Colli Bolognesi Riesling Italico Malagò 2000 E. Vallania

Un bianco di 16 anni ripercorre agilmente i tornanti del tempo

Da quanti anni conosco i vini di Terre Rosse, la storica tenuta della famiglia Vallania sui colli di Zola Predosa, a poca distanza da Bologna! Una vita… La prima volta, risalendo i tornanti del tempo e della memoria, fu nientemeno che 34 anni fa, nel 1983, in quel luogo splendido, di cui oggi si parla meno ma che all’epoca e per tutti gli anni Ottanta e Novanta fu uno dei migliori venti ristoranti italiani, al San Domenico di Imola, creazione di un gentiluomo, di un assoluto Signore come Gianluigi Morini, dove officiavano e officiano ancora, ai fornelli e in sala, i due fratelli Valentino e Natale Marcatillii.

Ricordo come fosse ora che dopo l’intervista per la Gazzetta di Parma dell’indimenticabile Maestro Baldassarre Molossi, la visita alle cucine e alla splendida cantina costruita nel Cinquecento dai Frati Domenicani, all’epoca una delle più ricche e prestigiose d’Italia, insieme a quella dell’Enoteca Pinchiorri a Firenze (che visitai per la prima volta proprio in quel 1983, anno anche del mio primo folgorante incontro con Veronelli), una volta passato a tavola, Morini mi fece gustare un Cabernet Sauvignon prodotto poco lontano, un Cabernet che rinunciava all’abbraccio (a volte mortale, soprattutto se si tratta di barrique) con il legno, e si era affinato esclusivamente in acciaio. La prima, servito con un classico come il guancialino di vitello da latte brasato, di tante volte in cui mi confrontai con i vini di questa cantina.

E ne rimasi così affascinato, da quel Cabernet, etichetta color Bordeaux con logo oro al centro, e da altri vini assaggiati qua e là, la Malvasia, il Riesling, italico e non renano, il Pinot nero, il Viognier, uno dei primi che assaggiai, che decisi, non ricordo quando, di fare visita all’azienda.

E lì scoprii, oltre ad un piccolo “segreto”, ovvero che fornivano vino, con private label, ad un discusso personaggio di Arcore, uno che poi sarebbe diventato Cavaliere e avrebbe preso in giro i tanti italiani (me compreso) che lo votarono nel 1994 e per qualche tempo dopo, che i Vallania stavano in un posto bellissimo e che non solo producevano ottimi vini, ma erano persone ricche di umanità e con un’idea del vino antica, indifferente alle mode del momento, un’idea dove al vino non va fatta fretta, ma occorre lasciare il tempo giusto perché possa esprimersi.

Oggi, incomprensibilmente, si parla meno che in passato di quest’azienda che non ama clamori mediatici e si preoccupa unicamente di lavorare bene, un’azienda posta in zona collinare del comune di Zola Predosa in terreni di natura argillo-calcarea, esposti a sud-est, con vigneto e cantina “realizzati da Enrico Vallania, di professione medico, enofilo per elezione nonché studioso di tutti i problemi connessi all’evoluzione dei vini. L’azienda sorta nel 1964 quando Vallania, trovatosi per eredità paterna a possedere un terreno per tradizione noto per la qualità dei vini, ha creduto opportuno togliere parte dei vecchi impianti e sperimentare vitigni più nobili acquistandoli direttamente presso vivaisti francesi. Da circa 50 anni quindi, sono coltivati vitigni altamente adatti a nobili produzioni quali: Riesling Renano, Sauvignon, Chardonnay e Cabernet Sauvignon nonché la Malvasia aromatica bianca originaria della zona”.

Vini, dei quali oggi si occupa in massima parte Elisabetta Vallania, prodotti con ogni attenzione, con uve, “accuratamente seguite durante l’intero ciclo produttivo e scrupolosamente selezionate in vendemmia, vinificate secondo i principi della moderna tecnica enologica: pigiatura delicata, pressatura soffice con sfecciamento dei mosti a freddo e fermentazione a temperatura controllata. Unica eccezione il Cabernet Sauvignon per il quale viene adottata la vinificazione “tradizionale”.

Perché vi parlo di Terre Rosse Vallania? Non solo per accendere un piccolo riflettore su una realtà produttiva di primaria importanza non solo nell’area Colli Bolognesi ma in tutta la regione, ma per raccontarvi la bellissima, fortunata esperienza di assaggio di un loro vino che mi sono ritrovato in cantina e dopo anni di riposo nel buio dei miei caveau ho deciso di portare a casa e stappare. Perché è sempre divertente scoprire come evolvano, a volte in maniera incredibilmente e imprevedibilmente meravigliosa, i vini. Soprattutto i bianchi, che eno-gerontofilo come sono, a me piacciono molto quando hanno qualche annetto d’età.

Qui gli anni erano addirittura 16, trattandosi del Colli Bolognesi Riesling Italico Malagò 2000 E. Vallania, un vino speciale sul quale, entusiasmato dall’abbraccio che mi aveva regalato, dalle emozioni, ho chiesto ad Elisabetta Vallania di darmi ulteriori elementi di comprensione. Si tratta di una vendemmia tardiva e selezionata e in casa Vallania “la tarda vendemmia è sempre stata una nostra passione. Giovanni, mio fratello, ed io studiavamo sempre l’andamento delle stagioni e lo stato di maturazione dell’uva prima di vendemmiarla.

Il Riesling Malagò proviene da un piccolo vigneto piantato nel 1964,che viene tuttora curato come se fosse una persona di famiglia. Il nostro Riesling, proviene da un ceppo alsaziano e con lo scorrere del tempo ha acquisito caratteristiche del tutto particolari. Il ceppo in questione, presente a memoria d’uomo nelle nostre zone, fu salvato da Malagò, un collaboratore del mio bisnonno. Purtroppo non è possibile produrlo tutti gli anni (quest’anno in particolare) anche se noi tentiamo sempre”.
Perché mai questo Riesling italico maturo, e saggio, mi ha colpito? Per il suo colore un oro ambra splendente ruscellante riflessi ed energia, il naso solare e complesso, ma vivacissimo, fresco, con una magnifica incredibile energia, note di agrumi canditi, frutta secca, miele, e soprattutto una vena nitida di pietra e sale di grande presa e intensità.

Attacco in bocca profondo, vivo incredibilmente fresco e salato, ampio sul palato e profondo, molto asciutto, scattante di gran nerbo, con una leggera nota tannica al centro ed in evoluzione (magnifica la tenuta del vino anche a qualche giorno dall’apertura con botti, questo ricorrendo ad una pratica pompetta per sottovuoto che nella sezione Cucina bar e vino potete trovare sul sito Internet Lionshome e che vi consiglio di utilizzare sempre quando non finite la bottiglia che avete stappato) una grande stoffa impensabile che si espande progressivamente.

Mi dite voi cosa volere di più da un bianco italiano (ma qualche pirla non ci aveva detto che i bianchi italiani non invecchiano bene?) di 16 anni, da un Colli Bolognesi Riesling Italico annata 2000? I miei omaggi, Donna Elisabetta, chapeau!

Azienda agricola Vigneto delle Terre Rosse Enrico Vallania
Via Predosa, 83
40069, Zola Predosa (BO)
051755845
e-mail info@vignetoterrerosse.com
sito Internet www.vignetoterrerosse.com

Attenzione!

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2 pensieri su “Colli Bolognesi Riesling Italico Malagò 2000 E. Vallania

  1. Buongiorno Ziliani

    ma…siamo sicuri che un impianto di Riesling Italico possa provenire da un ceppo alsaziano?

    E’ ormai assodato, in termini genetici ed ampelografici, che il Riesling Renano e il Riesling Italico non sono neanche lontani parenti.

    In Germania, addirittura, il Riesling Italico viene chiamato Welschriesling, “Riesling straniero”, e questo la dice lunga (in pratica lo odiano).

    Nulla toglie alla qualità della bottiglia, ovviamente, ma sembra proprio improbabile una origine così come descritta.

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