Prio, il Catarratto “aristotelico” di casa Donnafugata

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Ancora Sicilia di scena su Vino al vino. Dopo il vino imbottigliato catturando il plenilunio di ieri oggetto del racconto di Umberto Ginestra, e mentre io altrove tessevo le lodi di un Grillo (parlo di una grande uva, mica di un cialtrone) da colpo di fulmine, oggi il filosofo catanese Alfonso Stefano Gurrera ci introduce da par suo ad un Catarratto “aristotelico” di un’azienda di cui non avrei mai pensato che questo blog avrebbe scritto. Mizzica, come cambiano le cose… Forse è tempo di un… sentimento nuevo che mi tiene alta la vitaBuona lettura a tutti.

Lo definiscono un vino “fortemente identitario”. Per noi ha molto di più di alcune banali eguaglianze. Ed è l’ultimo nato in casa Donnafugata. La definizione che meglio gli si cuce addosso è quella di un vino… aristotelico. Sì, inteso proprio come il filosofo di Stagira. Intanto ve la presentiamo questa nuova etichetta: si chiama “Prio”. Non evoca lingue antiche, ma dialetti moderni. In siciliano sta per lo sbiadito etimo “maic-bongiorniano”, di remota memoria: ”allegria!”.
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E’ un Catarratto Doc Sicilia in purezza, ottava etichetta nella “categoria bianchi” del catalogo. Non ambisce, e lo dichiara, ad entrare subito nella “Hall of fame”, né salire “Sull’arca della gloria”. Ma ci piacerà ugualmente parlarne non tanto per quel che è, ma per quel che sarà. Cominciando dal filosofo stagirita, precettore dell’ordinamento delle scienze operato oltre duemila anni fa quando la conoscenza era una sola e faceva unità col mondo del mito. Deliberata da Aristotele la separazione dei saperi, sono arrivate così le discipline ben divise da una chiara distinzione tra l’attività, ad esempio, di un fisico e l’esperto d’arte, tra il carpentiere e il medico, tra il matematico e lo studioso di filosofia. E si registrò un’impennata sulla storia, e il modo, del pensare.

“Embè – si chiederà a questo punto il lettore – che c’azzecca tutto ciò col catarratto della José?” C’azzecca perché questo vino possiede qualità ben più profonde di quelle atte a soddisfare banali piaceri di massa dei degustatori praticanti. E la massa, anche secondo l’eno-aristototele del terzo millennio, il caro amico Daniele Cernilli, stando a ciò che ha realizzato anche lui con la separazione dei caratteri costanti dei vari assaggiatori reclutati nelle sue commissioni, oggi è divisa in una categoria che raccoglie una dozzina di tipologie costanti. E che definiscono singolari, e distinti, atteggiamenti nei confronti del vino (confrontare per credere: Daniele CernilliMemorie di un assaggiatore di vini” Einaudi stile libero pagg. 15-19, capitolo “Al Gambero Rosso”). Ebbene questo catarratto sarà capace di accontentare quasi la totalità di questi degustatori.
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Facciamo, per non farla lunga, almeno sei, su dodici, di questi esempi. Prendiamo ad modello la categoria del chimico: qui rientrano non solo gli enologi ma chiunque mastichi qualcosa con tale scienza. Li, con questo Catarratto, ci sarà da sguazzare fra lo stuzzicante complotto tra alcol e acidità per poi immergersi in quel brulicare nel prato delle molecole tioliche, quelle che liberano il potenziale aromatico varietale tipico dei vini bianchi e rosati, e fatto di descrittori caratteristici, quali il bosso, la ginestra, il pompelmo, il frutto della passione e così via.

03_Prio HRPoi c’è l’edonista, quello che pretende solo il sapore e la piacevolezza. Per dirla secca, questo Prio è un vino che sembra pensato solo per questa categoria. Per fortuna non ci sono riusciti perché di categorie ne accontenta tante altre. Ad esempio la serie degli umanisti. Quelli che…”appoggia il calice alle labbra inspira un sorso e chiudi gli occhi”. Ecco che a loro si aprono panorami suggestivi “di questa terra ancora così arcaicamente gattopardiana. Nobile e aristocratica e insieme ignota e oscura, come la terra in cui è nato questo Prio. Oppure ci senti qualcosa di opposto come un’aria melodica del Bellini o un quadro di Raffaello.

Poi prendiamo il “gergale” quello che ama le terminologie tecniche, le litanie dei precursori aromatici e dove mette sempre qualcosa di suo, come un ricordo d’infanzia o il colore della pelle del primo amore. E se questo catarratto è scarico di colore il motivo per lui, sta nel far ”trasparire meglio l’amore e la passione usate per concepirlo così elegante”.

Il “Prio” è poi un vino ideale per chi ama travestirsi da “indovino”, altra ben nutrita categoria. Il gioco della memoria è la loro ossessione. Poco importano le competenze enologico-degustative, quel che conta è indovinare subito cosa stiano bevendo. ”Non valutano laicamente ma sempre premettendo la sua posizione ideologica”. E il “Prio” ha l’indubbia caratteristica di rendere facile il gioco grazie alla sua immediata riconoscibilità.

Ma la massima acclamazione la riscuoterà, questo vino dal pauperista. Che lo eleggerà a “vino mito” del momento. Per il suo rapporto prezzo qualità. “Vino mito” per il dignitosissimo e contenuto costo: 10-11 euro in enoteca. E la dignità, è risaputo, non consiste nel possedere onori ma nella coscienza di meritarli.
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Grazie a tutti quei requisiti, che vanno più in là di certi espedienti che dell’arte del marketing sui quali ci abbiamo giocato per non dire scherzato. Dietro a questa etichetta albergano due decenni di studi e ricerche. Mirate a valorizzare un patrimonio ampelografico di inestimabile valore. Il catarratto rappresenta quasi un terzo dell’intero vigneto Sicilia con i suoi trentatremila ettari vitati.

Ma questo “Prio” è comunque un catarratto lucido, (solo tremila ettari di questa tipologia) e nasce da una maniacale selezione di cloni studiati da anni dall’università di Milano su commissione dell’allora Istituto regionale vite e vino. E questa doc è la prima a nascere dai giovanissimi vigneti impiantati meno di dieci anni fa nelle vigne di Mazzaporro e Casale Bianco, a Contessa Entellina, dopo un’accurata selezione delle migliori barbatelle.

Oggi si presenta con lo stile di un vino moderno e versatile, un carattere che riflette in pieno l’anima di Donnafugata: immediata riconoscibilità aromatica, grande freschezza, struttura e mineralità in perfetto equilibrio. “Ma il fine ultimo sarà quello di elevare questo catarratto alla dignità dei migliori Chardonnay di Sicilia, per non dire di Borgogna” – afferma Antonio Rallo. “Le caratteristiche ce le ha tutte, si dovrà lavorare sui portainnesti, rimodulare le rese e dare al tempo il tempo di cui ha bisogno per far crescere struttura e potenzialità a questo vino. La valorizzazione del monovitigno anche per noi da un po’ di tempo rappresenta il cuore pulsante della nostra cultura”.
Gurrera

Questo lo avevamo ben capito. Se così non fosse, allora perché avremmo scelto Aristotele come padrino e testimone augurale di questo battesimo? Perché il suo nome deriva proprio dall’unione di ἀριστὀς (aristos) “migliore” e τὲλος (telos) “fine”. Tradotto alla lettera dovrà intendersi: “il fine migliore”. Oppure, in senso più ampio, e più aderente, «che giungerà ottimamente alla fine».

Stefano Gurrera

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5 pensieri su “Prio, il Catarratto “aristotelico” di casa Donnafugata

  1. ho ricevuto un bel complimento da un amico, tanto educato quanto riservato, per cui non rivelo il suo nome né violo la sua privacy, ma rendo pubblica la raffinatezza di questa sua esternazione sicuro che tanto piacerà allo Ziliani, dichiarato fan di chi lo ha, questo commento, ispirato:
    Caro Stefano,
    anch’io sono arrivato “ottimamente alla fine” dell’articolo… e adesso non trovo le parole per definire le tue… allora le prendo in prestito da Franco Battiato

    Aprono le ali
    scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
    cambiano le prospettive al mondo
    voli imprevedibili ed ascese velocissime
    traiettorie impercettibili
    codici di geometria esistenziale.

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  3. Bell’articolo. Sono corso a comprare il vino. E mi ha deluso non poco. Tecnicamente ineccepibile come molti dei vini di Donnafugata ma senza anima.

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