Feudi di San Gregorio e la grande cucina di Alan Foglieni lunedì 9 al Carroponte a Bergamo

FeudiSanGregorio
Una serata… da non perdere!

Lo dico subito, non ho sostanzialmente cambiato idea su questa azienda, con la quale in un glorioso passato intrecciai divertentissimi conflitti dialettici, leggete qui, qui, qui e poi ancora qui, e di cui fui l’unico giornalista italiano a scrivere che un vino che aveva commercializzato era fuorilegge (lo era davvero, gli altri giornalisti e guidaioli lo premiavano con i tre bicchieri e con i massimi punteggi: molto indipendenti, molto liberi… ), tanto che fu sequestrato nelle enoteche in Calabria e in altre regioni, perché i miei articoli venivano letti da responsabili della Repressione Frodi e qualcuno aveva le palle per prendere atto dell’irregolarità e di agire.

Esiste, ha cambiato management e pelle svariate volte, e se non esistesse (lavoro dei dipendenti a parte, che merita rispetto e tutela) secondo me non sarebbe affatto una grande perdita per il mondo del vino.

Anche se oggi, dopo aver commercializzato incredibili e pirotecniche Falanghina dai profumi di banana e vini bianchi da vitigni autoctoni irpini, così recitavano le guide, che sembravano altrettanti Gewürztraminer altoatesini (e magari ti capitava d’incontrare il miracoloso deus ex machina dell’azienda, il mitico Ercolino sempre in piedi, in quel di Termeno e ti chiedevi cosa diavolo ci facesse…), la proprietà, ricca e potente, (il fondatore è stato un discusso banchiere amico di De Mita, il figlio, attuale presidente, viene ugualmente blandito dalla stampa più allineata e coperta e più furba, da quelli che anche in Campania hanno sempre dimostrato di saper stare al mondo…) cerca di rifarsi “una verginità” e un’immagine raccontandoci: “Novità a Feudi di San Gregorio: arrivano a completare la nostra gamma di vini il Biancolella e il Piedirosso 2014”. Cos’è pazz….
Carroponte

Comunque la pensiate, la Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico, un’azienda letteralmente miracolata dal terremoto in Irpinia del 1980, che fece tanti morti e tanti danni, ma consentì a chi aveva amici in paradiso di ottenere finanziamenti (soldi nostri, soldi del popolo italiano elargiti da governanti e governi molto solleciti a concederli, ma non a tutti…), è un’azienda d’importanza centrale nel panorama vitivinicolo del Sud Italia. Un’azienda che è sempre stata nel cuore (e non solo) di tale Maroni Luca, di qualche collega con il quale ho leticato per anni e che oggi è diventato un simpatico “ex nemico”, del più comico dei wine writer americani, James “Giacomino” Suckling, di Mister Robert Parker e dei suoi vari molto realistici collaboratori.

E pertanto è bene assaggiare, male non fanno di certo, non l’hanno mai fatto (in passato a mio avviso facevano solo male all’identità del vino campano e irpino, alla sua credibilità, all’autorevolezza di chi ne cantava le lodi come per default) i suoi vini.
FedericoGraziani

E’ bene assaggiarli soprattutto se a presentarli è un personaggio importante e qualificato come Federico Graziani, nato a Ravenna nel 1975 e sommelier professionista a soli 19 anni, miglior sommelier d’Italia nel 1998, oggi “Brand Ambassador aziendale e responsabile commerciale” (ammazza che carrierone stanno facendo certi super sommelier e che consulenze immagino ben pagate portano a casa, vero Gardini jr.?) dell’azienda stessa.

E’ bene assaggiarli in particolare, se sono protagonisti di serate come quella che si svolgerà lunedì 9 marzo alle 20.30 (si raccomanda la puntualità) presso un ristorante di Bergamo che mi è entrato letteralmente nel cuore (ci sono già stato cinque volte e l’apertura è stata solo a metà settembre) e dove sono stato, con un grande amico produttore (ho fortemente voluto che ci venisse, e che conoscesse il suo deus ex machina, il vulcanico sommelier di lunga esperienza (anche se giovanissimo, beato lui) Oscar Mazzoleni, non più tardi di lunedì 2 marzo.
oscar carroponte

Il posto, l’ho già segnalato più volte, ed è un posto dove mi sento a mio agio, dove ho portato la mia adorata Lei, poi un’amica carissima, una intellettuale che vive a Montalcino, la bella, giovane e brava redattrice di una testata on line dove mi trovo perfettamente a casa mia, un piccolo grande produttore oltrepadano della cui amicizia mi onoro, e appunto, lunedì sera, un produttore, classe 1956 come me, che conosco dal lontano 1984, si chiama Al Carroponte e lo trovate a Bergamo, a cinque minuti d’auto dall’uscita autostradale, qui, in via De Amicis al numero 4.
Carroponte-interno

Il tema della serata di lunedì 9 marzo (che io mi perderò per due motivi, dapprima una visita dentistica alle 15.30 e poi, se sarò sopravvissuto, a me i dentisti incutono sempre un terrore pazzesco, una corsa fino a Como, per impegni non legati al vino, ma ad una speranza e una testimonianza di fedeltà alle mie radici…) si riassume in questo tema: “vini e ricette della tradizione campana che, abbinati sapientemente, ci accompagneranno in un viaggio enogastronomico che delineerà gusti e sentori tipici di questa splendida regione”.

Il buon Federico Graziani, che è stato anche co-editor di una bella rivista sul vino, presenterà, da par suo (è un uomo bravo e fortunato e ha una moglie splendida, grappaiola e blogger), presenterà quattro vini della produzione, quella attuale per fortuna, di Feudi di San Gregorio, abbinandoli ai piatti dell’ottimo giovane chef (quanto mi piace la sua cucina e come la trovo stuzzicante, digeribile, allegra, moderna al punto giusto, ma piena di sapore, e aliena da voli pindarici) Alan Foglieni.

Carroponte-Feudi

La serata, organizzata per un numero massimo di 35 persone, la qual cosa rende quindi necessario prenotare anticipatamente, presenta questo stuzzicante menu:

Falanghina brut
Micro Salmonburger con maionese al pepe rosa
Sgombro sott’olio con emulsione al pomodoro
Peperoncino verde dolce gratinato al pecorino

Campanaro 2013
Insalata di baccalà, cavolfiore, acciughe e olive nere

Serpico 2010
Fusilli di Gragnano al sugo di carne in lunga cottura

Taurasi Montevergine riserva 2009
Il manzo alla pizzaiola

Melanzane al cioccolato

Il prezzo di partecipazione, che mi sembra centrato, vista la qualità dei piatti e, spero, dei vini, è di € 55,00 per persona.
Carroponte-Bergamo

Io, se fossi in voi, non me la perderei questa serata. E’ l’occasione giusta per vedere quale sia la nuova realtà, espressa da quattro vini, di Feudi di San Gregorio, quanto si stia bene all’eno-bistrò Al Carroponte, come sia bravo Alan e che patron sommelier pieno di entusiasmo, di voglia di fare bene, di proporre ottime “bollicine” (Champagne e Franciacorta gli stanno nel cuore, sul Barolo devo fargli un po’ di ripetizioni, ama troppo i vini dei Barolo boys, “quelli che andarono per suonare e finirono tristemente suonati”… ) sia il buon Oscar Mazzoleni. Uno che, accidenti a me che viaggio verso i 59, potrebbe anche essere mio figlio…

Mi raccomando, se ci andate, non dite che vi ho mandato io…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

3 pensieri su “Feudi di San Gregorio e la grande cucina di Alan Foglieni lunedì 9 al Carroponte a Bergamo

  1. La cosa positiva è data dal fatto che non c’è il Patrimo (noto esempio di vino “territoriale” a base di Merlot) .
    Non si è mai visto il direttore commerciale d’una azienda parlare meno che bene dei propri prodotti.
    Inoltre, ove le politiche aziendali non siano cambiate, l’ultima volta che chiesi di provare il “Campanaro” ad una fiera (non ricordo se a Torino o al Vinitaly) mi si rispose che i vini di gamma alta (sic!) non erano disponibili per il volgo. Al massimo mi si poteva servire una falanghina. Ho declinato il non gentile invito e tornerò ad assaggiare i vini di cui sopra quando li presenterai tu o qualcun altro che non sia in palese conflitto d’interessi o quando ci sarà gente meno villana nello stand dei “Feudi” .
    Per questi motivi preferisco restare a casa mangiando pane e formaggio con un Coste della Sesia d’Odilio Antoniotti ( non sarà l’abbinamento ideale ma io mi ci trovo bene).

  2. Al Carro Ponte propongono anche una ‘merce’ chiamata gentilezza; non comune in Italia e lì ben diffusa anche tra i camerieri che mi sono sembrati affezionati a ‘un certo stile’.
    Non tutti ne capiscono l’importanza, in un paese che si sta impoverendo da questo punto di vista.
    Non si va al risto solo per mangiare e bere una buona bottiglia … il clima e l’accoglienza sono valori da coltivare (ma certo non pensando che possano sostituire eventuali mancanze).

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