Festa della suocera: come sono lontani i tempi eroici del Bricco dell’Uccellone!

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Dal rinascimento del vino al marketing nazional-popolare e ruspante

Come passano gli anni… Ricordo come fosse oggi, era il lontano 1984, la prima volta che misi piede (seguiranno poi tante altre volte) a Rocchetta Tanaro. Fino a qualche giorno prima era solo un paese dell’astigiano individuato, all’epoca non c’erano Internet, Google maps e navigatori, sulla cartina stradale di cui mi servivo per spostarmi e capire dove fossero le mie destinazioni.

L’anno prima avevo incontrato e fu immediata folgorazione, ed il segno di un destino che mi attendeva e che mi vede, dopo tanto tempo, ancora qui, Gino Veronelli in via Sudorno 44 e tra i produttori, protagonisti del rinascimento del vino italiano allora in atto (e oggi? Lassem pert…) cui Gino mi consigliò di fare visita, per la mia serie di interviste che stavo realizzando per la Gazzetta di Parma diretta dal grande Baldassarre Molossi, c’era proprio quell’uomo imponente che incontrai a Rocchetta Tanaro. Un vero personaggio, com’ebbi modo di capire conoscendolo e frequentandolo, quel Giacomo Bologna, uno che se non fosse esistito sarebbe stato indispensabile inventarlo.

Uno di quelli che ciascuno di noi che l’ha conosciuto continua a ricordare e pensare vivo ed esuberante, anche se la notte di Natale di quest’anno saranno ormai ben cinque lustri che ci ha lasciato, generoso e “incontenibile”, come bene lo definisce Beppe Orsini in questo meraviglioso, commovente ricordo, sempre pronto a fare festa. A lavorare seriamente e tenacemente, con determinazione e caparbia testardaggine, per risollevare l’immagine del suo vino simbolo, la Barbera (rigorosamente al femminile) dopo l’infausto, osceno scandalo del vino al metanolo del 1986.

Non mi ritengo, a differenza di qualche collega che mentre Giacomo era appena morto (e al suo funerale, insieme a tutto il mondo del vino italiano, attonito e sgomento, io c’ero e ricordo bene il dolore sincero di noi tutti) già se ne proclamava erede ed interprete, un “orfano” di Giacomo. Gli ho voluto bene, come lui ha voluto bene a me e come voleva bene, di slancio, d’istinto, a tutti quelli che si occupavano, con cuore puro e passione, di vino, ma non l’ho mai eretto ad eroe.

Sono persuaso che i suoi vini, alcuni suoi vini, fossero buoni, e sinceri la sua ispirazione ed il suo agire, senza risparmio, di una generosità sconfinata, ma sono altrettanto persuaso che se quei vini li avesse proposti un altro che non avesse avuto la simpatia, il carisma, la capacità innata di comunicare di Giacu, l’umanità incredibile di quell’uomo, quei vini avrebbero avuto un decimo del successo che hanno avuto.

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Perché la gente sceglieva e “acquistava” Giacomo Bologna, l’uomo buono, il personaggio Giacomo Bologna e solo in subordine vini come La Monella, il Bricco dell’Uccellone e gli altri, dal Grignolino al Moscato d’Asti, prodotti nella sua cantina di Rocchetta Tanaro, Braida.

Questo detto, senza aver in alcun modo partecipato al processo di beatificazione e santificazione laica di Giacomo, al quale nemmeno Veronelli, che in fondo è stato una sorta di padre di Giacomo, si è mai dedicato con lo slancio e la tenacia che ha visto altri “distinguersi” (e non parlo ovviamente dei familiari, della moglie e dei figli, che è logico, per tanti motivi, vedessero bene una sorta di “culto” del loro caro), ho sempre avuto una forma di sacro rispetto per il ricordo di Giacomo. E ho smesso abbastanza presto, per una mia forma di personale deferenza nei confronti di un uomo di cui posso unicamente parlare bene, di scrivere dei suoi vini. Continuando a pensarli come i vini di Giacomo, espressione di un’esperienza, umana e professionale, che si è esaurita con la sua morte.

Così facendo e pur non scrivendo dei vini prodotti nella cantina dei Bologna, a Rocchetta Tanaro, ho continuato ad attendermi dagli eredi comportamenti all’altezza del padre, considerata l’importanza fondamentale avuta da lui nella storia del vino italiano degli ultimi decenni. Questo anche ricordando bene come a Giacomo piacesse moltissimo, oltre che lavorare e promuovere i suoi vini e la Barbera ed il vino di qualità, scherzare e giocare, giocare a carte con gli amici e fare baldoria.
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Questa lunga premessa per dire che sono rimasto un po’ basito, pur ricordando l’allegria di Giacomo e la sua naturale attitudine allo scherzo, leggendo che gli eredi Bologna sono tra i principali promotori e sponsor, e addirittura arrivano ad inviare mail ai giornalisti per invitarli a dedicare attenzione alla loro iniziativa, e magari a parteciparvi, di un’iniziativa, simpatica, ci mancherebbe, che non mi sembra però particolarmente originale o brillante. O raffinata. Parlo della Festa nazionale della suocera, illustrata da un apposito sito Internet, nel cui programma leggiamo essere prevista la presenza, pare che senza non si possa fare nulla in questa Italietta drogata dalla televisione, di personaggi dello schermo, come le ex (?) attrici Barbara Bouchet e Corinne Clery.

Scrive l’azienda Braida a firma di Raffaella e Giuseppe Bologna: “C’è sempre un buon motivo per venire a Rocchetta Tanaro: questo fine settimana, 26 e 27 SETTEMBRE 2015, ve ne forniamo diversi, e naturalmente contiamo sulla vostra presenza!
In occasione della seconda edizione della Festa della Suocera – manifestazione ideata dal “panaté” Mario Fongo per celebrare le sue famose “Lingue di Suocera” –  nella nostra cantina di via Roma 94 saremo lieti di accogliere le visite delle Vostre famiglie con Suocere. Giocheremo con le Suocere per capire se si sentono più “Regina”, “Monella” oppure “Bigotta”, offrendo loro i nostri “Vini da Suocera” su misura.
Non mancheranno angoli dove rilassarsi, tra salotti “buoni” e “cuscini delle Suocere” allestiti ad hoc nel nostro cortile”.

E ancora: “Domenica 27 saranno premiate come Suocera d’Italia e Suocera International rispettivamente BARBARA BOUCHET e CORINNE CLERY: due donne bellissime, due splendide attrici capaci di passare con nonchalace e autoironia da protagoniste dell’immaginario sexy a icone di questa complessa figura di donna rappresentata dalla Suocera. Con loro sarà presente anche IVA ZANICCHI, che con LIDIA BASTIANICH si era aggiudicata il titolo di Suocera 2014 nella scorsa edizione.
Vi invitiamo dunque a questo week end rocchettese, soprattutto con vostra Suocera, che a Rocchetta Tanaro troverà sconti e promozioni in molti negozi.
QUI LA SUOCERA NON PAGA: Vi alleghiamo cartolina del programma. Vi aspettiamo! W le Suocere!
Raffaella e Giuseppe Bologna”.
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Va bene ricordare che la Festa della Suocera vuole rendere omaggio alle famose Lingue di Suocera, le deliziose sfoglie di pane croccante create dal panaté Mario Fongo (una “creatura” di Giacomo) nella sua panetteria di Rocchetta Tanaro e che ormai nel mondo del vino di oggi marketing, ovvero pubblicità ai propri prodotti, lo si fa in ogni modo, ricorrendo ad ogni metodo.
Bastianich

Ma perdiana, a parte il fatto che verrebbe da dire alla Signora Lidia Bastianich, che cavolo le è servito diventare ricca e famosa in America, se poi va a Rocchetta Tanaro a prendere il premio della suocera? e che lo stesso discorso varrebbe pure per Barbara Bouchet, che tra l’altro è madre del cuoco televisivo Alessandro Borghese, ma un po’ più di raffinatezza e un filo meno di “ruspantaggine” non sarebbero opportune da parte di un’azienda, Braida, da cui sarebbe lecito attendersi che si ricordasse del ruolo avuto, ormai tanti anni orsono, nel Rinascimento del vino italiano di qualità?

Possibile che il lavoro, tenace e paziente, di Giacomo, debba essere così provincialmente mandato in vacca ?

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6 pensieri su “Festa della suocera: come sono lontani i tempi eroici del Bricco dell’Uccellone!

  1. Il ruspantismo deve aver preso il sopravvento ovunque ormai.. qui le suocere… oggi in trentino si apre il festival del vino con una gara di cucina condotta da una squadra di volley. Franco forse siamo noi ormai fuori tempo.

    • non siamo noi fuori tempo, sono mala tempora che currunt. Mala tempora la cui beceraggine e volgarità a noi tocca, a malincuore, come vecchi barbogi, di stigmatizzare.
      Poi non cambierà niente, ma almeno cerchiamo di fare sentire voci discordanti invece del coro becero del “tutto va bene cara la marchesa” caro al renzianesimo beota imperante….

  2. Caro Franco,
    Conosci Rocchetta Tanaro, e noi Rocchettesi. La Festa della Suocera è un’idea di Mario Fongo e noi la sosteniamo, come sempre si sono sostenute le nostre famiglie: come avrebbe fatto Giacomo, con cuore e la necessaria autoironia.
    L’intento è solo quello di giocare, e contribuire ad animare un paese la cui bellezza non è quella canonica di tanti borghi Italiani, ma sta tutta in questa “sana follia”.

    Marketing, dici? Per carità. Non contiamo certo di vendere delle bottiglie con questa iniziativa. Piuttosto, mettiamo in gioco ciò che siamo e ciò che abbiamo, niente di più, senza nessuna pretesa.

    Speriamo di riuscire a farti ricredere sulla qualità dei nostri vini, sulla quale investiamo moltissimo, e sulla quale lavoriamo con grande serietà e impegno. Lo fece Giacomo, lo facciamo Beppe e io da più di vent’anni: ci auguriamo che un sano confronto di impressioni e idee valga una tua nuova gita in cantina, e una degustazione senza pregiudizi.

    Nell’attesa, ti ringraziamo di aver condiviso il tuo punto di vista “vino al vino”: fossimo suocere magari ce la saremmo presa, ma noi siamo Raffaella e Beppe Bologna, e brindiamo alla tua salute con un bel calice di Bricco della Bigotta!
    Cin cin!

    • chapeau Raffaella, qui dimostri di essere la degna figlia del tuo grandissimo papà Giacu e della tua cara mamma Anna, che ricordo sempre con tanto affetto e riconoscenza.
      Sono state bellissime persone, che non potrò dimenticare mai…

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