Inchiesta giudiziaria sulla Cantina Terre d’Oltrepò: il punto di vista del Consorzio tutela vini

OltrepòTerre

Sulla complessa, intricata, tutt’altro che semplice da spiegare e da capire vicenda relativa all’inchiesta sulla Cantina Terre d’Oltrepò e sulla sua messa sotto sequestro, in attesa di avere maggiori elementi, che sto cercando di raccogliere, pubblico molto volentieri il comunicato stampa diffuso ieri dal Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese.
Storicamente io tendo ad essere dalla parte dei Consorzi, soprattutto di quelli che cercano di operare con spirito di responsabilità e nell’interesse dell’intero mondo vitivinicolo oltrepadano (all’interno del quale c’è chi gioca con il fuoco e si dedica ad insane, assurde speculazioni politiche), e pertanto registro con favore la posizione, improntata a ragionevolezza, assunta dal Consorzio oltrepadano.
Mi piacerebbe conoscere anche il punto di vista di un altro protagonista della filiera vinicola della provincia di Pavia, il Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese, di cui parlerò in un prossimo post su Lemillebolleblog. Sono ovviamente disponibile ad ospitare un loro eventuale comunicato.
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Mondo del vino al bivio, il Consorzio: «Noi parliamo con i fatti»
Porte aperte alle associazioni, revisione dei disciplinari e nuovi piani d’impresa

“Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese segue dal novembre scorso con attenzione l’evolversi dell’inchiesta giudiziaria su Terre d’Oltrepò. Dopo un attento studio del problema, una serie d’incontri con la filiera e approfondite valutazioni interne il consiglio d’amministrazione, nel rispetto del lavoro della magistratura, ha scelto di rispondere nei fatti alle notizie che stanno mettendo in dubbio la credibilità del Consorzio “erga omnes” che è rappresentativo di una Denominazione forte di 2000 aziende. In conferenza stampa il presidente, Michele Rossetti, e il direttore, Emanuele Bottiroli, hanno presentato una serie di chiare ed articolate proposte frutto di un lungo lavoro interno e sul territorio, lontano dai clamori mediatici.

La prima parola d’ordine è “apertura”. «In un frangente così delicato – spiega il presidente Rossetti – è vitale rifuggire ogni strumentalizzazione e procedere con un metodo nuovo, responsabilizzando tutti gli attori. A tale scopo abbiamo deciso d’introdurre quali invitati permanenti all’interno del consiglio d’amministrazione del Consorzio i presidenti territoriali di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Coprovi, Camera di Commercio e Distretto del Vino. Nei prossimi giorni prenderemo contatti per definire le modalità e i programmi. Fanno già parte del consiglio d’amministrazione del Consorzio il vice presidente dell’Unione Italiana Vini, Quirico Decordi, e il presidente dell’associazione Oltrepò in Fermento, Matteo Bertè».

La seconda parola d’ordine è “riforma”. «Daremo prosecuzione – promette Rossetti – all’attività del Tavolo Disciplinari, creato il 20 luglio dal nuovo Cda consortile, per avviare l’iter di riforma utile a garantire un riordino ragionato della Denominazione e l’attivazione di nuovi moderni strumenti per la tracciabilità. Su questo fronte il ruolo dei piccoli produttori e delle aziende di marchio sarà centrale, perché dovremo dedicare alle loro ragioni e necessità adeguato spazio».

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Un’altra novità sarà la costituzione di un collegio di garanzia: «All’interno del Consorzio – annuncia Rossetti – sarà creato il collegio dei probiviri, un piccolo consiglio di “saggi”, per ogni valutazione legale di fronte a casi come quello d’attualità, per poter agire con la massima accuratezza e competenza a tutela e salvaguardia del buon nome dell’ente consortile e del territorio».

La terza parola d’ordine è “impresa”. Il Consorzio, certo che all’Oltrepò servano modelli d’imprenditoria vincenti, sfida la cooperazione territoriale: «Nella storia dell’Oltrepò – sottolinea Rossetti – la spina dorsale della vitivinicoltura è sempre stata la cooperazione. Ora è il momento che tutte le cantine sociali superino le barricate per mettersi a un tavolo immaginando in modo corale una strategia, capace di garantire qualità in quantità per dare concretezza alle politiche consortili di sviluppo e affrancarsi progressivamente da un’eccessiva sudditanza al mercato del vino sfuso».

Il Consorzio, che dal 2009/2010 ha demandato nel rispetto della legge nazionale a un ente terzo, Valoritalia, i controlli dalla vigna alla cantina e che ha attivato per primo in Lombardia la vigilanza di mercato nel 2013 per le verifiche a scaffale, promette concretezza, ascolto e coinvolgimento. Il Consorzio continuerà inoltre a collaborare con Repressione Frodi e tutti gli organi ispettivi (Guardia Forestale, Nas, Guardia di Finanza, ecc.). Nel contempo si chiede però un’assunzione di responsabilità collettiva per dare un futuro a un territorio vitivinicolo da 13.500 ettari, che necessita di piani d’impresa innovativi e di una ritrovata comunione d’intenti”

Emanuele Bottiroli
Direttore Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

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2 pensieri su “Inchiesta giudiziaria sulla Cantina Terre d’Oltrepò: il punto di vista del Consorzio tutela vini

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