E dopo vini così come non osservare una pausa di raccoglimento?

La vita, per fortuna, ci può a volte riservare sorprese felici

Trovo che il senso della mia memorabile serata di ieri stia davvero in questa frase icastica che mi ha regalato una carissima amica: “La vita, per fortuna, ci può a volte riservare sorprese felici”.

Non che mi possa lamentare, a parte il piatto, che continua malinconicamente a piangere, ma ci sono ancora tre mesi per risollevare le sorti, di come sia andato sinora questo 2017, che mi ha riservato momenti felici, soddisfazioni inattese, sorprese inebrianti e soprattutto una serenità, alla faccia dei gufi, e di una presenza a me stesso che mi erano mancate, per vari motivi, nel corso dell’annus horribilis 2016.
Una sorpresa meravigliosa, uno stupendo regalo di compleanno in anticipo è stata la cena di ieri sera, presso il classico ed eccellente ristorante Pierino Penati di Viganò Brianza, una certezza quanto a stile, professionalità e qualità assoluta della cucina, che mi è stata offerta da un grande Uomo. Un personaggio di primario valore del mondo del vino (diciamo che produce grandi vini in terra toscana) e un imprenditore e uomo d’affari, nonché esperto di Arte e di musica, che non so nemmeno perché mi riserva una considerazione e un’amicizia che non credo di meritarmi (domine non sum dignus…) anche perché raramente ho scritto dei suoi pur ottimi vini.

Questa persona ha la compiacenza di seguire quanto scrivo e pur non essendo sempre d’accordo sulle mie uscite di argomento non vinicolo (soprattutto le mie “considerazioni di un impolitico” per dirla con Thomas Mann) mi stima, bontà sua, come libero battitore del mondo della comunicazione, come penna indipendente, anche se spesso all’arrabbiata.

Invitandomi a cena ieri sera da Pierino Penati, dove lo conoscono bene ed è di casa e può permettersi di farsi servire preziose bottiglie provenienti dalla sua cantina, che immagino da urlo, ha voluto, parole sue, “condividere con una persona in grado di capirle alcune bottiglie, in annate importanti, che amo e di cui conosco vigna, cantina e vigneto”. E poiché l’uomo è goloso, lo si vede subito che ha le phisique gourmand, ha voluto accompagnare queste bottiglie a piatti studiati appositamente per lui. Perché il mio ospite, purtroppo, lo dico essendo una persona che non pensa di eliminare carne, pesce e formaggi dalla sua dieta, o per fortuna, lo dico secondo la sua ottica, è vegano da molti anni. Per una scelta etica prima che alimentare.
Ieri sera la serata è stata istruttiva perché per la prima volta ho provato a pranzare vegano e a provare quasi tutti i piatti, ad un certo punto ho ceduto al richiamo di un pezzetto di brasato di divina scioglievolezza e ad un carrello dei formaggi che da solo varrebbe la visita, del menu vegano preparato per l’amico. E ho constatato che, senza arrampicarsi sui vetri, senza sifoni, cucine molecolari da seghe mentali, ma con una cucina di territorio basata su una scelta rigorosa di materie prime, anche povere, di livello eccelso, proposta da cuochi e ristoratori che sanno il fatto loro e di professionalità adamantina, si può gastro-godere anche cenando vegano.
Ma i vini, che vini, potenti Dei! Per iniziare, e già a livelli fantastici, uno Champagne, un Brut Nature Blanc de Blancs (ho dimenticato di fotografare la bottiglia) della mitica annata 2002 della Maison familiale et indipéndente Duval-Leroy, nata nel 1859.

Uno Champagne gastronomico, ampio, carnoso, ma incisivo e ben secco, vigoroso, di ampia spalla, con una mineralità e una sapidità da lasciare senza fiato. Uno di quegli Champagne che quando li bevi ti fanno chiedere: Champagne, what else?

Ma era solo l’inizio. In ben scandita sequenza, serviti alla cieca, tanto per farmi divertire a provare ad ipotizzare cosa fossero (indovinare no, sono solo un buon degustatore, non sono mica Daniele Cernilli o Gianni Fabrizio, o un fenomeno pirotecnico come il sommelier stellare Luca Gardini!) il mio ospite mi ha proposto:

Pouilly-Fumé Silex 2008 Dagueneau


Chambolle-Musigny Les Amoureuses Domaine Comte Georges de Vogue 1990

Graves Château Haut-Brion 1982

Château d’Yquem 1995

Ora de Re Barone Jacona della Motta 1932

Non sto qui, ora, non ne ho le forze, ammesso che ne abbia la capacità (non sono Luigi Veronelli, non sono Nicolas Belfrage, Jancis Robinson o Pierre Casamayor) per provare a descrivervi questi vini. Ho preso debite note di degustazione, ma confesso che ho passato più tempo a godermi questi vini ed il confronto dialettico con le impressioni, da vero esperto, del mio squisito ospite, e lo spettacolo della continua evoluzione e crescita dei vini nei loro bicchieri (e ho bevuto, più che degustare) che a redigere note professionali.

Per ora, sperando di trasmettervi in qualche la mia emozione ed il mio sincero entusiasmo per una serata così entusiasmante e la mia eterna gratitudine per l’amico che ha pensato a farmi un regalo così magnifico, solo una cosa posso dirvi: e ora, dopo vini del genere, con quale coraggio accostarmi a qualsiasi altro vino? Come tornare, dopo una notte d’amore con la più bella donna del mondo (nel mio caso sono tre: Juliette Binoche, nella foto qui sopra Charlize Teron e Martina Colombari) alla “normale” donna, che pure amate, del vostro cuore?

Per questo motivo ho deciso di fare un eno-fioretto: fino a venerdì (magari sarà giovedì, non so se riuscirò a resistere alla tentazione) niente vino, solo acqua. Una pausa di raccoglimento e di ringraziamento a Bacco necesse est…

Attenzione!

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