Ricordando Bartolo, dieci anni dopo…

nobarriqueberlusconi

Ovunque vi troviate: un pensiero al Signore del Barolo, a Bartolo Mascarello

Una veloce nota, prima che in tanti (non dico tutti, ci sono tantissimi consumatori e appassionati di vino che per mille motivi diversi resteranno a casa) noi, caravanserraglio del vino, ci s’immerga al festoso mare magnum del Vinitaly, di Summa, delle diverse rassegne di vini naturali Villa Favorita o Viniveri tipo Cerea .

Un attimo di riflessione e di raccoglimento, per ricordare, anche se con colpevole ritardo da parte mia, ma questa dimenticanza alla fine si rivela positiva, perché mi consente di recuperare proprio in questa vigilia cruciale, uno dei più grandi uomini del vino italiano, uno dei veri pochi maestri e punti di riferimento, un esempio fulgido, comunque si guardi al vino, quali che siano i gusti, le filosofie, gli orientamenti, le scuole di pensiero.

Stordito e distratto come sono, mi sono accorto solo ieri, grazie ad una lunga piacevole telefonata che ho avuto con una carissima amica vignaiola, che di nome fa Maria Teresa e di cognome, che onore e onere e privilegio per lei portarlo, Mascarello, che sono già passati 10 anni dalla scomparsa di uno dei più grandi uomini del vino che abbia avuto il privilegio di conoscere: Bartolo Mascarello.
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Quel piccolo grande uomo, ci ha salutato il 12 marzo del 2005 lasciando un vuoto incolmabile e un esempio unico di dirittura morale, di coraggio, di dignità, di rispetto della terra, del lavoro umano. E di fedeltà assoluta alla causa del più grande vino del mondo, il Barolo.

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Sono sicuro che quest’anno in occasione di Alba Wines Exhibition, pardon, Nebbiolo Prima (10-15 maggio) l’Unione Produttori Vini Albesi, l’Albeisa come la chiamiamo in maniera più spiccia noi, e la Gheusis delle amiche Anna e Silvia, che organizza la transumanza e l’ospitalità di noi invitati saprà trovare il modo di ricordarlo con qualche semplice iniziativa (un paio di idee le avrei, presidente Alberto Cordero di Montezemolo…). E voglio ribadire la gratitudine immensa che nutro per aver conosciuto e lungamente frequentato Bartolo, per essere stato sempre accolto nel salottino di casa (dove ora passo qualche volta a trovare la Signora Franca) quasi come un amico, nonostante, amava dire sorridendo Bartolo “lei scriva per il giornale degli industriali” (quel Corriere Vinicolo il cui grande direttore di allora, l’amico Marco Mancini, poi licenziato in tronco come una vecchia ciabatta da quegli stressi spregiudicati INDUSTRIALI) gli aveva fatto avere un abbonamento omaggio, da gran Signore qual’è) e nonostante sapesse benissimo che non ero certo “di sinistra” come lui.
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E voglio ricordare soprattutto in tempi di smemoratezza, di revisionismi osceni e di comiche riabilitazioni di quei Barolo boys che il Barolo di Bartolo, loro e i loro amici e compari di merende, di guide, e di business, tentavano pateticamente e oscenamente e con miopia idiozia, di far apparire superato, voglio ricordare la centralità assoluta della figura e dell’opera di Bartolo Mascarello nella storia, passata, presente e futura, del Barolo. Del Barolo vero, non quello che puzza di legno francese, di trucioli e talvolta fa pensare di trovarci a Bordeaux o in California non nelle sacre colline della Langa del Nebbiolo, ma quello che profuma della terra, unica, magica, dove nasce. Anzi quelle terre diverse, le terre di Barolo, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba, Verduno, Diano d’Alba, Novello, La Morra et alia…, che danno ad ogni Barolo vero un tocco diverso, profumi diversi dagli altri, una qualità del tannino diversa e speciale, una complessità, una magia, un potere di fascinazione che varia da vino a vino.

Barolo

Voglio sommessamente pregare tutte le persone che leggeranno questo post, ovunque si trovino, e soprattutto se saranno spettatori/protagonisti in quei gioiosi consessi vinosi (che, toccando ferro, spero tanto non vengano nemmeno sfiorati da episodi sgradevoli e tristi: ma questo è il mondo, sozzo, in cui ci tocca vivere, e siamo tutti potenziali bersagli della follia terrorista, soprattutto laddove si radunino tante persone…), di fermarsi un attimo e dedicare un minuto di silenzio, una riflessione, un ricordo e dire un grazie a Bartolo Mascarello. E alzare il calice, ma che sia di vino buono e vero, a lui.
Chapeau

Per quello che è stato, per quello che ha fatto, per quanto ha rappresentato per tutto il mondo del vino italiano e per il mondo, da uomo libero, indipendente, orgoglioso delle proprie opinioni e impegnato a manifestarle con dignità ed educazione in ogni contesto, in ogni giorno della sua vita.

Io, abbracciando forte la cara Signora Franca e l’amica Maria Teresa, mi permetto ricordarlo con l’articolo – questo – che scrissi in suo ricordo dopo l’ultimo saluto che gli riserbammo, di fronte alla sacra collina dei Cannubi.
Baldo

Grazie Bartolo la ricordo sempre, le voglio bene, mi saluti e mi abbracci tanto Baldo quando lo vede…

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12 pensieri su “Ricordando Bartolo, dieci anni dopo…

  1. caro Franco mi hanno commosso le tue parole , alcuni passaggi e ricordi, il finale…
    un abbraccio forte a Maria Teresa e alla signora Franca,
    un saluto a tutti coloro che gli hanno voluto bene

    • la sua perdita e quella di Teobaldo Cappellano sono state dal punto di vista umano innanzitutto, erano grandi uomini prima che grandi vignaioli e produttori di Barolo, due perdite enormi, che mi hanno lasciato un vuoto incolmabile dentro. Anche se ho la fortuna di avere tantissimi ricordi di incontri con loro, incontri dove ogni volta imparavo qualcosa ascoltandoli in silenzio…
      E far tacere un chiacchierone come me é una bella impresa 🙂

  2. Caro Franco, hai perfettamente ragione! Bartolo Mascarello e Teobaldo Cappellano erano anzitutto uomini speciali. Delle loro colline avevano davvero una visione più profonda e più celeste. Non solo vino. I loro vini erano, e adesso ancora sono (con Maria Teresa e Augusto, magnifici eredi), un atto di civiltà e, laicamente, un atto di fede. Poi sono anche vini. Vini sublimi.

  3. Dimenticavo: sono tornato a leggere il tuo ricordo di Bartolo Mascarello, pubblicato su winereport, seguendo il link che hai messo. Mi è parso di tornare a quei giorni terribili. Mi hai commosso ancora.

  4. Caro Ziliani,

    il suo appasionato e affettuoso ricordo di Mascarello, anni fa, ha coinciso con il mio avvicinamento alle Langhe ed al Barolo.

    Fu un impatto forte quel triste episodio, e rileggerlo oggi mi ha emozionato. Cosi come mi piacerebbe ritrovare il video di lei e Cappellano, alle prese con un incontro “vivace” a Montalcino.

    Da allora frequento le Langhe con regolarità; quasi un langarolo d’adozione mi considero, da …. tosco-milanese.

    Mi aggiungo ai ringraziamenti

    francesco

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