifriulani

È inquietante che ciò accada ed abbiamo deciso che non possiamo più permetterlo.
Personalismi, interessi di parte, ripicche, ricerca del consenso e non vogliamo aggiungere altro non possono essere partite giocate a discapito del nostro lavoro. Il nostro è un Paese che a livello centrale, nelle sue istituzioni politiche, è fondato sulla democrazia elettiva. Ma a livello periferico e in particolare modo nelle associazioni e nei consorzi la democrazia non può che essere partecipativa è tutti gli interessati devono avere il diritto di partecipare nell’Agorà.

Analizziamo ora il “progetto”

Una Doc interregionale danneggia la credibilità ed il senso stesso di denominazione d’origine, questa per il consumatore è sinonimo di qualità superiore e originalità produttiva e per essere credibile deve avere come minimo comun denominatore l’uniformità geologica, climatica, o perlomeno politica. Qui proprio non ci siamo!
La panacea promessa con la doc interregionale Pinot grigio è una bufala che chiunque conosca il nostro mestiere sa riconoscere, una doc non fa vendere automaticamente di più, non può  tutelare sul piano internazionale un vitigno che è patrimonio di tante altre zone viticole mondiali. Non è ipotizzabile neanche un aumento del valore delle uve successivamente all’introduzione della nuova doc, anzi potrebbe essere vero il contrario visto che i costi dei controlli verrebbero riversati sui produttori. Non è credibile neanche l’affermazione che con la doc interregionale e i conseguenti controlli di filiera porterà il Pinot grigio a non essere più soggetto a truffe e raggiri. Ma quello che proprio non comprendiamo è come mai questi controlli non si possano attuare direttamente al Pinot grigio IGT mettendolo in sicurezza.
Vi siete chiesti poi, se è opportuno per noi aderire a questo progetto? Quali rischi comporta per la nostra immagine e per la nostra autonomia politica regionale?
Che ne sarà della nostra identità produttiva? Vi rendete conto che si scontra con i diritti acquisiti di molte aziende friulane che non ci penseranno due volte a ricorrere  per tutelare i propri interessi?

L’errore di fondo che state commettendo è pensare  che il “pedigree” di una denominazione sia attribuito da un ente certificatore e che bastino i controlli di filiera a costruire una denominazione. Non è così! Una denominazione è tutt’altro, nasce dal esigenza di salvaguardare un territorio e le peculiarità qualitative che esprime, ovvero quelle differenze che lo rendono unico.
Nessuno di noi pensa che il Friuli Venezia Giulia per intercessione divina sia una territorio con una vocazione  superiore  a quello Veneto ma certamente nessuno potrà mai dire che sono zone omogenee per terroire, storia, stile enologico. Pertanto lo strumento della doc interregionale non è quello più adeguato a risolvere i problemi della vitivinicoltura friulana e neanche di quella veneta.
L’alveo naturale del Pinot grigio”  chip “è l’igt delle Venezie e non comprendiamo perché esondare da questo argine sicuro. Se questo vino ultimamente ha delle quotazioni molto basse i motivi vanno ricercati nelle speculazioni a cui il Pinot grigio è da tempo soggetto e a cui neanche il Friuli sfugge.
Non riusciamo proprio a comprendere perché la logica costruzione del nostro sistema vitivinicolo faccia così difficoltà a nascere ovvero una piramide che veda al vertice le nostre denominazioni storiche, una doc Friuli Venezia Giulia immediatamente sotto e alla base le IGT Venezia Giulia e delle Venezie. Forse personalismi, interessi di parte e le ripicche  prima citate non sono estranee a queste scelte, mentre la logica va a farsi benedire!
NoPasaran
Da tempo l’iter della nascita della  doc Friuli Venezia Giulia si è arenato negli uffici regionali col chiaro intento di affossarlo, mancanza di firme ci hanno detto,  ma il progetto Pinot grigio delle Venezie non ne ha neanche una di queste firme e non esiste neanche un disciplinare su cui raccoglierle.
A pensar male si fa peccato ma, qualcuno aggiungeva, spesso ci si azzecca, riterremmo molto grave se in Veneto esistesse già una piccola doc Venezia o delle Venezie e qualcuno decidesse di estenderla al intero triveneto come è stato fatto con il Prosecco by-passando tutto il sistema di garanzie previsto dalla legge 61.

Se così dovesse essere sappiate che siamo pronti a suonare le nostre trombe.

Comitato per la difesa del vino friulano

_________________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

8 pensieri su “Doc interregionale Pinot Grigio? ¡No pasará!,! Uomini del vino friulani dicono NO!

  1. Solidarietà ai bravi produttori friulani, che – tra l’altro – spiegano anche molto bene perché queste omologazioni, questi appiattimenti, fanno male e portano solo vantaggi agli amici degli amici.
    Lo spiegano talmente bene che se io fossi quel desso (quel fesso?) autore dell’oscena proposta, mi vergognerei come un ladro …
    Ma i vini (e l’olio, e il cibo in generale) sono l’ultima frontiera per arricchirsi. Nel senso che c’è spesso chi intende arricchirsi alle spalle di chi lavora, o di chi ha avuto una buona idea, o di chi ha investito in un angolo di terra di cui ha intravisto qualità e caratteristiche fuori dall’ordinario.
    La “narrazione” dei territori, che piace al potere un po’ miope dei cosiddetti potenti prevede che ci si impadronisca, per via “dei posti di lavoro” o di altre fiabe e contro-fiabe che questa politica del business di rapina ci ammannisce senza troppi ritegni.
    L’altra lezione dei bravi friulani è culturale: sapersi esprimere, senza insultare, con chiarezza, con chiara visione degli obiettivi, fa parte delle strategie produttive. Fuarce Friùl!

    • mandi furlan! Avete anche il sostegno di una intellettuale milanese che fa sentire la sua voce, molto ascoltata e temuta, in quel di Montalcino: brava Silvana: no pasaran! Così come non é passata, anche per qualche merito nostro, no?, l’oscena proposta di imbastardire il Brunello ed il Rosso di Montalcino (come facevano in maniera truffaldina ai tempi di Brunellopoli) e di ammettere una quota di altre uve (le solite: quelle franciose, che “migliorerebbero” il vino: un par de ciufoli!) accanto al SANGIOVESE simbolo di Montalcino ed eccellenza del vino toscano e italiano. NO PASARAN!

      • Mi viene da osservare che in casi come questi (e come quello da te citato), chi si spende argomentando e sbracciandosi (affinché non si commettano scivoloni) si attira sguardi in cagnesco … “perché mette le birbe alla berlina”, come scriveva il poeta.
        Invece sta facendo un favore a tutta la collettività che spesso va a rimorchio della fesseria per pigrizia mentale (eh sì esiste anche questa), per stanchezza, per inanità …
        E invece il “nudge” dei soliti “moralisti” non è altro se non un memento degli interessi comuni, un aiutino spesso malvisto.
        Certo che noi italiani siamo davvero strani: quando abbiamo un tesoro, cioè una rarità, ci diamo da fare per farlo diventare cosa comune, cioè per fargli perdere valore …
        Quando ci sono di mezzo i politici sappiamo che hanno sempre secondi fini, anche terzi o quarti.

        PS: NON sono un’intellettuale, perciò non etichettarmi come tale, che oltretutto dalle parti in cui sto (anche se ci sto un po’ meno) non si usano e dispiacciono parecchio.
        Però penso, perciò: en garde (mica il lago neh!?)…

  2. Le parole d’ordine per il prossimo mese sono chiare a tutti:
    1) DIMISSIONI!!!
    2) NO PASARAN!!!
    Caro Ziliani, spero di incontrarla lunedi al Vinitaly!

    • stia tranquillo, ho altre parole d’ordine in serbo…
      tipo:
      fuori i mercanti dal tempio!
      Vinitaly: ma devo andarci per forza?
      Vinitaly: ma come si fa a scrivere dei comunicati tanto cretini?
      Vinitaly: conoscendolo ti viene una gran voglia di restartene a casa
      e infine
      Chi ti chiede di partecipare ad una degustazione e firmare come fosse un verbale le tue note d’assaggio é consegnarle al produttore é un perfetto fesso. E il giornalista che accetta questo strano gioco un pirla 🙂
      p.s.
      come facciamo a conoscerci e incontrarci se io non so chi é lei e si nasconde dietro ad un nickname?

  3. Cui prodest? Siccome niente si fa se non interessa qualcuno, basta individuare questo qualcuno, spiegargli il danno che potrebbe provocare e farlo desistere con acconci strumenti. Spesso non si tratta di oscuri potentati con solidi appoggi politici ma di ”scassapagghiari” facilmente neutralizzabili. Sono quella categoria che spulcia nelle pieghe delle varie leggi come i topi nella spazzatura alla ricerca di formaggio a gratis e si accontenta di pochi spiccioli di mancia con la complicita’ di una burocrazia parassitaria di cui e’ pieno il nostro Paese. E se e’ un danno per i produttori, cioe’ per quelli che veramente lavorano, chi se ne frega!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *