50 anni di storia Al Ferarùt, il ristorante stellato di Alberto Tonizzo

Ferarut_insegna

A Rivignano del Friuli, un percorso ininterrotto tra passione e sperimentazione

A quanti di voi è capitato di tornare a casa esausti un lunedì sera di fine estate (o inizio autunno), con la borsa del PC a tracolla su una spalla, la sacca dello yoga sull’altra, la borsa, la borsa ancora (quella della spesa) ed esclamare “come mi meriterei ora un bon bon di erbetta rossa!!”? Non preoccupatevi, non è necessaria una risposta.

Rievoco le sensazioni e l’impatto emotivo di quei gnocchetti di rapa rossa, proprio mentre mi ritrovo a grigliare un petto di pollo in padella. Dal “bon bon di rosso colorato” a un pezzo di carne bruciacchiata. Nella vita a volte i paragoni sono necessari. Ci fanno comprendere meglio molte cose. L’assoluto non esprime quanto il relativo. E’ una mia ferma convinzione.

E la bilancia non può che pendere laddove prevale la determinazione di un Jeunes Restaurateur d’Europe, insignito della prima stella Michelin nel “lontano” 2012 (lasciatemi romanzare un po’, io non so cucinare).
Ferarut_Sala

Ci sono pensieri che nascono muti …. ma poi le mani li sanno esprimere benissimo. Questa impronta è la mia firma, la mia mano che traduce tutto quello che è cresciuto nel mio cuore”. La cucina è la SUA chiave per comunicare il SUO modo di essere, attraverso cui spera di riuscire a trasmettere emozioni. C’è chi lo fa attraverso la penna e chi tramite i fornelli.

E come ci sei riuscito Alberto, ci sei riuscito eccome. Attraverso un viaggio nel tempo e nello spazio. Legato quest’ultimo al territorio friulano. Una spinta innovativa che non vuole tradire le radici della propria terra e della propria anima. Una spinta moderata quella di Alberto Tonizzo, che trasuda una passione equilibrata o, a seconda dei punti di vista, un equilibrio passionale. Riuscirò io a descriverla? A trasmetterla?

Si legge nel cartoncino riposto sopra l’elegante tavolo del Ferarùt, il ristorante di Rivignano di cui il (molto-abbastanza, a seconda di chi legge) giovane chef quarantenne ha preso le redini, proseguendo col suo stile l’opera di Guerrino e Carla, perpetrando i sacrifici profusi negli anni da mamma e papà e dalle generazioni precedenti: diamo il merito a chi se lo merita, ossia a tutti quanti. E proprio a tutti significa anche a Isolina, mamma di Guerrino, che già conduceva una trattoria in paese. Qui abbiamo tradizione, inutile negarlo.
Ferarut_Anamaria

Al fianco di Alberto c’è oggi Anamaria Bianca Hatcau, dolce metà nonché responsabile di un servizio scrupolosamente attento, dai toni fiabeschi di chi vi vuole far vivere un’esperienza emozionale a tutti i costi. Incredibilmente sommelier, vi servirà il vino con rara eleganza e perfezionismo quasi maniacale. Una lieve ossidazione non la convince nel Bianco della Castellada del ’99 (da noi) temerariamente scelto. Quel labile confine tra evoluzione e “c’è qualcosa che non mi convince”.
Ed è così che in un batter d’occhio (e di ciglia), ci si ritrova con una nuova bottiglia sul tavolo. Come la prima, parziale macerazione sulle bucce. Come la prima, maturazione in botti di rovere francese e l’Oslavia come territorio di elezione. A differenza della prima, un colore meno “caldo”, più “fresco” (lo so, sto mischiando esame visivo e gustativo; l’AIS mi perdoni). Una minor degenerazione verso la dolcezza a favore di una maggior secchezza condita di un che di nocciolato, di una buccia d’arancia e di un non so che di affumicato? Vedete un po’ voi. A me Anamaria Bianca Hatcau, col suo trasporto, ha convinto.
Ferarut_vino_la Castellada1999

E’ come se questa passione, quella che vi viene messa subito sotto gli occhi attraverso un cartoncino color crema gremito di parole, fosse una costante che non vi vuole abbandonare. E, nel caso ci proviate, Anamaria sarà subito pronta a trascinarvi indietro, per ricondurvi sulla retta via: mano nella mano, attraverso una cena che altro non vuole essere se non un autentico viaggio nel mondo dei sensi.

La ritroverete (la passione, ancora lei) nel menù dove potrete lasciarvi andare ad un percorso lungo e tortuoso (tra Risorgive, Laguna e Mare) od optare per un sentiero un po’ più breve ma non per questo meno ricco di pescato ed erbe selvagge. Se vi imbattete a Rivignano per caso, dopo una lunga trasferta sportiva ad esempio, meglio forse accorciare i tempi e limitarsi ad una selezione di piatti ben studiata, sia pur limitata nel suo contenuto rispetto alla degustazione completa? Se Anamaria vi asseconderà, comprensiva del vostro stato, non datele retta. Sa essere tanto fiabesca quanto professionale e concretamente attenta all’esigenza del cliente.

Badate a me e provate tutto. Proprio tutto. Meno concreta col senno di poi. Io a Rivignano ci tornerò. E non per un torneo sportivo questa volta.
Ferarut_gnocchetti di rapa rossa

Perché il nr.1 “Come fossi al mare”; il nr.2 “Gli scampi”; il nr.3 “Il Bon Bon di erbetta rosa” (eccolo che ricompare, il bon bon), il nr.4 “Il Tonnetto striato marinato alla soia scura con cremino di mandorla etc.”, il nr.5 “Il Semifreddo” e il nr.6 “Il Mille e una mela” non mi sono bastati.

Perché il tonnetto era finito e ci è stato rimpiazzato con delle ali di razza. Un pesce delicato ma con una pelle piuttosto ostica da togliere. La prossima volta voglio far faticare meno lo chef.
Ferarut_tonnetto striato

Perché voglio riassaggiare l’anguilla, cotta in modo speciale per renderla tanto saporita quanto sgrassata della sua naturale untuosità. Non interrogatemi sulla tecnica, ho rimosso. Perché desidero scoprire il petto d’anatra con lemon grass, zucca violina e cipolline arrosto (non solo pesce, suvvia).

Perché voglio rifarmi gli occhi con la presentazione del “Come fossi al mare”, un antipasto di pesce magistralmente presentato su di una bottiglia di vetro soffiato. La stessa sensazione che solo una nave in bottiglia riesce a trasmettere. Questa volta al contrario. L’opera gastronomica poggia con eleganza sul vetro soffiato: siamo ancora una volta in presenza di un equilibrio. Se non fosse moderato sarebbe da Biennale (non solo quella del gusto).
Ferarut_antipasto

Perché, perché, perché … Dove sta l’intruso? Nel fuori menù. E’ l’anguilla ad inserirsi a tradimento, così come lo spaghettino freddo di pesce. Non abbiamo resistito. Due extra per non avere troppi sensi di colpa (in difetto, intendiamoci).

E, ultimo ma non ultimo, perché ad un certo punto, ad una certa ora, in un certo istante, entra in scena come dal nulla Guerrino. Qualche soffice parola, una velata timidezza (dettata dal tempo) di chi non vuole irrompere nell’intimità altrui ma vuole in qualche modo ricordare le radici.

D’improvviso si viene catapultati nel passato. Per qualche istante si abbandona la contemporaneità e ci si tuffa in quello che era il Ferarùt 10/15 anni or sono: un ristorante di pesce, di quelli buoni dove si andava per mangiare il pesce fatto come Dio comanda (così evinco dai nostri più maturi vicini di tavolo, oggi residenti nella Svizzera francese). Ma che 50 anni fa, nel lontano 1965, si chiamava “Al Cacciatore” ed offriva carne. Ebbene, quest’anno si festeggia l’anniversario.

Nella stessa sala, mantenuta pressoché intatta: spaziosa, monumentale, con un grande camino. Di respiro ma raccolta al tempo stesso. Un po’ retrò: quel retrò che non sa di vintage ma dal sapore di passato. Un passato riportato al futuro da una nuova generazione con così tanta (ma proprio tanta, davvero tanta) voglia di fare.
Ferarut_semifreddo

Guerrino come entra svanisce. Sogno o son desta? Non è il vino. Non è il Calvados invecchiato. Non sono visioni. Fa parte del pacchetto. Un’esperienza completa. Fresca ma avvolgente, come il semifreddo di chiusura, bello ed appagante. Ricca di sapore, come i piccoli ma concentrati fondenti (anche loro) di chiusura (pensavate voi di aver terminato). Ricolma di colore come, ancora una volta loro, gli irresistibili bon bon. Di frutta però, questa volta. La mano del Maestro pasticciere.

Ferarut_mini pasticceria

Il tutto per chiudere in dolcezza una serata che in fin dei conti … così doveva andare. Arrivederci e … a presto, mio caro Ferarùt.
Ferarut_i bon bon

Maria Isabella Rebecca

foto personale

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4 pensieri su “50 anni di storia Al Ferarùt, il ristorante stellato di Alberto Tonizzo

  1. Simpatica, frizzante ed interessante la recensione che ho apprezzato e letto con molto piacere. Se avrò l’occasione mi fermerò in questo ristorante.

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