40 vini, 40 emozioni: Pico 2013 Angiolino Maule La Biancara

PicoMaule

Il sommelier Paolo Tuccitto ci racconta

40 etichette. 40 bottiglie toccanti e coinvolgenti. Per i sensi. Per la storia. Per l’idea. Per il momento. Non le migliori. Da criticare. Ma da bere almeno una volta nella vita. Se la scoperta anche di un solo nuovo vino emozionerà un unico lettore l’obiettivo sarà raggiunto.

365 giorni in un bicchiere

La seconda tappa di questo viaggio tra vini ed emozioni è complessa, difficile, intrigante. Tutta da vivere e da seguire. Dove si fatica e si soffre ma l’arrivo é di una bellezza struggente e impagabile.

Siamo sulle colline di Sorio di Gambellara, a cavallo tra le province di Verona e Vicenza, dove, alla fine degli anni 90, inizia il viaggio di Angiolino. Da pizzaiolo a sostenitore della naturalità estrema nella gestione del vigneto e nel lavoro in cantina. Una strada che lui ha voluto percorrere in modo rigido e coerente, senza se e senza ma. Lottando, soffrendo, rischiando. Per ricercare il vino vero, quello che gli concede la natura, senza correzioni. Per poter guardare il consumatore negli occhi con serenità. Parola di Angiolino.

Una bottiglia di Pico 2013 aperta sulla tavola, un’etichetta con tre parole e un disegno stilizzato in bianco e nero, un tappo di sughero con la scritta Az.Agr. La Biancara. Tutto normale all’apparenza ma, scrutandolo scorrere nel bicchiere, ammaliato dalle sue sfumature calde di miele lucente e antichizzato, leggermente velato, rimani immobile, tra la sorpresa ed il rispetto, impedito in ogni movimento. Il tuo inconscio, in piena sintonia ancestrale con il mondo, concede alla natura il tempo di risvegliarsi e ti obbliga a giocare a nascondino con quel liquido inaspettato. Mentre la vita, chiusa all’interno della bottiglia, ritrova l’aria, la luce, lo spazio, pronta a riesplodere, con tutta la sua potenza.

Il Pico è un vino da vivere lasciando i sensi liberi di viaggiare, senza preconcetti, senza aspettative e senza schemi. Liberi di inseguirsi e di fondersi, di emozionare e di travolgere. Chiudendo gli occhi i profumi e i sapori, trascinano l’anima e il cuore, il corpo e la mente in un’altra dimensione. Avvicinando il bicchiere ti ritrovi tra i vigneti di quelle colline, avvolto dalla natura, circondato da filari infiniti che ti stordiscono e ti trascinano nel loro quadro, con tutto te stesso. Ti ritrovi a vagare, immobile, senza meta, tra  le stagioni che scorrono, davanti agli occhi, su quella terra, su quelle piante, su quel mondo, come la pellicola di un film.

Immediati i profumi leggeri e appena accennati dei primi fiori bianchi di primavera, quando la natura, dopo il letargo invernale, si apre delicatamente e, lentamente, regala la sua rinascita. Sentori lontani di erbette selvatiche trasportati dall’ultimo soffio di aria frizzante dell’inverno riscaldata da caldi raggi di sole. Quel sole che, aumentando la sua intensità, ti scopre, in piedi tra i filari, esposto alla potenza della natura che cresce nelle forme e nei profumi. La terra, i tralci, le foglie, i fiori vivono il loro momento di estasi, colmi di energia, ricchi di forza. Trascinano con loro sensazioni più complesse.

La percezione del calore è ovunque, i sensi ne sono travolti. Dalla terra arsa e secca emergono sentori di lava, di carbone, sentori vulcanici. La profondità in cui le viti affondano le loro radici sprigionano i profumi ed i sapori delle oscurità. Della terra ritroviamo l’aspetto più oscuro, segreto, affascinante. La freschezza della primavera ed il calore dell’estate, con i suoi gusti ed i suoi profumi ritrovati, magicamente, in frazioni di secondo che sembrano non finire mai.

Poi i nostri sensi, ormai persi e stravolti dal vagare su quelle colline, ritrovano attimi di tranquillità. La freschezza e il fascino delle prime giornate autunnali. Si sentono cadere la prime gocce di pioggia. La stagione sta mutando. Il vortice sensoriale, improvvisamente, porta profumi di terra umida e calpestata. Passo dopo passo, tra i filari, corrono sensazioni di foglie bagnate e sottobosco, avvolti da una leggera nebbiolina che nasconde i contorni e fonde gli spazi. Fermi ad ascoltare solamente il fruscio del vigneto che, donati i suoi frutti, si prepara  al sonno invernale.

I pensieri sconvolti ed affascinati da un percorso ricco e complesso si arrestano di colpo. Un brivido di freddo, improvviso. La vita ed il calore troncati da una sensazione immobile e ovattata. Tutto sembra morto. Un silenzio assordante accompagna orme scure sui velati fiocchi di neve che ricoprono il terreno ed i tralci solitari. Impotenti e delusi, spaesati ed increduli, obbligati ad un silenzio dei sensi che sembra senza fine. Ma sono frazioni di secondo silenziose prima della scintilla finale. Il ritorno della primavera. Il guizzo della natura.

Ed il bicchiere rinasce, come la vita.

Il Pico é un vino che non deve essere bevuto e degustato ma, esclusivamente, ascoltato. La terra ed il vitigno  raccontano la loro storia ed i loro percorsi, le loro difficoltà ed i loro successi. Angiolino li ha semplicemente accuditi. Li ha semplicemente accompagnati. Naturalmente. Fino a noi.

Il vino
Pico
Società agricola La Biancara
Anno 2013
Gradazione alcolica 13%

Abbinamento emozionale
Baccalà alla vicentina con polenta di mais Marano al cucchiaio

Paolo Tuccitto

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6 pensieri su “40 vini, 40 emozioni: Pico 2013 Angiolino Maule La Biancara

  1. Premetto: dato che quasi tutti dicono benissimo di sti vini, probabilmente sarà un mio limite. Ma ho provato piu volte i vini di Maule (Pico, Sassaia e pure il terzo bianco di cui mi sfugge il nome) e sono sempre rimasto…non direi deluso, no, semplicemente li ho trovati cattivi. O meglio, con un naso e gusto talmente particolare e ossidato, che proprio non mi aspettavo, al quale non ero abituato, tanto da pensare, inizialmente, che fossero bottiglie difettose. Sono vini sicuramente particolari, che soddisfano palati allenati e super esperti, ma che credo difficilmente sposino il gusto di un consumatore “medio”. Apprezzo la persona e le idee di Maule (non lo conosco, mi riferisco a cio che ho letto in merito), ma personalmente non apprezzo i suoi vini bianchi.

  2. Buongiorno Massimo sono sicuramente vini con un impatto sensoriale molto complesso però La invito ad insistere perché, a mio parere, regalano emozioni uniche difficilmente riscontrabili in altre bottiglie.
    Sono bicchieri sui quali e’ necessario soffermarsi qualche minuto in più ma e’ tempo ben speso.

  3. Massimo dice una cosa giusta. Se uno è abituato a bere la garganega profumata e piaciona che producono in molti, i vini di Maule sono spiazzanti.
    Non solo al naso, ma anche in bocca, dato che si percepisce (almeno in quelli che ho pravato io) il tannino.
    Confesso tuttavia di non aver mai avvertito sentori così fortemente ossidati.
    Certo sono vini difficilmente giudicabili attraverso attraverso la scheda AIS. Lo stesso si può dire dei vini di Gravner (uno che Maule conosce molto bene)
    Inoltre sono vini che risentono fortemente dell’annata e quindi delle condizioni climatiche. Sono vini del territorio, nel significato più vero.

    Il tutto, ovviamente, sulla base delle mia scarsa esperienza.

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