Dalle stelle allo street food: i gusti eclettici firmati Moreno Cedroni

Cedroni

Fashion wine and food by Maria Isabella Rebecca

Non voglio in nessun modo intaccare o compromettere le emozioni che riesce a dare un articolo del genere (corredato da splendide foto), scritto magistralmente, con uno stile da grande giornalista, ma che dico, da scrittrice di talento. Qui, la sparo grossa, siamo (quasi) a livello della mia cara amica Camilla Baresani quando è ispirata e scrive (o scriveva, scrive ancora?) di ristoranti come sa solo scrivere lei.

Fatemi i complimenti, almeno come talent scout non sono male, e con Maria Isabella Rebecca ho pescato, d’istinto, spinto da un felice intuito, una fuoriclasse, una che presto, sono pronto a scommettere, leggerete non più su Vino al vino, ma su qualche importante rivista, quotidiano, sito Internet del food. Ne sono sicuro. Buona lettura..
f.z.

Sei un mito

Tre, due, uno, via! … Si parte. Due giorni e mezzo, tre ristoranti, un autore. Innumerevoli sensazioni. Univoche, quanto tra loro differenti, emozioni. Se seguissi un ordine cronologico inizierei con La Madonnina del Pescatore, un venerdì sera alle porte dell’estate. Se facessi prevalere il guizzo creativo che c’è in me aprirei le danze con Anikò. Se ascoltassi il malinconico richiamo dell’estate non appena passata (il tutto condito da un mielato romanticismo) volerei con la mente (e la penna) al Clandestino, sul mare. Ma questa volta ho deciso di … iniziare con tutt’altro. Ah, dimenticavo, sto parlando di Moreno Cedroni.

Ho avuto la “fortunata fortuna” di conoscere Moreno durante una manifestazione di food tenutasi a Praga qualche anno fa e ne sono stata colpita per la sua espressione sperduta che solo un artista del cibo come Lui potrebbe avere. L’Avanguardia della cucina. L’ho trovato, come dire, un personaggio fiabesco: il Piccolo Principe forse? Durante una cena ho scoperto che ama lo Champagne, biodinamico incluso, ed ho imparato che le cipolle vanno tagliate con cura, altrimenti si potrebbe ferirle (nell’animo, intendiamoci: le cipolle non sono fatte di soli strati). Essenziale elemento di sopravvivenza.

La Consecutio temporum degli eventi della vita mi ha portato quindi inevitabilmente a bramare per settimane (diventate poi mesi) una visita presso i ristoranti firmati dallo Chef. Ed è così che un bel week end, dopo lunga astinenza, ho deciso di provarli tutti e tre. In un colpo solo. A volte ci si convince che la vita è breve. A mio parer, andrebbe fatto più spesso. E alla fine li racconterò … Seguendo l’istinto, quella cosa che non tradisce mai.

Il bi-stellato di Senigallia. Il primogenito di Moreno. Il trampolino di lancio di Cedroni. Definitelo come vi pare. Ma chiamatelo col suo nome: La Madonnina del Pescatore. Il mare si scorge da lontano ma si sente.
la Madonnina del Pescatore

Tre cose che ricordo della Madonnina?

@ il menù: @ americano cocktail solido e viaggio intorno all’alice.@roast beef :tonno bianco tataki, il sugo della fettina di mia madre salsa di sedano rapa e topinambur al forno etc. etc. etc.

E’ una bugia. Il menù non lo ricordo a memoria; non lo ricordo affatto oggi. Ma ricordo tre cose: che era poetico. Che era di pesce. Che era vivo. Sapori e colori, entrambi freschi. Delicatezza e spregiudicatezza. Labile confine tra mito e realtà. E che concludeva con una mappa, quella dei vulcani attivi, per saltare da una parte all’altra del globo assaggiando del cioccolato speziato. La minipasticceria di Cedroni insomma. Originale, fiabesca. Come Lui, d’altronde.
il dessert del Clandestino

@ uno stile un po’ retrò ed accogliente. Una fusione assoluta tra ambiente, elementi d’arredo e personale di sala. E di scena. Il direttore, il sommelier un po’ atipico e infine Mariella, di Moreno la dolce metà. Un sorriso tanto dolce e spontaneo, quanto plasmato da anni di vita, esperienza e cordialità.

@ il “fuori menù”: il tortellino di parmigiano liquido, carne cruda battuta al coltello e salsa di pomodoro e basilico. “Servito direttamente da Praga”. Battuta del responsabile di sala per allentare la già rilassata atmosfera. Moreno si trovava a Praga infatti quel week end. Un anno dopo. Lo stesso evento. Una scena differente. La vita riserva sorprese. Mi ritrovo alla Madonnina del Pescatore come “amica”. E come tale, omaggiata di cotanto sapore. In fin dei conti non sono una Clandestina.
raviolo cedroni madonnina pescatore

@ è la quarta, lo so. Ma la enuncio comunque. La clientela. Da un lato un’arcigna coppia di quarantenni, dall’altro una coppia giovanissima alle prime armi. I primi paiono discutere di lavoro e della possibilità di usufruire di un solarium presso la struttura ove alloggiano. I secondi mano nella mano, occhi negli occhi, non curanti del cibo e inconsapevoli del vino. Lei divora il cestino del pane (l’ho fatto anch’io, confesso), lui la contempla estasiato. Eterogenea umanità. Un ristorante per tutti insomma. Ci si sta bene.

Il mio tavolo di mezzo. Ma noi ripeto, non siamo Clandestini.
il clandestino vista

Al Clandestino ci andiamo però, il giorno dopo. In incognito questa volta. E’ rilassante. E’ bianco e blu. E’ un chiosco sulla spiaggia, d’autore.

Quando ti siedi sul divanetto con le spalle rivolte al locale e la vista sul mare, ti senti come all’interno di un quadro, chiedendoti se qualcuno da dietro sta schizzando un acquarello a tradimento. Con un approccio più scientifico, definirei l’esperienza una sorta di cerchio disegnato col compasso? O quasi. Tre cose che ricordo del Clandestino:

@ il menù: Mauna Kea Ghiacciolo al Karkade, rum, cardamomo nero e profumi inebrianti Blue Hawaii Ricciola con salsa di ananas, porro, cocco, piselli mangiatutto croccanti Rock ‘n Roll Susci Maki di spada, con alga wakame, gelatina di nori e melanzane, avocado e rapa rossa Elvis Tataki di tonno bianco con banana, burro d’arachide e bacon, brodo leggero di friggitelli, katsuobushi e senape Drive In Hot dog di gamberi , salsa barbecue, e maionese di chips Bettie Page Il baccalà che salo io, polentina nera, aglio nero, cavolo cinese fermentato e noce macadamia Marilyn Monroe Milkshake di arachide, polvere di caffè, gelato di carote e caviale.
l'hot dog di gamberi del Clandestino

E’ una bugia. Non lo ricordo a memoria. E’ un flusso di pensiero. Posso però dire che era buono. Che mi è piaciuto un sacco l’hot dog di gamberi e che ho iniziato ad apprezzare per prima volta nella mia vita il burro d’arachidi. Non temiate. Non è un peccato mortale. Tanto meno un vizio capitale.

@ le lunghissime posate a forma di chopstick giapponesi rovesciati. Ideali per afferrare l’alga wakame dei Susci Maki di spada. Lineari. Essenziali. Eleganti. Ancora una volta creatività nell’aria. Mi sento come quando ero in Giappone (macchè!).

il susci di Cedroni

@ il vino: un vino naturale, senza dubbio. Un vino del luogo. Un vino con un buon tenore alcolico ma che, dotato di una certa mineralità, si è lasciato comunque bere piacevolmente, molto piacevolmente. Dorato il colore, inebriante il profumo (più spinto rispetto ad altri Verdicchio assaggiati), pieno nel gusto. Lasciatevi guidare dal responsabile di sala. Un ragazzo trevigiano che (deformazione di provenienza a parte) ha saputo eccellentemente consigliare vino (e birra) da abbinare. Un accostamento non voluto ma subito quello della birra, alla nocciola per di più, da abbinare al dessert di Marilyn. Fossero tutte così le costrizioni della vita.

Ultimo ma non ultimo, Anikò.
il bancone di Anikò

Prendetelo come vi pare, luogo d’appuntamenti, smercio domestico, platform, dove baloccarsi di stuzzichini e ettate d’affettati di pesce, per noi il vero modello del luogo non è tanto la botteguccia né l’estensione del ristorante, ma una sorta di proiezione della Haute Couture (la Madonnina del Pescatore) che trova qui la più giusta ridefinizione in un prêt-à-porter/prêt-à-manger. Le radici d’Anikó stanno ovviamente nella tradizione senza frontiere dello Street Food”. Loro lo descrivono così. E’ una forma d’arte contemporanea, un vagone arrestatosi nella piazza. Non è un semplice bancone, tanto meno un baretto. Non è, non è, non è.

Io come lo vedo? Come un posto che piace e che, non a caso, non può non piacere. E’ un posto dove mangi a tutte le ore, a qualsiasi ora ti può venir fame. Colazione, brunch, pranzo, merenda, aperitivo e cena. E di nuovo: cena, colazione, brunch, pranzo merenda … Nell’ordine che più vi piace. Esiste qualcos’altro? Suvvia, non pensiamo solo a mangiare.

Da Anikò ti siedi (anche) al bancone. Della bresaola di tonno? Una scatoletta ti tonno bianco arrostito? Aperitivi con proposte di abbinamento cibo-vino già formulate. I salumi ittici sono serviti nel cartoccio. E pensare quante parole mi son presa quando per pigrizia servivo in tavola la mortadella nella carta della gastronomia anziché elegantemente riporla nel piatto. Ho sempre creduto che l’eleganza andasse oltre la presentazione (e anche qui, spudoratamente, mento). Trattavasi solo di mortadella.

i panini felici di Cedroni

Tre cose che mi sono piaciute di Anikò:

@ i panini felici. Così li definisce Cedroni. In parole povere dei panini buoni fatti con ingredienti selezionati. I cugini ricchi degli hamburger di periferia. Lo street food di lusso. E il packaging fa la sua porca figura. Non venite poi a dirmi che l’abito non fa il monaco. Sareste voi, in tal caso, a mentire.

@ la non convenzionalità dello stile. Potete sedervi in uno dei tavolini della piazzetta in cui Anikò è dislocato e vi sentirete un po’ borghesi. O potete starvene al bancone, osservando la signora Gina che coordina lo staff con estrema disinvoltura. La “non-convenzione” sta per assenza di regola. Mi raccomando però, se siete in tanti… prenotate.

La terza cosa di Anikò che mi è piaciuta non la posso dire. Trascenderei da quella che vuole essere una recensione di stampo enogastronomico? Cadrei in una lungaggine retorica di stampo burocratico? O forse plasmerei troppo le vostre anime senza lasciar più nulla all’immaginazione? Non ve lo dico.

Voi pensate piuttosto ad andare a provare qualsivoglia di queste creature. Una, due o, perché no, tutte e tre! Nell’ordine che volete, crono-logico ma anche senza logica alcuna. Allenate le papille gustative e lasciatevi guidare attraverso un viaggio sensoriale che vi saprà, fin troppo, deliziare.

Maria Isabella Rebecca
foto personale

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7 pensieri su “Dalle stelle allo street food: i gusti eclettici firmati Moreno Cedroni

  1. Pingback: I miei articoli su vinoalvino.org | About wine, food & myself

  2. Mai successo di leggere per tre volte consecutive un articolo. Tanto è bello, coinvolgente, trascinante. A tal punto da farmi decidere di chiudere qui la mia collaborazione con “Vino al vino”. Non reggerei mai a questo tipo di confronto. D’altronde il mio rapporto col vino è sempre stato un hobby. E da qui in poi mi dedicherò “esclusivamente” alla mia collezione di… farfalle. Un caro saluto a tutti e un sincero grazie per la stima, immeritata, accordatami. Alfonso Stefano Gurrera

    • aspetto con urgenza una tuo articolo. La “Callas”, il numero uno dei collaboratori di Vino al vino resti tu Alfonso Stefano carissimo, insieme alla Biasutti, quando le torna vaghezza di scrivere.
      Maria Isabella vi sta seguendo a ruota. Sono contento che tu condivida il mio entusiasmo per la sua scrittura. Ne ero sicuro, conoscendoti

  3. Pingback: I mei articoli su Vino al vino –> http://www.vinoalvino.org/! | About wine, food & myself

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