Semplice e chiaro: ecco perché non sono alla Vinitaly Vanity Fair

VanityFair
Restituiamo il vino al vino e come diceva Guccini “a culo tutto il resto”!

Lo dico chiaro e tondo, se ho deciso di non essere, dopo tanti anni di “militanza”, al Vinitaly, oggi diventato Vinitaly Vanity Fair, di non venirci oggi e domani come avevo programmato e di restarmene a casa a scrivere e ascoltare l’amato Glenn Gould suonare gli Intermezzi e le Ballate di Brahms, oppure le trascrizioni per piano della Quinta e Sesta Sinfonia di Beethoven, oppure Krystian Zimermann interpretare da par suo (e forse lo ascolterò dal vivo il prossimo 2 giugno a Bologna) gli Impromptus D 899 e D 935 del mio amatissimo Franz Schubert, i motivi non si riconducono affatto alla celeberrima battuta di Nannimorettiana memoria “ma, mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte? o se non vengo per niente?”. Questo anche se il buon Francesco Beghi è stato geniale a parlare in termini di “dilemma del giornalista italico alla vigilia del Vinitaly” in un post arguto,

Io avevo già programmato di esserci oggi e domani, avevo prenotato l’albergo, disdetto solo ieri pomeriggio, avevo preso qualche appuntamento, anche se deo gratias, non ero stato toccato dalla “manna” che investe alcuni giornalisti (sempre i soliti) e pseudo comunicatori del vino (dai prezzemolini e compagne di merende ai fede&tinto a carneadi vari) e fa sì che benedicano il Vinitaly (augurandosene due almeno all’anno) visto che tornano a casa con il conto in banca ben arricchito.
“Colleghi” furbi, e in ottimi rapporti con le Grandi Aziende del Vino Italiano, leggi INDUSTRIALI, che conoscono bene l’arte sottile delle pubbliche relazioni e delle marchette per i quali il Vinitaly Vanity Fair è una benedizione.
Fiero, grazie potenti Dei!, che nessuno mi abbia chiesto cose del genere, segno che sono davvero fuori dal coro, e non faccio parte della Cupola del vino, come la chiamava l’indimenticabile direttore Germano Pellizzoni. Una Cupola specchio di un Paese allo sfascio “devastato dal dolore”.
FieraVanità

Ci sarei venuto, a Verona, esclusivamente per riabbracciare qualche amico produttore, ne cito solo alcuni tra i tantissimi cui voglio particolarmente bene, eh sì, si può voler bene ad un produttore (Giorgio Grai e Marina Danieli, Elisabetta Fagiuoli, Nicodemo Librandi, Mauro Mascarello, Aldo e Milena Vajra ed i loro splendidi figli, Gianluca Grasso, Romano Dogliotti, Costantino Charrère, ecc.), per avere qualche contatto “lavorativo”, qualche incontro con importatori e colleghi italiani e stranieri.

Primi tra tutti il catanese colto Alfonso Stefano Gurrera, che abbraccio forte a distanza, e Charles Scicolone from New York e Nicolas Belfrage MW, from London. E ci sarei venuto badando di evitare accuratamente falsi amici ipocriti, che nonostante io conosca da vent’anni, e da altrettanto scriva dei loro vini, si sono messi a fare uno strano giochetto nei miei confronti, di falsa amicizia davanti a me, di sparlamento con relativo leccamento di personaggi che m’insultano alle mie spalle.

E avrei evitato imbecilli, carneadi, coglioni, fafiuché, venditori di fumo, p.r. insulse, degustazioni di vini che nemmeno morissi di sete berrei, nani e ballerine, rinoceronti e loro elogiatori a comando, che fanno purtroppo parte della cornice del Vinitaly.
all'indice

Ma alcuni episodi, oltre allo spettacolo osceno della mia casella di posta invasa, tipo spam, da una decina di giorni almeno, da fiumi di comunicazioni al 90% inutili e ridicole, testimonianza di un’idea vecchia o demente della comunicazione sul vino, inviate da aziende e p.r. stile “desperate house wifes”, dimostrazione di un’insulsaggine generale e del fatto che, nonostante la crisi, le aziende spendono, e male, in una comunicazione sul vino fatta alla maniera degli anni Novanta, poarete!, mi hanno persuaso che, per dignità e rispetto di me stesso, Vinitaly Vanity Fair 2015 no grazie, non mi avrai.

Pur con tutto il rispetto per l’ottimo ufficio stampa dell’Ente Fiere, da Carlo Alberto Delaini alla Signora Sanfelici, che sono stati di una professionalità esemplare nei miei confronti, in quest’anno che ha già conosciuto un’altra mia rinuncia, che ho lungamente ponderato, affermando, con David Bowie, che I’m an absolute beginner and I’m absolutely sane, ho scelto di restarmene a casa.
Whocares

Non solo perché, come scrivevo due anni fa, Vinitaly Vanity Fair è quel simpatico posto, beh, leggete qui, soprattutto le signore, ma perché ho scoperto che al Vinitaly Vanity Fair hanno fatto tranquillamente entrare come nulla fosse, magari l’hanno anche premiata, una tizia che due anni fa aveva proditoriamente scritto e purtroppo Verona Fiere non aveva avuto gli attributi per rispondere come doveva alle sue farneticazioni, ovvero querelandola, che a Vinitaly erano di casa droga e squillo.

Non citate in giudizio, date l’accredito ad una come quella “signora”, amici di Verona Fiere e la mettete sullo stesso piano di giornalisti e persone perbene? Errore…
ca-niscuno-e-fesso

Un altro motivo per stare alla larga dal Vinitaly Vanity Fair mi è poi venuto dalla consapevolezza che questo pomeriggio in fiera, all’interno del padiglione di una importante e adorata regione del vino, un tale, che non voglio nemmeno chiamare con il suo trascurabile nome per non fargli pubblicità, organizzava una degustazione (alla quale mi aveva telefonicamente invitato lunedì) al termine della quale chi degusta deve rilasciare una sorta di verbale, consegnando le proprie note di degustazione al produttore e all’ente che organizza la cosa. Ma quale giornalista serio può accettare una stronzata del genere? Le mie note di degustazione sono patrimonio esclusivo mio e non consegno alcun tipo di verbale a nessuno! Ovviamente ho mandato quel tizio e quella “degustazione” al posto dove meritano, mettendomi a ridere su quel personaggio con tanto di p.r. complice. Ma non ti vergogni, carneade?
carneade

Terzo motivo. Non ere ancora iniziato il Vinitaly Vanity Fair, ma sabato avevamo già un’etichetta che vince a mani basse l’Oscar del kitsch e della comunicazione da delirio. Quella del Lambrusco, per Vinitaly e Expo 2005. del Lambrusco di tale Ceci che di pelo sullo stomaco e cattivo gusto aveva già dato prova.
Italia

Se ci aggiungo poi che a Vinitaly Vanity Fair avrei rischiato d’incontrare un potente, che mi conosce da una vita, e che ho incontrato di recente fuori della sua regione e che mi ha salutato, ipocritamente, con tanta cortesia e poi invitandomi ad una cena degustazione che si teneva lunedì, mi ha testualmente ricordato che nel processo di crescita della sua cantina “non c’è posto per le chiacchiere da bar, quindi con affetto e con la maturità che deriva dal mio essere più grande, ti invito a vivere serenamente il tuo rapporto con la mia regione d’origine, notoriamente terra di pace e di accoglienza”, dandomi implicitamente del giornalista che fa “chiacchiere da bar”, allora capirete, aggiunti i tanti comunicati stampa allucinati e allucinanti che ho ricevuto, che abbia deciso di averne piene le scatole.
Chiacchierebar

E abbia detto no allo spettacolo di dilettanti allo sbaraglio che si spacciano per pseudo esperti e twittano e usano facebook o Instagram per dimostrare, e facendolo mettono tenerezza, di essere a Verona, al mitico Vinitaly, di essersi fatti fotografare con il produttore x o y, di avergli espresso il proprio illuminato parere sul suo vino.
Dignità

E ho detto no alla sarabanda, come me l’ha descritta splendidamente un amico ieri sera con una mail da standing ovation, con “tutti che straparlano ad alta voce, intendendo esibire dimestichezza con la materia che è solo di facciata, gli uomini (chissà perché) stretti nell’abito del matrimonio, le donne spesso in abiti da zoccole di professione, accattivanti allo sguardo maschile, ma spia impietosa di una rassegna ripiegata su se stessa. E poi gli stand: alcuni terribili garitte, atte ad ospitare un unico triste milite, altre ridicole, felliniane! Altri mostruosi, alcuni simili ad una navicella spaziale… E poi, caro Franco, ci sono gli enoradical del bio, tutti perfettamente allineati come i loculi di un cimitero. Il mondo del vino, per risorgere, merita altro, non certo questa buffa e cafona kermesse. Chi veramente ama il vino lo vada a trovare dove il vino nasce, in vigna.
Non a Verona, lì nasce il pandoro”.
rispetto

Ecco perché, concludendo, me ne sono rimasto, senza rimpianti, dispiaciuto unicamente di non riassaggiare qualche vino che adoro, di fare qualche scoperta, di “cazzeggiare” con tizio e caio, di abbracciare Angela, Elisabetta, Marilena, Alessandra, Giovanna, Pia Donata, Elena, Laura (cito il nome, molti ne dimentico di certo, di alcune produttrici che adoro e che avrei sicuramente salutato con trasporto) a casa.
Freedom

Non farò cattivi incontri, alcuni saranno felicissimi di non imbattersi nel mio brutto muso, e passerò due giornate serene. E Vinitaly, anzi, la Vinitaly Vanity Fair, come la chiamo, andrà ugualmente avanti tranquilla, sempre più caotica, sempre più plasticosa, sempre più calata nel rappresentare una realtà del vino dove il fasullo ha sempre più spazio, e pure la furba rappresentazione di se stessi.
BaroloBrunello-nov04 280

Il vino, come lo amo io, come l’ho onorato e come gli reso servizio in 31 anni di attività professionale di cronista del vino che invecchia, ma è vivo e non è certo “fernuto”, come ha scritto un emerito cialtrone, è altrove… E io non mi stancherò mai, fino all’ultimo dei miei giorni, di andarlo a cercare
chooseFreedom

Restituiamo il vino al vino, ai suoi appassionati, ai consumatori e come dice Guccini, “a culo tutto il resto”…
Buon Vinitaly Vanity Fair a tutti, io ho scelto la libertà, ho scelto la vita…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

 

 

71 pensieri su “Semplice e chiaro: ecco perché non sono alla Vinitaly Vanity Fair

  1. Uè bello, visto che fra le righe che mi hanno appena linkato mi par di capire che, ancora una volta, sono in cima ai tuoi pensieri, sappi che ho pagato 60 begli eurini per entrare. Proprio stamattina. Se mi chiedi garbatamente e seguendo il protocollo che si conviene alle signore (ammesso che tu conosca protocolli e abbia mai frequentato signore), l’amicizia su Facebook, potrai mirare il regolare titolo da me acquistato e poc’anzi pubblicato sulla mia pagina. Da bravo, su! P.s Papa Francesco se l’è legata al dito, sappilo!

    • Cristiana Lauro, io le avevo offerto, da gentiluomo quale cerco di essere, una generosa possibilità di non fare cattiva figura, inviandole una mail e invitandola a moderare le espressioni da bulletto/a della suburra contenute nel suo intervento, assicurando che avrei pubblicato la sua precisazione.
      Lei non ha risposto e con un gesto che si commenta da solo e che qualifica il suo “stile”, ha preferito pubblicare la mia lettera privata sulla sua pagina Facebook.
      Ecco perché mi trovo costretto a pubblicare integralmente il suo pseudo commento lasciando ai lettori che non abbiano versato il cervello all’ammasso ogni giudizio.
      P.S
      Come le ho scritto nella mia mail, per me non cambia nulla con il fatto che lei non abbia avuto l’accredito stampa (e dicendo questo e riferendomi a lei mi scappa da ridere) o abbia pagato il biglietto d’ingresso: se io fossi stato nei panni di Verona Fiere, ricordando il suo scritto di due anni fa, avrei trovato il modo per impedirle, anche dietro pagamento di biglietto, l’ingresso alla Fiera.
      Lei oggi era al Vinitaly Vanity Fair e io, definito “sfigato” a causa di questo post da un suo amico e compagno di merende (invitato a spiegare cosa intendesse con questa espressione nei miei confronti il “signore” si é defilato e non ha spiegato, per evidente carenza di argomentazioni e non sapendo dove arrampicarsi), ho scelto, e ho spiegato perché, di non andarci.
      Sono contento della mia scelta: non posso stare nello stesso posto dove ci sono persone come lei.
      Se il Vinitaly Vanity Fair é la sua fiera, il suo ambiente, il suo habitat, per ovvi motivi non può essere il mio.
      Elementare Lauro, pardon, Watson..

      • Anche se in passato non abbiamo avuto le stesse visioni su alcuni argomenti vinicoli,voglio complimentarmi con Lei Franco per la sua decisione di non partecipare al Vinitaly, leggendo il suo articolo concordo pienamente con quanto ha scritto, posso solo aggiungere se permette una frase a mio avviso importante, “meno estetica più etica” per cortesia !

  2. Sono anni che per le molte ragioni del post non partecipo al Vinitaly. Non nego che anni addietro ho ricevuto il suo fascino, ma oggi, invecchiando, ho perso l’entusiasmo delle prime edizioni. Sarà che gli eventi di vino si sono moltiplicati, sarà perchè preferisco la quiete del mio trattore, sarà perchè così risparmio migliaia di euro, sarà che sono stanco delle finzioni, sarà che il Vinitaly è espressione del consumismo più malsano, anche io al Vinitaly non ci vado: ma ho anche Grande Rispetto, naturalmente, per chi và al Vinitaly.

    • Una fiera è una fiera e questo tempo che stiamo vivendo è meno adatto alle fiere così vecchio stile.
      Ma Verona è un palcoscenico anche per il vino, non solo per la gente…
      E poi c’è San Zeno, forse la più emozionante chiesa d’Italia, solitaria e circondata dal brutto, con quella facciata d’arenaria che al tramonto sembra che stia per decollare …

    • parole impeccabili le sue, Cianferoni. Lo pensavo l’anno scorso, quando visitai, scegliendo come unico giorno di visita il lunedì (e l’anno scorso fu per me una grandissima fatica, fisica e mentale, venirci, come sanno anche a Verona Fiere…) e lo penso, anche se a distanza (ma stasera ho parlato al telefono con diversi produttori reduci della giornata di fiera odierna: stanchissimi e un po’ sfiduciati e non per il business, di cui non abbiamo parlato, ma per la cornice e l’atmosfera) quest’anno: al Vinitaly, che ho definito Vinitaly Vanity Fair, il vuoto maggiore che si avverte é l’assenza o quasi del “senso della terra”. Quel luogo magico dove, come ha sempre ricordato senza stancarsi Gino Veronelli, nasce il vino di qualità, quello che ha un’origine e una storia da rivelare. Il Vinitaly, a mio modesto parere, sta diventando un’astrazione e un luogo della politica (domenica sera i vari TG ne hanno parlato per dire che Zaia e Tosi si erano incontrati all’inaugurazione e non si erano presi “a cornate”, ma si erano salutati…) La terra è sempre più lontana, anche se al Vinitaly aderiscono fior di produttori seri, contadini, vignerons, lavoratori della terra, gente che non pasticcia in vigna ed in cantina, da lì…
      Questa la mia sensazione. Questo il “sentimento” che mi ha indotto a restarmene a casa. A scrivere di vino, ad assaggiare, in maniera meditata, vino. A testimoniare, in maniera privata e appartata, quella fedeltà al Vino che rispetto dal 1983, dalla prima volta che incontrai in via Sudorno 44 nella sua splendida casa, Gino Veronelli. Dalla prima visita, in quell’anno o forse il successivo, nella sacra terra di Langa (amore a prima vista: ricambiato) quando andai all’Annunziata di La Morra per intervistare una figura mitica come “il cunt” Paolo Cordero di Montezemolo. Padre del mio carissimo amico Giovanni e nonno dell’attuale presidente dell’Albeisa, Alberto.

  3. Faccio notare che, oltre al pandoro, a Verona abbiamo qualche vino più che discreto. Alcuni sono pure negli stand del vinitaly. Certo occorre sorbirsi lo spettacolo di arte varia, tuttavia è bene ricordare che anche chi straparla, chi si veste da zoccola, compra vino, è interessato al vino, e quindi fa girare soldi. Soldi che arrivano alle cantine e anche ai giornalisti.

    • Nicola, fa bene a ricordare, ma mi sembrava superfluo, e la mail del mio amico non intendeva certo sparare a zero sui vini prodotti in provincia di Verona, che nel veronese vengono prodotti fior di vini che amo. Primo tra tutti il Soave classico, il Valpolicella, che notoriamente amo molto di più dell’Amarone della Valpolicella e del Ripasso, quindi il Bardolino e il Bardolino Chiaretto. Oltre al Recioto, di Soave e della Valpolicella. Per citare solo i più noti e non incorrere nelle ire degli ex compagni di merende, oggi “nemici” (?) Tosi e Zaia…

    • dimenticavo.
      Ho letto sulla pagina Facebook di una persona che conosco, che mi ha salutato e stretto la mano poco più di un mese fa, in quel di Montalcino, queste parole: “Per la rubrica “non si uccidono così anche i cavalli? ” tutto il mio profondo odio per chi se ne sta a casa o in giro per la campagna e non qui al Vinitaly”.
      E poco dopo, oltre all’odio la stessa Signora, che lavora per una nota e storica azienda produttrice di Brunello di Montalcino, ha espresso per chi non va al Vinitaly anche “disprezzo”.
      Io mi auguro scherzasse ed esprimesse un pensiero generale (un po’ bislacco) e che non si riferisse a me e a questo post dove ho spiegato perché abbia rinunciato ad andare al Vinitaly.
      Astraendo dal mio trascurabile caso personale, devo però far notare alla Signora commentatrice un po’ spericolata su Facebook, che sono tante le persone che sono rimaste a casa.
      A mio modesto avviso la personalità vinicola più in vista tra coloro, ancora in vita, che quest’anno non sono andate al Vinitaly é una persona che la Signora conosce molto bene: so per certo che domenica é stata notata non a Verona, bensì alla Santa Messa in quel di Camigliano, la presenza maestosa di Donna Francesca Colombini. Odio e disprezzo anche per lei?

      • Sig. Franco perché tanta astiosità con quelli che vanno al vinitaly. Ci sono tanti che ci vanno a lavorare e lavorano sodo glielo assicuro. Poi c’è il carrozzone della compagnia cantante e tanti sono là per fare gli scemi e mettersi in vista o per variare la dieta matrimoniale ma succede a tutte le fiere. Perché si lavora tanto e poi si fa una pausa
        Così Lei gli rompe il giochino e finisce che qualcuno gli darà dello sfigato, magari poi son gli stessi che si fanno una vacanza. Se ci fa caso nessuno ci porta la moglie.

  4. Mi sono soffermato più volte su quanto scritto su questo pseudo blog del vino.
    Cercavo di capire ,di comprendere un italiano farcito di latinismi “obsoleti” ,ma soprattutto cercavo un senso in ogni frase, ma come dice Vasco” un senso non ce l’ha”.
    Trovo assurdo criticare una fiera di livello mondiale, dove si trovano centinaia di persone ognuno con il proprio stile , il proprio obiettivo,la propria cultura.
    Credo sia di cattivo gusto criticare un posto dove per tanti anni il nostro amico latinista ed esperto di musica classica ha fatto conoscenze e degustato vini.
    In queste “poche righe” non ha fatto altro che criticare persone.
    Ho letto che qualcuno ha scritto che al vinitaly si trovavano droghe e squillo, e lei che riporta un “relata refero”,mi consenta un vezzo linguistico, dove uomini sono stretti in abito da sposo e le donne sono in abiti da zoccole di professione.
    Non crede che questa frase sia ben peggiore dell’altra?
    Non ha fatto altro che criticare il vinitaly, i produtori e buona parte delle persone che lavorano in questa manifestazione.
    Credo che lei abbia fatto bene a rimanere a casa , e se le posso dare un consiglio dovrebbe prenotare gli alberghi a Verona, sono nel periodo estivo dove ci sono concerti di musica classica dentro l’arena.
    Ovviamente stia attento ai leoni.
    La saluto consigliandole un brano vista la sua immensa cultura musicale.
    Confessioni di un malandrino di A.Branduardi

    • Alcune domande:
      signor Andrea Mariani, perché qui usa un nickname, mentre sulla pagina Facebook della sua amica non ha problemi a commentare con il suo nome e cognome?
      perché una difesa tanto appassionata del Vinitaly Vanity Fair? Forse é un dipendente o dirigente di Verona Fiere?
      Ma lei chi é e cosa mi rappresenta?
      Se questo, come scrive, sarebbe uno “pseudo blog del vino” perché lei si attarda a leggerlo e a commentare? Non le converrebbe utilizzare il suo tempo diversamente leggendo qualsiasi altra cosa o dedicandosi all’entomologia?
      Perché sulla pagina Facebook della sua amica mi accusa di aver bannato il suo commento?
      Io l’ho pubblicato, a differenza dell’intervento della Signora Lauro, che ho tenuto in stand by aspettando una risposta alla mail, privata, che ho inviato alla signora, la quale infrangendo la legge della privacy l’ha pubblicata, senza citarmi, sulla sua pagina Facebook, non appena l’ho letto.
      Stasera avevo altro da fare e non ho guardato i commenti arrivati a Vino al vino: permette che abbia una mia vita privata, e che abbia altro da fare, magari di più interessante, che moderare i commenti, soprattutto quelli come il suo, mandati ai miei blog?
      La ringrazio per aver citato un brano di Angelo Branduardi (che quando lei probabilmente giocava ancora con i soldatini andavo a sentire in concerto a Milano) che conosco e adoro.
      Peccato non abbia ricordato che Confessioni di un malandrino é liberamente ispirato alle Confessioni di un teppista del grande poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin. Un po’ di cultura in più non le farebbe male. Anche alla Signora.
      Buon ascolto a lei e a tutti: https://www.youtube.com/watch?v=12nCL4tsPTg

  5. Egr Zorzi ops Ziliani lo sa che la vedo male. Tutto questo livore ed astio per una persona della sua età’ ove l’esperienza dovrebbe farla da padrone denota qualche problema relazionale.
    Soprattutto per chi come lei questo, credo, sia più’ un lavoro che un hobby.
    Opinione personale.
    Lei non è’ andato al vinitaly per non prendere due ceffoni da qualche bella signora/ina.
    Con simpatia un suo lettore.

    • Fantastico Fugge! Lei pensa che menerebbe anche ( il can per l’Aia..) oltre che blaterare come un’oca e ragliare senza salire al cielo? Mi e’ andata di lusso! 🙂

    • livore? Astio? Macché? Certo, per alcuni di quei personaggi cui ho fatto riferimento, velato e non, é chiaro che non nutra alcuna simpatia (eufemismo), ma problemi relazionali non mi risultano. Il mio medico dice che sto benissimo, non mi ha consigliato di andare dallo strizzacervelli e mi ha solo detto di darmi una calmata con l’attività sessuale, che esercito con giovanile entusiasmo… 🙂 Sa, a 58 anni, sottopormi a certi tour de force, meravigliosi, potrebbe essere rischioso… Problema che non riguarda solo me del resto, ma anche qualche mio collega, non più ragazzino come me e magari sovrappeso… 🙂

  6. Ho iniziato a produrre nel 2005 e, dopo tanti anni passati dall’altra parte del bancone, finalmente partecipai a VinItaly come produttore. Dopo 8 edizioni di spese, sacrifici e pochissime soddisfazioni, quest’anno ho detto BASTA. Basta ad un evento che è sempre più un sagra del vino, basta al dover fare code kilometriche in autostrada, per mangiare o per pisciare. Basta dover versare vino a beoni e ad alcolizzati vari, basta con le pile di biglietti da visita di pseudo-interessati che poi, ricontattati la settimana dopo, manco si ricordano chi sei!!! Per un piccolo produttore come me (e ho la fortuna di far parte del Consorzio Franciacorta che ha un salotto al VinItaly) questo evento porta poco o nulla!!!

    • Eh, ma l’errore sta nelle aspettative che avevi! i produttori che vanno da anni dicono che non possono più mancare, ma tu hai sbagliato a infilarti nel tunnel! comunque chissà se chi produce milioni di bottiglie ha un ritorno utile con Vinitaly

      • Capisco lo sconforto del produttore qui sopra, ma per gli appassionati (non parlo di professionisti del settore) resta un evento unico o quasi. Purtroppo ho partecipato solo un giorno, ma sono tornato a casa soddisfatto: nuove scoperte, grandi conferme e due stand su tutti: Pojer & Sandri (gentilissimi) e il mitico Podversic. Poi ci sono i “beoni” e i trogloditi, ma non l’ho vista cosi’ tragica. Certo e’ che dev’essere diverso viverlo dal lato espositore. saluti

  7. Buon giorno Ziliani.
    Riporto quanto alcuni produttori qui in zona mi hanno detto: per loro il Vinitaly e solo una spesa, enorme; che non vale la pena di sostenere in quanto alla fine si ritrovano con i loro clienti, mentre i veri affari si fanno altrove e in altri modi.
    deduco quindi che gli assenti al Vinitaly Vanity Fair sono molti e mi chiedo se non sia ora di rivedere l’organizzazione della manifestazione.
    Buon vino a tutti
    Michele R.

    • lei ha toccato il punto! Tra ieri sera e oggi ho avuto colloqui telefonici con una quindicina di produttori presenti a Vinitaly Vanity Fair e mi hanno confermato quanto lei esprime nel suo commento. Non solo incazzati perché la spesa non vale l’impresa, ma perché la fiera ha assunto sempre più il carattere di una kermesse, con tanto di nani e ballerine, prezzemolini che dovrebbero guardarsi allo specchio prima di dare dello “sfigato” al prossimo, questuanti e popolo vario che non va al Vinitaly per celebrare il vino come Canto della Terra verso il cielo, ma per bere di tutto, bianco rosso, spumanti (sì quelli chiedono spumanti o Prosecco anche di fronte ad un Trento Doc o ad un Franciacorta Docg), passiti, Primitivo di Manduria primitivi e dall’identità noiosa e volgare, perché tanto “avemo pagà il biglietto e dame da bever”!
      Ente Fiere di Verona e produttori di vino seri, a Vinitaly Vanity Fair sono la maggioranza per fortuna, é questa la vetrina professionale del vino italiano che volete?
      Io sono convinto di no e faccio una scommessa (metto in palio i miei “gioielli”): il prossimo anno un’importantissima zona vinicola deciderà di non partecipare e si chiamerà fuori. Vuoi vedere che non sarà la sola a disertare, per buongusto e dignità?

      • Ma è abbastanza normale che una fiera di quelle dimensioni sia poi il luogo in cui accanto ai produttori – che sono lì per lavorare – ci sia un carrozzone di umanità varia.
        Succede a tutte le fiere, figurarsi alla vetrina internazionale del vino, che in questo momento è vissuto come “la medicina” contro la stasi italiana (soprattutto dalla politica).
        Credo che ci siano produttori che non possono fare a meno di essere lì, altri che invece possono benissimo stare altrove.
        Tu hai fatto una scelta precisa: hai rinunciato. Mi sembra un’opzione rispettabile come quella di andarci.
        E poi la bellissima Verona durante le fiere non è al suo meglio

  8. Esimio zorzi/ziliani
    Voglio rispondere alle sue domande.
    -Per lo stesso motivo per cui le risponde con un altro nome.
    -lo difendo perché non credo sia giusto che lei lo infanghi in questa maniera
    -non sono un dipendente di Verona fiere ne di Vinitaly.
    Per quanto riguarda chi sono io le risponderò con una citazione del grande Alberto Sordi: “io so io e voi…..”
    E rappresento me stesso.
    Sono molto attento ai vari blog esimio ziliani/zorzi quindi non si dia tutta questa importanza, leggo ciò che la rete offre (ahimè!! non sempre va bene).
    Certo che le permetto di avere una vita privata ci mancherebbe, anzi sarebbe meglio dedicarsi più a quella che a sparlare del prossimo.
    La ringrazio per la citazione del poeta russo, ma queste sono “chicche” per intenditori, ed io non voglio rendermi protagonista di saccenza musicale,avendone ben donde.
    Nel frattempo ho smesso di giocare con i soldatini ed ho iniziato ad andare ai concerti, e nel contempo lei ha smesso di andare ai concerti a Milano ed ha iniziato a fare il soldatino con la sua penna.
    Un omaggio alla sua “simpatia”
    Ascolti ” Parole” di Gian Piero alloisio

    • grazie per la sua risposta signor Andrea Mariani.
      Ne prendo atto, la ringrazio per la segnalazione di quella canzone che non conosco, mi perdoni, ma io preferisco Paolo Conte, a prescindere, o Giorgio Gaber, quello di Destra-sinistra o de La libertà, e mi permetto di darle un modesto consiglio: non perdere più tempo a leggermi e chiosarmi e concentrarsi su un unico blog vinoso. Il nome? Lei lo conosce bene (ragiona come i suoi protagonisti) e non faccio pubblicità, gratuita, a certe persone 🙂

  9. No vabbè con l’autobiografia delle performance sessuali di Ziliani abbiamo raggiunto l’apice. Zio Lio: mi fai ammazzare dalle risate. Troppo forte!

    • grazie Cristiana, ero certo che lei avrebbe abboccato all’amo! Ho volutamente usato questo tono, io che sulle questioni di carattere sessuale sono estremamente pudico e riservato (non sono proprio l’uomo che va a dire all’amico ammiccando, guarda quella lì, me la sono “scopata”…) proprio per stanarla, sicuro che lei, che tanto elegantemente, quelle finesse, nella sua pagina Facebook fa accenno ai suoi assorbenti igienici (un tema appassionante…) sarebbe intervenuta.
      Ci sono riuscito e ne sono felice, perché in questa discussione che aveva preso pieghe un po’ assurde (stiamo sempre parlando di vino e di fiere vinicole, non del rimedio miracoloso che ci salverà dal cancro), ci voleva un po’ di allegria. Magari anche una battuta priapesca e un po’ pecoreccia come é stata, volutamente, la mia.
      Battuta per la quale mi scuso con l’attuale mia compagna, che é l’eleganza fatta persona (le farebbe bene conoscerla, imparerebbe tante cose Cristiana, soprattutto lo stile) e con la mia ex moglie, che magari legge questo post e alzerà gli occhi al cielo esclamando “sei sempre uguale, non cambi mai, Franco”…
      Mi stia bene e le rinnovo l’invito ad una chiacchierata telefonica, l’incontro, io a Bergamo lei a Roma, città che non sono solito frequentare, mi sembra assai difficile.
      P.S.
      L’eventuale incontro lo eviterei, anche perché un lettore, stamane, riferendosi credo alla sua persona ha annotato:
      “Lei non è’ andato al vinitaly per non prendere due ceffoni da qualche bella signora/ina”.
      E quindi, per non vedermi stampate le sue belle cinque dita sulla guancia sono rimasto a casina… 🙂

  10. Non giudico i motivi per i quali Ziliani non va a Vinitaly, ma io oggi c’ero e se è vero che certi stand sono ridicoli ecerte mise di avvenenti signorine sono tutto meno che eleganti, è anche vero che potersi sedere allo stand di Mauro Mascarello e farsi mescere da lui il campione da botte di Monprivato 2011 e un goccio di Cà d Morissio 2008 non ha prezzo.
    E potrei dirne altre di cose edificanti con grande dolore per il mio portafoglio, ma gioia per il mio palato.
    Di certo io quei vini me li comprerò e forse, visto che non costano propriamente due soldi, senza l’assaggio più che convincente di oggi non l’avrei fatto.
    Per cui dico che il Vinitaly è soltanto un contenitore dove le aziende decidono di partecipare ognuna con il proprio stile. Sta a chi va agli stand decidere con chi avere a che fare.

  11. No e di bastianich ne vogliamo parlare?? so di gente in fila x ore solo per vederlo… Del vino gliene fregava ben poco, premetto non conosco i suoi vini però so di gente che sí scazzottava x fare una foto con lui e del vino gliene importava ben poco … Ha ragione ziliani dicendo che vinitaly é diventato fair se bastianich producesse aceto milioni di persone a dire che è buono solo perché lo produce lui e amano lui io ho avuto un po’ questa impressione poi per l amor del cielo posso anche sbagliare. Un saluto

    • Bastianich chi???
      Ah, il miliardario amico del miliardario rosso, del Berlusconi del PD, un certo Oscar Farinetti!!!

  12. È sempre interessante leggere questi pezzi, se non altro per capire quanto sia faticoso relazionalmente dover sempre aver a che fare con chi aspetta solo di giudicare, di trovare il momento in cui “fai un passo falso” per poi finire sempre a fare il teatrino del “lavare i panni sporchi in pubblico”. Non sono così dentro le dinamiche per capire nomi e persone di riferimento nel pezzo, e onestamente non mi interessa nemmeno farlo, ma proprio per questo dico che chi ha risposto piccato ha fatto, a mio parere, l’errore più elementare: non sono certa che il livello basso della conversazione sia dovuto al pezzo in sé, ecco. Ognuno sarà libero di dire e pensare ciò che crede in merito alla fiera, questo comporta immancabili critiche e punti di vista opposti, ma è il normale corso degli eventi no?

  13. Per Francy v: il problema non è Bastianch, ma la gente che si accalca x vederlo.
    Ho visto anche io quell’orda, ma basta passare avanti e andare da altri.
    I tutta questa polemica su quello che anno gli altri (per altro lecitamente) non la capisco. Comportiamoci noi in modo irreprensibile, gli altri si arrangino.

  14. Il padiglione dove c’era bastianich era davvero impraticabile, mi auguro che così tanta gente abbia portato visibilità e affari agli altri produttori presenti anche se mi dicono essere stati completamente offuscati da cotanta folla e anche chi realmente fosse stato interessato ai vini friulani è passato oltre perché solo al pensiero di voler avvicinarsi era come prepararsi x andare ad un concerto a pogare! Lei cosa ne pensa dei vini di bastianich? Meritano oppure secondo lei la gente è andata solo x vederere il giudice di master chef?

  15. VinitalyVanityFair riassume, in una parola, la sensazione che ho sempre percepito della fiera. Centrato l’ambiente di signore ben vestite e signori con l’abito da sposo. I ricordi vanno a tanti anni fa, a quando mio marito ci partecipava e si comprava la cravatta nuova che non avrebbe mai rimesso se non al Vinitaly successivo. Ora che non ci va più e lavora nei campi, ha un guardaroba inutilizzato…
    Ad ogni modo raramente sono d’accordo con lei, ma oggi le esprimo tutto il mio apprezzamento (per quel poco che conta…) per quello che ha scritto.

  16. Ma l’accesso al Vintaly non sarebbe riservato agli operatori del settore? Purtroppo anche quest’anno ci sono andato di domenica ma sarà l’ultima. In settimana cambia qualcosa?

  17. Martedì e mercoledì la fiera era popolata in gran parte di operatori. Il lunedì è stato un delirio per la grande affluenza, moltissimi i ristoratori. Almeno nel padiglione dove ero.

    • io ho parlato con diversi produttori presenti al Vinitaly Vanity Fair in questi giorni e dalle loro parole ho colto soprattutto il gran desiderio che tutta questa kermesse, habitat perfetto per carneadi e prezzemolini furbi, finalmente finisse, per tornare alle loro case, ai loro vigneti, alla loro terra. Il vino, lo sanno bene, è un’altra cosa, non questo luogo dove ormai politica, mondanità, vippume, Casta del vino, Industriali del vino, miliardari scaltri, la fanno da padrone.. Vinitaly, a proposito del quale un wine writer acuto come Alfonso Cevola ha scritto questo post capolavoro http://acevola.blogspot.it/2015/03/why-this-might-be-our-last-vinitaly-in.html
      lasciamolo pure a personaggi come questi tre… Ai D’Alema, ai Cotarella, ai Renzi…

        • c’entra perfettamente, é la fedele rappresentazione di quello che la Vinitaly Vanity Fair é diventata. Un posto per miliardari, giornalisti di regime che si spacciano per vignaioli, miliardari rossi affaristi amici del padrone, baffetti spezzaferro folgorati sulla via de Cotarella, signore che hanno l’allure delle soubrette ma mi dicono producano vini in Valpolicella, Toscana e, guarda te!, Montalcino. Vini che bellamente ignoro, come pure quei due in compagnia dell’ex compagna di un notissimo potente importare siculo-americano..

          • signor Franco non ha risposto. Cosa c’entrano gli importatori con le soubrette. Vadano con chi vogliono. Quelli sono affari loro. Sarò una sciocca ma la foto mi ha un pochino scossa.

          • I signori nella foto mi sembrano comunque molto allegri(ni).

            A Montalcino è arrivato anche un altro produttore della Valpolicella. Ma sarà sicuramente informato.

  18. Egregio Signor Ziliani, io al Vinitaly ci sono stato. mi spieghi però se Lei avesse una vigna e volesse vendere il suo vino come farebbe? quale canale seguirebbe? solo il web o gli amici degli amici?
    io ho una piccola attività e Le confesso che faccio tremendamente fatica andare avanti. in Italia, le piccole attività, vanno avanti anche con le varie fiere o kermesse varie.Lei ha sviluppato le sue capacità, ed ha potuto vivere di questo, ma mi creda oggi bisogna fatturare…
    si ricorda quel motto: Vendere e come radersi, se non lo fai tutte le mattine, diventi un barbone.
    mi piace il suo senso critico, ma a conti fatti, una marchetta ogni tanto la facciamo tutti.Spero nella sua salute ed in quella di tutte le persone che vivono del proprio lavoro onestamente. con rispetto la saluto. Antonio

    • caro Antonio (innanzitutto complimenti: ho visitato il sito Internet del suo ristorante e mi ha fatto venire una gran voglia di farle visita: adoro il pesce) mi piace tantissimo il suo intervento, improntato a buon senso e realismo.
      Lei ha ragione, bisogna vendere, bisogna fatturare, bisogna attirare cliente, muovere la cantina (sia quelle dei produttori di vino che quelle dei ristoranti). Ma est modus in rebus. Io rispetto tantissimi produttori che hanno deciso di andare al Vinitaly, dove imperavano peraltro i Bastianich, i D’Alema, i Cotarella, politici e starlet varie, varia umanità e tanto folklore (riferito anche ad una comunicazione sul vino rappresentata, in fiera, anche da carneadi, blogger un po’ esagitati, prezzemolini furbi, sommelier rampanti ed esperti improvvisati e raccogliticci), ma credo, come ho già scritto, che il mondo del vino serio, quello che ha rapporto quotidiano con la terra, che fatica in campagna, che non fa pasticci in vigna, che non si affida al winemaker consulente (di marketing e buoni rapporti con le guide) di turno, a Vinitaly sia sempre più fuori posto. Non si trovi a proprio agio, sia costretto a convivere con un rispettabile, così dicono, mondo del vino industriale, con Grandi Aziende che oggi cercano di rifarsi un’improbabile verginità scoprendo,sulla via del marketing, le virtù del vino naturale e biologico.
      Che sono esaltate ed illustrate da vignaioli seri, non da personaggi furbi che alla Prowein avevano la faccia di tolla di proporsi come “vignaioli”: e de che?.
      Nulla contro la Vinitaly Vanity Fair, fa il suo mestiere, ma spero che gli amici della Fivi, della Federazione dei Vignaioli Indipendenti e tanti produttori seri capiscano che il Vinitaly non é più il loro posto. Che occorre pensare, con urgenza, a cose diverse.
      Che sappiano raccontare meglio, come amava dire Veronelli, che “il vino é il canto della terra verso il cielo”…
      Buona serata e buon lavoro!

  19. Ziliani come ogni anno sono andato sia a Cerea che a Villa Favorita e quest’anno “solo” due giorni a vinitaly. A mio modo di vedere le prime due manifestazioni o trovano idee nuove o sono destinate a chiudersi su se stesse. Il pubblico, me compreso, è sempre lo stesso, ho riconosciuto gente che c’era l’anno scorso e anche due anni fa. La location di villa favorita poi la considero del tutto inadatta per un banco d’assaggio tanto affollato.
    Vinitaly resta invece il posto dove si fa il business e dove la vastità dell’offerta è tale da poter accontentare tutti.
    Però nellaria gira già una vocina che dice: Expo. L’hanno prossimo le strutture dell’expo saranno libere e credo che a livello logistico la situazione sarà decisamente meglio, chissà!?!?

  20. MILANO mia ti amo! Vuoi mettere la differenza con la pur fascinosa Verona? Ma le Grandi Industrie Venete del Vino e Verona Fiere lotteranno con tutte le loro forze per non perdere le prime una location comoda, la seconda il grande business che tiene in piedi tutto l’ente veronese. E la politica, si chiami Zaia o Moretti o Tosi (why not?) il futuro governatore veneto, ovviamente farà la sua parte. E cercherà di perpetuare questo immensa kermesse, questa Vinitaly Vanity Fair…
    p.s.1
    a proposito dell’ipotetica soluzione Expo. Prima vediamo se fanno in tempo (se prima non arrestano tutti) a finire le infrastrutture, a cominciare la Mega Rassegna, e poi vediamo come va. Poi vedremo se l’alternativa milanese sarà una vera alternativa.
    p.s. 2
    possibile che lei Zakk alterni commenti totalmente condivisibili come questo alle solenni zakkate che ci somministra solitamente?

  21. Ziliani, i miei commenti sono sempre lineari e chiari, è a lei che quando il tema diventa la Franciacorta le vanno le bollicione alla testa.

    Expo: non so a livello arresti come siamo messi, ma di certo nessun Expo è mai stato completato in tempo com la data di inaugurazione per cui anche noi italiani una brutta figura non la faremo.
    Le potenti aziende venete si attacchino! Expo credo sarà una location piu comoda per chiunque, metropolitana, autostrade, parcheggi e padiglioni diversi dai soliti capannoni stile Verona. L’ente fiera di Verona o ospita gratis o non può ritenersi concorrenziale di fronte a una location come quella che potrebbe essere Expo.
    Se poi Salvini avrà successo (per carità) non ci sarà Zaia che tenga.

    • Salvini? Zaia? Chi sono? Chi li conosce? Stiamo parlando di cose e persone serie, del mondo del vino, non della politica e di suoi personaggi che rischiano di apparire importanti solo perché nell’attuale scenario politico anche i nani sembrano dei giganti…
      A ridatece er Puzzone! A ridatece Almirante, Togliatti, Berlinguer,Nenni, De Gasperi, Malagodi, Saragat, Andreotti, Fanfani, CRAXI…
      Oggi sono i mala tempora degli aspiranti ducetti fiorentini (da prendere a pernacchie, anche se sono molto pericolosi), dei Grillo, dei Vendola, dei Bersani, dei Maroni e delle Moretti, delle Serracchiani e dei Rossi (in Toscana con un cognome del genere si vince a mani basse), degli Alfano, dei Lupi, e compagnia orribile. Ma non é più tempo, é biologicamente vivo, ma politicamente morto e sepolto, di certo Berlusconi Silvio e delle sue olgettine 🙁

    • Che bellissima idea, così magari può anche essere uno stimolo rinnovatore per i “ragazzi” di Cerea e di Villa Favorita.
      E poi a Milano si può fare un fuori salone con i controfiocchi: ce n’è per tutti. Ah che idea: bravo.

      • cara Silvana: dici bravo a tale Zakk? Non siamo più amici 🙂 Quello é bravo, lo so chiaramene, solo a provocare, a gettare il sasso e nascondere la mano e nascondersi, da coniglio, dietro ad un nick name

  22. Capisco le critiche all’organizzazione di Vinitaly, un po’ meno quelle rivolte alla varia umanità che vi ha preso parte.
    Il Sig. Acevola ha sicuramente scritto un bel pezzo, che condivido in pieno, ma che poteva essere scritto anche cinque anni fa, dato che i problemi sono sempre gli stessi. Bagni indecenti ed insufficienti, specie quelli delle signore. I Bar che hanno code di decine di metri, confusione e sovraffollamento. Mancanza totale di un minimo di servizio d’ordine pronto ad allontanare gli ubriachi (e magari a riempirli di tutte quelle sberle che i genitori non hanno loro dato). A questo va aggiunta una collocazione anacronistica della fiera ed una viabilità gestita in modo demenziale.
    L’intero quartiere fiera, sorto quando in quella zona vi erano solo terreni incolti in quanto incoltivabili, andrebbe costruito ex novo ad almeno una quindicina di km a sud di Verona, dove non vi sono altro che campi di mais, invece che essere nel quartiere più popoloso della città. Inutile poi aprire nuovi parcheggi se le strade sono sempre quelle. E pensare che da almeno vent’anni è pronto un piano di riqualificazione dell’intera zona, piano accuratamente richiuso nei cassetti dalle varie amministrazioni cittadine.
    Ho letto che forse la Franciacorta non sarà presente al prossimo Vinitaly, io lo spero. Questo servirà, forse, a far muovere quella parte anatomica saldamente attaccata alla poltrona in pelle umana, ma probabilmente chi di dovere si sveglierà al solito troppo tardi.
    Se Vinitaly verrà trasferito a Milano peggio mi sento. L’anno scorso impiegavo più tempo a percorrere il tratto Milano est – Tang. Nord – Buccinasco, che non il tragitto Verona Milano Est. Però magari l’Expo è la panacea di tutti i mali.
    Quanto alle critiche circa la varia (dis)umanità, è vero che sembra di essere in una sorta di caravanserraglio, in un freak show senza fine, tuttavia dal mio punto di osservazione (sommelier in uno stand aperto al pubblico di una cantina di una certa importanza), oltre a chi straparla, a chi ti chiede “Un bianco” come fosse al bar, ai grafomani ossessionati da guide e punteggi, ci sono anche tanti appassionati che si avvicinano al mondo del vino per i quali vinitaly è una delle poche occasioni di accedere a vini che altrimenti vedrebbero solo descritti sulle guide. Senza considerare che anche i freak comprano vino.

  23. Silvana l’idea non è mia, ma martedì a vinitaly diversi produttori l’hanno espressa e a me sembrerebbe una cosa abbastanza logica. Poi io non sono addentro nelle cose della politica, ma spero che le strutture dell’expo non vengano abbandonate a se stesse.
    E comunque tolga quel “bravo” che ho sentito dire che Ziliani non riesce a prender sonno da giorni x quel complimento a me rivolto

  24. Caro Franco (mi permetto il caro anche se non ci conosciamo e ho scoperto per caso il blog solo ieri) tu (mi permetto visto che siamo colleghi, anche se sono più giovani) mi piaci perché viaggi in direzione ostinata e contraria. E non lo fai per mero spirito di contrarietà ma perché da persona esperta e che ama e conosci il vino rifuggi da nani, ballerine e marchette, giornalisticamente parlando. Vedo che in molti si sono levati, lancia (o meglio tastiera) in resta a difesa di Vinitaly che probabilmente alla maggioranza delle persone è pure piaciuto, con tanto di dati sulle presenze. Come diceva De Andrè le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e dire “siamo 100mila, siamo un milione” e approfittando del fatto di essere così numerose pensano di avere il diritto di vessare e umiliare le minoranze. E allora avanti in direzione ostinata e contraria.
    oggi grazie a un tuo post trovato cercando su Google andrò a visitare una micro cantina valdostana. Dove il vino nasce.

    • Grazie Alberto grazie e abbraccia da parte mia la Vallee dove il 30 giugno 2010 ho lasciato un pezzo del mio cuore e dove da quel giorno non ho avuto più’ la forza di salire…ciao Gianni B.sei sempre nel mio cuore…

      • Condivido il ricordo di un uomo specialissimo – anche per l’onestà (non solo intellettuale)!
        Certo che tu, Franco, lasci un po’ troppo in giro ‘sto cuore – Puglia, Piemonte, Vallée, magari anche Montalcino … esageruma nen …

        • eh sì, un pezzo di cuore l’ho lasciato a Montalcino, quando penso a Gianni Brunelli e a Franco Biondi Santi, due galantuomini che ho avuto la fortuna di avere come amici e che mi mancano molto.. Gianni Brunelli era fra l’altro fraterno amico (come lo era Laura) del mio indimenticabile Bortolo valdostano… Vedi come in fondo tout se tient…?

        • Silvana, tu che mi conosci bene, per favore rispondi a questa domanda.
          Un lettore, a proposito di questo post, mi ha scritto: “smettila con questi post: sono ridicoli e francamente patetici”. Tu pensi che lo siano davvero ridicoli e patetici? Esigo sincerità assoluta, please!

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  29. La rabbia è stata tanta e tale che anche in questa occasione ho avuto bisogno di sette giorni per sbollentarla e riuscire a scrivere un pur semplicissimo commento. Che poi è la naturale descrizione di un sentimento tradito. Anche in me la voglia di andare al Vinitaly non è che mi bruciasse tanto. Lo sapeva pure mia moglie che alla fine obiettò: “Ma perché bruci tutti questi soldi se questo evento non ti piace più?” “Sai, è l’occasione per trovare spunti e idee per poi scriverli sul blog di Franco”. Vera menzogna. Lo stimolo propulsore di questa partenza è stata la possibilità d’incontrarmi con lo Ziliani. “Ci vediamo al Vinitaly! Io arrivo lunedì”. Fu quel suo invito che non mi fece più stare sulla pelle, incontrami con Franco, ma non per parlare di vino e goderci qualche calice ma per dialogare con lui sulla sua cara Inter e la mia odiosa Juventus. Perché perdere l’occasione di trovarmi in una situazione che in altri campi (quelle enologici) non reggo, al suo cospetto, era molto ghiotta. Risalire dalla mia inferiorità di competenze e primeggiare con argomenti per lui incontestabili sarebbe stato un piacere impagabile. Arrivo a Verona il sabato, mi godo qualche ora all’ “OperaWine” poi quaranta ore di attesa e giunse il giorno dell’incontro. Ma ad arrivare non fu Franco ma una telefonata: ”Stefanuzzo mio, non vengo al Vinitaly, perché…”, beh questo lo sapete. Per me il mio Vinitaly finì lì. Per lui invece iniziò. Disquisire con argute argomentazioni su i lati negativi di questa kermesse è un positivo caravanserraglio mentale che lo fa sborniare eccitare, inebriare quanto dieci Vinitaly messi assieme… “Corriggitimi se mi sbaglio…”

    • un altro commentaccio di questi, caro il mio galantuomo, e vengo a Catania a gettarti nel vulcano… Fai tu i tuoi conti…

  30. Gentilissimo,
    non sono un bevitore di vino – me ne disgusta l’odore e il sapore- purtroppo però posso dirle di aver visto lo stesso tipo di kermesse e di baraonda circense anche alla Bit di Milano, ormai spettro di sè e specchio scheggiato e rotto di quella che una volta era la fiera del turismo, posto di chiudevano contratti, si stringevano amicizie importanti e si faceva girare il proprio nome.
    Oggi quella stessa fiera è una specie di trasmissione televisiva di terza serata (ma ormai potrebbe essere di prima visto che in terza serata spesso ci sono i film migliori) che è passata per la fase del “ci siamo, siamo fichi, facciamo questo e quello”. Dopo le ragazze in tailleur corto e scollo procace, cataloghi distribuiti ai ragazzini senza nemmeno una patente di guida e dopo stand mirabolanti e chiassosi, il film si è ridotto a qualche stand buttato lì, qualche biglietto da visita e un po’ di cataloghi. Si sono spenti i riflettori, la musica è finita e le paillettes sono un fastidio da raccogliere da terra con l’aspirapolvere.
    Da un lato mi auguro che anche questa fiera del vino faccia la stessa fine, se non altro per far capire (ma capiranno davvero?) che in Italia è ora che ci si rimbocchi le maniche e si torni davvero a lavorare sulla qualità; dall’altro lato capisco che un evento come questo porta soldi e indotto al territorio (lavoro in hotel e in quei giorni le nostre prenotazioni “volano letteralmente”).
    Sarebbe bello con uno schiocco di dita, poter tornare ai tempi dove i biglietti da visita che si davano corrispondevano ad una telefonata e ad un ordinazione in grande, i tempi dove forse la voglia di fare era superata solo dai fatturati….quei tempi là sono andati giù per lo scarico con la colonna sonora del parrucchiere di periferia.
    Purtroppo, o per fortuna questo è quello che passa il convento per il momento.

    Perdoni se la missiva ha più il carattere di uno sfogo personale ma, una delle molte volte, mi trovo a stare dalla parte di chi dice: “sto a casa e impiego meglio il mio tempo ed i miei soldini sudatissimi”.
    Bravo
    Marco

    • Bravo Marco, fuori le palle! Cosa che non hanno fatto purtroppo gli amici carissimi della Fivi, che hanno paura delle reazioni di un potente amico servitore di potenti che mo’ si é pure messo a fare vino. Puntualmente premiato da certe guide servili…

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