L’Alto Adige è Austria? E allora per me nicht Süd Tirol con i suoi vini

Adoro l’Alto Adige, io, che ho il difetto di essere nato in Italia, da genitori e nonni e bisnonni italiani (non necessito dunque di iusSoli) continuo a chiamarlo così piuttosto che Süd Tirol, e la considero una delle terre più belle, e non solo per il mio lavoro di cronista del vino, ma di turista, che abbia conosciuto. Da tempi ormai lontani, da quel 1982 in cui ci salii per la prima volta con la ragazza che sarebbe l’anno seguente diventata mia moglie. Ora ex moglie.

Ho perso il conto di quante volte abbia preso la strada che da Bergamo mi conduce, via Trento, in questa “terre di mele e di vino” come la definì un grande scrittore altoatesino, che ho avuto la fortuna di frequentare, Joseph Zoderer. E ogni volta si rinnovavano l’incanto per la bellezza dei posti, la squisitezza della cucina (io vivrei di gerostel e knodel), la bontà dei vini, cui ho dedicato centinaia e centinaia di articoli, in oltre trent’anni di frequentazioni altoatesine.
Il fascino, inconsapevolmente, era dovuto anche alla consapevolezza di trovarmi, seppure amministrativamente in territorio italiano, in una specie di semi – estero, dove anche se tanti parlavano istintivamente la lingua tedesca, che non conosco se non per poche espressioni basilari e pratiche (brot, wein, fleische, glass, essen, trinken, oltre a tutta la terminologia che conosco essendo un appassionatissimo della Musica classica, che è in larga parte austro-tedesca, oltre che della letteratura mitteleuropea, da Roth a Kraus a Canetti a Schnitzler) potevo magicamente cavarmela rivolgendomi al mio interlocutore nella lingua di Dante. E, purtroppo, anche di tale Renzi. Non so se mi spiego…

Con l’Alto Adige ho avuto in questo trentennio (meno male che non si tratta di ventennio, altrimenti rischiavo l’incriminazione per apologia di passato regime da parte del severissimo onorevole Fiano, mi riferisco al parlamentare PD non all’ottimo bianco irpino…), un rapporto contrastato, con tanto amore, più o meno ripagato, ma senza particolari slanci, e un pizzico se non di odio, questo mai, di incazzamento e delusione.
E questo non tanto per motivi enologici, anche se certi vini altoatesini d’antan oggi non si producono più purtroppo e certe scelte, come quelle di ammettere varietà come il Tempranillo o il Petit Manseng mi sono sembrate di stupidità perfettamente italica, ma per motivi legati alla politica, alla particolare condizione della provincia di Bolzano, dove nulla o quasi è italiano. Non la lingua, ma nemmeno la cultura, le tradizioni, il senso della comunità e della patria, che in tedesco si esprime con l’introducibile meravigliosa parola heimat, la cucina, che è ben diversa da quella del confinante Trentino.

E’ così successo, a me che salivo anche 10 – 12 volte l’anno in Süd Tirol, che ne ho girati tutti gli angoli e le vallate, che ci ho trascorso con la famiglia anni e anni di vacanze estive, e che tra questi vigneti, questi boschi, questi sentieri, mi sono sentito a mio agio, in pace con me stesso, come in pochi altri luoghi al mondo, di inca…volarmi, come un innamorato deluso, con questa terra.

E così, di fronte ad un episodio particolarmente grave, a mio avviso, che potete vedere descritto in questo articolo del gennaio 2006, in breve, “una petizione per chiedere all’Austria di tutelare l’Alto Adige. L’hanno firmata 113 sindaci o vicesindaci dei 116 comuni altoatesini e l’hanno consegnata al presidente del Parlamento nazionale austriaco Andreas Khol. Nel documento si chiede che nella carta costituzionale sia inserito fra l’altro un passaggio che recita: “La Repubblica austriaca si impegna alla tutela al diritto all’autodeterminazione del popolo di lingua tedesca e ladina separato dal Tirolo (i sudtirolesi ndr)”, a me, che di Alto Adige avevo fatto venire la nausea a mia moglie e mia figlia, stufe di seguirmi per sentieri, malghe, rifugi, baite, cantine anche d’estate (e chiaramente più propense a vacanzeggiare al mare…), presi cappello.

E con una delle mie alzate d’ingegno, ricordando che “lo stesso presidente della Provincia autonoma Luis Durnwalder (Svp), “ha difeso il diritto politico degli esponenti firmatari a esprimere la propria opinione nella funzione di rappresentanza dei sentimenti della popolazione”. E che un forte sostegno all’appello dei primi cittadini altoatesini, è anche arrivato dal Tirolo del nord e dal Tirolo orientale”, sul mio primo blog prima di questo, il taccuino del franco tiratore, me ne uscii con questo post. Il caso volle che anche un collega più noto e importante di me, oggi purtroppo scomparso, Stefano Bonilli, anche lui innamorato perso dell’Alto Adige (ricordo un pranzo insieme nel luglio 1987 in Val Badia dove lui trascorreva un periodo di relax), prendesse la stessa posizione, come raccontai qui. In pillole dicevamo: se i sudtirolesi vogliono la tutela austriaca, noi italiani, ed eravamo già tantissimi all’epoca a scegliere la provincia di Bolzano come meta turistica, non andiamoci in vacanza. Ed io in aggiunta proposi di boicottare i loro vini.

Apriti cielo! Scrissero di noi in tanti, la stampa locale altoatesina, io fui intervistato da un paio di radio bolzanine, parlarono della nostra incazzatura Wine News, qui, e persino Beppe Severgnini nella sua rubrica Italians sul Corriere della Sera. A me qualche produttore altoatesino esagitato telefonò incavolato nero accusandomi di “sputare nel piatto dove mangi”, dimenticando che le mie vacanze, spero accada anche con tutti i miei illustri colleghi del vino, me lo sono sempre pagato da solo. E le spese di trasferta da Bergamo a Bozen..

Non so cosa fece Stefano Bonilli, ma io per diversi anni, con la morte nel cuore, perché quelle vallate appartenevano alla mia geografia interiore, non salii più oltre Salorno.  Scrissi anzi qualche altro articolo, un po’ incattivito, a ribadire la mia scelta, commentando questa vicenda raccontata da Il Giornale, e mi diressi altrove, smettendo di essere il giornalista italiano che, insieme all’indimenticabile Franz Arrigoni, aveva più perlustrato e raccontato l’Alto Adige eno gastronomico.

Qualche anno fa ho ripreso a salirci, non con l’assiduità di un tempo, per partecipare ad una indimenticabile verticale del Pinot bianco Vorberg della Cantina di Terlano, per le annuali periodiche degustazioni di tutte le bollicine del gruppo di spumantisti metodo classico altoatesini, per qualche evento in particolare. L’ultima volta due anni fa, credo, in marzo, per quel bellissimo evento, ospitato nello Schloss Ringberg nel cuore viticolo di Bolzano, che è la Bozner Weinkost, la Mostra dei vini di Bolzano. Ricordo bene che mi commossi, quella sera, arrivando al Castello e incontrando, dopo tanto tempo, vignaioli con cui avevo antica consuetudine e che non rivedevo da anni.

E’ con grande gioia quindi che avevo accolto l’invito, professionalmente inoltratomi con largo anticipo, a partecipare dal 21 al 23 settembre alla prima edizione dell’evento denominato “Alto Adige wine summit” (e dagli con l’inglese anche in Süd Tirol!) una tre giorni, io avevo scelto i primi due, essendo il 23 una ricorrenza molto importante e molto personale per me: l’arrivo a quota 61…, che gli organizzatori definiscono “l’evento con cui il Consorzio Vini Alto Adige celebrerà i suoi primi 10 anni”, un “un grande banco di assaggio dedicato a vini non ancora presenti sul mercato e numerose degustazioni collaterali”.

Ma come spesso accade l’uomo propone ed il caso dispone. Pur avendo letto, con favore, che “Merano si candida a capitale italiana della cultura nel 2020” e che “il sindaco Paul Rösch e il vicesindaco Andrea Rossi hanno presentato in una conferenza stampa in municipio, la documentazione inoltrata al Ministero dei Beni culturali”, e rimasto sorpreso dall’esotismo e dalla stranezza della decisione dei responsabili del celebre ippodromo di Maia Alta, che domenica 24 settembre, giorno della settantottesima edizione della corsa più prestigiosa della stagione di Maia e dell’intero circuito ippico a ostacoli italiano, hanno scelto di prevedere una stravagante “Corsa dei cammelli al posto del carosello dei Carabinieri”, ho anche letto, con qualche ritardo, una notizia che mi ha fatto raggelare le vene.

L’ho letta dapprima sulla Stampa di Torino, qui, quindi sull’Ansa, qui e infine, andando a cercare, sul giornale di Bolzano Alto Adige, qui, e poi ancora qui.

Di cosa si tratta? Apparentemente di una bizzarria, della solita iniziativa un po’ folkloristica del partitino indipendentista – irredentista denominato Suedtiroler Freiheit, formazione che vede come punto di riferimento la tuttora bella e un po’ controversa dottoressa Eva Klotz, quella che protesta contro la “Bewerbung als Kulturhauptstadt Italiens ist politische Prostitution!”, e che vorrebbe de-fascistizzare (che sia parente di Emanuele Fiano?) non solo i nomi italiani dei paesi, ma anche le indicazioni, fascistissime!l in italiano posti sui sentieri che conducono a cime e rifugi. Una formazione, la Suedtiroler Freiheit, che celebra ogni anno l’anniversario della morte di un terrorista come Luis Amplatz, uno dei tre storici fondatori del Baf, il comitato di liberazione sudtirolese.
Si tratta di un diario scolastico, con una visione della realtà molto particolare, secondo la quale “l’Alto Adige fa parte dell’Austria e non dell’Italia. Così viene presentata la “nuova” cartina geografica dal partito Suedtiroler Freiheit nell’ottava edizione del suo “Diario scolastico tirolese” che sarà distribuito gratis a duemila alunni e studenti in Alto Adige e nel Tirolo austriaco. Non solo. Anche i giorni della settimana sono indicati in dialetto sudtirolese e non in italiano. Un errore? No. Una provocazione? Così pare”.

Autore di questa genialata “il Suedtiroler Freiheit, partito politico indipendentista della provincia autonoma di Bolzano, fondato e guidato dalla pasionaria Eva Klotz, figlia del militante separatista Georg Klotz. Il movimento si autodescrive come «alleanza liberale-patriottica che reclama il diritto all’autodeterminazione per il Popolo Sudtirolese». Punta alla separazione dell’Alto Adige dall’Italia con annessione all’Austria – sulla cartina geografica dei Laender austriaci l’Alto Adige è unito al Tirolo. La provincia di Bolzano è inglobata nel Tirolo con capoluogo unico Innsbruck. E il Trentino, fuori dai confini nazionali austriaci, è considerato come «Welsch Tirol»”.

Ma cosa dici mai Ziliani, quello della Klotz è un pensiero separatista ed estremista che riguarda solo lei ed una minoranza di esaltati, che sembrano nostalgici dell’epoca della guerra fredda (in effetti a Bolzano si è messo a far freddo seriamente prima del tempo) mentre la maggioranza la pensa diversamente.
Errore amici miei, perché dapprima ho cercato su Internet e poi, per essere sicuro, ho chiamato la redazione del quotidiano bolzanino Alto Adige e ho avuto la conferma di quello che temevo. Da parte delle istituzioni, degli organismi politici della Provincia di Bolzano, il potente Ente che decide tutto nel territorio altoatesino, non c’è stata alcuna condanna, alcuna presa di distanza.

Dimenticanza? Non credo proprio. Volontà di depotenziare la “bella pensata” del gruppuscolo della Klotz, quella che dice “los von Rom” ma poi intasca un vitalizio romano da un milione di euro, con il silenzio? Può anche darsi. Però, ancora sull’Alto Adige, m’imbatto in questo articolo, dove leggo che “Cornelia Brugger, insegnante di scuola materna, in occasione di un dibattito sull’eterno problema del bilinguismo, si è fatta portavoce del disagio e delle difficoltà delle insegnanti di fronte alle la strategia della Svp, annunciata pubblicamente nelle settimane scorse, per scoraggiare l’iscrizione di bambini italiani ed extracomunitari nelle scuole materne di lingua tedesca” e che “Mi sento dire dalla dirigente: siamo una scuola di madrelingua tedesca e quindi niente italiano né con i bambini né con i genitori italiani.

Si può parlare in italiano semmai con i genitori di bambini extracomunitari che essendo in Alto Adige da poco tempo non hanno avuto la possibilità di imparare il tedesco. A parte il fatto che mi sembra un atteggiamento razzista, io mi sento sempre più a disagio e impreparata, perché la società ci chiede di formare persone bilingui, mentre la politica ci blocca. L’obbligo di parlare solo ed esclusivamente nella propria lingua sarebbe comprensibile se ci fosse un’alternativa, ovvero una scuola bilingue, ma non c’è e le famiglie fanno quello che possono”. E mi prende un certo disagio, un’innegabile inquietudine.

Allora, e mi dispiace molto, soprattutto per gli amici, italiani, emiliani, che curano l’ufficio stampa della manifestazione, e per alcune persone indubbiamente valide e ospitali che si occupano e bene della campagna vini Alto Adige e della loro promozione e perché mi perderò degli assaggi cui tenevo molto, perché i vini altoatesini continuo e continuerò ad apprezzarli, quando sono buoni, e spesso lo sono, ma ho deciso, per coerenza, e per una forma di rispetto delle mie idee di cittadino italiano, prima che di cronista del vino, di rinunciare a salire a Bozen per l’Alto Adige, pardon, Süd Tirol wine summit.

Giovedì 21 e venerdì 22 farò altro e sabato 23 il mio genetliaco lo trascorrerò in territorio italiano. Forse sarà nella patria del Chiaretto di sponda bresciana, la Valtènesi, o molto più probabilmente nella terra vinicola del mio cuore, dove non mi sono mai sentito estraneo, indesiderato, discriminato o, peggio ancora, sopportato. Inutile dire quale sia, perché ogni lettore dei miei blog sa bene che questa heimat si chiama Langa, Langa del Barolo. Beh festeggiare l’arrivo dei 61 bevendo un Barolo 1961 non sarebbe proprio una cattiva idea, non credete?

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e il Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

10 pensieri su “L’Alto Adige è Austria? E allora per me nicht Süd Tirol con i suoi vini

  1. Buongiorno Franco,
    proprio quest’anno, guarda caso, ho portato la famiglia in vacanza in Trentino (non in Alto Adige); è stata l’occasione per far conoscere le Dolomiti alle nostre ragazze….visto che in montagna ancora non le avevamo portate.
    Sono pienamente d’accordo con la tua posizione al riguardo. Tra l’altro, se non ricordo male, anche su questo blog diversi anni fa avevi pubblicato un post simile…
    Bene, se a distanza di molti decenni questa è ancora la convinzione di quella popolazione….mi sa che torneremo in vacanza da quelle parti, ma sempre vicino a Trento…!

    • caro Paolo, per me sono liberi di dire “Los von Rom”, ma siccome, sino a prova contraria, fanno parte del territorio della Repubblica Italiana, se loro la pensano così, noi, seppure a malincuore, diremo “Los von Süd Tirol”. Mi sa che a perderci saranno anche loro, visto quanto pesa il turismo italiano nel bilancio dell’economia altoatesina….

  2. lei si rende conto che ai pochi lettori di questo blog rimasti non frega un c…o se lei annuncia che non va alla manifestazione di Bolzano?
    A loro magari interessava sapere quali vini altoatesini aveva trovato interessanti e quali poteva consigliare.
    Delle sue politiche, chiaramente fasciste, non ci interessa
    La smetta di lamentarsi dei guai che le arrivano per colpa delle sue posizioni idiote. E’ solo un consiglio

  3. Franco tantissimi auguri, da grande intenditore e appassionato di barolo preferisci festeggiare con il barolo del 61 che è stata una grandissima annata, dovresti festeggiare con quello del 56 ma sai che è stata una
    annata non delle migliori..
    Se vuoi, visto che siamo quasi coetanei possiamo festeggiare con un
    barolo del 57 che tengo in cantina e pensavo di stapparla in una occasione speciale come lo è il tuo compleanno. Auguri Franco , fammi sapere se devo prepararla.

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