Never trust … a skinny Italian blogger, che vi racconta l’Osteria Francescana di Bottura

Targa ingresso Osteria Francescana_Bottura

Oggi l’ineffabile Maria Isabella Rebecca sfiora la spudoratezza e la sublime incoscienza: lei food e wine blogger (per di più collaboratrice di questo blog e di quel “cattivone” del sottoscritto) si azzarda a raccontare, da par suo, con il suo stile ironico, divertito e, a saper guardare, di un’affilata, sorridente ferocia, nientemeno che un’esperienza, la sua, nel ristorante più in e à la page, più politicamente corretto (Renzi, con lo chef in questione pare essere in confidenza, ci ha portato a pranzo nientemeno che il presidente francese Hollande, lo stesso Monsieur che qualche tempo fa, pur francese, invitava a non consumare Champagne perché “il fait riche”…) del momento, la modenese Osteria Francescana di Massimo Bottura.

Se il racconto, divertentissimo, rispetti o meno la realtà e quello che si prova sperimentando questo locale – io in questa “Osteria” da duecento euro a cranio non ci ho messo e non prevedo di metterci piede- lo lascio giudicare a voi. Quel che per me ha valore, e a me piace tantissimo, è che la Rebecca, dopo questo primo post riservato al proprio blog, abbia scritto per Vino al vino questo testo senza guardare in faccia a nessuno, senza salamelecchi e riverenze al cuoco amico del potente di turno (ricordate le gastronomiche liaisons di Vissani con D’Alema o di Antonello Colonna con Fini per citare solo le prime che mi vengono in mente?) in un racconto che è fresco e stuzzicante. E a me fa venire l’acquolina in bocca ben più che le immagini e le descrizioni delle “opere d’arte” del Maestro di cucina modenese.

Beh, buona lettura e buon divertimento!
f.z.

Never trust a skinny Italian Chef_Bottura

Ci sono molte cose che non si sanno di un’esperienza presso l’Osteria Francescana di Massimo Bottura. Perché nessuno si prende la briga di raccontarle?

Iniziamo con ciò che tutti sanno: Bottura è stato insignito (dalla Guida de l’Espresso) della perfezione assoluta. Tradotta in punti: 20 su 20. Guarda caso il giorno prima della mia visita. Segno del destino o frutto di una fortunata circostanza? Direi entrambe visto che di pranzare da Massimo, il Magnifico per gli estimatori del Gourmet, mica si può decidere la sera prima.

Per mangiare da Massimo (forse molti già lo sanno) bisogna prenotare almeno con tre mesi di anticipo. Sperando di avere la fortuna di trovare una casellina libera nel fittissimo calendario della Francescana.

Trac, ce l’avete fatta. Trascritta nella vostra agenda un po’ meno affollata, finalmente avete avuto il coraggio. Una di quelle cose che, una volta deciso, si fanno e non ci si pensa più. Come un lancio col paracadute insomma. Peccato però che fino ad una settimana prima l’Osteria si riservi il diritto di disdire nel caso arrivi la telefonata per conto di Renzi ed Hollande. Forse questo non tutti lo sanno. A me è andata di lusso: nessuna comitiva istituzionale tra i piedi.
renzi_hollande_bottura

Per un pranzo all’Osteria Francescana non bisogna vestirsi di tutto punto. Vi sentireste scomodamente fuori luogo. Indossate un jeans ed una camicia un po’ elegante per integrarvi pienamente con l’insieme. Un’atmosfera rilassata ma non leccata. Un servizio attento ma non esageratamente affettato. Una musica di sottofondo che più azzeccata di così si muore. Il tutto studiato (ma che sembra non studiato) per farvi trascorrere delle ore all’interno di una bolla di sapone sospesa nell’aria senza che la bolla finisca per scoppiare all’improvviso. E se anche scoppiasse, atterrereste sul morbido. Il pavimento è in moquette e, ancora stento a crederlo, ci stava alla perfezione.

Rivisitazione fish and chips_Bottura

Forse tutti non lo sanno, all’Osteria Francescana bisogna spenderci almeno tre ore (la sottoscritta ne ha trascorse quattro). Perciò, quando tre mesi prima programmate la vostra agenda, guai a voi se vi prendete altri impegni. E mettetevela via che il momento del caffè arriverà quando è l’ora del tè. Con delle miniature di pasticceria che vi stenderanno sul ring. Tanto buone, quanto belle.

Ebbene .. Una giornata (quasi) intera all’insegna del gusto. Una quindicina di minuti circa tra una portata e l’altra, all’interno di un menù degustazione composto da 12 elementi. Di una pertinenza disarmante. Se Renzi ce l’ha fatta con 6, volete voi non avere l’abilità di gestirne 12? Comunque sia, nessuno vi obbliga. Se proprio vi sentite inadeguati ad un eccesso di stimolazioni artistiche, potete scegliere dal menù alla carta un antipasto, un primo, un secondo ed un dolce senza sentirvi imbrigliati nella “Tradizione in evoluzione” o, ancor peggio, esposti ad un susseguirsi di sperimentazioni così come accadrebbe scegliendo le “Sensazioni”.

Liberi di fare come se foste in “osteria”, con la “o” minuscola

Liberté-Egalité
Liberté, égalité, fraternité
. Chissà se anche Hollande l’ha pensata come me. In merito all’arte della cucina di Bottura? O al fatto che lascia libertà di scelta all’individuo? Si perché, tornando a noi, tra la Tradizione in Evoluzione e le Sensazioni c’è anche il menù a metà strada, quello che, stando a quando suggerito dal maître, combina il meglio dell’uno e dell’altro.

Quello per gli eterni indecisi o per gli inguaribili golosi come me che vogliono trarre il rendimento massimo dall’esperienza. E’ un menù che non sta scritto da nessuna parte ma che quando siete all’Osteria si materializza. Puff.

Una collisione di tecniche, idee e gesti. La nutrizione non matematica. La molecola nel piatto. La sublimazione della tecnica di cottura. Il tutto estrapolabile attraverso una dozzinale scorpacciata di, guarda caso, 12 “opere”. Non temiate, non rimarrete con la fame. Sazierete in un colpo solo corpo, anima e cervello.

Raviolo aperto_Bottura
Attraverso:

@ un po’ di sfizi all’inizio, tra i quali la rivisitazione del fish & chips. Mi si apre una voragine.

@ il raviolo aperto in ricordo di Gualtiero Marchesi, in omaggio al film Mediterraneo vincitore di un premio oscar nel 1991. Pesce bianco, cetriolo e menta.

Poi, o prima, c’era un’ostrica servita con una granita al limone che davvero mi è piaciuta un sacco.

@ una zuppetta di pesce di cui ricordo “sopra – tutto” l’alga affumicata.

@ l’insalata di fiori. Presentata prima del dessert, come punto di rottura tra dolce e salato. Non a caso io la descrivo a metà strada.
Il panino di mortadella scomposto_Bottura

E poi, prima o poi, arriva Lui, il panino alla mortadella scomposto. Una focaccina stretta e alta, affiancata da una mousse di mortadella, una manciatina (sfuggita non per caso) di pistacchio e un’impercettibile scia di lardo. Il rivale delle n-sfumature (o stagionature) di parmigiano reggiano. Anche quest’ultimo in competizione: con “la parte croccante della lasagna”, il sogno di ogni bambino emiliano (io invece mi leccavo le dita sporche di besciamella).

@ il foie gras con gli occhi di un bambino a forma di gelato e dal cuoricino balsamico (sfido che un bambino se lo mangi; ci penso io).

Parte croccante della lasagna_Bottura
A tradimento arriva anche il tortellino con il parmigiano e la panna fresca. Dopo la carne. Smentita ogni mia certezza. Il filetto di manzo cotto sottovuoto è servito prima del tortellino. C’è anche del cuore di rafano tra i sapori. Così come tanti colori nel piatto. Davvero sembra un dipinto. Ed infatti scopro che lo è. Il piatto è una riproduzione del quadro in entrata. Non so se mi piace di più la carne o il quadro che c’è in lei. Come per l’insalatina di fiori, difficile stabilire dove si trova il punto di rottura.
Opera darte_Bottura

Mi sento confusa. Non capisco più il confine tra arte e cibo. Si, perché un altro suggerimento che vi do e nessuno lo fa è il seguente: prima di recarvi alla Francescana vedete di rinfrescare un po’ la vostra sensibilità artistica. Prende l’arte e mettetela da parte, nel senso letterale del termine. Così come Bottura ha fatto condensando in un angolo del corridoio 3 opere di 3 artisti differenti: gli uccellini sospesi, lo specchio col piccione ed un sacco delle immondizie nero. Di una genialità sconfortante.
Ops mi è caduta la crostatina_Bottura

Ah il sacco è di bronzo, mi raccomando. Ebbene si, mi è scivolata la gaffe. Voi non fate lo stesso. Però mi consolo: a Bottura, è scivolato il dessert, intitolato “O(o)ps, mi è caduta la crostatina”. Gli manca solo la parola. Con l’Autunno a New York, della frutta e verdura di stagione presentata sotto forma di mela in ricordo del mercato di Union Square, la mia opera preferita.
Autunno a NY_Bottura

Quanto al piatto preferito …. Se non c’è da fidarsi di uno “skinny Italian chef”, figuriamoci di una (quasi) skinny blogger.

Provate Voi per credere.

Maria Isabella Rebecca

foto personale

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

p.s.
Vino al vino invita tutti i lettori ad esprimere concretamente solidarietà al Pastificio Rummo colpito dall’alluvione di Benevento
‪#‎SAVERUMMO‬
Comprate, consigliate, consumate l’ottima pasta Rummo, di cui sono da anni affezionato e convinto consumatore!

6 pensieri su “Never trust … a skinny Italian blogger, che vi racconta l’Osteria Francescana di Bottura

  1. Pingback: I mei articoli su Vino al vino –> http://www.vinoalvino.org/! | About wine, food & myself

  2. tanta analisi, ma a mio avviso manca del tutto la sintesi… un articolo come questo quale scopo (ammesso che ne abbia uno) si prefigge, quali sensazioni dovrebbe suscitare nel lettore?

    • non devo difendere la mia collaboratrice, che si difende benissimo da sola, ma credo che questo articolo riesca a raccontarci l’atmosfera di quel ristorante stellato e a farci capire che tipo di cucina proponga, e ci restituisce benissimo l’esperienza da lei vissuta.
      Lei non é d’accordo Giovanni? Ci spieghi perché, secondo lei, si tratterebbe di un articolo non riuscito

  3. Nessuno scopo, caro lettore (lo ha detto anche lei). Solo il desiderio di rendermi utile facendo conoscere la mia esperienza (questa, come anche molte altre) a chi ne possa essere interessato (ma non è un obbligo essere interessati). Quindi non è mio compito fare la sintesi. O meglio, se la faccio, la faccio per me. Lei la può fare da solo, utilizzando quanto più informazioni possibili (anche le mie, se vuole, seppur criticabili) per poter poi prendere le decisioni che più le sembrino opportune.
    Maria Isabella Rebecca

  4. Abito a Modena. Non ho la certezza assoluta, ma, da quanto so, non è stata annullata la prenotazione a coloro che avevano prenotato per la stessa sera della visita dell’ebetino e Hollande.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *