Garantito… da me! Igt Marche rosato Stain 2014 Tenuta Mattei

Perché i rosati si possono e devono bere anche quando l’estate finisce

Poiché il mondo, anche quello che ruota intorno al vino, è pieno di farabutti e di imbecilli, che sicuramente mi rinfaccerebbero una parola data e non mantenuta, mi corre obbligo di fare una tempestiva errata corrige rispetto ad un impegno, preso con pubblico annuncio prima di ferragosto in questo post.

Contrordine “compagni”, con ogni probabilità, salvo “miracoli”, non potrò uscire entro il 2015, intorno a novembre, con il mio terzo blog, un blog interamente dedicato ai rosati (e chiaretti, ça va sans dire) italiani, con qualche puntatina in quelli esteri. Anzi, sarà più probabile, causa un colossale giramento di… scatole e una profonda nausea che questo mondo del vino, cui ho dedicato tanto impegno ed energie da oltre trent’anni, mi procura in quantità sempre crescente, che a fine anno – senza peraltro causare alcun rimpianto in nessuno, la wine blogosfera fortunatamente è piena di alternative, molto più interessanti, vivaci, moderne e à la pagetiri giù le serrande sia di Vino al vino che di Lemillebolleblog e vi saluti.

impossible

Todo es possible direbbero in Spagna, anche che il sottoscritto decida di chiudere l’onorata carriera di cronista del vino e si dedichi, intrecciando le dita, ad altro (magari dandomi, del resto non posso fare peggio di tanti cialtroni che già vi si dedicano, alla politica, oppure tornando a scrivere di cose più serie come letteratura e musica classica, come facevo nei primissimi anni Ottanta, prima di essere folgorato sulla via di Bacco).

Nell’attesa, finché questo blog, di mia proprietà come Lemillebolleblog, resterà aperto, anche senza aprire il terzo blog dedicato ai rosati (diciamo che i tempi non sono maturi, diciamo che le persone con le quali avrei dovuto interagire hanno dei tempi lunghissimi tipo la maturazione del Nebbiolo in annate tipo il 1996 o il 1989, e che forse hanno pensato che di rosati e chiaretti non avessi abbastanza esperienza e che fosse meglio collaborare con giornalisti o pseudo tali più politicamente corretti di me, che talvolta vengo censurato (e chi se ne frega!) nientemeno che da Facebook), di rosati continuerò a scrivere. Perché li bevo volentieri, perché mi piacciono, perché ho la presunzione di conoscerli e saperli raccontare, e perché mi va di proporveli in ogni stagione.

BancoRosatiModena

Prima o poi, perché a parte il collega Massimo Di Cintio, che di loro sa tutto e di più, di rosati in Italia nessuno ne mastica più di me, nessuno ne scrive e li racconta da tanti anni come faccio io, sto “ca..o” di spazio Web dedicato loro salterà fuori. Sempre che qualche furbetto, magari facendo tesoro di un mio progetto di cui lo resi partecipe ben tre anni orsono, non mi preceda e presenti come una sua “intuizione” un’idea che è invece mia…

Nell’attesa, ripeto tutto è possibile, magari anche che ci si trovi a doverci occupare di cose molto più serie e drammatiche che aggiornare un blog di vino, tipo il difendere la nostra Nazione o quello che ne resta dall’invasione o cacciare via, con le buone o meno, un tiranno, un buon rosato sulla mia tavola e su Vino al vino non mancherò mai, quando mi capiterà l’occasione, di proporvelo.

Di questo rosato di cui vi parlo oggi, e che sarei contento partecipasse, con l’annata 2015, all’edizione 2016 della prima e più importante manifestazione italiana dedicata ai vini rosati, parlo di Italia in rosa (diffidare dalle imitazioni), ho preso conoscenza, casualmente, un mesetto fa, quando trascorsi quattro indimenticabili esaltanti giornate nelle Marche del Verdicchio dei Castelli di Jesi (in settimana un primo resoconto) degustando alla cieca più di un centinaio di campioni di varia annata.

Al mattino degustavo alla cieca (ancora un grazie al deus ex machina dell’Istituto marchigiano di tutela vini, l’enologo Alberto Mazzoni e all’amico sommelier Otello Renzi che ho ritrovato con grande gioia dopo anni) e al pomeriggio, per non farmi mancare nulla, ho visitato un po’ di aziende. Parlo degli amici carissimi Nazzarena ed Enrico Ceci, dell’amatissima Colonnara del Cuprese, di Sartarelli, che visitavo per la prima volta. E di altri ancora, che non ricordo.
VerdicchioCastelliJesi2015 110

Su segnalazione di un lettore ho deciso di andare a visitare a Maiolati Spontini anche un’azienda che non conoscevo e capii subito non appena arrivato, (l’arrivo non avvenne sotto i migliori auspici: giunsi in cantina mentre si era appena scatenato un temporale con grandine…), che la scelta era stata giusta, perché alla Tenuta Mattei, questo il nome della cantina, oltre a Stefania e Danilo, i responsabili, ebbi la stupenda sorpresa di ritrovare un vecchio caro amico che non vedevo da anni, Giancarlo Rossi, già responsabile di quella cosa bellissima che fu per anni Assivip, e al quale devo la conoscenza di un sacco di cantine e vini marchigiani.

Arrivato in cantina, dopo abbracci e saluti e prima di affrontare, con buona soddisfazione, i Verdicchio da loro prodotti, il Verdicchio Doc Crognolaro, il Verdicchio dei Castelli di Jesi biologico Vallenga, il Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva Breccione (vini di cui vi parlerò presto) chiesi subito a Danilo Mattei (a proposito, il marchio è nuovo, ma l’azienda agricola Mattei nasce circa 20 anni fa come azienda di conduzione terreni e di lavori conto terzi nel settore vitivinicolo e solo nel 2013 “Danilo ha deciso di concretizzare la sua esperienza ultra ventennale nel settore acquisendo una catina vitivinicola esistente, operante nel settore della produzione e della commercializzazione di vino sfuso.
Questa attività è stata potenzianta da Danilo, che aveva un sogno: vedere il vino, frutto del suo meticoloso lavoro e della sua grande passione, in bottiglia con il proprio nome”), di farmi assaggiare quella bottiglia color cerasuolo acceso dal nome singolare Stain (e meno male che non c’era una l dopo Sta, altrimenti il vino non avrebbe fatto al caso mio…) che campeggiava su un mobile accanto agli altri vini.

MarcheVerdicchio2 082

Scoprii che il rosato, un Marche rosato Igt, era di annata 2014, caratterizzata anche nelle Marche da acidità vivace e da un andamento stagionale più adatto al Verdicchio che ai rossi, ed era un rosato un po’ particolare, perché si trattava di un rosato ottenuto in larghissima parte da uve Lacrima di Morro d’Alba con una piccola percentuale di Verdicchio, provenienti da vigneti collinari posti su terreni argillosi sabbiosi di origine marino-alluvionale da 250 a 430 metri di altezza, allevati a Guyot. Un vino ottenuto con una tecnica semplice e classica, breve macerazione e/o salasso, fermentazione in  vasche di acciaio inox a temperatura controllata di 16-20 gradi seguita da affinamento di alcuni mesi in acciaio.

Un rosato ben strutturato, vino che abbinerei a polipetti, seppie, calamari in umido (con o senza piselli), tacchino ripieno, coniglio con peperoni, faraona con pancetta, anatra con le mele, a dimostrazione che i rosati ben “cazzuti” non sono vini esclusivamente estivi, da antipasti leggeri, da riso e pasta fredda, da verdure grigliate o da pizza, ma reggono benissimo abbinamenti anche più importanti.

Bello il colore, smagliante, vivo, allegro, un cerasuolo intenso e luminoso, e pimpante il naso, con una ciliegia trionfale accompagnata da sfumature di altri frutti rossi di bosco, aromi di rosa rossa, di pesca noce, rosa canina, rosmarino, un accenno di liquirizia.

Meglio ancora, più soddisfacente e golosa, la bocca, larga, succosa, ricca di polpa, ben polputa, dotata di una bella ciccia, eppure, pregio non da poco, e merito anche dell’apporto di uve Verdicchio, ben secco, con una bella nota salata e minerale, una calibrata acidità che conferisce al vino una coda lunga, un finale vivo e ben teso. E soprattutto una totale lontananza da quelle tentazioni piacioneggianti e dolcione che prendono stupidamente svariati produttori di rosati, i quali pensano di rendere più appealing i loro vini (li rendono invece solo più noiosi e prevedibili, banali, caricaturali), lasciando un residuo zuccherino o rendendoli più rotondi grazie a qualche iniezione di Merlot.

Un rosato molto equilibrato, gradevolissimo, che si fa bere con estrema piacevolezza anche se il caldo folle di questa folle estate italiana sembra lontano e arrivato finalmente settembre si annuncia l’autunno con la vendemmia e le castagne…

Settembre è il mese del ripensamento

Un rosato, garantito… da me!

Tenuta Mattei
Via Santa Lucia
Maiolati Spontini – AN
Telefono:+39 0731 702714
Danilo: 337 213 649
E-mail: info@tenutamattei.com
Sito Internet http://tenutamattei.com/it/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/ 

3 pensieri su “Garantito… da me! Igt Marche rosato Stain 2014 Tenuta Mattei

  1. Buongiorno Ziliani,
    ma che appoggi / sostegni / accordi occorrono per aprire un nuovo blog sui rosati? C’è necessariamente bisogno di qualcuno che le dia una mano? Non è banalmente sufficiente che lei prova un vino e poi ne parla sul blog? O che partecipa a una manifestazione e la descrive? Non mi è chiaro quale sia la difficoltà che lei incontra

    • si fidi, sostegni ci vogliono, con chiari accordi di totale indipendenza da parte mia nella gestione editoriale e di mia responsabilità e libertà nella scelta dei contenuti, se si vuole fare un lavoro professionale, che rispetti il mio lavoro e la mia professionalità.
      Io vivo del mio lavoro di giornalista e di blog che non mi rendono un tubo dal punto di vista economico ne ho già due (ma conto di chiuderli, anche se vanno benone, in quanto a visite, a fine 2015). Per un terzo, anche se molto desiderato, non c’é posto

  2. a proposito del nome Stain, credo che non ci sia nessun riferimento politico, ma solo una buona conoscenza dell’inglese, perché “stain” in inglese equivale a “macchia”, la macchia che un bicchiere sporco di vino riesce a lasciare su una tovaglia bianco latte.
    Quel tipo di macchia che fa incavolare noi mogli quando voi mariti le lasciate sulle tovaglie bianche di bucato… 🙁

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