Oltrepò Pavese: come al solito, direbbe Shakespeare, tanto rumore per nulla

VigneOltrepò
E ancora, per dirla con Pirandello, ma non è una cosa seria

Cose originali accadono nelle terre d’Oltrepò. Cose che pretenderebbero di essere serie, ma serie non lo sono nemmeno un po’. Cosa accade mai nella terra della Bonarda, del Barbacarlo, ma anche e purtroppo, del Pinot nero vinificato in bianco, frizzante, e del Riesling italico?

Accade che sulla deriva di una vicenda sozza emersa lo scorso ottobre – leggete qui, qui e qui e che ha visto porre “sotto sequestro 60mila litri di falso Pinot grigio. Le analisi sui campioni prelevati in varie cantine della zona, tra cui la Sociale Terre d’Oltrepò, durante la maxi operazione di novembre 2014 hanno portato un primo risultato: il vino era di un’annata diversa da quella indicata (2014), era stato prodotto da uve non provenienti dalla provincia di Pavia, era stato annacquato e conteneva zucchero di canna”, con tanto di “soggetti iscritti nel registro degli indagati per una frode quantificabile in 20 milioni l’anno a partire dal 2010″, negli ultimi mesi si sia riscontrato nel mondo produttivo oltrepadano un certo fermento.
TruffaPinotOltrepò

Mondo produttivo che, come ho spesso scritto, è pirandellianamente ben poco serio e unico nel suo genere (per fortuna) visto che registra la presenza contemporanea di un Consorzio vini Oltrepò Pavese, che non fa miracoli, che spesso, soprattutto in passato, ha fatto emerite scempiaggini. E autentiche carognate.
distrettoOltrepò-logo

Ma anche, incredibile ma vero, di un Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese, che pomposamente si presenta con questi scopi sociali “Il Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese nasce nello spirito della l.r. n.1/2007 come strumento di aggregazione di imprese vitivinicole, finalizzato alla condivisione di risorse, all’innovazione e all’internazionalizzazione. Il Distretto è accreditato a norma del D.Lgs. 228/2001 ed è rappresentato dalla Società di Distretto, costituita come Cooperativa per Azioni (SCPA) del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese. La Società è senza scopo di lucro ed è aperta, sotto diverse forme, a tutti i soggetti appartenenti alla rete di imprese del settore operanti nell’Oltrepò Pavese”.

Ma quando si legge di seguito che “la Cooperativa è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 13 membri, che ha eletto un Presidente e un Vice Presidente, autorizzato a sostituire il Presidente in tutte le sue funzioni. Gli amministratori durano in carica 3 anni e sono rieleggibili. Il Presidente ha la rappresentanza della Cooperativa di fronte a terzi e in giudizio” si entra in pieno clima pirandelliano e shakespeariano. Troviamo difatti “allegre comari di Windsor”, personaggi in cerca d’autore e soprattutto un clima da ma non è una cosa seria, perché ben cinque elementi del Distretto del vino fanno tuttora parte del Consorzio vini.

Ed il presidente del Distretto, un tipo originale, che fa dei buoni vini ma rovina il tutto con stravaganze varie, performances, uscite da oggi le comiche, era addirittura vice presidente del Consorzio stesso. Da cui si è dimesso, “per giuste ragioni poste male”, ma le cui dimissioni sono state respinte.
TerreOltrepò

Sullo scenario di questa vicenda di Pinot grigio diciamo così “truffaldini”, oltrepadani come io posso essere gay e juventino e comunista, in Oltrepò Pavese qualcuno ha la bella pensata, quando nemmeno la Lega pare non pensarci più, di lanciare la parola d’ordine secessione. In uno scenario, leggiamo, laddove “l’attività di investigazione svolta dal personale del Comando Provinciale di Pavia e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Pavia, a seguito di specifica delega della stessa Procura, su una presunta frode alimentare riguardante la produzione di vino” ha portato a scoprire “Oltrepò Pavese Pinot grigio” Dop e “Provincia di Pavia Pinot grigio”Igp: questi i vini di pregio e molto richiesti, soprattutto dal mercato internazionale, “probabilmente prodotti utilizzando uve di modesta qualità o con altri sistemi fraudolenti, attraverso la manipolazione delle dichiarazioni vitivinicole annuali presentate dalla Società ‘Terre D’Oltrepo” con sede a Broni e Casteggio (Pavia)”, con tanto di perquisizioni, ben 64, “presso cantine, aziende vitivinicole, aziende agricole, fornitori di mosto concentrato rettificato (Mcr), mediatori, autotrasportatori e centri di assistenza agricoli dislocati nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna”.
“Il tutto con “reati ipotizzati di frode in commercio con l’aggravante di essere perpetrata su prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica tipica), falsificazione di documenti e registri, indebito percepimento di aiuti comunitari e contributi regionali”, verifiche effettuate nell’ambito di una “operazione di polizia giudiziaria stata compiuta grazie al supporto di personale forestale proveniente dalle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche e dall’Ispettorato Generale di Roma per un totale di oltre 270 unità impiegate nei controlli sulle aziende presenti principalmente nelle colline dell’Oltrepo’ Pavese”.
secessione

Il grido degli ammutinati è “usciamo dal Consorzio”, fondiamo un altro Consorzio, facciamo in modo che questo Consorzio malnato non abbia più la rappresentatività legale per esercitare l’erga omnes. Viene da chiedersi se questo Consorzio bis dovrebbe affiancarsi all’inutile Distretto o sostituirlo o integrarvisi.
moltorumore

Ma nessuno ha le idee chiare in questa comica commedia degli errori dove ognuno recita un preciso giuoco delle parti e dove alla fine quello che emerge è solo molto rumore per nulla. La solita canea, il solito “casino” oltrepadano, quello scenario desolante di pressapochismo, confusione, provincialismo, dilettantismo, cialtroneria, potere dittatoriale di imbottigliatori e cantine sociali, di volontarismi confusi, di tentativi associativi abortiti che portano a concludere, a malincuore, anche se la zona è meravigliosa e avrebbe potenziali incredibili, che l’Oltrepò, come accade all’estero, nella ristorazione fuori della provincia di Pavia, non lo si può prendere sul serio. Perché, lo dice benissimo Pirandello, il grande agrigentino, il Premio Nobel per la letteratura, il Grande Italiano, ma non è una cosa seria.
fisarmonicaStradella

Accade così che stamattina dalle 10.30 a Stradella, celebre non solo per un’immortale capolavoro del maestro Paolo Conte, un gruppo di autosospesi dal Consorzio e di autoconvocati, si parla di 35-40 sia in riunione, (riunione cui sono stato invitato ma alla quale ho evitato accuratamente di andare, rinunciando per un verso di esercitare il mio diritto dovere di cronista, ma rivendicando la volontà di non essere tirato per la giacchetta..), in un ristorante per decidere di fare… la rivoluzione. La quale, trattandosi di Oltrepò Pavese, potrà essere solo una parodia rivoluzionaria.
Cosaseria

Questa riunione avviene a pochi giorni di distanza dalla convocazione di un tavolo verde di discussione con il Presidente della Camera di Commercio di Pavia, Franco Bosi, dalla dichiarata volontà del Consorzio tutela vini di discutere con “gli ammutinati del Bounty” oltrepadano, testimoniata dalla convocazione, per le 17.00 di oggi stesso, mercoledì 8 aprile, di un’assemblea plenaria, presso il Centro di Riccagioia con il titolo di “Oltrepò Pavese 2.0, strategie e obiettivi condivisi per il rilancio territoriale” che manifesta una precisa volontà di “dar vita ad una grande tavola rotonda per preparare, nel rispetto dei reciproci ruoli, un percorso capace di dare forza al marketing del vino e del territorio, anche in vista dell’imminente scadenza elettorale per il rinnovo del Cda del Consorzio”.
ammutinatiBounty

Una riunione che si prefigge di “dimostrare all’opinione pubblica e al mondo istituzionale la voglia di andare al di là delle divisioni per il bene della denominazione e di un sistema impresa che chiede risposte nuove per fronteggiare un delicatissimo frangente di mercato”.

L’assemblea plenaria di oggi alle 17 fa seguito ad un vertice tenutosi il 20 marzo scorso tra Consorzio Distretto e cooperazione con l’Assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava, che ha rilevato una precisa intenzione “di definire obiettivi territoriali dal confronto con le aziende del Distretto del Vino”.

Ora voi direte, ma che è impazzito Ziliani, lui che ha tante volte criticato ferocemente il Consorzio, schierandosi, come faccio, in sua difesa? Non sono impazzito, l’idea del menu a piatto fisso, il solito riso in cagnone, mi fa ribrezzo, ma devo tener conto, come devono tener conto i rivoltosi – a proposito: bel conflitto d’interessi in casa del Presidente del Distretto: lui capataz della secessione dal Consorzio ed il suocero il più grande mediatore di uve e vini di tutto l’Oltrepò Pavese, uno che per forza di cose tratta e lavora con la Società ‘Terre D’Oltrepo” con sede a Broni e Casteggio (Pavia)”… – che quella Cantina, i cui vini non amo, la cui azione aborro, rappresenta il 53% del vino vinificato in provincia di Pavia.
risoincagnone

E che questo Consorzio in qualche modo, anche grazie ad un nuovo direttore sul cui futuro, pur conoscendo e apprezzandolo non avrei scommesso un centesimo, visto come avevano maltrattato e triturato il suo predecessore, l’amico Matteo Marenghi, sta cercando di cambiare le cose, alla recente Prowein era raddoppiato il numero di aziende oltrepadane presenti e che qualche produttore si è anche “divertito” molto…., di dimostrare con i fatti una precisa volontà ricostruttiva, senza chiudersi al dialogo.

Per cui credo che quale che sia l’esito della riunione di stamattina, della secessione, che io voglio interpretare anche come un chiaro segnale di aziende in grande difficoltà, che presentano una richiesta d’aiuto mal posta, proprio come pensa giustamente l’Assessore Regionale Fava, tutto il dibattito, tutte le discussioni, vadano poste in un’unica sede, il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese. E sono persuaso che chi si pone al di fuori dal Consorzio, anche se con buone ragioni, con valide scusanti, perché esasperato da uno stato di cose assurdo, clamorosamente sbaglia e faccia il male e non il bene dell’Oltrepò Pavese.
GioannBrera

Quella terra cantata da quel sommo padano che è stato Gioann Brera fu Carlo (San Zenone Po, 8 settembre 1919 – Codogno 9 dicembre 1992) con queste parole commoventi: “Guardo ogni volta commosso le colline pavesi, che sono il mio dolce orizzonte di pampini. La terra padana si ondula come un immenso mare sfrangiato in profili per me familiari fin dall’infanzia. Le onde sono di intenso verde e via via si fanno violette azzurre celesti fino a confondersi, appunto, con il cielo.»
«Vedo volare uccelli a miriadi e da loro cadere il seme che ha prodotto il tralcio fossile di Casteggio. Credo volentieri a Strabone greco sincero e nient’affatto ministeriale, che ha scritto di noi: “Sono i migliori romani (cioè italici con cittadinanza) e hanno botti grandi come case”. «Io guardo le mie colline e ne sorseggio sovente il vino per non dubitare dei miei maestri”.
VigneOltrepò

Quella terra meravigliosa, l’Oltrepò del Barbacarlo di Lino Maga, delle bollicine del Monsupello di Carlino Boatti, del Cavariola di Bruno Verdi, che merita una svolta decisiva, una volta per tutte, un destino diverso, un’immagine alta – che pure già un mannello crescente di vini palesa, ma non basta – e non continue, la citazione ora è di Carlo Goldoni – baruffe chiozzotte.
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Buona discussione e buon lavoro a tutti, ma nel Consorzio, a difesa della denominazione Oltrepò, per l’Oltrepò Pavese del vino. Tutti uniti e concordi (copiate la Franciacorta, bestie che non siete altro, la Valtellina!) remando nella stessa direzione e senza più mettere bastoni tra le ruote o trattarsi da… Tafazzi!
Tafazzi

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45 pensieri su “Oltrepò Pavese: come al solito, direbbe Shakespeare, tanto rumore per nulla

  1. pienamente d’accordo con quanto scritto da Ziliani.
    E cmq esistono (perlomeno per me) almeno due riesling italici che mi piacciono, sono il Filagn Long di Ca del Ge ed il Moglialunga di Sandro Torti.

  2. Complimenti per la critica puntuale di una situazione direi allegorica per non dire grottesca. Ma sono convinto che oggi più che mai la soluzione è possibile perchè ci sono persone nuove che con entusiasmo vogliono trovare una soluzione primo tra tutti il nuovo Presidente della Cmaera di Commercio.
    Dobbiamo credere tutti nel vino come veicolo di sviluppo del territorio ma soprattutto investire nell’accoglienza per sviluppare un turismo enogastronomico che andrà a beneficio di chiunque vive e lavora in Oltrepò Pavese.
    Cordialmente

  3. Stamattina io ero a Stradella e parlo a titolo personale; non sarò di certo all’altezza di tante citazioni letterarie, ma sto cercando di conoscere l’Oltrepò, partendo dagli aspetti tecnici, produttivi e viticoli.
    E’ un dato di fatto che il Consorzio (ed il territorio), così come gestito negli ultimi anni, non stia portando nulla di buono a questa zona ed anzi si stia distruggendo con le sue stesse mani. Non possiamo “salvare” un territorio storico guardando verso il basso, affamando i viticoltori e deprezzando i vigneti, serve un nuovo punto d’inizio, una nuova base…e credo che questa debba nascere dai viticoltori e dalle aziende vitivinicole oltre-padane. E’ in quest’ottica che questo gruppo di aziende ha deciso di uscire dal Consorzio: non è per disfattismo o per volontà personali velleitarie, ma solo per dare un segnale ad una zona devastata da una politica commerciale, storicamente, sbagliata. E’ un primo passo per poter (finalmente) ripartire da un progetto univoco e territoriale, che sia in mano ai viticoltori e non ai grandi commercianti. Solo ripensando il territorio, partendo dalle zone storiche (dai vigneti) e rivedendo una denominazione d’origine assurda com’è oggi quella dell’Oltrepò Pavese, dove è ammesso tutto ed il contrario di tutto, diminuendo e non alzando le rese, che forse ci possiamo finalmente rialzare. Ha ragione nel dire di guardare alle aree viticole virtuose: ma tutte queste sono partite da un progetto vitivinicolo e non da un fine commerciale. Quindi credo che vedere il “moto rivoluzionario” di oggi come una semplice presa di posizione aziendale sia perlomeno riduttivo. Sono conscio che la prima colpa del degrado oltre-padano siano i produttori stessi, ma credo che il moto d’assunzione delle proprie responsabilità non possa essere visto come negativo, anzi…Credo che il Consorzio dovrebbe essere uno strumento in mano ai viticoltori, a quelli che veramente investono sul territorio, dovrebbe essere la voce di questi stessi, invece oggi non è nulla di tutto ciò, ed è proprio per questa ragione che si è deciso di dare un messaggio forte, uscendovi. Son d’accordo che, in teoria, il Consorzio, sia la sede più indicata per questo genere di problematica, ma non in Oltrepò, dove una sola persona (guardando ai propri interessi…) controlla più del 50% dei voti, come possiamo cambiare le cose, se non contiamo mai abbastanza per indirizzare la politica territoriale? Non è attaccandoci alle piccole (o grandi) beghe dei singoli che si crea un territorio, ma è cercando di guidarlo. Quindi Sì alla Rivalutazione dellOltrepò!

    • Pienamente d’accordo con tutto ciò che scrive Cristiano Garella. Questa spaccatura non è un semplice capriccio, è avvenuta dopo molti tentativi di dialogo che il consorzio ha sempre rifiutato rivendicando di avere sempre fatto tutto nel modo giusto. Come ultima possibilità era stato proposto un protocollo d’intesa con i punti fondamentali su cui lavorare per il rilancio della denominazione, ma anche in questo caso il consorzio ha mantenuto le proprie posizioni e per questo si è arrivati alla rottura: cosa che a mio parere sarebbe già dovuta avvenire anni fa. Rivolgendomi a lei sig Ziliani, mi sembra di notare, in questo ed in altri suoi articoli precedenti, un certo pregiudizio affrettato e negativo nei confronti del Distretto…

    • rivalutazione che va fatta avendo come unico punto di riferimento al Consorzio. No ad inutili velleitarie pasticciate secessioni e creazioni di un ennesimo organismo collaterale al Consorzio. Le battaglie, sacrosante, si battano dentro al Consorzio

      • Sig. Ziliani, quando voglio arrabbiarmi leggo i sui commenti sulla Cantina Terre d’Oltrepò che da 2 mesi amministro. Apprezzo quanto lei ha scritto in merito al Consorzio e gradirei avere l’occasione di incontrarla per renderla edotta di quanto Terre d’Oltrepò ha fatto per i propri associati e quanto farà in futuro.
        Cordialmente.
        P. Casella

        • a disposizione, io sono pronto ad ascoltare tutti, ma patti chiari, amicizia lunga. Io sono quello indignato per come é stato trattato, anche per colpa di quella cantina di cui parla, il caro collega ed ex direttore del Consorzio Matteo Marenghi. Io sono quello che non vuole mangiare il “riso in cagnone”. Io sono quello che non si vende. A nessuno. Se questi patti le garbano, possiamo parlare.

  4. SIG. Ziliani al momento non mi sembra che è stato sequestrato vino alla Cantina di terre d Oltrepò e così come scritto sembra il contrario.non discuto che a lei piaccia o no il loro vino però deve sapere che la cantina è la nostra fonte di reddito,forse bisognava far capire che il vino sequestrato non interessava la cantina.concordo con lei che se in Oltrepò non si decide tutti a remare in un unica direzione non andremo da nessuna parte e stendiamo un velo pietoso sul distretto dei vini forse è troppo facile dire usciamo dal consorzio ma così facendo si fanno del male loro e lo fanno a tutto l Oltrepò.

    • il capo dei “rivoltosi” aveva già la sua bella poltroncina in Cda, poi si é inventato il Distretto per sentirsi più fico…. 🙂

    • ricevo questo “commento” dall’indirizzo e-mail della cantina Finigeto http://www.finigeto.com/ di Montalto Pavese. Ai responsabili chiedo se siano al corrente che qualcuno, a loro insaputa, utilizza il loro indirizzo di posta elettronica, o se siano proprio loro ad inviare “commenti” siffatti. Nel secondo caso, chiedendo di spiegarsi, li invito ad imparare le più elementari norme di buona educazione. Magari al Distretto vini fanno corsi di bon ton e riescono a rendersi utili in qualche modo…

      • caro dott. Ziliani, si sono proprio io , il titolare dell’azienda Finigeto , dovendo scrivere sul suo blog mi sono dovuto piegare allo stile un pò “cafone” che è solito usare lei, soprattutto con noi oltrepadani . Siamo stufi di sentire sparare a zero nei nostri confronti ,soprattutto da una persona come lei che DOVREBBE essere un addetto ai lavori, senza però conoscere realmente l’oltrepò e quello che sta accadendo in questo momento in questa magnifica terra; La invito ad essere più presente in Oltrepò e ad imparare a conoscerlo, magari partecipando al nostro progetto “adotta un vigneto” cosi magari potrà capire anche lei il dispiacere che si prova quando si leggono articoli come i suoi, dando l’anima per il nostro lavoro per cercare di rilanciare questa zona.

        • pubblico questo intervento di un produttore oltrepadano.
          Il suo tono ed i termini utilizzati si commentano da soli, all’insegna della più arrogante maleducazione come sono.
          Alla mia replica al quale al personaggio in oggetto rispondevo:
          “IMPARI L’EDUCAZIONE. Del “cafone” lo dia a qualcun altro, a me non si permetta”.
          Il tale, ovvero Aldo Dallavalle, ha replicato: ”
          “Ha ragione sig. franco sui blog si lasciano solo i commenti che fanno più comodo.
          Io l’educazione non devo impararla proprio da nessuno, questo commento non insultavo proprio nessuno era solo pura verità”
          Se questo é lo “stile” che vuole inaugurare il Distretto del vino Oltrepò attraverso alcuni suoi esponenti (molto diverso il tono e lo stile di Enrico Rezzani, che ringrazio) a ridatece er puzzone!

  5. Se il tentativo di dialogo c’è stato e non è servito a nulla allora il discorso è diverso. Conoscendo gli oltrepadani avrei però una paura. A questo punto abbiamo due interlocutori, che mi auspico portino a qualcosa di nuovo, unitario ed ovviamente funzionale. Il problema è che siamo in Oltrepò, ovvero c’è il rischio che quando si tratterà di tirare le conclusioni qualcuno non sarà d’accordo, cosicché per dieci aziende uscite rischiamo di avere 11 “nuovi distretti”.

  6. Oltrepo’ Pavese, terra di grandi Vini, produttori di alta qualità, che oggi hanno bisogno più che mai, di un reale e concreto aiuto e sostegno alla salvaguardia dei loro vini e delle loro uve. L’Oltrepo’ non può più permettersi che qualcuno sfrutti il territorio esclusivamente per interessi e fini commerciali, senza curarsi minimamente del destino che poi andrà incontro, questo non è assolutamente accettabile e permissibile. L’Oltrepo’, non ha bisogno di guerre, ma di grande unione, in Oltrepo’ esistono realtà vitivinicole di qualità, che investono, fanno sacrifici per crescere e migliorarsi ogni giorno, facendosi conoscere nel mondo, e non devono assolutamente essere comandate da nessuno, se non da loro stesse, aiutandosi tra di loro concretamente e in piena armonia. Ora servono regole nuove e ben definite per tutelare i veri produttori, e magari dare voce anche a piccoli produttori che non hanno mai avuto voce in capitolo. Forza Oltrepo’ Pavese, Forza produttori, Forza Distretto del Vino.
    Enrico Rezzani

  7. Buongiorno a tutti…leggo solo negatività e rancore e me ne dispiace tanto! Lo dico da appassionato, addetto ai lavori e da operatore del settore: prima di tutto serve un cambio culturale verso il territorio oltrepadano, del territorio e sopratutto nel territorio! Quello che a mio avviso è sempre mancato,oltre un Po piu di coesione ( ma si sa mica si può sempre praticare la fratellanza)è un vero piano di sviluppo, che semplicemente potrebbe essere stato la risposta alla domanda: dove vogliamo andare e con che mezzi e obbiettivi? Bisognerebbe inoltre imparare, e c’è n’è da imparare sempre, guardandosi un pochino in giro da chi é un po piu “avanti”…eventi nel territorio ma FATTI BENE, UNA COMUNICAZIONE ATTENTA E NON BUTTATA A CASACCIO, WORKSHOP B2B INCOMING ORGANIZZATI DALLE ISTITUZIONI. Vedo in tanti, anche giovani,tanta voglia di fare e di riuscire a cambiare, cambiare innanzitutto facendo qualità e crescendo in recettività e con professionalità verso il mercato, ls voglia di scrollarsi da dosso quella malevole etichetta di territorio “naif”. ZILIANI sa che la stimo, la seguo e qualche anno fa ci fu uno scambio fitto di mail tra noi, non le chiedo di cambiare opinioni ma di rimanere solo sui fatti che chiaro parlano e che pure Lei ne ha toccato con mano degustando, qualche tempo fa, i frutti del territorio di cui leggendo il Suo blog mi pare di aver captato elogi e apprezzamenti. A volte, come nella vita, ricominciare da capo porta frutti inaspettati ma serve tanta sana autocritica da parte di chi vive il territorio e mi permetta un poco in più di fiducia da chi lo osserva. Se un nuovo organismo riuscirà a portare aria nuova o che si trovi un accordo non mi è dato sapere, l’unica cosa che auguro, e mi ripeto, è un cambio di marcia del territorio per se stesso!

    • si cambi la marcia, si cambino i programmi, le idee si facciano più chiare, i personaggi siano quelli giusti, che nessuno pensi di fare il bello e cattivo tempo perché si chiama Cagnoni, ma dentro al Consorzio. Uscire, in 28 (divertente: pare siano usciti dal Consorzio anche aziende che non ne risultavano socie… vere e proprie..”giorgiate”… ) non ha senso, é una fuga poco coraggiosa. Le battaglie, sacrosante, per le quali gli aventiniani hanno il mio sostegno – a proposito: questo blog é a completa disposizione per ospitare il punto di visto di Giorgi, del distretto, degli ammutinati di Stradella – si fanno dentro al Consorzio. Quando si va fuori si rimane fuori e dubito che sarà facile, anche in caso di ripensamento, rientrare..

  8. Pienamente d’accordo con lei per ciò che riguarda il consorzio solo una precisazione a onor del vero, il vino sequestrato annacquato e con zucchero di canna non appartiene a terre d oltrepo ma alle cantine nicelli. A terre d oltrepo non è stato sequestrato neanche un litro di vino.

  9. È tutta una buffonata sono uscite dal consorzio anche aziende che non ne facevano parte… Vedo molti interessi gente che vuol mettersi in mostra… Sa ziliani qui c’è da inventarsi un altro piatto… Il riso in Giorgione!! Con la differenza che non sfamerà nessuno anzi sarà un purgante!

  10. Ma da che pulpito vien la predica?? Chi vuol fare qualità ? Chi è a capo di tutto ciò? Gente che ha più scheletri nell’armadio di terre d’oltre po ! Che vino e che uve media la family del gentleman in questione? Sì sì vino di ottima qualità … Ma mi faccia il piacere! Altro che cisterne e vino zuccherato e annacquato sarebbe già un lusso… Tutto fa brodo basta vendere! E tu parli di qualità e ci metti la faccia? Propi ti ?? Ma sto boss crede che in oltrepò siano proprio fessi del tutto! Questo personaggio non è proprio credibile a detta di molti a meno che non faccia un gesto alla capuleti e rinneghi se stesso e la sua famiglia.

    • onestà intellettuale m’impone di ricordare che su questo blog ho scritto più volte, anche positivamente, delle bollicine metodo classico del capataz degli ammutinati di Stradella. E che anche nella mia ultima degustazione, un mese fa, in compagnia di Tom Stevenson, alla cieca alcuni suoi vini sono usciti bene. Questo per la precisione.
      Poi Giorgi é uno nessuno, centomila, un personaggio che sembra davvero uscito da una commedia di Pirandello. O da un romanzo di Brancati… 🙂

  11. Tutti a mettersi in mostra tutti che vogliono farsi vedere aziende che escono dal consorzio e neanche ne fanno parte o sono in vendita o sono fallite già da tempo.qui lo scopo non è fare qualità fare bene o male qui è l intento di qualcuno di mettere le mano su terre d Oltrepò azienda con 40 milioni di euro di fatturato.chi si è presentato alle ultime elezioni??????chi aveva la capacità di gestirla????????è adesso fanno i fenomeni minacciando di uscire dal consorzio,ma andate pure fatene un altro fate tutti i distretti che volete ma venite a parlare quando riuscirete a fare solo un terzo di quello che ha fatto la cantina di BRONI.continuate a inventarvi le cose dite pure che c è tutto bloccato che il vino è sotto sequestro ma più parlate più figure di merda fate.io come tutti gli altri soci anche quest anno i soldi lì ho presi e fino alla fine lotteremo per la nostra cara cantina.poi che piaccia o no il vino il presidente o il direttore sono solo cose personali ma non permetteremo a nessuno di rovinare quello che è stato fondato più di cinquantanni da

    • ho molto esitato nello scrivere questo post, perché sapevo che poi avrebbero causato commenti “trinariuciti” e propagandistici come questo, da cui prendo apertamente le distanze. Io sono dalla parte del Consorzio, non della mega cantina che pretenderebbe di fare il bello e cattivo tempo nel Consorzio stesso.

  12. Ottima idea quella di cercare di fare qualità in oltrepo, ma purtroppo non ci sono solo cantine sociali e imbottigliatori folli da contrastare, ma anche mediatori folli che hanno contribuito di gran lunga a rendere famoso l’oltrepo per la quantità e non per la qualità.Quindi il mio umile pensiero è che prima di far “volontariato a casa degli altri” a volte bisognerebbe guardarsi a casa propria. Poi allora si può parlare.

  13. Pienamente d’accordo con franco p. E aggiungo

    Luca 6,41- 42; 6,45

    ” Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

  14. Il referente in questione cominci da subito a mettere in pratica il suo pensiero cominciando ad esempio redarguendo suo suocero.

    • ma il suocero é al corrente del comportamento del genero in occasione di Prowein? Forse é meglio che non lo venga a sapere che gli affari non sono andati come dovevano andare e che Giorgi non ha venduto milionate di casse di vino… 🙂

  15. Le intenzioni del distretto saranno anche buone ma il punto, come si può intuire dall’articolo, è un altro. Ogni denominazione può avere un solo organo riconosciuto dal MIPAAF e quindi dall’UE, preposto alla tutela dei propri interessi e della propria promozione. Nel caso dell’Oltrepò Pavese è il Consorzio. Stop. Qualsiasi decisione o iniziativa non nata in seno al Consorzio avrà sempre un qualcosa di ufficioso, senza contare che non potrà mai avere una benché minima valenza se non verso chi la vuole liberamente accogliere.
    Ben vengano le associazioni tra produttori, ma pensare che possano fungere da anti-consorzio in stile cattività avignonese non è credibile, anche perché in Oltrepò non esistono marchi molto forti che potrebbero da soli conferire un’aura di autorevolezza (es. Gaja, Antinori, ecc.)
    Per chi ha ancora speranza l’unica soluzione è lavorare e migliorare nel Consorzio, non al di fuori.

  16. Pingback: Agli Stati Generali dell’Agricoltura Pavese l’Assessore all’Agricoltura Fava “asfalta” il Distretto | Blog di Vino al Vino

  17. Pingback: Oltrepò in tormento (parte 1) |

    • ottimo articolo in stile post democristiano del mio amico Francesco Beghi sulla vicenda: http://francescobeghi.it/oltrepo-in-tormento-parte-1/ Articolo eccellente perché finalmente riporta quell’elenco di dimissionari e ammutinati di Stradella che non si riusciva a pescare, nemmeno sul sito del Distretto. Ecco l’elenco:

      Alziati Annibale
      Anteo
      Bisi
      Brandolini Alessio
      Cà di Frara
      Ca’ del Gè
      Calatroni
      Cantine di Mezzaluna
      Cantina di Canneto Pavese
      Cà Montebello
      Fiamberti
      Finigeto
      Frecciarossa
      F.lli Giorgi
      Gravanago
      La Parrocchiale
      Manuelina
      Martilde
      Miotti Marco
      Mondonico
      Montelio
      Monteguzzo
      Montenato Griffini
      Piccolo Bacco dei Quaroni
      Picchioni
      Pellegrini Franco
      Quaquarini
      Quaroni Amedeo
      San Michele ai Pianoni
      Il Sasseo
      Raffaella Scanarotti
      Alessandro Torti
      Torrevilla
      Verdi Bruno di Paolo
      Vercesi del Castellazzo

    • Visto l’elenco completo mi auguro che si creino le condizioni per un recupero di dialogo con questi produttori in particolare, i cui vini conosco e apprezzo:

      Bisi
      Cà di Frara
      Ca’ del Gè
      Calatroni
      Cà Montebello
      Fiamberti
      Manuelina
      Martilde
      Monteguzzo
      Piccolo Bacco dei Quaroni
      Picchioni
      Quaquarini
      Verdi Bruno di Paolo

      Agli altri esprimo tanti auguri, credo che anche senza la loro presenza il Consorzio possa benissimo essere più che rappresentativo e che queste aziende possano elaborare proposte tali da ottenere da parte della potente mega cantina condizioni di pari rispetto ed il giusto peso per quello che, qualitativamente e dal punto di vista dell’immagine complessiva Oltrepò rappresentano. Perché nessuno ha intenzione, io per primis, di tornare a mangiare il “riso in cagnone”. Cambiamo menu, cambiamo proposta, cambiamo saperi e sapori, cambiamo immagine, amato Oltrepò. E lasciamo il Distretto o quel che ne resta, alla sua deriva giorgiana…

      • Credo all’elenco andrebbe aggiunto anche qualcun’altro per qualità dei prodotti e storicità. Comunque mediamente sono tutte aziende di buon livello. Praticamente si fa prima a dire quali sono le aziende valide che sono rimaste fuori.

        • tra le aziende che sono uscite dal Consorzio ci sono:
          ottime aziende;
          aziende sopravvalutate;
          aziende decotte o in vendita
          aziende da scoprire;
          aziende meglio perderle che trovarle

          • Sicuramente sono rappresentate tutte queste categorie, ma quelle rimaste in seno al Consorzio di un certo livello, senza stare a fare nomi, al massimo sono una dozzina. Per cui penso che alla fine siamo lì.

  18. Ora è chiaro perché nonostante le indagini in corso, nonostante mille dubbi che possono sorgere e nonostante la voglia di valorizzare il territorio e fare qualità, gli oltrepadani abbiano dato ancora fiducia alla cantina e al consorzio. La domanda è qual è l alternativa!? Se l alternativa è questa ovvio che la gente non voglia cambiare e rimanere con le sue certezze. Anni fa c’era chi pensava che per dare un immagine graffiante dell o.p bastasse fare un calendario con tanto di strappona in primo piano che con le sue grazie esaltasse vino e territorio. E’ QUESTA L ALTERNATIVA? Piuttosto di dare fiducia a certa gente capataz e suo seguito personalmente preferisco che le cose rimangano come sono che secondo me non vanno poi così male e poi la butto li… Siamo proprio sicuri che il “nemico” sia da ricercare all interno del consorzio e non sia fuori??

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