Garantito… da me! Oltrepò Pavese Pinot Nero Vigna Brumano 2010 Ruiz De Cardenas

Gran brutta bestia il Pinot nero, croce e delizia, secondo solo al Nebbiolo, con il quale ha qualcosa in comune, per ogni viticoltore che decida di confrontarvisi. Perché il Pinot nero non è un’uva qualsiasi e ha bisogno del posto giusto, delle cure giuste, del clima adatto (continuo a pensare tempo perso piantarlo in larga parte della Toscana o più a Sud, e forse solo l’Etna potrebbe dare, alla lunga, risultati interessanti), per esprimersi con tutta la sua vellutata setosa elegante stoffa.

Alto Adige a parte, che con ogni probabilità rappresenta, con alcuni angoli di Trentino, un mondo a parte nel panorama del Pinot nero italiano – e ovviamente mi sto riferendo al Pinot nero vinificato in rosso, fermo, in stile borgognone, e non al Pinot noir destinato, sul modello champenoise, alla produzione di metodo classico, e eccezion fatta per qualche raro caso in Val d’Aosta, la zona italiana più adatta al Pinot nero, e non solo per motivi statistici, perché ivi la produzione di Pinot Nero  rappresenta circa il 75% dell’intera produzione nazionale del vitigno, ma per motivi legati ai vari terroir disponibili è sicuramente l’Oltrepò Pavese.

E se croce e delizia è il vitigno/vino, ancora più croce e molto spesso fonte di incazzatura più che di felicità enoica, è la realtà produttiva, e umana aggiungerei, di questa splendida zona vinicola lombarda, ancorata storicamente ad un duplice ruolo, quello di eterna promessa e di Bella addormentata nel bosco, perché lo sanno anche i sassi che potrebbe fare grandi cose, senza temere la concorrenza – Valtellina a parte, che è tutto un altro scenario, quello della viticoltura eroica di montagna – di nessun’altra zona vinicola della regione che ha dato i natali, tra gli altri, a scrittori illustri quali Bonvesin de la Riva, Teofilo Folengo, “Don Lisander” Manzoni, Carlo Emilio Gadda, Carlo Alberto Dossi, Gianni Brera e Alberto Arbasino…

Purtroppo spesso i Pinot nero vinificati in rosso oltrepadani mancano di quella raffinatezza che rende unici, e inimitabili, quelli della sacra Bourgogne, sono decisamente terrigni e un po’ duri e hanno bisogno di svariati anni di bottiglia per acquisire morbidezza e sfumature aromatiche e gustative. Oppure sono condizionati da una sorta di “ansia da prestazione” che porta molti produttori, anche noti, di alto lignaggio o di lunga consuetudine con il vitigno e con ampia possibilità di selezione in vigna data da un buon numero di ettari vitati tra i quali scegliere e di notevoli possibilità economiche del produttore, che quindi non sarebbe “costretto” a utilizzare tutta l’uva che quell’anno Bacco ha mandato in terra, a strafare.

Ad estrarre troppo, a puntare sulla concentrazione e sulla potenza. O, peggio ancora, a “massacrare” i vini – e qui la colpa continua ad essere di quell’autentica gramigna rappresentata dagli enologi consulenti, quelli scelti più che altro per motivi di marketing, perché assicurano buoni punteggi da parte delle guide – con botte terrificanti di legno, francese e non, supertostato e vanigliato.

Uno dei pochi che, pur con risultati diversi in base all’annata, ma sempre con un filo rosso che ne collega i millesimi determinando uno stile e una sensibilità personale, riesce ad esprimere Bourgogne, pardon, Oltrepò Pavese Pinot nero degni di rispetto è un signore di altri tempi soprattutto, un vero signore prima che un piccolo produttore, di lunga esperienza umana e come amateur dei grandi vini francesi (Borgogna, ça va sans dire, ma anche Champagne), il quale, come scrive, ha scelto questa terra, pur non avendo “tradizioni plurisecolari” ed essendo milanese di nascita, per riscattarne l’immagine purtroppo oppressa da troppi “prodotti dozzinali, con poche eccezioni”.
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Questo Signore corrisponde al nome un po’ esotico e spagnoleggiante – ma l’è milanes, propi come el nost Carlo Porta – di Gianluca Ruiz de Cardenas. Il quale pur essendo un convinto sostenitore della fondamentale importanza del terroir, ha “capito che il territorio non basta” che “è l’iniziativa degli uomini a fare la differenza, come insegna la storia di altre regioni ed altri paesi”.

Gianluca, che ho imparato a conoscere negli anni e al quale sono umanamente affezionato, oltre ad essere un piccolo produttore di rango, proprietario di piccoli vigneti, per un totale di circa cinque ettari, dislocati tra Casteggio, località Mairano, Torricella Verzate e Oliva Gessi, è, cosa che apprezzo particolarmente in lui, un uomo intelligente che non si limita a produrre vino, ma ama riflettere sui temi relativi alla viticoltura. E così nel tempo, dapprima sul mitico sito Internet Wine Report – leggete qui e poi ancora qui – e poi sui miei blog, particolarmente quello “bollicinaro” – leggete qui e poi ancora qui – lui ama destinare suoi contributi e riflessioni che illustrano e nobilitano gli spazi che hanno il piacere di ospitarlo.

Il Pinot nero è una sua grande passione e oltre ad onorarlo al meglio come base del suo eccellente metodo classico Oltrepò Pavese Galanta Rosé (nelle altre “bollicine”, il Galanta Brut Reserve, e ovviamente il Blanc de Blanc Extra Brut Cuvée Armonia dove è assoluto protagonista, è prevalente lo Chardonnay), lo onora con due vini fermi: il Vigna Miraggi, più giovane e immediato, e soprattutto, e questo vino fa la sua nobilitate, con il Vigna Brumano. Il frutto di una lunga consuetudine con questa uva, visto che il suo primo Pinot nero vinificato in rosso, pioneristico, risale al 1981.

La Vigna Brumano, posta sulle alture di Casteggio, è un impianto di oltre 6000 viti ettaro con Pinot nero delle migliori selezioni Borgogna per vini rossi, allevato a cordone speronato con filari a rittochino, e la sua vinificazione è così meticolosamente descritta dal produttore: “macerazione è¨ di 8-10 giorni a seconda delle annate, con numerosi rimontaggi e/o delestage quotidiani. Dopo la svinatura ed una decantazione di poche settimane, il vino viene travasato in fusti da 225 lt. di rovere francese di diverse provenienze, rinnovati ogni anno per un terzo. La permanenza in legno è di 12-18 mesi”. La commercializzazione del vino avviene dopo un periodo di affinamento di 12-16 mesi.
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L’annata 2010 del Brumano, assaggiata recentemente, mi ha pienamente convinto di trovarmi di fronte ad un ottima lettura del vitigno e del terroir clastidiense (e Casteggio, va ricordato, è il nome di una Doc che non ha avuto una grandissima fortuna…).

Bellissima l’intensità di colore, un rubino brillante luminoso e splendente, di grande vivacità cromatica e densità, e subito, fin dal primo impatto, si resta colpiti dal bel naso elegante e fragrante, tutto ribes e lamponi e leggere note terrose e di sottobosco, per rimanere poi conquistati, servito il vino alla giusta temperatura, dalla bellissima dolcezza del sorso, dal gusto pieno e suadente e carnoso con una bella persistenza e ampiezza, dal tannino presente, ben sottolineato, eppure setoso, dall’equilibrio e dalla lunghezza ben polputa, dall’assenza di fastidiose note di legno e dalla persistenza lunga e succosa, dalla grande armonia e piacevolezza.

Un gran bel Pinot nero, che dimostra quali potenzialità ancora largamente inesplorate e non valorizzate abbia, soprattutto nelle mani giuste, l’Oltrepò Pavese…

Azienda agricola Ruiz De Cardenas
Strada della Mollie 35 – Frazione Mairano
27045 Casteggio (Pavia)
Telefono: 0383 82301 – Fax: 02 40094322
E-mail: vini@ruizdecardenas.it

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Un pensiero su “Garantito… da me! Oltrepò Pavese Pinot Nero Vigna Brumano 2010 Ruiz De Cardenas

  1. Grazie per il consiglio sig. Zilliani.
    Entusiasmata dal suo articolo e appassionata di pinot nero, ho ordinato una bottiglia di questo buonissimo vino italiano.
    Non ho trovato l’annata 2010, bensì la 2009.
    Concordo: una vinificazione eccellente, profumi gradevoli, spalla acida sostenuta ma elegante.
    Ho notato che, nella mia bottiglia, una seppur minima terziarizzazione dei profumi era già presente. Mi domando se è voluta, frutto di una vinificazione mirata, o se è indice di una longevità breve.
    Comunque, una bevuta eccellente in rapporto al prezzo.
    Alla cieca potrebbe ricordare “qualcosa” d’oltralpe.
    Buona serata.
    Adele

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