Le Langhe sono Patrimonio Mondiale Unesco ma gli oltraggi al territorio continuano

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E intanto segnaliamo che la Cappella del Barolo alle Brunate necessita di restauri

In attesa di riuscire a convincere due importanti quotidiani nazionali (di uno ho parlato con il vice-direttore, che personalmente conosco, e con l’altro ho avuto contatti tramite la redazione Web: vedremo se e quando scriveranno) che sarebbe il caso che si occupassero di una solare evidenza, ovvero che in spregio al fatto che, come si legge qui, “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato “, iscritti alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, dal 22 giugno 2014” nella Langa del Barolo stanno combinando sconci come al tempo del peggiore palazzinarismo democristiano, questo senza che il miliardario rosso amico di Renzi, l’anima bella della “sinistra” langhetta, mister Bolla ciao Farinetti (se non l’avete fatto firmate qui per fermare la sua arroganza volgare), abbia detto una sola parola, voglio raccontarvi una strana vicenda.
Bollaciao

Tutto risale a venerdì pomeriggio, quando sopravvissuto ad una festosa, fastosa e ferale cinque giorni di assaggi (480 campioni di nuove annate tra Roero, Barbaresco e Barolo) in quel di Alba, più un centinaio circa di altri assaggi e bevute fatte nei pomeriggi e sere di quei giorni dedicati al Dio Nebbiolo e alle sue terre, invece di tornarmene a Bergamo, preso non so da quale uzzolo, invece di indirizzare la prua dell’auto verso sud sono risalito a nord. Per la precisione a Barolo.
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Nei giorni precedenti, avevo già visto delle fotografie ed ero preparato allo sconcio, ero già transitato davanti a quella roba oscena e volgare (ne scriverò nei prossimi giorni) che all’imbocco della via Crosia, all’attacco della “tangenziale” che conduce al sacro borgo di Barolo, troviamo di fronte a quell’altro “capolavoro” di “rispetto dell’ambiente” che corrisponde al nome della struttura produttiva di Terre da vino. Una cosa, che quando era sorta, tra mille polemiche, aveva fatto indignare quegli “ultimi dei Mohicani” noti come Bartolo (e Maria Teresa) Mascarello, Teobaldo Cappellano e Beppe “Citrico” Rinaldi. Ed il sottoscritto. Ma non Carlin Petrin e Slow Food, che avevano partecipato all’inaugurazione come nulla fosse.

Ma la “cosa nuova” fa apparire al confronto l’insediamento industriale della cooperativa qualcosa di gran gusto e raffinato rispetto dell’ambiente circostante, la collina dei Cannubi, lo skyline delle Brunate e degli altri grandi vigneti storici (Cerequio, Sarmassa, ecc.) posti alle spalle.
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Il mio obiettivo, venerdì pomeriggio, era dunque prendere visione, de visu, scusate il gioco di parole, del nuovo eco-mostro langhetto, quella cosa, non trovo le parole, ma le parolacce mi verrebbero, che corrisponde al nome della cantina che denomineremo “L’Astemia Pentita” e che avrebbe dovuto chiamarsi “Cantina Tenute Sandra”.

Sono arrivato, mi sono guardato intorno e mi sono messo a piangere. Non è possibile, mi sono detto, una cosa irriverente, un oltraggio tanto spudorato, firmata dal noto architetto Gianni Arnaudo, che già aveva firmato la cantina di Terre da vino – guardate qui – alla sacralità di un luogo mitico e leggendario come la collina dei Cannubi (anche se stiamo parlando non della parte più nobile, ma di quella terminale). Una cosa tanto diversa, a conti quasi fatti, rispetto al progetto originario qui descritto dall’architetto stesso, una cosa che sembra paracaduta dalla Luna, da Marte e che non pensavamo potesse materializzarsi, concretizzarsi, trasformarsi da incubo in realtà nell’epoca in cui “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato ” sono iscritti alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO”.
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Fotografato, da ogni posizione possibile lo “sgorbio”, qualcosa al cui confronto una cosa che ho già più volte definito “eco-mostro” , costruita in quel di Serralunga d’Alba, appare un capolavoro di delicatezza e di rispetto ambientale (“complimenti” anche in questo caso ai geniali architetti!) mi è venuta una folgorazione. E se salissi alla Cappella del Barolo? Magari avrei avuto una vista delle due scatole da scarpe nei Cannubi da far girare ancor più le scatole! E così ho fatto.
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Cosa sia la variopinta Cappella del Barolo è presto detto: una geniale “cerettata”, una pensata, a metà tra arte, marketing e comunicazione, avuta alla fine degli anni Novanta da una delle più dinamiche dinastie del vino, la famiglia Ceretto di Alba. Un posto magico, collocato nel cuore di uno dei vigneti simbolo del Barolo, le Brunate, “acquistata nel 1976 dalla famiglia Ceretto, noti produttori vinicoli ed amanti d’arte, viene affidata per la ristrutturazione alle mani degli artisti Sol Lewitt e David Tremlett che la trasformarono completamente”.
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Come scrissi in questo articolo, in memoria di uno dei due artisti impegnati in questo discusso intervento di wall painting (o di wall drawings), Sol LeWitt, scomparso nel 2007, responsabile dell’appariscente e clamoroso intervento all’esterno, realizzato con colori sgargianti ed un contrasto cromatico quasi arlecchinesco, ero presente, come altri giornalisti e molti altri curiosi, il giorno dell’inaugurazione della Cappella in una splendida giornata di sole, e ricordo benissimo le reazioni contrastanti, di forte apprezzamento dovute al valore artistico del lavoro di Tremlett & LeWitt, o di aperto rifiuto, perché sembrava quasi una “bestemmia” un’opera così moderna inserita in un luogo sacro al vino come le Brunate.

Tra coloro che apprezzarono sostanzialmente questa scelta tanto coraggiosa e un po’ iconoclasta, sostenendo che in fondo la Cappella, così recuperata, non era brutta e aveva una sua grazia, un’indubbia valenza estetica, e che quelle macchie di colore tra i vigneti non erano poi così male, ci fu, me lo ricordo benissimo come fosse adesso, con il suo eterno bunet in testa e un sorriso divertito, perché tutte quelle discussioni, quello scandalizzarsi di alcuni, lo facevano sorridere, Bartolo Mascarello, che non volle mancare a questa inaugurazione e seppure già immobilizzato sulla sedia a rotelle, si fece portare dalla figlia Maria Teresa tra quelle Brunate che tante volte aveva percorso.
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E qualche mesi dopo dedicai un articolo, che potete leggere qui, ad un danneggiamento che la Cappella aveva subito. Più volte negli anni tornai a salire alle Brunate per rendere omaggio al lavoro dei due artisti e all’opera di intelligente mecenatismo dei Ceretto (di cui mi sono sempre sentito amico, dapprima di Bruno e Marcello, quindi, con minore confidenza, dei loro figli, anche se loro sanno benissimo che mi sono sempre aspettato molto di più dai loro vini, espressione di vigneti d’elezione), ma erano anni che non ci tornavo.

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Immaginatevi pertanto la mia sorpresa nello scoprire che mentre l’esterno appariva in ottimo stato di conservazione, una volta entrato nella Cappella, che è volutamente sempre stata lasciata aperta e non chiusa o recintata, i segni del tempo – vedere le mie immagini – si facevano notare e alcune decorazioni all’interno apparivano rovinate.

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Avevo pertanto deciso di dedicare un post a questo problema riscontrato live, venerdì pomeriggio, alle Brunate, e magari di contattare i Ceretto (lunedì sera, nell’ambito di una cena non esaltante alla Locanda nel Borgo di Massimo Camia, avevo incontrato Roberta Ceretto, ma non ero ancora salito alla Cappella), ma per non perdere tempo avevo usato i miei account Twitter e Facebook per dare la notizia e manifestare la mia sorpresa.

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E su Facebook avevo testualmente e correttamente scritto le seguenti parole: “nel 1999 i Fratelli Ceretto dell’omonima azienda vinicola albese fecero meritoriamente recuperare e dipingere da due artisti di fama internazionale Sol LeWitt e David Tremlett la storia Cappella del Barolo nel cuore delle Brunate, vigneto mito di La Morra. Tutto il mondo ne parlò. Una visita ieri mi ha stretto il cuore. Le decorazioni all’interno si stanno scrostando e quel magnifico lavoro rischia di perdersi. Faccio un appello agli amici Ceretto perché intervengano per il recupero di quel magnifico esempio di arte moderna applicata alla civiltà contadina. Così non va proprio bene!”.

Mi sembrava di aver fatto il mio dovere di cronista, ma non avevo fatto i conti con una certa forma di “arroganza padronale” di ispirazione quasi renziana, secondo la quale noi giornalisti prima di scrivere qualcosa, prima di fare il nostro dovere di cronisti, dovremmo quasi chiedere il “permesso”.

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Così qualche ora dopo il mio post su Facebook ricevevo una serie di sms dalla responsabile comunicazione della Ceretto band, da Roberta Ceretto, sms che, fregandomene altamente della legge della privacy, riporto testualmente con le mie risposte, sms dopo sms.

“Buongiorno Franco. Faccio seguito ad un suo post letto su FB e sinceramente confesso che mi ha sorpreso, visto che ci siamo incontrati lunedì avrebbe potuto chiedermi senza scrivere prima di aver ricevuto le adeguate informazioni. La chiesina così come iniziative artistiche sono ormai parte della nostra attività. Come saprà anche non si tratta di un edificio normale ma di un’opera che deve essere ristrutturata secondo criteri ben precisi e da persone ben definite. Questo comporta almeno un anno di preparazione ovvero inizieremo i lavori solamente nel 2016. Con questo spero abbia ricevuto la risposta che desiderava ma la invito in futuro a chiedere, siamo sempre a sua disposizione. Buona giornata Roberta”.
Predicabenerazzolamale

Amica mia, sono salito ieri alla Cappella e sono rimasto senza parole… E ho scritto e scriverò. Le ricordo che sono un giornalista indipendente che descrive la realtà che vede e non deve chiedere “il permesso” a nessuno. Nemmeno ai potenti Ceretto. Mi stia bene. Franco Ziliani

Behonest

“Lo so che il dovere del giornalista è scrivere ma anche di riportare le giuste informazioni. Quindi mi è parso corretto fornirgliele proprio perché conosco il suo spirito libero. Per ulteriore informazione non è corretto definire la famiglia Ceretto “potente”, siamo persone impegnate a produrre vini del territorio e promuovere le eccellenze, con impegno e costanza. Potenti usato così è gratuito, pare molto uno sfottò e me ne rammarico, perché ho una grande stima nei suoi confronti. La saluto Roberta”

Ho scritto forse qualcosa che non risponde al vero? Gli interni di Tremlett si stanno rovinando o no? Fate meno i sofistici con i giornalisti non servi e agite! Così avrete ulteriori valide ragioni per marketing e comunicazione che una volta era il vostro forte. Prendo atto che non siete potenti: oggi le comiche!

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“Tremlett potrà venire a ristrutturare gli interni solo nella primavera del 2016. Purtroppo non si tratta di dare il bianco alle pareti di casa, quindi dovremo aspettare che lui si liberi da mostre che ha in apertura un po’ ovunque tra Europa e Asia. Quindi non è legato a lacune di strategie di comunicazione. Comunque mi fa piacere constatare che un’opera tanto osteggiata da chi ama la tradizione stia suscitando curiosità ora che deve essere rinnovata.
Abbiamo azzardato con l’arte con produttori che ci parlavano male alle spalle per questa nostra passione ma la chiesina è diventata un grande successo amata da tutti. Mi spiace che oggi sia così cattivo e pungente verso di noi. Le ripeto non sono stupita che abbia scritto e non vedo perché non dovrebbe. La mia era solo una comunicazione per informarla di ciò che accade Buon weekend”.

Ragazza, ci sono miei articoli che risalgono alla inaugurazione che attestano che ero favorevole al lavoro dei due artisti. E lo era anche l’indimenticabile Bartolo. Quindi calma e camomilla e più attenzione alla Cappella.

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Su Twitter intanto al mio tweet un po’ ironico che affermava ci voleva “un certo Ziliani” perché in casa Ceretto si accorgessero del problema degrado della Cappella alle Brunate :), dapprima un account Ceretto winery rispondeva “non ci voleva Ziliani. Tutto programmato da tempo ma artisti impegnati. Non bastano imbianchini per opere d’arte. informarsi no?” e “Lire spese ZERO (artisti pagati con barolo). Il restauro parte questa estate con gli artisti disponibili”. Quindi era il Signor Federico Ceretto ad intervenire con queste parole: “Si che lo sappiamo. In attesa di 3 o 4 ristrutturazioni. Le proviamo tutte per salvare questa opera meravigliosa. Ce la faremo”.

 Dignità

A parte la disinformazione, perché non ho mai osteggiato l’operazione Cappella del Barolo, come appare dai miei articoli, nonché l’arroganza delle lezioncine padronali, che rimando al mittente, perché se non ho avuto problemi, in decenni, a relazionarmi con i “Barolo Brothers”, ovvero il mitico e vulcanico Bruno Ceretto e con il suo raffinato ed intellettuale fratello Marcello, non avrò certo problemi a relazionarmi con i vari esponenti della “Next generation”, ovvero con i figli di Bruno Federico e Roberta e con il signorile enologo, figlio di Marcello, Alessandro, e con sua sorella Lisa, ovvero con l’intera famiglia, vorrei invitare i giovani Ceretto’s a mettersi d’accordo tra di loro.
rispetto

Perché se per Roberta, “Tremlett potrà venire a ristrutturare gli interni solo nella primavera del 2016”, per suo fratello Federico “Il restauro parte questa estate con gli artisti disponibili”. Allora quando partiranno i restauri?

amiciveri

Io mi sono limitato a raccontare e documentare, con le immagini, quello che ho visto venerdì pomeriggio alle Brunate, facendo il mio dovere di cronista che non deve chiedere il preventivo permesso a nessuno, nemmeno ai virgulti Ceretto. Quando e se ci sarà il restauro, doveroso, lo vedremo. Sono sicuro che dopo questo post, gli young Ceretto brothers non mancheranno di darne notizia, all’insegna di quella comunicazione marketing di cui, dai tempi eroici delle cene degli chef stellati, credo fosse il 1986, al Castello di Barolo, questa dinamica famiglia albese è maestra.

dirittocronaca

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

14 pensieri su “Le Langhe sono Patrimonio Mondiale Unesco ma gli oltraggi al territorio continuano

  1. Salto la polemica con la famiglia Ceretto – che, come (quasi) tutti di questi tempi avrà i suoi problemi e i suoi tempi, ma l’importante è (a mio avviso) che siano intenzionati a restaurarla, la loro bella cappella -.
    Invece stramazzo al suolo dopo aver rimirato quell’orrore “astemio”, di cui dai conto e foto qui sopra.
    Stramazzo perché quell’edificio non è solo un pugno nell’occhio, ma è anche il sintomo di una mentalità, la spia di un pensiero che si fa cantina.
    Quella cantina parla anche del “gusto” degli italiani, dell’approccio al territorio di un soggetto che dovrebbe essere tra coloro che ne hanno cura e che lo valorizzano con il loro lavoro. E se questo è il discorso che ci propina chi è “vicino alla terra”, figurarsi gli altri. Possiamo chiudere bottega, almeno quella con cui ci facciamo belli, raccontando dei nostri paesaggi, del Grand Tour, del vino e i prodotti che raccontano la terra …
    Addio Italia bella, un’infarinettata e siamo tutti pesciolini fritti nella Grande Padella del cattivo gusto. (Altro che Fai!, oddio ora si compra pure quello …)

    • non ho rivelato nessun segreto, ma ho reso di pubblico dominio uno scambio di messaggi relativo al tema della discussione e dell’articolo: lo stato di degrado degli interni della Cappella del Barolo alle Brunate.
      Escludo che Roberta Ceretto, ragazza intelligente, possa farmi causa perché, non rispettando alla lettera una disposizione di legge, ho reso di pubblico dominio il nostro scambio di sms.
      Se invece dovesse scegliere di querelarmi, beh, cari lettori, verrete a portarmi buone bottiglie di Barolo e Barbaresco in galera ad Alba. Dove sceglierò di scontare la detenzione 🙂

  2. Per me è abbastanza incredibile che le Langhe siano diventate patrimonio Unesco con i loro ambienti vitivinicoli plasmati nei secoli dagli instancabili produttori che si sono succeduti per generazioni e generazioni, e non perché non abbiano meriti (anzi, che dio o chi per esso gliene renda merito “di là”): ma vedere il fondovalle da Guarene ad Alba farebbe inca@@are un toro anche senza drappo rosso, per tacere dei ripetitori sul crinale dei colli nei pressi di La Morra, che hanno sconciato in modo intollerabile un parorama prima stupendo.
    Ma si sa, se si vuole navigare in internet col proprio ipad anche nel più recondito cesso di Castiglione Falletto… ubi maior, minor cessat…
    Visito la zona minimo tre volte all’anno negli ultimi tre lustri, ma quando torno a casa ho sempre un misto di rabbia e felicità, non so bene perche.

    • sono totalmente d’accordo con lei. Adoro le Langhe, ogni volta che ci torno vivo emozioni che non vino in nessun’altra zona vinicola del mondo. Eppure venerdì pomeriggio, aggirandomi tra bricchi e colline, ho sentito una rabbia sorda crescere, pensando a come questa terra meravigliosa, questi vigneti continuino ad essere sconciati, violentati, vilipesi dal menefreghismo umano, dal totale disinteresse per i valori estetici e culturali del paesaggio.
      Confesso di aver pianto di fronte allo sconcio della “cantina” de L’Astemia pentita e di essermi scoperto a pensare che un atto di eco-terrorismo avrebbe tutte le giustificazioni possibili.
      Forza amici della Langa del Barolo facciamoci sentire, reagiamo con la nostra indignazione a questi autentici stupri!

  3. C è solo da sperare che ridiventi astemia e che tolga di mezzo quell’ obbrobrio ! Ormai in Italia verde e paesaggio sono considerati degli sconci da cementificare per abellirli !

  4. Mah!
    La cappella del Barolo è decisamente un obbrobrio così come lo è la cantina oggetto del pezzo di Ziliani. Però più che scagliarmi contro gli architetti che hanno disegnato quelle due casse di legno (un certo richiamo al vino c’è) lancerei i miei strali agli enti (comunali, provinciali, regionali, non so chi sia responsabile in questo caso) che hanno dato l’ok ad un simile progetto.
    Mettersi nelle mani di un architetto è sempre rischioso, sono quasi tutti infelici ingegneri mancati per cui scaricano in questo modo le loro frustrazioni.

    Un’ultima cosa sulla cappella del Barolo: pagata con il vino di casa Ceretto? Fossi l’artista mi rifiuterei!

    • la cappella del Barolo, osservata da tutti i lati, dall’esterno e dall’interno, non é affatto “un obbrobrio”. E’ un intelligente esempio di arte moderna.
      Quanto al costo zero dell’operazione, io ricordo che all’epoca si parlò di qualche centinaio di milioni, mentre confermo che si scrisse che gli artisti fossero stati compensati con vini dell’azienda albese.
      Io avrei preteso, in cambio, pagamento con Barbaresco e Barolo di Bruno Giacosa, con Barolo di Giuseppe e Bartolo Mascarello, di Beppe Rinaldi, di Brovia, Vietti. Cento volte meglio dei vini di casa Ceretto

  5. Queste sono le cose contro cui bisogna raccogliere le firme, non per “Bolla Ciao” che non se la ricorda nemmeno Farinetti.

    Ma gli amministratori comunali che rilasciano questi permessi chi sono?

    • sono “talmente dimenticate” e il suo “eroe” non se le ricorda nemmeno, che lo scorsa settimana ad Alba si potevano trovare immensi striscioni pubblicitari come questi…
      Ma non si vergogna a fare queste difese d’ufficio dell’indifendibile Berlusconi renziano? Cos’é, un dipendente, uno cui il “compagno” Oscar consente di mangiare ad ufo a Eataly?

  6. Siamo un povero – ricco – paese. Ricco di beni e valori, povero d’amore, riguardo e attenzione per il nostro patrimonio, destinato a diventare “ex”.

  7. L’ho vista anch’io l’astemia pentita, del resto era impossibile non vederla, una vera porcheria che si va a sommare alle altre che hai giustamente menzionato ripetutamente.
    Mi spiace per la cappella, che ho avuto la fortuna di fotografare quando era in ottima salute, speriamo davvero che i Ceretto facciano uno sforzo per farla restaurare, è un po’ presto per abbandonarla, almeno qualche secolo in buona salute facciamoglielo passare, no? 😉

  8. Pingback: A Il Giornale e alla grande stampa della cementificazione nelle terre del Barolo non frega niente! | Blog di Vino al Vino

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