Bottiglie aperte a Milano: ecco perché meglio starsene alla larga

Aria stantia di déja vu, di antica e nuova Cupola del vino

Non potrò andarci perché, per mia fortuna e per mio maggiore gusto sarò a Modena, domenica 8 e lunedì 9, per la mirabolante Champagne experience, due giorni a tutto Champagne con piccole, medie e grandi Maison, ma secondo voi, avendo tempo sarei andato nella vicinissima Milano (molto più vicina per me e comoda da raggiungere di Modena) per assistere a Bottiglie aperte, presentato, come sempre all’americana, come “Milano Wine Show”?

Ci sarei andato scorgendo che tra gli espositori, l’elenco qui, un elenco che piazza tante aziende dell’Oltrepò Pavese tra le aziende del Piemonte (magari…), tanti soliti noti, come Famiglia Cotarella Falesco, Kettmeir (Santa Margherita), Lavis, Ricci Curbastro (quello che da presidente Federdoc ed ex presidente Consorzio Franciacorta produce disinvoltamente sia Franciacorta Docg che spumanti vsq e nessuno gli dice niente, perché è un potente con addentellati politici a Roma), Cantine Lunae Bosoni, Baglio di Pianetto, Marchesi di Barolo, e la Puglia viene rappresentata da questo quintetto, ovvero da Alberto Longo, Duca d’Ascoli, Gianfranco Fino, Tenuta Coppadoro, Vespa Futura 14 (quasi tutte aziende di cui è consulente Cotarella)?
Mi sarebbe venuto voglia di assistere alle degustazioni, che ora per tirarsela un po’ chiamano Masterclass come se fossimo a Londra, dopo aver letto sul sito dell’evento che “L’area delle Masterclass è, senza dubbio, quella che fa segnare il più importante avanzamento rispetto alle scorse edizioni, con ben 18 appuntamenti dedicati ad altrettante straordinarie eccellenze del panorama vinicolo italiano”.
E ancora che questi appuntamenti saranno “Guidati da una squadra straordinaria e senza precedenti di giornalisti e opinion leader del mondo del vino, con nomi che vanno da Andrea Grignaffini a Luciano Ferraro, da Daniele Cernilli a Cristiana Lauro, da Alessandro Rossi a Orazio Vagnozzi, da Adua Villa a Giampaolo Gravina. Un vero e proprio “Dream Team” della degustazione al quale si affiancheranno grandi enologi e titolari di aziende che guideranno personalmente i tasting, tra cui non si possono non segnalare Bruno Vespa e Riccardo Cotarella”?
Credo che mi sarebbe venuta una gran noia, e la decisione di starmene a casa, leggendo nel programma che Cristiana Lauro (firma di Dagospia) condurrà la degustazione di un Super Tuscan o presunto tale proprietà per l’azienda, Guido Berlucchi, con la quale collabora, il buon Daniele Cernilli guidare una verticale di un vino del suo amico del cuore il pugliese Gianfranco Fino, e poi replicare con una verticale di Barolo, ma il Sarmassa della Marchesi di Barolo, condotta insieme al proprietario e neo presidente dell’Unione Italiana Vini Ernesto Abbona. Uno di cui un vero protagonista del Barolo, l’indimenticabile Bartolo Mascarello, non aveva proprio particolare stima…
E poi degustazioni quasi nepotistiche, che vedranno protagonisti non uno, ma entrambi i fratelli, Renzo e Riccardo, Cotarella.. E come avrei potuto evitare di essere diviso tra la nausea e le risate a crepapelle nel vedere, in perfetta aria da regime, da pappa e ciccia tra giornalisti che stanno, ognuno a modo suo, dalla parte del potere, il caporedattore del Corriere della Sera, il responsabile della rubrica con tanto di blog sul sito del Corriere stesso, DiVini, lo scaltro Luciano Ferraro, condurre una degustazione di tre vini del Vignaiolo Vespa, il servitore di ogni padrone, altro che Arlecchino!, noto come Bruno Vespa?
Poi, lettori cari, voi decidete pure, se la cosa vi garba, io vi rispetto, de gustibus non disputandum est, del resto Milano Finanza sostiene che con Bottiglie aperte il vino di qualità sbarca a Milano, di andare a questa manifestazione, che se ha raggiunto la sesta edizione avrà pure un suo pubblico contento di questa formula.

Io, senza rimpianti, se non quello di vedere coinvolto in questa gherminella un collega che stimo tantissimo e che considero un amico, il direttore di Spirito di vino, il parmigiano Andrea Grignaffini (anche lui cresciuto alla scuola del grande Baldassarre Molossi alla Gazzetta di Parma), me ne starò a Modena e mi godrò la festa delle vere “bollicine”. Le prime, le originali, le insuperabili. Mi mancherà la Barbera, ma non mancherà certo lo Champagne

Attenzione!

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6 pensieri su “Bottiglie aperte a Milano: ecco perché meglio starsene alla larga

  1. Brrrrr…che sana invidia !
    Non volendo sobbarcarmi i Km che mi separano da MO dopo una settimana di andirivieni MI-TO, mi voglio divertire con bzzzzz Ape-Vespa…o è meglio starsene del tutto a casa e stappare un Barolo di Giacomo Fenocchio ?

    • Caro Giancarlo a Milano non ci saranno solo insetti fastidiosi, vecchi rottami, produttori arroganti e presuntuosi e loro reggicoda. Per fortuna ci saranno anche molti validi viticoltori. Per cui vacci e poi magari se ti va, ci scrivi le tue impressioni e suggerisci i vini che più ti hanno colpito. Di te mi fido. Se ti piacciono i Barolo di Claudio vuol dire che hai buon gusto

      • Alla fine non ci sono andato….il sabato è un giorno out, la domenica era gia previsto un pranzo con arrosto e Barolo (un Sordo, Fenocchio l’ ho finito e ho solo l ultima produzione….)…e quando bevo Barolo non so trattenermi ….Alla prossima !

  2. Io guiderò delle degustazioni il cui introito andrà in beneficenza. Ci vado senza avere il benché minimo compenso e per il motivo che ho appena detto e che non avrei citato se non fossi stato menzionato da te in un modo che mi è sembrato poco opportuno.

    • caro Daniele, a me non interessa se il compenso che ti verrà elargito vada, come dici tu, e non ne dubito, in beneficenza oppure nelle tue tasche. Non era questo il discorso, che io del resto non ho mai posto. Se tu fossi stato pagato non avrei trovato nulla da ridire: è ovvio che accada a fronte di una prestazione professionale.
      Tu ti lamenti con me perché ti avrei citato “in un modo che mi è sembrato poco opportuno”. Io mi sono limitato a scrivere: “il buon Daniele Cernilli guidare una verticale di un vino del suo amico del cuore il pugliese Gianfranco Fino, e poi replicare con una verticale di Barolo, ma il Sarmassa della Marchesi di Barolo, condotta insieme al proprietario e neo presidente dell’Unione Italiana Vini Ernesto Abbona”.
      Se per te questo è un modo “poco opportuno” evidentemente a dividerci non è solo il giudizio su tanti vini, ma il modo di intendere e utilizzare la lingua italiana. Con inalterata stima per il grande degustatore Cernilli.

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