Storie di ordinario squallore. Anche a questo è ridotto oggi, il mondo del vino

basta
Una delirante deriva della concezione di informazione e cosa sia il giornalismo

Ferve il dibattito sull’implacabile, bellissimo romanzo pamphlet della sempre più brava Camilla Baresani Gli Sbafatori, appena pubblicato da Mondadori (qui un’eccellente recensione dove l’autore annota, tra l’altro “il libro della Baresani per me resta la metafora di un Paese che ha perso l’etica comportamentale. Non ci sono editori che credono più nel giornalismo disposti a pagare l’indipendenza di chi scrive e che fanno distinzione tra giornalismo  e comunicazione, la maggior parte di chi scrive non è pagato o è sottopagato e deve barcamenarsi con mille trucchi e alla fine si perde di vista il fine di tutto: dare notizie credibili e verificate in modo autonomo”, e a me, ieri, ennesimo capitolo di episodi analoghi che ultimamente mi stanno capitando, è successo di avere il seguente scambio di e-mail.

Penso che ogni commento, sulla delirante deriva che il mondo dell’informazione sul vino e sul cibo, ben raccontato e ridicolizzato dalla Baresani nel suo libro, sta conoscendo, una deriva che coinvolge nel suo mare di fango sia il mondo del vino, che ha le proprie pesanti colpe nell’averla favorita, sia nel mondo dell’editoria, dove chi scrive, chi ha una lunga esperienza di scrittura viene trattato alla stessa stregua del primo dilettante allo sbaraglio, e al cui margine emergono e proliferano personaggi squallidi come la persona che mi ha scritto e cui ho risposto a tono, sia superfluo.
vomito

Restano solo, almeno da parte mia, la nausea, il ribrezzo, il rifiuto totale di una simile forma di deriva. Qui non si tratta di dire “lei non sa chi sono io”, anche se la sventurata, poverina, ignorava completamente la mia storia professionale e la mia etica, questa disavventura sarebbe vomitevole anche se fosse toccata a qualsiasi altro problema e questi me l’avesse raccontata, ma di rivendicare, con orgoglio, con dignità, il diritto ad un rispetto per storie e percorsi professionali di cui, in questo scambio di mail, nello spudorato rivolgersi ad un cronista del vino attempato come me, non v’è traccia alcuna.

E tutto questo non solo fa tremendamente incazzare, ma porta ad avere ben poche speranze sul presente e sul futuro di una professione che ci è stata insegnata da quel grande uomo e maestro che è stato Gino Veronelli
Chisciottemulini

Prima e-mail ricevuta

Salve, complimenti per la qualità dei contenuti. Volevo chiedere se è possibile pubblicare un guest post su http://www.vinoalvino.org/ con un solo link in uscita verso una risorsa strettamente a tema. Ovviamente garantisco contenuti originali e qualitativamente simili ai vostri standard. In attesa di un riscontro, porgo cordiali saluti. XYZ

Incuriosito, pur avendo già capito l’antifona, rispondo:

Scusi, ma visto che il mio blog ha dei contenuti della cui qualità lei si complimenta, mi spiega quale vantaggio ricaverei ad accettare la sua proposta? cordialità Franco Ziliani

Pronta la replica

Gentilissimo Franco, innanzitutto mi presento, sono xyz e mi occupo di comunicazione online per un’agenzia di xxxx. Come lei saprà, un guest post è fondamentale non solo per veicolare informazioni , ma soprattutto, se di qualità, per aumentare la visibilità e la notorietà di un sito. Noi gestiamo diversi blog tra cui e sarebbe interessante aprire collaborazioni per arricchire le aree tematiche trattate e quindi sfruttare al massimo tutte le potenzialità che oggi il web ci offre. I contenuti che offriamo sono scritti da professionisti del settore, garantiamo sempre contenuti di qualità ed interessanti, non facciamo sponsorizzazioni o pubblicità di alcun prodotto.Offriamo 30 euro netti per ospitare un guest post. Fiduciosa in una collaborazione, le auguro buona giornata!
guestpost

E pronta la mia replica sdegnata

Gentilissima XYZ, La invito a raccogliere informazioni su chi io sia e sulla mia storia professionale Ciò fatto, vedrà che non avrà più la suprema “faccia di tolla” di propormi guest post, per di più pagati la miseria di 30 euro… distinti saluti Franco Ziliani

Al che la tipa, poverina, ha ancora il coraggio di rispondermi..

Gentilissimo Franco, mi scuso se la mia offerta possa aver turbato o infastidito la sua sensibilità. Siamo un gruppo di ragazzi che per quanto non noti e famosi, (io sono pur sempre un ingegnere delle telecomunicazioni con una laurea e un master, visto che si parla di formazioni personali, ma non è nel mio stile) abbiamo comunque l’umiltà e la semplicità di chiedere scusa se il nostro comportamento abbia peccato di ingenuità o superficialità (come lei preferisce definire un tale comportamento, a lei la scelta).

presaperilculo

Può certamente capire che, per quanto riguarda la mia attività di link hunter, ciò che faccio è valutare la qualità, i posizionamenti sui motori di ricerca di un sito o blog e non mi soffermo (forse sbagliando?) sulle biografie e sull’importanza di chi contatto, semplicemente perché il mio lavoro consiste nel prendere in considerazione altre valutazioni. Non mi sembra di averla offesa o forse lei ha ritenuto una offesa la cifra “misera” di 30 euro e quindi ha ritenuto giusto definirmi “faccia da tolla”. Certamente però lei mi può insegnare che in molte attività per raggiungere 30 euro sono necessarie 6 ore di lavoro, quindi la cifra di 30 euro non la definerei misera, tutt’ al più opinabile.

Facciaditolla

Mi scuso per la lunga digressione, ma la sua risposta ha innescato in me un qualcosa che non mi soffermo nel descrivere. Ciononostante, siccome questo è il nostro lavoro (parlo al plurale in quanto in questo momento rappresento l’azienda e i miei colleghi) ci farebbe piacere se lei potesse prendere in considerazione la nostra offerta e ci potesse dire apertamente la cifra per ospitare il guest post, in quanto, ai suoi livelli, possiamo prendere in considerazione cifre più alte. Il lavoro è lavoro e come tale va rispettato e retribuito nella giusta misura. Cordiali saluti.

Ed ecco la mia risposta finale

Signora XYZ, La informo che domani pubblicherò integralmente sul mio blog questo scambio di mail. Poi lei mi denunci pure perché non ho rispettato la privacy, ma io intanto le avrò fatto fare la figura che si merita.

Le dico solo una cosa. Si vergogni. E dopo essersi vergognata, se di vergognarsi é capace, ascolti un mio consiglio, cambi mestiere.
vergogna-dignità

Trovo ributtante che un professionista onesto e non sconosciuto con 30 anni di esperienza nel campo del mondo del vino, dell’informazione sul vino, fatta senza mai fare nessuna marchetta, debba ricevere un’offerta simile che é disgustosa non per l’esiguità della cifra richiesta, nel cui merito non entro, perché dovrei trascendere, ma perché scambia l’informazione sul vino per una trattativa da mercato delle vacche. Perché tratta il lettore come un cretino cui si può dare a bere quello che si vuole.

Sono certo che quanto lei ha proposto, a me e ad altri che hanno un blog del vino, troverà differente replica da parte di altri.
Marchette

Non da parte mia, che a queste cose, disgustose, non mi piego. Meglio andare a prostituirmi, ad elemosinare, che accettare proposte del genere. Un giornalista serio di fronte a queste cose deve avere la forza di reagire e di dire, pubblicamente, io non ci sto. E con persone come lei non intende avere a che fare.

Se questo é diventato il mondo del vino cui ho dedicato trent’anni della mia vita, bene, a questo mondo del vino io non voglio appartenere. A questo mondo sputo in faccia e con questo mondo, sporco e corrotto, non voglio confondermi. La saluto. Franco Ziliani, giornalista indipendente

Don_Chisciotte_contro_i_mulini_a_vento

La morale…

Ora datemi pure del purista, del Don Chisciotte, dell’ingenuo idealista, ma se davvero questo è diventato il mondo dell’informazione, se davvero un giornalista ben noto, dopo oltre trent’anni di esperienza nel campo dell’informazione sul vino, deve ricevere proposte del genere, allora, scusatemi, io da questo carro bestiame intendo scendere al più presto e lasciarlo, tutto, ai link hunter, ai teorici del guest post, delle marchette. Perché questo mondo dell’informazione sul vino, che vede molti produttori complici e pronti a pagare il pizzo loro proposto dal cialtrone di turno, non è il mio mondo, con questo mondo, di merda, non voglio avere più nulla, ma proprio nulla a che fare…
Fermatemondol

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44 pensieri su “Storie di ordinario squallore. Anche a questo è ridotto oggi, il mondo del vino

  1. Francamente non saprei cos’altro si potrebbe eggiungere a quanto hai già scritto, Franco.
    L’unica “attenuante”, se proprio la si vuole cercare, questa signora (o forse meglio ragazza…) potrebbe averla nella giovane età, che però non la esime dal prendere almeno alcune informazioni preventive sul destinatario delle sue… comunicazioni.Tra i tanti potenziali clienti è andata a scegliere forse il meno indicato…!
    P.S.: sarò anche io all’antica…ma non sopporto l’utilizzo così diffuso di espressioni orribili del tipo “…veicolare informazioni…”

    • giovane senza alcune speranze… Se il futuro é affidato a questi giovani, arroganti, ignoranti, superficiali, siamo proprio a posto…

      • Intanto potrebbe cominciare a prendere anche la laurea in semplici “comunicazioni”…non si sa mai, potrebbe tornare utile. C’è comunque da riconoscere che si è scusata, anche se poi ha voluto perseverare nella convinzione di essere nel giusto.
        Purtroppo ha detto anche una triste verità: oggi ci sono tanti lavori (e lavoratori) troppo mal pagati…!

  2. come si prende sul serio Ziliani!
    Nella sua feroce reprimenda contro quella povera ragazza, che ignorava chi lei fosse e che le ha scritto probabilmente su indicazione di qualche capo spregiudicato, ci manca solo che lei le rispondesse…

    • io ho rispetto dei miei trent’anni di onorata attività di giornalista nel campo del vino e non permetto che nessuno manchi di rispetto a quello che io e altri colleghi abbiamo fatto.
      Poi ha ragione, la ragazzotta non sapeva affatto chi sono io, ma io avrei preferito risponderle, con il supremo senso di ironia di Totò, che, lei non lo sa, io ho fatto il militare a Cuneo!

    • come ho detto chiaramente non faccio marchette. E non sono entrato nel merito della cifra proposta.
      Poi, stia tranquillo i 3000 euro non li offrono. Quantomeno a me…

  3. Caro Franco,
    queste mail purtroppo arrivano sempre più spesso e sono la testimonianza di un sistema alla deriva, che non riguarda certo il nostro “piccolo” mondo del vino, basta andare a vedere quanti giornali non pagano o sottopagano i “giovani” che cercano di farsi una strada nel giornalismo.
    Ma quello della mercificazione del lavoro, dell’appiattimento delle qualifiche, del gioco al ribasso, è un fenomeno ormai globale, di cui si parla da anni e che peggiora sempre di più.
    Figlio di politiche idiote e di una società senza più etica e rispetto degli altri.
    L’unico modo per uscirne, purtroppo a lungo termine, è quello di opporsi a questo sistema, cercare a muso duro di far valere i propri diritti, sperando che a farlo siano sempre più persone.
    Certo è, però, che chi in questo mondo ci è nato, purtroppo lo trova quasi normale…

  4. Sig.Franco… ma lei si immagina la situazione in cui lei avesse accettato e il guest post linkava a siti “non proprio amici”?… Una scena fantozziana

    • forse parlo congolese… Io non accetto proposte del genere. A meno che mi cambino la vita. Se proprio devo dare via il…. lo faccio per tanti soldi, ma tanti, per 30 euro, possono accettare solo degli sfigati…

    • Personalmente sono d’accordo per i seguenti motivi:

      1. Qualità dei link

      Spesso il guest post viene considerato un modo per riciclare contenuti. Ma non sempre: molti blogger scrivono ottimi articoli, articoli che vorresti pubblicare sul tuo blog. Ovviamente vogliono un link, e a volte questo link è completamente estraneo al mio blog.

      Il contenuto è ottimo, il link no. Magari è slegato dal mio blog (vendita di mobili online) o sponsorizza argomenti che non voglio appoggiare (il gioco online). Per me questo è un problema: voglio solo link contestualizzati. E mi sono ritrovato a rifiutare troppi articoli per questo motivo.

      2. Continue modifiche

      Molti guest post che arrivano alla mia attenzione non hanno i requisiti necessari per essere pubblicati. Ma non parlo dei post di scarsa qualità, non mi riferisco ai comunicati stampa che scarto a priori, e quindi non mi rubano tempo: punto il dito verso gli articoli di buona qualità che devo modificare prima di pubblicare.

      Un articolo di bassa qualità lo scarto, un articolo valido lo voglio pubblicare. Ma devo leggerlo, rileggerlo, modificarlo per correggere piccoli errori, trovare immagini da concordare con l’autore, portare tutto dalla forma impersonale alla seconda persona singolare per seguire lo stile del mio blog. Preferisco impiegare questo tempo per scrivere contenuti.

      3. Identità

      Ho preso questa decisione: voglio dare un’identità precisa al mio spazio web. Pubblicare un guest post vuol dire “allungare” la voce del tuo blog con un’idea diversa che forse non condividi fino in fondo.

      Ho rifiutato ottimi guest post perché avevano un approccio diverso dal mio, perché portavano un punto di vista che non volevo proporre ai miei lettori. Come posso pubblicare un articolo che sbandiera un’idea contraria a quella che ho spinto 2 giorni prima? L’identità è importante.

      4. Verifica

      Un problema subdolo: la conoscenza del tema. Non posso conoscere tutti gli argomenti del web, e quando arrivano articoli dedicati alla SEO devo correre un rischio: pubblicare senza un’attenta verifica.

      Devo approfondire, devo studiare qualcosa che non conosco (e fin qui tutto bene) ma quando non ho tempo devo accettare la bontà del contenuto e pubblicare qualcosa che non ho verificato. E magari il mio blog deve essere veicolo di un contenuto errato, fonte di notizie false o inutili per il lettore.

      Posso scrivere: “I guest post racchiudono le opinioni dell’autore, non rispecchiano per forza il pensiero del proprietario del blog”. Ma per me questo è solo un modo per aggirare il problema.

      L’utilità dei guest post

      Ovviamente non voglio puntare tutto contro i guest post che restano strumenti validi per farsi conoscere e per ottenere nuovi contenuti di qualità

      • é d’accordo con chi? E visto che ci regala un “pistolotto” con tanto di insegnamenti, teorie e divagazioni, perché non ci dice chi é, invece di nascondersi dietro ad un nick name?

  5. Lo squallore non è lato mondo del vino, ma lato l’asettico mondo del digital marketing in generale.
    Ti hanno scritto solo in quanto le metriche di Google dicono che hai un gran bel traffico, indipendentemente da te e dai contenuti.
    Avrebbero scritto nel medesimo modo a un blogger che parla di qualsiasi altro argomento con un blog di pari traffico al tuo.
    Conta solo il traffico di un sito e non contenuti, autori, etc. Cosa sia la comunicazione, la professionalità sul tema esposto, la conoscenza delle dinamiche del mondo di cui un autore scrive, non sanno neanche dove stiano di casa.

    • lo so, ed é per quello che ho trattato quella dilettante allo sbaraglio, di cui avrei tanto voglia di fare il nome di modo da consegnarla al pubblico ludibrio, come si merita. Come una nullità, che veicola un’idea di comunicazione, sul vino, che MI FA SCHIFO

  6. Caro Franco, il libro da te recensito non ho avuto ancora possibilità di leggerlo e sinceramente non m’incuriosisce più di tanto.
    A Ritengo che gli argomenti trattati siano noti e già masticati diverse volte da persone dell’enogastronomia anche molto meno influenti di te. Ma per questo poco ascoltati.
    Il passaggio forse più interessante della tua recensione è quello a riguardo dei produttori che voglio intendere non solo uomini del vino ma anche dell’olio della birra delle ristorazione in genere, che molto spesso non fanno distinzione, detto questo aggiungo che li comprendo anche, ma molto in fondo.
    Tra nuove generazioni di enogastronomi di cui non si può fare tutto un fascio, c’è qualche ottima e preparata firma il cui vero problema non è mangiare a sbafo, presenziare ovunque, o farsi omaggiare di campionature da degustare per poi ricambiare “l’omaggio” con un bel pezzo sartoriale. Bensì il reale problema è la presenza di altri giornalisti, che giustamente dal loro punto di vista avendo iniziato quest’ attività vent’anni prima sono fortemente restii a lasciare spazio, cantine, guide, mettendo in atto vere e proprie tecniche militari della serie dividi e impera.
    Per cui di sbafatori seriali, di critici che non si sono mai cucinati neanche paste e piselli, ovviamente con spaghetti spezzati, di degustatori che non sono mai stati in vigna ma esclusivamente in enoteca, di lecca culi per avere accesso in giurie o alle prime, non me ne può fregare di meno, se questo piace ai produttori, non sarà certo Franco Ziliani, o lo sconosciuto sottoscritto a cambiare seppur squallida questa tendenza.

    • caro Giuseppe, grazie del tuo contributo e delle tue interessanti riflessioni fatte da una persona perbene che stimo.
      Mi corre obbligo precisare che non ho ancora recensito il libro di Camilla Baresani, ma la recensione, eccellente, che ho citato e di cui ho riportato un estratto é del collega, che tu ben conosci, Luciano Pignataro.
      Che non é esattamente un mio amico, ma alla cui recensione del libro della Baresani onestà intellettuale m’impone di fare tanto di chapeau…

  7. Ma oggigiorno uno che studia per diventare “un ingegnere delle telecomunicazioni con una laurea e un master” non ha altre ambizioni che fare il “link hunter” ? Ingegnere si adopera per creare opera d’ ingegno, dov’ è l’ ingegno in quello che fa ?
    Povera Italia, com è ridotta !

  8. Se può essere “consolatorio” – e ammesso che di ciò si abbia bisogno – , so del direttore (appena ex, ma in modo del tutto naturale) di un noto periodico serissimo: egli è stato interpellato da una (altrettanto nota) rete televisiva che gli ha chiesto di impostare il format di importante trasmissione. Egli è stato “ripagato” (in pratica) con una stretta di mano.
    Penso che sia un segno dei tempi: da un lato non ci sono soldi e chi ce li ha se li tiene, dall’altro sta emergendo un contesto fatto di gente che vive di espedienti. Poi, siccome certi atteggiamenti inducono cambiamenti più profondi, moltissimi danno per scontato che certi servizi non si paghino, oppure che costino due euro.
    Di più: le idee non valgono niente, se chi le ha non ha i mezzi o la forza economica e nervosa per realizzarle.
    E’ la modernità contemporanea, bellezze!
    (Nel mio piccolissimo: ci sono persone che mi intrattengono su argomenti vari, a proposito dei quali sanno che so qualcosa, e capisco che lo fanno per vedere se mi scappa di dire qualcosa – accade moolto di rado – di interessante che può rendere loro qualcosa: fascino della vecchiaia!).
    Gratis, gratis, gratis!!! Così è, anche se non ci pare e se ancor meno ci piace.

    • hai ragione carissima, ma le marchette io non le faccio nemmeno se adeguatamente pagato.
      E se vogliono la mia esperienza e le mie capacità gratis, ma che vadano “a scuà el mar”!

      • Fai bene, oltretutto “quel genere” di marchette è quasi ridicolo, tuttavia, c’è un cosiddetto mercato anche per quello e la tua nobile resistenza non servirà ad alcunché: non interessa la “competenza”, interessa poter dire al cliente (quello che ha sempre ragione, anche se paga una miseria) che si è fatto quello che si era detto che si sarebbe fatto …
        Sì, lo so, non ti avranno; ma loro procedono con un “avanti un altro”, anzi con un avanti “un’altro” …

        • hai ragione Silvana, la mia indignazione apparirà patetica a qualcuno, ma la mia dignità innanzitutto: ho un dovere di testimonianza al quale non mi sento di rinunciare. Magari, dopo il mio articolo, a quei cialtroni verrà un piccolo dubbio che quelle che propongono sono cialtronerie… Magari…

  9. Caro Franco, condivido il tuo pensiero…non sfogo. Ricordare Veronelli mi sembra doveroso per tutti noi. Un maestro di tutto, anche di schiena dritta. Oramai tutto si misura per motore di ricerca e per volume di contatti, visite, post, tag, blog. A proposito oggi i blogger sostituiscono ( i motivi li conosciamo) onesti giornalisti che ancora di più scrivono in punta di penna, correggono gli errori di scrittura, danno una ultima lettura prima di inviare una nota. i giornalisti veri pubblicano o non pubblicano, non scrivono a tutti i costi per alzare i volumi. I contenuti e i principi sono ancora fondamentali, purtroppo parametri che nessuno più prende a riferimento per capire, per riconoscere il valore di un giudizio. Perfino le guide sono crollate, vince la degustazione online. Avevo plaudito al famoso slogan: – internet + cabernet, oggi bisognerebbe dire . cabernet=internet per sottolineare che anche il mondo antico e culturale del cibo e del vino, dal crudo al cotto, dal refettorio alla cucina, dallo scalco al cuoco ( per amor di significa no-chef!) oggi è proprietà di ultimi arrivati, l’età non conta se leggi fin in fondo l’elenco dei tanti nuovi volti e nomi legati al cibo e al vino a partire dai programmi tv e radio, di dispensatori di pareri, di promoter camuffati, di esperti richiesti, di dispensatori di product placement ….. spero vivamente in un “ravvedimento operoso” non fiscale da parte dei produttori e imprenditori perché il mercato nazionale, il consumo interno ( è quello che conta) non si risolleva e non trova nuovi canali con interventi link hunter e guest post, ma sudando le famose sette camicie. Quando lo capiranno saremo ancora in tempo per risollevare una cultura del cibo e del vino? Pensa al dibattito inconcludente da anni e senza una chiara soluzione fra regole e norme che chiariscono le differenze fra Made in Italy, Italian Style e Italian Made. Ma siamo sicuri che un sistema ( qualunque esso sia dal Supermercato a Internet) senza regole minime , certe e sicure, con sanzioni vere e fino in fondo, possa essere positivo per il nostro mondo e quello dei nostri figli? Siamo sicuri che certe libere manifestazioni e certe nuove attività nate grazie al mondo interattivo non siano più pericolose per la vita reale e quotidiana di una pandemia? Internet è utile e importante, ma un minimo di regole ancora di più. Un carissimo abbraccio Ninetto

    • GRAZIE delle tue acute riflessioni, caro “Richelieu”, sei sempre la mente lucida che ho conosciuto ormai svariati anni orsono e di cui mi onoro di essere amico, onorato della tua amicizia

  10. Non sono daccordo che il giornalismo e il mondo dell’informazione siano oggi alla deriva perche’ il marciume ha imperato da sempre.
    Cio’ premesso, riferendomi alla proposta ricevuta, potrebbe essere che chi l’ha fatta abbia dato una sbirciatina al blog ( conosciuti ovviamente i dati di traffico) e si sia convinto/a di poter trovare assenso confortato da post ospitati nel blog che in prima lettura possono apparire come dei redazionali.
    E’ ovvio che una persona sconosciuta non si dovrebbe permettere di fare simili proposte, per giunta a cifra indecente, ma se la somma offerta fosse stata congrua, non ci vedo nulla di tanto scandaloso.

    • “post ospitati nel blog che in prima lettura possono apparire come dei redazionali”????
      Mi può indicare quali siano, Moschella?

  11. Non si allarmi!!!! Immagino che avra’ voluto inviarmi quella famosa canzone di Alberto Sordi, la stessa che spesso mi cantano i miei figli quando insisto per fargli fare compiti noiosi.
    La mia e’ solo una ipotesi perche’ di solito cerco di analizzare i comportamenti altrui. Ne mi sento di essere indulgente considerata la giovane eta’ di questi ragazzi perche’ per me non ha alcun senso ( come destra o sinistra in politica), essi infatti sono figli del loro tempo, di questo tempo e come tali agiscono.

    • Moschella, non é mio stile atteggiarmi a “marchese del Grillo”, e poi ho troppa stima e considerazione di lei per risponderle a malo modo.
      Vedo che lei ha elegantemente dribblato la mia domanda e la invito, cortesemente, ad indicarmi, in Vino al vino e Lemillebolleblog “post ospitati nel blog che in prima lettura possono apparire come dei redazionali”.
      Grazie
      cordiali saluti

      • Mi viene in mente un ottimo articolo ospitato dove si parlava di una etichetta di un tale duca enrico. Considerata la tipologia di questo vino ( venduto fra l’altro a prezzo altissimo), quando lo lessi mi sembro’ subito che le avessero rifilato un redazionale. Allo stesso modo potrebbe crederlo chi legge senza conoscerLa.
        Per essere chiari, io non lo credo, altrimenti non sarei tra i frequentatori del blog, dove ripeto ancora, ho imparato tanto sul mondo del vino.

        • l’articolo sul Duca Enrico, questo, http://www.vinoalvino.org/blog/2014/02/duca-enrico-2008-un-grande-classico-del-vino-siciliano-compie-trentanni.html
          é a firma Alfonso Stefano Gurrera, per me un’assoluta garanzia. Di competenza, di etica, di serietà, di uno spirito totalmente alieno da qualsivoglia marchetta. Rispondo di quello che scrive Gurrera, un amico carissimo, come fosse scritto da me.
          Se per lei quell’articolo aveva la parvenza di un “redazionale”, ebbene vuol dire che non ha capito un tubo di questo blog, di chi l’ha creato e dei suoi collaboratori e la invito cortesemente, non posso impedirle di leggere, a non commentare, perché i suoi commenti finiranno immediatamente nella spazzatura.
          Dare del tipo da redazionali ad una persona limpida e di specchiata moralità come Alfonso Stefano Gurrera é un’offesa che in altri tempi l’avrei invitata a lavare con il sangue, sfidandola a duello.
          Si vergogni

  12. Intervengo sullintroduzione del post: il libro della Baresani.
    .
    Innanzitutto sono d’accordo con tutto l’articolo e apprezzo il ricordo di Luigi Veronelli, ormai a distanze siderali dalla realtà italiana, ben descritta da lei.
    ..
    Non avendo letto il libro, potrei sbagliarmi.
    Ma conosco da tempo la Baresani e L Pignataro e vedo delle contraddizioni nelle cose che hanno scritto.
    .
    Veronelli ha dimostrato una coerenza degna della più grande stima ancora oggi.
    Saluti

  13. A un marchettaro come Lei è normale che si offrano marchette.e I Giovanotti purtroppo non sanno che Lei le marchettr se le cerca da solo e non se le fa offrire e soprattutto se le fa pagare molto più lautamente

    • Così parlò un perfetto imbecille. un idiota che ovviamente non avrebbe il coraggio di ripetermi queste accuse false e infamanti de visu. Perché sa bene che cambierei i suoi disarmonici connotati che avrebbero suscitato la curiosità di un Lombroso

  14. E va beh, alle solite, chi ha un pensiero dissimile dal suo o che pone questioni che per un motivo o per l’altro le creano qualche difficoltà, viene rimbalzato o invitato a andarsene. Quando lei è il primo a infestare i blog altrui. Strano concetto, il suo. Prendo atto.

    • Agostoni, io non “infesto” alcun blog altrui. Su Trentino wine blog, l’unico dove commenti regolarmente, sono gradito ospite.
      Ogni tanto mi trovo costretto a commentare su qualche blog, su alcuni, anche quando vengo chiamato in causa e attaccato, non mi é dato intervenire.
      Quindi, come vede, lei parla a vanvera, mentendo sapendo di mentire

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