40 vini, 40 emozioni: il Dolcetto di Dogliani Briccolero di Quinto Chionetti

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Il sommelier Paolo Tuccitto ci racconta

Ricordo, una vita e mezzo fa, la prima volta che incontrai Gino Veronelli, per un’intervista. Era il marzo 1983, nella sua meravigliosa casa di via Sudorno 44 nella parte più bella di Bergamo Alta. Ero emozionato per trovarmi di fronte ad un mito, ad una leggenda, ad un Maestro, ma Gino mi mise subito a mio agio, dandomi del tu e invitandomi a dargli del tu, come se non si trattasse di un incontro tra un maestro e un allievo alle prime armi nel mondo del vino (sui giornali scrivevo già, di cultura, dal 1979..), ma di un dialogo tra due amanti di Bacco. Uno decisamente più giovane e inesperto dell’altro.

Ricordo come Gino amasse valorizzare quelli che giudicava essere talenti e come fosse felice di farlo collaborare alle sue riviste. Ricordo con gioia l’esperienza di quella bellissima rivista che fu L’Etichetta, pochi articoli pubblicati (aveva un collaboratore addetto alla parte pubblicitaria spregiudicato e non potevo sopportare i suoi metodi) e ricordo come Gino, io allora dirigevo una biblioteca civica, mi offrì, quando il suo allievo prediletto e mio amico carissimo Francesco Arrigoni lo lasciò, per andare al Gambero rosso, di prendere il suo posto e dirigere il Seminario Veronelli. Proposta lusinghiera che, ovviamente, non avremmo potuto andare d’accordo più di due giorni, rifiutai…

Attenzione, non mi considero un piccolo Veronelli, lungi da me una simile presunzione, ma ricordando l’esempio di Veronelli ho sempre amato, quando ho potuto farlo, dare una mano a giovani talenti e farli collaborare. Ricordo che su Wine Report hanno mosso i primi passi e si sono fatti conoscere, giornalisticamente parlando, personaggi che oggi collaborano a guide, che scrivono per riviste importanti, che sono stati Assessori e oggi sono apprezzati professori universitari, e poi sommelier consulenti.

E mi piace ricordare come anche su Vino al vino oggi scrivano, apprezzatissime, firme a mio avviso straordinarie come Silvana Biasutti, Stefano Alfonso Gurrera, Giusy Andreacchio, talvolta Wilma Zanaglio, che fu già con me nell’avventura di Wine Report, persone che danno un contributo fondamentale alla qualità di questo blog.

E così ho deciso di aprire Vino al vino a nuove collaborazioni, di dare nuova linfa, con due firme che vi presenterò a breve. Ho letto quello che scrivono, come scrivono, come raccontano il vino e ho pensato di proporre loro di collaborare. Ho promesso loro niente soldi, perché Vino al vino, a differenza di altri che si presentano come blog e poi fanno un sacco di dané (con la pubblicità e non solo…), ma sicuramente visibilità ed un modo sicuro di farsi conoscere e apprezzare. E magari anche odiare, perché collaborare a questo blog, con quel “pericoloso bastian contrario” del sottoscritto, non è visto come un segno distintivo dalla mafia, pardon, dalla cupola del vino italiano.

Il primo nuovo collaboratore che voglio presentarvi ha un suo sito Internet e blog, WineExperience360, si chiama “Paolo Tuccitto, classe 1972, vive in un piccolo paesino del Piemonte con la sua dolce metà Barbara ed i suoi 3 splendidi figli… Sofia, Jacopo e Alice. Sommelier per passione, laureato in Economia e Commercio, appassionato di sport, lavora da oltre 20 anni nel mondo del turismo con una passata esperienza da professore universitario”.

Ho deciso di lasciargli briglia sciolta e l’ho lasciato libero di raccontare, lo farà uno alla volta, una serie di “40 etichette. 40 bottiglie toccanti e coinvolgenti. Per i sensi. Per la storia. Per l’idea. Per il momento. Non le migliori. Da criticare. Ma da bere almeno una volta nella vita”, come scrive.

Il primo vino ed il personaggio che ha scelto mi stanno nel cuore, appartengono al mio percorso, al mio sentimento vinoso, sono il Dolcetto di Dogliani Briccolero e il meraviglioso, eroico, stupendo, Quinto Chionetti, che tra qualche giorno festeggerà i suoi primi 90 anni di una vita, intensa, difficile, inebriante, spesa sempre, in ogni momento, rendendo omaggio al vino vero, a Dogliani, al Dolcetto che è Dolcetto e non altro, a quella parte della Langa che anche se non è più terra da Barolo è ugualmente stupenda.

Ho detto troppo, ma una piccola presentazione ci voleva. Ora la parola a Paolo Tuccitto con il mio più sincero benvenuto su Vino al vino e buona lettura a tutti!

40 etichette. 40 bottiglie toccanti e coinvolgenti. Per i sensi. Per la storia. Per l’idea. Per il momento. Non le migliori. Da criticare. Ma da bere almeno una volta nella vita.
Se la scoperta anche di un solo nuovo vino emozionerà un unico lettore l’obiettivo sarà raggiunto.

Uno: il grande vino della quotidianità langarola
Partiamo dalle Langhe. Colline avvolgenti, struggenti, uniche. Terre dove sono nati e nascono vini che hanno fatto la storia del nostro paese. Donne e uomini che hanno portato il Piemonte nell’olimpo dell’enologia mondiale. Attraverso strade e percorsi diversi. Con visioni e idee differenti. Che rispondono in coro sul vino da bere a tavola. In famiglia. Tutti i giorni. Il Dolcetto. Il grande vino della quotidianità langarola. Il vino della campagna. Il vino compagno fedele delle famiglie di queste colline. A pranzo. A cena.
A merenda. Bottiglie, bottiglioni, sfuso in caraffe. In casa. In piola. Al bar. Accompagna, da sempre, le giornate delle donne e degli uomini di Langa. Testimone silenzioso di feste e di drammi. Di liti e di preoccupazioni. Di sogni e di gioie. Di vite finite. Di vite presenti. E di vite future. Il disegno stilizzato dell’etichetta. La semplicità dei caratteri. Il pioniere del Dolcetto.
Quello di Dogliani. Quinto Chionetti. Ed il suo Briccolero. Rosso granato. Carico. Intenso. Pieno. Il calore e la suadenza dei profumi portano indietro nel tempo. Una casa di campagna. La frutta rossa che sobbolle sul fuoco e riempie l’aria di profumi dolciastri. La marmellata per le fumanti crostate delle prossime merende estive. Poi la terra ed il sottobosco.
Il profumo romantico
delle foglie umide delle mattine d’autunno. Il loro crepitio soffuso e vellutato sotto i passi forti e sicuri dei trifolai e dei cacciatori. E dei loro fedeli cani. All’alba. La nebbia sale lentamente e svela sentieri e segreti. Cortecce. Rami. Arbusti. Profumi che diventano
realtà. Donando bellezza e nostalgia. Fascino e solitudine.
Un sorso. La sensazione di stordimento. Occhi chiusi. La freschezza dell’aria di Langa nelle ultime giornate di inverno. Tra le vigne la neve ghiacciata segnata da passi sconosciuti. I primi timidi segnali di risveglio. Dopo la notte invernale. Poi il calore della stufa che si
espande e avvolge la cucina. La fierezza dei visi dei contadini segnati dalla fatica. A tavola. Si parla di campagna. Di stagioni. Di vita. Il dolcetto e’ il vino di tante serate come questa. In famiglia.
Un finale commovente ed entusiasmante. La mente corre all’impazzata tra bricchi e sorì. Indietro nel tempo e avanti verso il futuro. Tra colline che hanno visto guerre, malora e tanta sofferenza. Ma anche orgoglio, rivincite e tanti successi. Compagno silenzioso di migliaia di storie passate e future. L’essenza e l’emozione. La sensazione di aver vissuto, in un sorso, ogni istante della storia di queste terre. In un bicchiere. Un bicchiere di Dolcetto.
Un bicchiere del Briccolero di Chionetti. Il 27 agosto compie 90 anni.
Tanti auguri Quinto. E grazie.

Il vino
Dolcetto di Dogliani Briccolero 2012
Azienda Agricola Chionetti Quinto e figlio
Anno 2012
Gradazione alcolica 14%

Abbinamento emotivo
Il grande bollito misto piemontese con i sette tagli e le sette frattaglie di carne, il servizio completo di verdure e le salse tradizionali.

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9 pensieri su “40 vini, 40 emozioni: il Dolcetto di Dogliani Briccolero di Quinto Chionetti

  1. Vino molto importante anche per me.
    Mi fa tornare indietro nel tempo, alle primissime esperienze con il vino di qualità che significasse qualcosa. E ci sono giorni in cui la propria formazione assume status di pietra angolare.
    Sarà stato circa il 1993 e, durante una gita domenicale nelle Langhe (sono di Torino) il padre di una mia amica che andammo a trovare a Dogliani, saputo della mia novella passione insistette per accompagnarmi da un paio di produttori, suoi amici, garantendo estrema serietà ed aderenza al territorio.
    Il primo fu appunto Chionetti, sempre a Dogliani. Abituato com’ero ai Dolcetti, del nonno o dello zio, allegramente corretti per un po’ di spuma, rimasi impietrito dalla eleganza e dalla intensità del San Luigi e soprattutto del Briccolero, da quel momento fedele compagno di mille serate.
    Un’ora dopo, qualche chilometro più in là, entrammo in un paesino dal nome altisonante ed ancora un po’ esotico per me, e ci infilammo in una casetta umile nel cui soggiorno, nella semi oscurità e con un libro in mano, stava un signore piuttosto anziano a cui venni introdotto. Le sue bottiglie, sulle mensole e sui davanzali, avevano etichette un po’ strane. Alcune sembravano dipinte, altre erano più seriose, ma il nome che le accomunava doveva essere del signore che mi stava parlando: Bartolo Mascarello. Vista la presenza dell’ospite che mi accompagnava, fu aperto un Barolo 1985.
    Gulp. E chi li aveva mai sentiti quei profumi lì, e le mille sfumature in bocca? E quel colore scarico, che lì imparai non essere indice negativo…Ricordo bene che Bartolo ci spiegò l’importanza e la saggezza, ereditata da chi lo aveva preceduto, dell’assemblare più territori di provenienza delle uve al fine di ottenere maggiore armonia. Comprai due bottiglie, 1987 e 1988, e non ero certo abituato a spendere trentacinquemilalire per una bottiglia di vino. Sapevo però che andava fatto, e sapevo di onorare un vero e proprio mondo che stavo iniziando a conoscere.
    Decisamente una bella giornata.

    • sono stato un privilegiato, perché in trent’anni di esperienza nel mondo del vino ho conosciuto tanti personaggi. Due di quelli che più ho amato sono proprio il grande vecchio Quinto e quel signore che ti accoglieva in salotto con antica saggezza e umanità. Bartolo, che mi ha onorato della sua stima e considerazione e che é stato ed é tuttora per me una costante fonte di riferimento, per dignità, cultura, amore per la propria terra, le tradizioni e quel vino, il vino del mio cuore, che ha onorato come pochi altri: Re Barolo…

  2. Buongiorno, da poco mi sono appassionata al mondo del vino e non ho mai capito bene cosa significasse vino legato al territorio. Grazie alla recensione sopra quando ho aperto un vermentino dei colli di luni che mi ricordavo buono ma a occhi chiusi mi semprava di mangiare un grappolo d’uva croccante con una mineralità che ricorda il mare,ho finalmente compreso il concetto di terroir . Grazie mille

  3. Concordo con entrambi……una delle 40 emozioni la cercheremo sicuramente con un Barolo della Cantina Bartolo Mascarello, un mondo tutto da scoprire….

  4. Caro Ziliani,
    Complimenti!
    In generale il vigore, l’intensità e la frequenza degli ultimi articoli vinosi riportati su entrambi i blog e’ eccezionale.
    Credo che l’immagine territorio, il racconto del vino, dei suoi personaggi legata con le sue/vostre esperienze vissute con i Grandi del vino sia unica e poterne “farne parte” un privilegio.
    Le collaborazioni offrono a noi lettori altre prospettive arricchendoci. Grazie

  5. Gentilissima Manuela La ringrazio per il suo messaggio e Le auguro che, quel bicchiere di Vermentino, sia il primo passo di un viaggio infinito di ricerca e scoperta nello splendido e affascinante mondo del vino e dei suoi segreti. Alla prossima.

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