Garantito… da me! Valtènesi Campei 2011 Le Chiusure


Dove eravamo rimasti?…

Ci si dimentica spesso quando si parla di vini del Garda bisogna fare tutta una serie di distinguo. Bisogna innanzitutto chiarire di quale parte del Garda si stia parlando, se della zona veronese (quella del Bardolino e del Bardolino Chiaretto, per intenderci), se di quella basso trentina, se della vasta area lombardo-veneta che ha come “epicentro” Sirmione dove nasce un bianco in grande spolvero come il Lugana, o se invece della sponda bresciana.

Se è di questa area che si parla, allora vale la pena utilizzare la lente d’ingrandimento, scegliere un’area specifica più piccola, e concentrarsi, magari spostandosi da nord a sud, da Desenzano salendo sino a Salò e dintorni, non limitandosi alla bellissima zona prospiciente il lago di Garda, ma salendo nell’entroterra collinare, che presenta angoli e situazioni di una bellezza che non ci si aspetterebbe, sulla Valtènesi ovvero il nome storico del territorio collinare a ovest del lago di Garda che, a partire dal 2011, è anche divenuto il nome della denominazione d’origine controllata dei vini della zona.
fotoValtenesi

Valtènesi il nome che da secoli rappresenta questo territorio e la decisione di sceglierlo come punto di riferimento della Doc zonale non è stata una scelta facile, perché tutti capiscono che quando utilizzi la menzione Garda in una Doc probabilmente fai capire anche ai non esperti dove, grossomodo, di trovi. Quando dici invece che sei la Doc Valtènesi, devi spendere parole, spiegare, anche ai tanti tedeschi, austriaci, belgi e olandesi (ma anche provenienti da altri Paesi del nord, come la Polonia), di cosa tu stia parlando. Magari proprio dell’area in una località nella quale questi turisti hanno trascorso le loro vacanze…
Uva-Groppello

Re e vitigno identitario della Valtènesi è il Groppello, che sul sito Internet del Consorzio Valtènesi viene un po’ sbrigativamente definito “vitigno autoctono coltivato sul territorio ancora prima della scoperta dell’America. Oggi al mondo ne resistono non più di 400 ettari, coltivati esclusivamente in quest’area, che lo rendono un patrimonio raro e prezioso”, mentre qualcosa di più specifico troverete su queste altre pagine Web e soprattutto, in termini più tecnici, qui.

E’ un vitigno dotato di un importante corredo tannico, di una certa personalità, di profumi leggermente speziati pepati ed i vini che ne nascono sono gagliardi, saporiti, con una buona freschezza e spalla e una certa capacità di evoluzione nel tempo. Ciononostante, la doc Valtènesi tutelata dal Consorzio omonimo, “prevede due tipologie di vino basate sul Groppello che deve essere presente in una percentuale compresa tra il 50 e il 100 %”. La prima è il Valtènesi, ovvero un vino rosso, anche se l’indicazione della tipologia rosso non compare in etichetta, e la seconda, e magari molti non lo sanno, è un rosato, o meglio, un Chiaretto, il Valtènesi Chiaretto.

Un Chiaretto che anno dopo anno si sta rivelando come uno dei più interessanti protagonisti della scena di rosati, la cui zona di produzione, come del Valtènesi tout court, è costituita dal territorio dei comuni della Valtènesi storica (San Felice, Puegnago, Manerba, Polpenazze, Moniga, Soiano, Padenghe) allargato alla cerchia di colline moreniche retrostanti con terreni dalle caratteristiche pedologiche similari.
In sintesi, come dicevo, le colline tra Salò e Desenzano.
mappa_valtenesi

Il Groppello è il pilastro della denominazione in entrambe le declinazioni, ma altre uve che possono entrare nella composizione dei vini della doc Valtènesi sono quelle autorizzate in provincia di Brescia e oggi più diffuse sulla costa bresciana del lago di Garda, sostanzialmente Sangiovese, Barbera, Marzemino e Rebo. Fortunatamente i vitigni internazionali sono limitati a un 10 % complessivo e sono pochissimi i produttori che si avvalgono di questa possibilità, limitandosi, nel caso, al rosso e non al Chiaretto.

Se si dovesse spiegare, in pillole, cosa sia un Valtènesi Doc, si potrebbe dire è un vino territoriale a base di Groppello, che ha un disciplinare di produzione che parla molto chiaro e regolamenta la data di immissione al commercio non prima del 14 febbraio per il Valtènesi Chiaretto e non prima del 1° settembre per il Valtènesi.

Avrò spesso molte possibilità di parlare dei Valtènesi Chiaretto dell’annata 2015, ma ancora diversi 2014 sono tuttora eccellenti e in piena forma se li beviamo ora, ma per ora voglio catturare la vostra attenzione, a conferma che i Valtènesi Doc (intendo i rossi) hanno ottime capacità di tenuta ed evoluzione nel tempo, su un ottimo cru 2011, prodotto da un’’azienda agricola, Le Chiusure, che ha cantina nel comune di San Felice del Benaco, sulle colline moreniche della Valtènesi, a poche centinaia di metri dal lago di Garda. E del cui Chiaretto, 2013, ho già scritto oltre un anno fa.

Una piccola azienda, quattro ettari di vigneto e due di oliveto nella campagna di Portese, piccolo borgo affacciato sul golfo di Salò, la cui prima annata commercializzata è stata il 1989, e la cui “mission” credo sia ben sintetizzata in queste parole, opera del proprietario, Alessandro Luzzago. Che, per inciso, è anche il presidente del Consorzio Valtènesi: “Aspiriamo a produrre prodotti, e in particolare vini, che abbiano una loro identità e per i quali il gusto diffuso del consumatore non sia il punto di riferimento prevalente. Le nostre piccole dimensioni ci danno la libertà di non inseguire i cambi del gusto, spesso legati a mode incerte nella durata e nelle motivazioni. Pensiamo a vini sapidi, i nostri terreni li possono dare, vini persistenti e riconoscibili nelle annate; che non mirano ad essere suadenti o accattivanti, ma che hanno come massima aspirazione quella di diventare, nel loro piccolo, dei classici”.

Il sito Internet, ben scritto e ricco d’informazioni, un eccellente esempio di come si possa usare bene il Web per raccontare se stessi e quello che si fa e come lo si faccia, ci dice che “con l’impianto dell’ultimo vigneto abbiamo incrementato la presenza di Groppello. Abbiamo oggi a disposizione quasi quattro ettari con oltre 18.000 ceppi. Il Groppello rappresenta il 45% delle nostre uve;  seguono la Barbera con il 20%, il Rebo con il 15%, il Sangiovese con il 10%, il Merlot con il 7% e il Marzemino con il 4%” e poi che “il Valtènesi e il Valtènesi Campei sono due diverse espressioni del vino rosso di territorio:
fresco e fruttato il primo (Groppello al 70%), viene imbottigliato a un anno dalla vendemmia; più concentrato e complesso il secondo (Groppello al 50%), matura nel legno ed è pronto generalmente un anno più tardi, con un buon potenziale per l’invecchiamento”.

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Cosa utile a sapersi è che in questi due Valtènesi Doc accanto al Groppello “sono presenti anche uve di Barbera e Sangiovese e, solo nel Campei e in modesta percentuale, il Rebo”, ovvero un’uva proveniente dall’ incrocio tra il Merlot e il Teroldego, una grande varietà dal punto di vista enologico, con acino piccolo, buccia spessa e resistente, colore scuro e profondo, e che Le Chiusure “cominciò a piantare il Rebo nel 1992 e pochi anni dopo nacque il Malborghetto, dal nome della nostra proprietà secondo il Catasto napoleonico”.

Altra notizia utile sul Rebo è che fu opera di un grande ricercatore trentino, Rebo Rigotti, che oltre 60 anni fa “dirigeva un progetto di ricerca dell’Istituto Enologico di San Michele all’Adige volto a migliorare le varietà trentine incrociandole con le più celebrate varietà internazionali e decise di dare il suo nome a quello che ritenne essere il miglior risultato ottenuto, appunto l’incrocio tra il Merlot e il Teroldego”.

Origini trentine, modesto successo e limitata diffusione per il Rebo in patria, mentre “circa 25 anni fa, per un caso fortuito, un piccolo vigneto fu piantato sulla costa bresciana del lago di Garda. Le sue uve destarono l’attenzione di un enologo ben conosciuto in zona, Giuseppe Piotti, che le vinificò con risultati notevoli. A lui va riconosciuto il merito di aver incentivato la diffusione di questa grande uva in Valtènesi, dove, forse la maggiore insolazione o i sistemi d’allevamento più contenuti rispetto alla pergola trentina, ne hanno favorito l’ambientamento ottimale”.
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Il Campei, di cui ho bevuto, con grande soddisfazione, l’annata 2011, è un uvaggio Groppello Sangiovese Barbera Rebo ed è un vino che mi ha sorpreso per la ricchezza e la complessità, per la freschezza e l’equilibrio e l’eleganza, che è anche un carattere distintivo del suo produttore, persona di notevole cultura, non solo tecnico-enologica, (insomma uno di quei, non tanti, produttori con i quali non è difficile finire a parlare non solo di vino, ma di musica, letteratura, arte e varia umanità…), che lo caratterizzano.

Colore rubino intenso profondo, si propone con un naso, caldo, fitto, con note selvatiche pepate e speziate e di sottobosco in evidenza, ciliegia ben matura, terra, striature di mora di gelso, un naso molto succoso, avvolgente, di bella nitidezza e freschezza, di grande pulizia e intensità.

Bocca ricca, piena, con saldo sostegno tannico, di buona ampiezza e freschezza, gusto carnoso, pieno di sapore, con una bella definizione, un Valtènesi che ha sale e nerbo ben preciso e un retrogusto di liquirizia e more. Un 2011 in ottima forma, di bellissima dolcezza espressiva e plasticità, senza alcuna durezza o ruvidezza, un vino vero, gustoso, elegante, perfetto per la cucina autunnale a base di carne e funghi.

Le Chiusure
di Alessandro e Paola Luzzago
Via Boschette, 2 – 25010
San Felice del benaco (BS)
tel / fax +39 0365 626243
e-mail info@lechiusure.net
sito Internet www.lechiusure.net

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