Domani anch’io all’Expo: non lo fo per piacer mio… ma solo per lavoro

DeguExposabato
Una degustazione di sei vini targati Oltrepò Pavese guidata (spero non fuori strada) da me…

Lo sanno anche i bambini, quando ad esempio sono costretti ad andare dal dentista, a fare i compiti quando vorrebbero giocare, a seduti tra i banchi quando la maestra li annoia con le sue lezioni banali che non riescono in alcun modo ad appassionarli, che non sempre si può fare quel che si vuole. E che spesso, obtorto collo, bisogna accettare di fare cose che non ci piacciono e non ci divertono.

Così anche a me, che pure avevo espresso a chiare lettere quello che penso dell’oscena, inutile e costosa vetrina di Expo, toccherà di mangiare la minestrina che non mi piace e mandar giù il cucchiaio di olio di fegato di merluzzo, recandomi, vedi locandina, ad Expo 2015.

Non ho cambiato idea, anzi, ma per spirito di servizio, per amicizia e riconoscenza verso una persona perbene come il direttore del Consorzio vini Oltrepò Pavese Emanuele Bottiroli, che mi ha chiesto di dimenticare la mia pregiudiziale ideologica, estetica, etica verso tutto quello che Expo rappresenta, sarò ad Expo, dalle 19.30 alle 23, Padiglione Love It Albero della Vita, Lake Arena, a condurre una degustazione di sei vini prodotti in una zona lombarda che ho nel cuore, che spesso mi ha fatto (e mi farà sicuramente ancora) incavolare, ma che io come milanese, e lombardo (non lumbard) non posso che rispettare e tenere cara, sperando che, voglia il caso, un giorno diventi grande come si merita.
Bottiroli

La scelta dei vini non è mia, ma consortile, è un po’ fatta con il manuale Cencelli del consorzismo, e contiene alcuni vini che magari io non avrei scelto, per vari motivi, ma credo che vadano premiate la buona volontà ed il coraggio che gli oltrepadani in questa particolare fase della loro vicenda vitivinicola ci stanno mettendo. E la mia abnegazione e la chiarezza nel dire che non lo fo per piacer mio (ma nemmeno per dar dei figli a Dio…) ma perché mi pagano e perché io vivo, non essendo né mantenuto né sponsorizzato da nessuno, né tantomeno baby pensionato (come ha affermato un imbecille che si è spinto a darmi del parassita. Uno che sa bene che quando lo incontrerò mi occuperò dei suoi attributi… che non ha…), del mio strano lavoro, il cronista del vino. L’esperto, ebbene sì, di vini.
Pinocchio

Ed il resto, i compromessi, i bocconi amari che bisogna mandare giù, le cafonerie ed i trattamenti scorretti di alcuni, le farabuttate, i voltafaccia, sono vita. Vita vissuta, vita da vivere, vita che ti insegna a vivere, anche quando ti avvicini alla soglia dei 60…

Evviva!

I vini in degustazione domani, ad Expo

Oltrepò Pavese Bonarda Torrevilla
Oltrepò Pavese Riesling Doria
Oltrepò Pavese Testarossa La Versa
Oltrepò Pavese Cruasè Marchesi di Montalto
Rosso Oltrepò Terre d’Oltrepò
Oltrepò Pavese Pinot nero Pernice Conti Vistarino

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35 pensieri su “Domani anch’io all’Expo: non lo fo per piacer mio… ma solo per lavoro

  1. Signor Ziliani ci chiedevamo come mai tutti parlano di EXPO e Lei non ne ha parlato o forse a suo tempo lo ha fatto. Ma ne ha parlato proprio poco. Che cosa è secondo lei che non va in questa expo? Si può sapere perché a naso sembra starle sulle palle? Il naso allora se lo tura per andarci? Peccato!!!!

    • caro Giuseppino, lei ha ragione. Andarci é un po’ una sconfitta, ma cosa vuol farci, il gas, il telefono, il verduraio li devo pagare. Non sono mica Farinetti o Renzi, io…

  2. visti alcuni dei vini in degustazione dovrà fare un notevole esercizio d’equilibrismo verbale onde non fare trasparire il fatto che siano grosse ciofeche.
    Si spera in un pubblico di disattenti, altrimenti, in Oltrepo’ , questi, malgrado il suo impegno e la sua capacità , non metteranno mai più piede.
    Si porti una bottiglia di Chinato Cappellano : cancellerà il boccone amaro.

    • carissimo amico, ho accettato questa comparsata all’Expo per amicizia verso Bottiroli, ma non ho promesso di dire bugie e non le dirò. Se i vini in degustazione, NON SCELTI DA ME, saranno buoni, secondo me, ne parlerò bene, altrimenti dirò chiaramente cosa ne penso.
      Hanno voluto Ziliani, se volevano un conformista e un falso, era facilissimo scegliere tra i miei “colleghi”, la stragrande maggioranza sono così, falsi e opportunisti e carrieristi

      • Non so se accetterà col sorriso quello che le scrivo, è vero non dia via la sua fama di implacabile per due soldi buchi, ma provi a essere critico senza essere cattivo. Non ci guadagna a fare il cattivo. Meno carogna e più carigno, so che ci sono molti che la pensano come il sottoscritto.

  3. So bene che i vini non li ha scelti Ziliani.
    Mi auguro che la qualità dei prodotti sia migliorata rispetto ai miei assaggi d’antan.
    Buona fortuna.

    • sulla carta, e lo dico dovendo condurla e ribadendo di non aver scelto io i vini (ma con quale cappero di criterio li hanno mai scelti?) non mi sembra una degustazione irresistibile.
      Cercherò di vivacizzarla io con i miei commenti a ruota libera. E senza mordacchia, patti chiari, altrimenti era meglio per loro che chiamassero un altro,no?

          • Magari non tutti i fuorusciti sono il meglio ma, oltre a Verdi ed al suo grande ” amico” Giorgi (mi piacerebbe sapere cosa le ha fatto di male) ci sono Frecciarossa, Calatroni, Fiamberti, Anteo, Quaquarini, Picchioni, Vercesi del Castellazzo e tanti altri che al momento non ricordo.
            Se le sembra poco continui a mangiare il riso in cagnone.

          • Faravelli, il riso in cagnone se lo mangi lei, io mangio quello che voglio, io non sono servo di nessuno, io sono intellettualmente onesto: e lei? Sicuramente NO

  4. Se davvero hanno organizzato la cosa contando sul fatto che basti dire qualcosa di un vino per dargli la patente di ‘qualità’, vuole dire che lì sono rimasti alla parola: cioè pensano che basti dire per essere. Molto rétro, mi pare …

  5. Buona sera Ziliani. Poche settimane fa lei qui scrisse di avere rinunciato a diverse proposte di collaborazione con expo, non condividendo il principio della manifestazione, e di averle volentieri lasciate a colleghi lecchini interessati ai soldi. Ora leggo che lei, pur perplesso, collaborera’, dato che, giustamente, uno di qualcosa deve pur vivere. Mi chiedo pero’ perche’ ha rifiutato alcune proposte e ha acettato questa. Il sospetto che le precedenti non fossere economicamente abbastanza allettanti viene spontaneo…anche perche’ la proposta accettata non mi pare venga da una denominazione, pur rispettabile, che fa parte della elite enologica….

    • egregio Signore, non devo rendere conto a lei o ad alcuno dei miei redditi. Nella sua venalità e nel suo mercantilismo (se non sbaglio fa l’enotecnico, magari con scarse soddisfazioni di ogni tipo) a lei sfugge che io possa aver accettato la proposta di ieri, che non contraddice in alcun modo la mia posizione su Expo, non tanto per la cifra, esigua, che ho chiesto per la collaborazione, ma per amicizia nei confronti di una persona perbene come il direttore del Consorzio Vini Oltrepò.
      E per me, “signore”, l’amicizia, quella che non tradisce e non tira coltellate alle spalle, quella autentica, costituisce ancora un valore importante.
      Dubito sia altrettanto per lei

      • Mi fa impazzire, Ziliani. Prima mette in piazza tutti i fatti suoi, poi continua a criticare i vini del Consorzio che la paga per guidare una degustazione e critica pure il Consorzio… Detto visto che ha fatto 30, faccia 31 e ci dica come erano i vini!

  6. Caro Signor Franco non ci lasci in sospeso. Come erano quei vini vorremmo proprio saperlo. A meno che il Suo silenzio sia un no comment. Oppure anche lei è naufragato nel caldone della nostra padania? Dia notizie.

  7. Pingback: Oltrepò Pavese Metodo classico Conte Vistarino 1865 millesimato 2009 | Il Prosecco

  8. Pingback: Ma che c’azzecca l’Assemblea nazionale del PD con le tematiche del food oggetto dell’Expo? | Blog di Vino al Vino

    • ebbene sì Sciura Laura, tra i sei vini della degustazione che ho condotto ad Expo lo scorso 11 luglio, vini non scelti da me, ma dal direttore del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, c’era anche un vino della cantine Terre d’Oltrepò. Era buono, corretto, onesto e non ho potuto che parlarne bene, trovando il consenso del pubblico, che concordava con le mie valutazioni. Tutti a “libro paga” della cantinona?

  9. Volevo dire ai responsabili di quella cantina di dormire sonni tranquilli.
    Siamo in Italia, lo scandalo, la brutta figura, il senso di vergogna sono morti da tempo. Tra pochi mesi nessuno si ricorderà più nulla e potrete ritornare a “fare il vino” come meglio credete.
    Si ci saranno un paio di condanne, ma ormai chi non ne ha una?
    Mi stupisco anzi di non leggere su questo blog i messaggi di solidarietà letti precedentemente, verso i magnanimi dirigenti che pagavano sempre le uve permettendo così ad intere famiglie di arrivare a fine mese.

    Infine una riflessione: se viene posto in degustazione un vino artefatto (l’ultimo articolo letto parla di uso di glicerina, zucchero, carbone per decolorare, ecc.) che viene giudicato persino buono da un esperto, che senso ha produrre vini “veri”?

    • Signor Campanini, capisco che in questo momento sparare aprioristicamente su Terre d’Oltrepò é uno sport che alletta molti, che é politicamente corretto (soprattutto se si milita a sinistra e si cavalcano le iniziative della Magistratura appoggiate da politici PD oltrepadani) e va di moda, ma io le direi calma e gesso…
      Quanto al vino che ho degustato l’11 luglio scorso ad Expo e che é stato giudicato buono dalle persone presenti alla mia degustazione, io le ricorderei che ho una certa esperienza, un certo palato e una certa capacità di distinguere i vini taroccati, come dimostra la mia storia https://en.wikipedia.org/wiki/Brunellopoli
      Pertanto se in quel vino si fossero usati ammorbidenti enologici e trucchetti da winemaker magliari e cialtroni (ce ne sono tanti in Italia, e molti dei più noti usano proprio quei trucchetti) io ho la presunzione, anzi la coscienza, di dirle che me ne sarei accorto.
      Per mia fortuna ho il mio palato, quello di Franco Ziliani, non il suo o di altri personaggi, noti, che per anni hanno premiato, su guide e giornali, i Brunello di Montalcino più taroccati e inverecondi possibili…
      Calma e gesso e si ricordi, si sta rivolgendo ad un giornalista di lunga esperienza e di riconosciuta capacità, non ad un pirla qualsiasi…

      • Ziliani, andiamo con ordine, io non milito nè a destra nè a sinistra, tanto per cominciare.
        Non partecipo alla redazione di nessuna guida (magari partecipassi) nè tantomeno ho mai partecipato ad alcuna premiazione (magari bis).
        Quanto allo sparare su Terre D’oltrepò, le faccio notare che non sono io che sparo, sono gli enologi della cantina a parlare:
        http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/08/02/news/gli-enologi-cosi-cambiavamo-il-vino-1.11873696
        E non solo gli enologi:
        http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/07/28/news/falso-doc-300-produttori-sotto-indagine-1.11850745

        Prendo atto che tutto questo, secondo lei, è un complotto della magistratura e della sinistra oltrepadana (questa la giriamo a Zelig se permette)

        Quanto alla degustazione, Lei non è sicuramente un pirla, anzi! La ritengo uno dei migliori, se non il migliore giornalista del vino in Italia (in questo senso mi sono ampiamente espresso su queste pagine in tempi non sospetti). Se lei è così sicuro di riconoscere un vino artefatto, ne prendo atto.
        Ovviamente se salterà fuori che il vino da lei degustato era uno di quelli ritirati, sarà anche questo un complotto.
        Siamo in Italia dopo tutto.

        • Se il vino da me degustato, ovvero il Rosso Oltrepò 2011 Terre d’Oltrepò risultasse taroccato farò pubblicamente ammenda e dirò ovunque possa esprimermi che sono stato un allocco e che dopo trent’anni e passa d’esperienza non so distinguere un vino fasullo da uno vero.
          Parola di Franco Ziliani
          p.s.
          non mi sfiora l’anticamera del cervello, nemmeno nei momenti di maggiore egocentrismo, di pensare di essere “il migliore giornalista del vino in Italia”. Quello si chiama Cesare Pillon ed é il mio maestro e di fronte al suo nome mi alzo in piedi e m’inchino. Gli voglio bene e ho la fortuna di essere ricambiato da lui, nonostante io sia dichiaratamente di destra e lui comunista, credo non pentito.
          Ci sono altri palati migliori del mio, uno su tutti, Daniele Cernilli, e poi ci sono altri degustatori formidabili, come Gianni Fabrizio, Ernesto Gentili, Fabio Rizzari, il mio fraterno amico Pierluigi Gorgoni e altri ancora. Come Luciano Pignataro, che non é mio amico, anzi, ma degusta molto bene.
          Penso piuttosto, immodestamente, di essermi ritagliato uno spazietto nella piccola cronaca (non dico storia) del giornalismo del vino italiano degli ultimi decenni. Penso di essere un decente allievo di Veronelli, e di aver imparato da lui la lezione dell’indipendenza di giudizio e del coraggio.
          Per quello dico, calma sulla vicenda Terre d’Oltrepò, perché sicuramente sono stati fatti degli errori, dei pasticci, e qualcuno non ha rispettato le regole e ha gestito una cantina sociale come se fosse un’azienda privata.
          Ma non si può dimenticare il ruolo chiave che questa Cantina ha nell’ambito dell’economia vinicola oltrepadana. E si deve tener presente che affossare questa cantina, buttando via il bambino insieme all’acqua sporca, significa colpire a morte il vino oltrepadano. Qualcuno, tanto per non fare nomi il presidente della Provincia di Pavia, il presidente ed il vice presidente del Distretto del vino Oltrepò, qualche produttore che fa il fighetto e poi magari andava a comprare il vino in quella cantina per poi proporlo come vino da vignaiolo, si sentono di assumersi la responsabilità di essere quelli che hanno strozzato l’economia vitivinicola oltrepadana?
          Non credo, voglio sperare di no.

          • L’Oltrepò non ha futuro per come stanno le carte in tavola, già da ben prima che accadessero certe cose. E il fatto che non ci si scandalizzi nemmeno più di tanto di situazioni che altrove sarebbero eclatanti è una prova di tutto ciò.

            Il vino oltrepadano, purtroppo, deve essere colpito a morte e morire, perché solo così potrà rinascere.

          • non porti sfiga ad un vino e ad un territorio che abbiamo dato mille volte per spacciato, ma che ha sempre saputo risorgere perché ha mille potenzialità, molte delle quali ancora da esplorare compiutamente.
            E poi sulla vicenda della cantina Terre d’Oltrepò calma e gesso, perché la verità deve ancora essere totalmente appurata, al di là delle ignobili speculazioni politiche di qualcuno…

          • Se vuole la può chiamare sfiga, io direi realtà.
            Per quanto riguarda Terre d’Oltrepò il discorso prescinde da qualsivoglia lettura politica o esito giudiziario. Anche non ci fosse stata questa vicenda il vero problema è che su 13.000 ettari di vigneti quelli coltivati dalle aziende che lavorano bene e rappresentano l’Oltrepò di qualità sono il 10% a star larghi e oltre la metà dei restanti sono direttamente o indirettamente controllati da una cantina sociale che fa, legittimamente, i propri interessi.
            Sarò pessimista ma con queste premesse non vedo come la situazione possa migliorare. Chi finora ha fatto bene continuerà a farlo sempre più a fatica visto il contesto e gli altri si accontenteranno dello status quo come han sempre fatto.

          • e invece io sono pronto a scommettere che questo sia il momento buono per una rinascita dell’Oltrepò, e questa prospettiva dà molto fastidio a qualcuno per cui ecco l’accanimento di alcuni (che caso!) in questa strana vicenda di Terre d’Oltrepò…

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