La nuova frontiera dell’informazione sul vino via blog: il post sponsorizzato

Marchette

Mi è accaduto spesso di parlare del degrado della comunicazione e dell’informazione legata al vino. Un degrado che è fatto non solo di scarsa competenza da parte di molti che scrivono e si atteggiano ad “esperti”, di una scrittura sciatta e improvvisata, di una tendenza a compiacere i poteri forti, ovvero le Grandi Aziende del Vino Italiano (leggasi industriali e produttori mammasantissima, non necessariamente siciliani, bensì anche veneti, toscani, piemontesi, campani, pugliesi, umbri, lombardi…), ma anche di una debolezza congenita.

Parlo dell’incapacità di essere indipendenti, di non fare pasticci e combine, di mantenere la schiena dritta e di non accettare di farsi comprare. O di vendersi per quattro soldi o poche bottiglie…

Questo degrado, che ha invaso come la gramigna la carta stampata sul vino (più che mai influenzata, salvo rare eccezioni, dal potere esercitato dalla “caramellina” delle inserzioni pubblicitarie o da finanziamenti più o meno occulti da parte dei soliti noti), si è ormai esteso anche al Web. Non solo a certi siti Internet, dove quasi è maggiore lo spazio occupato dai banner pubblicitari di aziende vinicole e Consorzi che dai testi, ma, cosa ancora più grave, anche ai wine blog. Che teoricamente dovrebbero essere oasi e caposaldi di libertà d’espressione, dove chi scrive sceglie di parlare di un vino e di un’azienda perché ci crede veramente, non perché è pagato per farlo.

Così ci sono blog che scelgono senza problemi, senza battere ciglio, di accettare compromessi, di… “vendersi”. E questa disponibilità è talmente risaputa che ormai c’è chi sceglie di rivolgersi ad un blog proponendo piccole e grandi marchette…

Volete la riprova di questo? Eccovi subito accontentati, con il testo di una mail che mi è arrivata nei giorni scorsi e che come è arrivata a me sarà arrivata a numerosi altri blog del vino.
disinformazione

Il testo è esplicito, patetico, ridicolo, ma drammatico nel suo significato, che è quello di proporre ad un blog un post, come vogliamo definirlo?, sponsorizzato.

Il testo dice: “Buongiorno, Vi contatto in quanto sono alla ricerca di blogger disponibili a pubblicare guest post come recensione di vini prodotti da un’azienda vinicola di che produce prosecco DOC, pinot e cabernet.

Come agenzia di web marketing stiamo infatti collaborando con l’azienda vinicola XYZ

Vi chiederei cortesemente di farmi sapere se vi può interessare di ospitare uno o più articoli scritti  dai nostri copywriter o direttamente dalla vostra redazione, con un link verso il sito dell’azienda, inserito all’interno del post. I contenuti non saranno promozionali ma di sicuro interesse per i visitatori del blog, oltre che completamente inediti (quindi niente copie sul web o altrove).

L’azienda è disponibile ad inviare un omaggio per degustazione nel caso in cui siate disposti a farne una recensione.

Attendo una vostra risposta. Grazie mille”

la_stampa

Segue l’indirizzo di una persona che si qualifica come Dottoressa, “Digital PR e Social Media”. Hai detto mai…

Io, dopo avervi raccontato l’accaduto, ho subito cestinato questa mail, ma quanti altri wine blog avranno fatto altrettanto e quanti invece avranno accettato il patto pubblicando un post sponsorizzato?

Perché anche questa è la stampa, oggi, bellezza…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  

6 pensieri su “La nuova frontiera dell’informazione sul vino via blog: il post sponsorizzato

  1. Oppure può anche capitare che ti recensiscano in un incontro avvenuto sul filo di “un’amicizia” da rinnovare; poi entrano in qualche tuo post su FB o altrove e commentando ti tirano in ballo come testimonial a tua insaputa di degustazioni o assaggi o altre amenità. Cercando di approfittare della nota dabbenaggine della vittima che magari ha uno sfrizzolo di visibilità (magari neanche moltissima) e una buona reputazione.
    Alludo? Sì, certo. Ma non voglio sputtanare chi cerca di usare gli altri. Voglio solo sottolineare che purtroppo si fa anche questo – eccome! – e che, quando uno se ne accorge (nonostante il rimbambimento accentuato dal caldo e dalle frequentazioni) viene colto da una tristezza mostruosa. Non bastassero i casi della vita a tritare l’anima, ci si mette pure qualche pierre imparaticcio.

    • Errore errorissimo! Quello ad esempio citato non e’ un caso di pubblicita’ redazionale ma un semplice piacere di un menu da proporre ai lettori da me chiesto all’amico Roberto Anesi che potrà confermare quanto affermò.
      P.s. non sono mai stato nel suo locale 🙂

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