Ricordando Gianni Bortolotti, cinque anni dopo…

Bortolotti-fotoGiuliani

Gli amici veri possono anche morire ma restano sempre nel nostro cuore

Quante cose possono succedere in un lustro, in cinque anni! Si può decidere di mettere al mondo un figlio e vederlo crescere e prendere consapevolezza che non sarà un mondo tutto rose e fiori quello in cui gli toccherà di vivere. Si può piantare una vite e cominciare a raccoglierne i primi frutti che si trasformeranno in vino. Si può assistere alla fine di un amore e alla nascita e al complesso sviluppo di uno nuovo. Si può assistere ad estati piovose, come quella 2014, che smentiscono puntualmente le previsioni sull’ineluttabilità del global warming, sullo scioglimento dei ghiacciai, sull’urgenza di spostare i vigneti sempre più in alto, anche se poi sorgono problemi di maturazione compiuta delle uve.

Si può assistere all’insediamento di nuovi governi, di colore e orientamento politico diverso, ma tutti uguali nel disattendere le necessità e le urgenze degli italiani e nel farsi pescare con le mani nel sacco a rubare e a fare, come fanno i governi italiani da tanti anni a questa parte, letteralmente schifo.
TRIPLETE

Si può gioire, come pazzi, per un magico triplete salvo poi vedere quella squadra del cuore non raggiungere, per due anni consecutivi, la qualificazione in Europa. Si possono vedere rappresentativi personaggi di Consorzi vinicoli affermare risolutamente che il loro vino non ha nulla a che fare con il secolare modello francese e poi vedere che gli stessi Consorzi, al Vinitaly, organizzano una degustazione comparativa tra il loro vino e quello francese…

Tante cose possono succedere e a me personalmente sono successe in questi cinque anni fondamentali della mia vita, anche di perdere un Amico carissimo, giusto cinque anni fa, proprio di questi giorni, e di sentire, trascorsi tanti giorni da allora e con mille vicende personali vissute che a raccontarle non basterebbe un romanzo, che il dolore di quel giorno, quando il comune amico Francesco Bonfio, past president di Vinarius, mi diede la ferale notizia, è lo stesso dolore che provo oggi.
bonfio

E che la presenza di Gianni Bortolotti, al mio fianco, al fianco di tutti coloro che hanno avuto il privilegio e la fortuna di conoscerlo e di essergli amici, di volergli bene, di essere gratificati dal suo affetto e dalla sua considerazione, è sempre fortissima, indelebile, anche se purtroppo non possiamo più sentire la sua tonante voce e possiamo rivolgerci a lui solo con il pensiero.

Cosa sia stato Gianni B. è facile e al tempo difficile dirlo. Un Grande Amico, di quelli veri, di quelli che non tradiscono, di quelli che ti sono vicini nei momenti più difficili, che ti aiutano, ti danno un sano consiglio da fratello maggiore (Gianni aveva qualche anno più di me..), ti spronano quando ti senti sperduto, quando ad esempio un pirla di collega giornalista (per me resti sempre un pirla, povero stronzetto…) pensò bene di querelarmi pur sapendo di aver torto e decidendo scientemente di incastrarmi chiedendomi una cifra iperbolica a titolo di risarcimento danni d’immagine, e Gianni, per sdrammatizzare, mi disse, era novembre e pioveva a dirotto a Bergamo quando c’incontrammo, mi disse di non preoccuparmi, che le arance in cella, e le mele e le pere del suo frutteto valdostano, su a Gignod, me le avrebbe portate lui. Con qualche buona bottiglia.

Gianni, per quelli della mia generazione, che è stata segnata dalla bene/maledizione di essere allievi del Maestro Giorgio Grai (che ricordo impegnato a telefonare anche il giorno dell’ultimo saluto a Gianni in una caldissima Aosta del 30 giugno di cinque anni fa…), è stato ancora molto di più. Un gourmet raffinatissimo, l’uomo, per anni direttore del Patrimonio Acli di Aosta, che sapeva ascoltare e guardarti negli occhi facendoti sentire piccolo piccolo, oppure grande perché lui era lì a prestarti attenzione, che conosceva come pochi altri al mondo le cose buone che nascono nella sua meravigliosa Vallée, le migliori fontine d’alpeggio, il burro e le tome giuste, e che mi ha introdotto, vino dopo vino, ai misteri e alle gioie, immense, dei vini dell’eroica viticoltura valdotaine.
VignetiVallée

Ma Gianni non era solo il grandissimo, insuperabile (non me ne vogliate amici Moreno, Costantino, Vincent, Andrea, Fabrizio..) esperto e conoscitore, dagli insindacabili giudizi, spesso terribilmente tranchant, del vino e della cucina, e della ristorazione, valdotaine.
Era un uomo, un gran degustatore Onav, che davanti a qualsiasi bicchiere, da qualsiasi zona provenisse, fosse la Langa del Barolo (ricordo bene Gianni le nostre discussioni sulle Barbera d’Alba e sui Dolcetto, poi sui Barolo, di Gagliasso), la Franciacorta, il Garda bresciano, oppure l’amatissima Montalcino (che era diventata per lui una sorta di buen retiro, dove gli indigeni lo guardavano come un personaggio lunare sbarcato da Marte, ma ascoltando quello, di intelligente e di acuto, che aveva da dire sui loro vini), sapeva coglierne la verità e l’essenza. I pregi, quando c’erano, ed i difetti, che bollava anche con ferocia, ma sempre a ragion veduta, con cognizione di causa, senza mai umiliare il produttore, consapevole della fatica che c’è dietro ad una bottiglia di vino.

Ed era un gourmet e cuoco raffinato, un contadino sapiente (chi potrà mai dimenticare il suo cavolo nero?), un frutticoltore biologico già prima che il termine bio diventasse una becera moda e un oggetto di consumo (mele, pere, noci come le sue non le ho più mangiati e credo che non le mangerò mai più…), un uomo di cultura e di sapienza. Un uomo schietto, sincero fino all’osso, anticonformista, nemico dell’ipocrisia, del calcolo, di ogni forma di opportunismo. Un uomo autentico, un uomo vero.

Una persona in cui compagnia, fosse quella diretta, quando c’incontravamo in Vallée, oppure in campo neutro, a Salò dal comune amico Gianni Briarava, al Vinitaly, quando non era ancora ridotto alla tristissima Vinitaly Vanity Fair di oggi, a Montalcino in casa di Gianni e Laura Brunelli, oppure quella consentita dalle lunghe conversazioni telefoniche serali, io a Bergamo o chissà dove e lui nella quiete e nel silenzio della sua casa di Gignod, stavo benissimo, sono stato bene come con pochissime altre persone al mondo.
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Ecco perché, a cinque anni di distanza da quando se n’è andato, lasciando le spoglie mortali, la sua barba folta che odorava di tabacco, i suoi occhi chiari intensi, la sua voce tonante, ma restando nei nostri ricordi e nel nostro cuore, ricordare Gianni Bortolotti, il nostro Gianni di Aosta non è solo giusto e doveroso, ma naturale. Ricordare un Amico per continuare con lui, anche se in forma diversa, il percorso compiuto insieme, il nostro esserci voluti bene. Come si vuole bene alle persone speciali, quelle che entrano nella tua vita e non ne usciranno mai più….

Ti voglio bene Gianni, grazie di tutto e perdonami se non sempre sono riuscito ad essere l’amico che meritavi io fossi…

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17 pensieri su “Ricordando Gianni Bortolotti, cinque anni dopo…

  1. Wow Franco! Grazie per queste tue belle parole anche se, come dicevi, ricordare Gianni non ti viene come se fosse un obbligo commemorativo ma un naturale e nostalgico ricordo di una persona vera e autentica e rara che non c’è più.. Ricordo bene quando eravate giù in cantina, prima, per la barbera che gli piaceva tanto e in agriturismo a pranzo, poi, dove apprezzava sempre i piatti di mia madre e mia sorella e poi mi cazziava sull’uso dei legni sui barolo senza dimenticare quando mi diceva” smettila di mettere questo vino in quelle casse da morto!” alludendo alle barriques.. Fantastico Gianni! Con il suo sguardo vero e tagliente quando assaggiava i vini sembrava di essere alla maturità con il prof. più tosto della commissione! E tu Franco silenzioso annuivi e ridevi!! Che bello ricordare quei pranzi della domenica e quelle lotte di degustazione! Grazie Gianni per averci regalato un po’ dei tuoi consigli e grazie ancora a te Franco per queste belle parole! Luca e famiglia Gagliasso

  2. Ecco Franco, hai già detto molto e sarebbe solo ginnastica aggiungere qualcosa.
    Di tutto quello che si può dire, ricordare, citare di Gianni Bortolotti mi vengono in mente, pensa te!, le sue patatite fritte. Ineguagliate ed ineguagliabili, croccanti e morbide, saporite e delicate, sempre troppo poche. Ma lui diceve che dovevano solo solleticare e non sfamare!

  3. ho avuto la fortuna di conoscerLo solo per poco tempo per apprezzarlo cosi a fondo come tu e altri avete potuto, ma ricordero sempre i suoi occhi, lo sguardo e come “misuravano” i cibi, i vini e le persone… prima del suo giudizio. L’ho rivisto in qualche foto che hai pubblicato nel post.
    Andrea

  4. Questo ricordare Gianni Bortolotti – che ho conosciuto poco, ma abbastanza per capire che era una persona speciale – è un po’ come tirare un filo di una maglia e vederla disfarsi in silenzio, inesorabilmente. Gianni Bortolotti mi ricorda la valle d’Aosta, le vigne abbarbicate, la serra che chiudeva il ghiacciaio enorme, le erbe alpine. Ma io GB l’ho conosciuto a Montalcino con Laura e Gianni Brunelli: ricordare lui, per me, vuol dire rivedere Gianni Brunelli e – ci pensavo oggi, dopo aver letto questo post – far rivivere un tempo e degli uomini che presidiano, nella mia mente, un certo modo di vivere, ancora prima di pensare al vino o ai prodotti della terra.
    Di Gianni Bortolotti non ho mai assaggiato la minestra di verdure: eppure me l’aveva promessa e invece di prepararmela è morto.
    Per me, quindi, la sua è una morte doppiamente ingiustificata …

  5. Caro Franco,
    i grandi uomini, quando partono lasciano un vuoto umano incolmabile. Ma ritornano sempre con la loro anima. Gianni è e sarà sempre presente, per Noi che gli vogliamo bene.
    Grazie per ricordarcelo.
    Costantino

  6. Che forte che sei Silvana!
    Magari è da qualche parte che te la sta cucinando…per lui ogni promessa era un debito! Non ti arriva, a volte, sotto il naso un meraviglioso profumo di minestra di verdura?!
    Gianni la preparava con la verdura del suo orto nel bunker nel prato sotto casa.
    Quel 9 agosto 2005 che lo vidi per la prima volta era lì, intento ai fornelli, a cucinare per gli amici che sarebbero giunti da Bergamo.
    Ero curiosa di conoscerlo, Franco me l’aveva descritto, e quando arrivati a Gignod non lo trovammo in casa, Ines ci disse ridendo dove l’avremmo trovato. Corsi nel prato e raggiunsi il bunker e lo trovai, a mo’ di Panoramix, intento a travasare la zuppa dalla pentola alla teglia con la quale sarebbe entrata nel forno.
    “Ti reggo la teglia, vuoi?!” e intanto me lo guardavo mentre lui scrutava me…
    Il nonno di Heidi, corpo ed anima, finalmente, si era materializzato!

    • Sì, ogni tanto mi arriva un profumo di verdure appena colte … chissà se è lui (non si sa mai). Ma confesso che, da quella sera in cui ho sentito Gianni Brunelli parlare delle minestre di Gianni Bortolotti, ho ripreso a cucinarmele io, ricordando quelle della mia casa materna …

  7. caro Franco, hai ragione quando dici che in cinque anni molte cose possono succedere……. ma il ricordo di coloro che abbiamo amato resta sempre nel nostro cuore. grazie Gianni per avermi regalato dieci bellissimi anni e grazie a voi tutti per ricordarlo sempre con infinito affetto.

    • grazie a te carissima Ines che sei stata la migliore, la più dolce e comprensiva delle compagne del nostro carissimo, indimenticabile Gianni…
      spero di poterti riabbracciare presto, ad Aosta

  8. E’ strano come il tempo e la vita s’intreccino, da giovani s’inizia a guardare sempre avanti poi si arriva ad una certa età e il guardare avanti mette ansia oppure non è più così indispensabile, allora guardi indietro e ti rifugi e vivi nei ricordi, belli e meno belli. Gianni è uno di questi, sempre bello e vivo. Ciao Gianni .
    Grazie Franco che ci permetti, anno dopo anno di ricordare un così grande amico.

    • grazie a te caro Fabrizio, che conobbi, ormai tanti anni fa, grazie al nostro amico Gianni.
      Quando troverò il coraggio di tornare in Vallée, l’ultima volta fu proprio 5 anni fa, 30 giugno 2010, non mancherò di contattarti, per riabbracciare, ad Aosta, anche te insieme ad Ines, Costantino, Vincent, Moreno. Ai tanti altri che formavano l’allegra e scanzonata brigata des amis de Bortolotti… 🙂

  9. Grazie,
    Sig.Ziliani per ricordare un grande uomo, amico e sopratutto uno dei più grandi conoscitori di vino che ho conosciuto e mi ritengo fortunato di aver partecipato insieme a Gianni in parecchie degustazioni dove la sua opinione mi faceva riflettere mi lasciava sempre qualcosa da imparare.
    Franco

  10. Gianni era, e mi è difficile usare il passato, il fratello maggiore che non ho mai avuto. Era l’unica persona che mi faceva sentire importante, era la persona che tutti i giorni speravo di sentire o vedere. Ora non c’è più, ma non passa giorno che qualcosa o qualcuno me lo ricorda, Ines che vedo spesso, suo figlio, i suoi amici, il suo posto di lavoro…e ogni volta è come se qualcuno infilasse qualcosa in una ferita che non si vuole rimarginare. Sono passati cinque anni, non ci credo, forse è successo solo ieri o forse stasera… Passa a salutarmi…ne ho bisogno.
    Ciao Gianni, Ti aspetto

  11. Franco non ho avuto la fortuna di conoscere Gianni Bortolotti, però ogni tanto grazie all’ associazione Vinarius mi vedo con Francesco Bonfio, questo mi rallegra un po’ perché la prossima volta che staremo insieme a lui in qualche zona della nostra amata Penisola ( se non sbaglio a fine Settembre in Collio) stai sicuro che mi farò raccontare il più possibile gli aneddoti e le notizie che riguardano la vita di Gianni.
    Intanto ti ringrazio per quello che fai e quello che esprimi sempre, anche se intervengo raramente.
    Ti abbraccio e con te i tuoi cari.

  12. Ciao Franco.
    Ho letto solo ora il tuo articolo. Sono rimasto senza fiato e con gli occhi gonfi di lacrime , quel giorno per me è ancora troppo vicino nonostante i cinque anni passati. Gianni per me è stato un vero PADRE .
    Grazie grazie per averlo ricordato. Spero di rincontrarti presto, un abbraccio.
    guido

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