Da Veronelli a TripAdvisor

Una deriva pericolosa dello scrivere di cibo e ristoranti

Inutile dirlo, anche questa volta batto le mani alla bravissima Maria Isabella Rebecca e condivido, dalla prima all’ultima riga, quello che scrive. TripAdvisor sta al racconto serio e attendibile del cibo e della ristorazione come il racconto che ne fa tale Renzi è fedele alla realtà dell’Italia di oggi. Ho detto tutto… Buona lettura!

In principio c’era il Verbo. Con le relative certezze. Mangiare per vivere. Non vivere per mangiare.

Luigi-Veronelli

Poi arrivò Veronelli, il precursore della guida “gastronomica” il quale, nel lontano 1979, pubblicò il suo Ristoranti di Veronelli. Colui che dettò uno stile. Il punto di partenza di un approccio critico alla cucina, al vino e alla ristorazione.

ll locale è nato “per” il vino; il cibo, peraltro curatissimo, è come se gli nascesse sopra; Giorgio Pinchiorri ti propone, per ogni vino, il giusto bicchiere …” (I Ristoranti di Veronelli 1979, Rizzoli).

Poi, a ruota libera, sono arrivate molteplici guide enogastronomiche che, attraverso fitte o meno fitte recensioni analitico/critiche, analitico/descrittive (chiamatele come vi pare) assegnano stelline, forchette, pallini e tutta una serie di simboli mistici che Dio solo sa come vanno interpretati. Ci si sono messi in mezzo quotidiani e periodici, associazioni, recensori di professione che con uno stile più o meno nominale, regalano ai ghiottoni una bussola per orientarsi nell’universo della tavola. Buona e meno buona.

E fin qui niente di strano. C’è chi scrive. C’è chi legge. Chi orienta e chi si fa guidare. Chi critica e mangia per scrivere (o scrive per mangiare), chi legge e mangia per piacere. Tutto fila liscio (ai miei occhi).
RealTimeWeb

E poi d’improvviso arriva l’idiozia. Nel bel mezzo dell’era della rete. L’era della proliferazione delle informazioni. L’era del caos più totale. L’era dove tutti sanno di tutti meno che di se stessi. Dove tutti sanno di tutto e di niente. Dove il confine tra le cose è diventato talmente labile da far degenerare il buon senso (comune?), che sempre più sconfina in una subdola illogicità.

Ed è così che, in men che non si dica, il consumatore ghiottone si trova esposto ad un bombardamento di informazioni sempre più violento, diventandone lui stesso prigioniero.
sbafatori

“Questa sera andiamo a cena fuori?”. Perdo tempo a sfogliare una delle guide gastronomiche ricevute in dono lo scorso (o ancora quello prima) Natale (forse un po’ datata?), lasciandomi cullare da una scrittura giornalistica brillante, o mi avvalgo delle rete e mi faccio suggestionare (ops, volevo dire consigliare) da Trip-Advisor? Un nome, una certezza. Chi meglio di un Advisor può indirizzare la mia propensione alla ricerca della buona tavola?

Certificato di eccellenza TripAdvisor

Si, perché in principio c’era il Verbo. Poi Veronelli. Ed oggi Trip-Advisor. Una società americana quotata al NASDAQ. Mica pizza e fichi. Una società che affida i suoi contenuti alle opinioni di consumatori imparziali (ne siamo convinti?), stilando classifiche proprio sulla base delle loro opinioni. Una società da 1.246 miliardi di $ di fatturato, con 2.700 e oltre dipendenti.
Corrida

Una società che ha affidato la gestione del buonsenso a dei dilettanti allo sbaraglio. Facendo della stessa il suo cavallo di battaglia. Epica.

Pizzerie, mischiate a gelaterie, mischiate quest’ultime a ristoranti, paragonate a chioschi di street food, “bar sport” di paese (con tutto il rispetto per quest’ultimi), pasticcerie, gastronomie, sushi take away. Ho tralasciato una categoria? Può darsi. Anzi, sicuramente.

Una classifica stilata sulla base dei contenuti apportati dai consumatori stessi. Tagliamo teste e code, come si fa nei distillati. Solo che nei distillati si mantiene la parte più buona. In Trip-Advisor invece “teste e code” sono la gente dotata di buon senso, quella porzione di umanità dotata di rispetto verso il lavoro altrui; coloro che non sconfinano nell’illogico. Ma poi c’è il cuore, la massa che degenera.

no-trip2

L’Enoteca Pinchiorri. Da Veronelli a :

@ “…. sembra che tu abbia mangiato tutta la vita pane e cipolla”: l’esperto di eno-gastronomia. L’aspirante giudice di Master Chef. Ci siamo capiti.

@ “… un posto nel quale nn tornerei assolutamente, fatto di lustri inutili, di personale che gira fra i tavoli senza concludere nulla e per di più un cibo che nn ha nulla a che invidiare ad altri ristoranti della stessa città”. Il professore. Colui che si sente all’altezza di insegnare come si gestisce un locale del genere e magari anche di consigliare al CT la formazione della nazionale di calcio. Peccato che non abbia il tempo per scrivere “non” per intero. Troppo impegnato.

@ “… altra domanda: io che sono un medico ogni volta che do un appuntamento per visitare un paziente gli devo chiedere il numero della VISA?”. Perché no, se nei pazienti vi fosse l’abitudine di dare buca come spesso accade ai ristoranti?
EraWeb

In altre parole: uno sfogatoio. Una gogna mediatica. Una piazza di opinionisti supponenti che si credono esperti del settore. Un’accozzaglia di colorata umanità che si esprime, blaterando a ruota libera. Gastronauti e food trotter.

Chi sono? Dovremmo saperlo da una serie di profili misteriosi (A-B-C-D … l’alfabeto non basterebbe), tutti coperti dallo scudo dell’anonimato. I quali, protetti da questo scudo, si autonominano “paladini della giustizia”, leggono Trip-Advisor come fosse il Vangelo e danno sfogo alle loro opinioni (o frustrazioni?) danneggiando l’immagine e tentando di vanificare gli sforzi mediatici di una categoria. Insigniti di ridicoli certificati (contributore di 1°,2° … livello; esperto locale, recensore super), continuano la loro crociata per scalare la classifica appagando le loro piccole ambizioni.

E intanto, commenti dopo commenti, Trip-Advisor, il Gigante, può affondarti. Mentre, attraverso una serie di algoritmi indecifrabili, nella più visitata città d’arte, ti ritrovi primi nella categoria “ristoranti” un paninaro o un take away.

La degenerazione di TripAdvisor

Tagliamo teste e code, dalla parte dei ristoratori questa volta: lo storico e tradizionale ristorantino da un lato ed il conosciutissimo tri-stellato dall’altro. Loro dell’opinione della gente se ne infischiano. Loro la clientela ce l’hanno. Parecchi anni di tramandato passaparola da un lato. Una potente immagine inattaccabile dall’altro.

Poi c’è la categoria non-categoria dei ristoratori che di te, cliente, se ne fregano. Di te che vuoi spendere poco, mangiare tanto e bene, avere un servizio senza sbavatura alcuna e attendere un minuto (e non uno e mezzo) per ricevere le portate ordinate. La categoria fantasma di cui pullula la Rete. Che non è il cuore. Allora cosa ci sta di mezzo tra teste e code?
no-tripadvisor

In mezzo ci stanno i ristoratori medi. Quelli che si alzano all’alba e chiudono le serrande a notte fonda per far tornare i conti. Quelli che hanno scelto questo lavoro per tradizione familiare o per passione, al punto da rinunciare a sabati, domeniche, festività e vacanze. Quelli che si trovano a doversi giustificare su Trip-Advisor, rispondendo a recensioni diffamatorie o tendenziose, od optando per un silenzio che parla da solo; che talvolta interpellano Trip-Advisor ma perdono quasi sempre e finiscono per rinunciarvi; che smettono di leggere le critiche e si aggrappano alle teste e alle code per galleggiare in una classifica che poco senso ha; che si rifiutano di finanziare il Gigante in cambio di una visibilità mercificata.

E talvolta si arrendono lasciandosi sopraffare da quest’orda di infedeli che aizzati combattono la loro crociata in nome del Gigante e sottostanno alle Sue regole, appiccicando sulla vetrina del ristorante il ”certificato di eccellenza” di cui sono stati insigniti. Piegando la testa a cotanta idiozia.
Tripno
O forse, semplicemente, trovando un compromesso tra il mondo come è diventato e la spinta a continuare così come il mondo era, lasciando il caos alle spalle e ripensando alle parole del grande Maestro: “Ogni volta che siedo qui penso a Borges che, in un racconto, fa sostenere da Paracelso che il paradiso esiste ed è questa terra. Ma esiste anche l’inferno ed è non accorgersi che questa terra in cui siamo è il paradiso.
(I Ristoranti di Veronelli 1995, Veronelli Editore)”.
no-trip

Ripensando con nostalgia a quando questa terra ancora era un paradiso. Ma, con un contrapposto ottimismo e molta fatica alle spalle, chiudendo le serrande la sera con un “in fin dei conti,

domani è un altro giorno

domanialtrogiorno

Maria Isabella Rebecca

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

14 pensieri su “Da Veronelli a TripAdvisor

  1. Perfettamente d’accordo.
    Se qualcuno dovvesse avere ancora dubbi circa il funzionamento di Trip, Vi allego la copia di una proposta “seria e corretta” che abbiamo ricevuto una settimana fa.

  2. un meccanismo così infame nella sua spudoratezza da marketing potevano metterlo a punto solo degli yankee oppure il miliardario rosso simil Berlusconi amico di Renzi, un certo Oscar Farinetti. Gente normale una cosa così non se la inventa di certo…

  3. Social di questo tipo non vanno supportati, da tempo cerco di far ragionare i ristoratori che conosco e che lo utilizzano ma purtroppo vengono visti come una facile pubblicità…

  4. D’accordo anche io, su tutta la linea; solo una precisazione: ben prima di Veronelli anche in Italia c’era la guida Michelin, che però non era “raccontata”, comprendendo solo simboli (le “stelline” di cui parla il post). Forse anche per Veronelli è riduttivo parlare di “racconto”, perchè in realtà la sua prosa evocava, immaginifica com’era

  5. Una critica seria , composta , senza urla e aderente alla realtà. Si vede la buona scuola nel senso più ampio del termine , con molta nostalgia per il grande GINO. Brava .
    Josè

  6. Il 24 settembre 2015 si e’ chiusa un’operazione di assoluta trasparenza … una casa di vetro. Cosi’ l’ha qualificata il presidente di Gambero Rosso, Paolo Cuccia, in una lettera inviata agli inizi di settembre a potenziali sottoscrittori di un’operazione di collocamento in borsa del capitale della societa’. In realta’ l’operazione si e’ aperta l’8 settembre ma non si sarebbe chiusa nella data annunciata. La scadenza parrebbe rinviata. Ancora oggi le azioni non sembrano essere in negoziazione…
    http://www.gamberorosso.it/news/1022774-il-gambero-rosso-si-quota-in-borsa-la-lettera-del-presidente-paolo-cuccia-agli-investitori
    Trattasi di quotazione in borsa di un’importante media company del settore food and wine. La piu’ chiacchierata da quasi 10 anni, da quando il capitale e’ passato dai soci originari nelle mani di una fiduciaria. Un’intervista pubblicata nel 2011 su ilfatto quotidiano fornisce alcuni spunti atti a ricostruire la vicenda. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/27/dietro-il-gambero-rosso-ce-panerai/94321/).
    L’ex socio di maggioranza (Stefano Bonilli, oggi deceduto) dichiarava di aver ceduto la maggioranza assoluta a societa’ facente capo a PAOLO PANERAI, patron del gruppo CLASS EDITORI e di altre attivita’. tra cui anche aziende vinicole. La societa’ menzionata annovera nel proprio cda, tra gli altri, anche GIANNI ZONIN e suo figlio DOMENICO ZONIN, noti imprenditori del settore del vino, sempre secondo quanto riferisce Bonilli.
    Inoltre, secondo quanto comunicato dal presidente PAOLO CUCCIA, il collocamento in borsa della società e’ seguito dalla BANCA POPOLARE DI VICENZA, uno degli istituti di credito più chiacchierati del periodo recente. Istituto presieduto oramai da anni dal medesimo GIOVANNI ZONIN di cui sopra.
    Risalgono agli ultimi giorni vicende di rilievo penale che riguardano la banca e il suo presidente, secondo quanto riferisce la stampa nazionale. Si vedano: il sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-09-22/guardia-finanza-popolare-vicenza-indagato-zonin-092806.shtml?uuid=ACMpnE2) oppure il corriere della sera (http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/22-settembre-2015/banche-perquisizioni-gdf-sede-popolare-vicenza–2301952720207.shtml) oppure repubblica (http://www.repubblica.it/cronaca/2015/09/22/news/perquisizioni_nella_banca_popolare_di_vicenza_indagato_presidente_zonin-123406247/).
    Va senza dire che tra i due gruppi vinicoli che hanno raccolto più premi (TRE BICCHIERI) nella nota guida annuale del GAMBERO ROSSO figurano anche proprio quelli facenti capo a PAOLO PANERAI e a GIOVANNI ZONIN.
    Un cerchio perfetto! Una casa di vetro! Bicchieri di vetro!
    E il mondo del vino va….

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