Le Famiglie dell’Amarone condannate dal Tribunale di Venezia

A quando analoga sentenza per L’Accademia del Barolo? Lettera aperta al Cda del Consorzio Barolo Barberesco

Ho letto con grande favore una serie di articoli, tra cui quello di Emanuele Scarci del Sole 24 ore (ho scritto Scarci, non si confonda con Scanzi, please..) relativi alla recente sentenza del Tribunale di Venezia cheha accolto le richieste del Consorzio della Valpolicella. Secondo la sentenza 2283/2017 del tribunale «una denominazione del vino e il suo territorio, compreso il suo nome, sono patrimonio comune di tutti i produttori, aderenti o meno al consorzio che tutela quella denominazione. Nessun produttore, o nessuna associazione di produttore, dunque, anche in buona fede, può utilizzare quei valori condivisi in maniera diversa».
Il Tribunale di Venezia è stato molto chiaro, e le 13 cantine storiche delle Famiglie dell’Amarone d’Arte o Amarone families come si definiscono sul loro sito Internet, ovvero l’Associazione nata nel giugno del 2009 dall’unione di dieci storiche cantine della Valpolicella e oggi composta da 13 soci (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) saranno costrette a «rimuovere dalla denominazione sociale qualsiasi riferimento totale o parziale alla Docg Amarone della Valpolicella, ivi inclusa la parola Amarone».

La sentenza dice chiaramente che la denominazione, compreso il suo nome, è patrimonio di tutti i produttori. Nessun produttore quindi, e nessuna associazione di produttori, anche in buona fede, può utilizzare quei valori condivisi in maniera diversa. Si tratta di una sentenza esemplare, che “rimette al centro il valore assoluto della denominazione. Chiunque pensi di costruire, a sua discrezione, la denominazione che gli piacerebbe, non solo esce fuori dalle regole ma rischia di minare la credibilità complessiva di un territorio produttivo”.
Ho poi letto che “ da tutte le bottiglie della neo società dovrà essere rimosso ogni riferimento all’Amarone, appunto, e di conseguenza è stata vietata ogni attività promozionale avente per oggetto il marchio del Consorzio. Punto ultimo ma non meno importante, la rimozione dal sito web del cosiddetto Manifesto dell’Amarone d’Arte”.

Che bella cosa, mi sono detto tra me e me, in questa strana Italia dell’arroganza e dei soprusi, dei più furbi della compagnia, c’è un giudice a Berlino! Ho sempre pensato e scritto, qui ad esempio, e poi qui, che quella delle Amarone families fosse una pensata velleitaria espressione di arroganza, presunzione, superiority complex, dalla pretesa, ridicola, di rappresentare la crème de la crème di un’ampia denominazione in costante divenire.
Contento di questa sentenza della Magistratura veneziana mi sono detto? E l’Accademia del Barolo, quell’altrettanto ridicola e autoreferenziale nonché vanagloriosa e tracotante “genialata” a proposito della quale, cinque anni fa, ovviamente restando senza risposta da parte dei diretti interessati, mi ero chiesto, in questo articolo, che senso avesse e se, di fatto, non esautorasse il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani? O contribuisse, come se già non accadesse, a svuotarlo di significato?

Una doverosa premessa, per coloro e non possiamo di certo far loro una colpa (mica è una lacuna importante) dovessero non essere a conoscenza di codesta Accademia e della sua mission. La Accademia del Barolo è costituita da 11 produttori: Azelia, Michele Chiarlo, Poderi Luigi Einaudi, Poderi Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto – Cordero di Montezemolo, Pio Cesare, Prunotto, Luciano Sandrone, Paolo Scavino e Vietti. Ha sede nel Castello di Barolo e la sua missione è la divulgazione della conoscenza del Barolo nel Mondo”.

Leggo sul sito Internet del Consorzio del Barolo cheIl Consorzio ha come scopo primario, da oltre 60 anni, quello di tutelare e favorire la produzione e il commercio dei vini di Langhe e Roero” e se la lingua italiana ha ancora un senso e vedo che nei suoi compiti storici ed in quelli presenti e futuri, figurano le stesse identiche competenze che accamperebbero avere gli accademici barolisti.
Bene alla luce della sentenza veneziana che stabilisce che le Famiglie dell’Amarone devono cambiare ragione sociale e insegna di bottega, ho pensato di ripescare tutti i miei interrogativi di cinque anni fa e di rivolgermi al Presidente del Consorzio Barolo Barbaresco, ecc, Dottor Orlando Pecchenino, il quale poco dopo la sua nomina è incorso in un “incidente di percorso” come tardivamente avevo rilevato in questo articolo dello scorso marzo, nonché a tutti i componenti del Consiglio del Consorzio, ovvero i consiglieri:
Cesare Benvenuto, Paolo Boffa, Giovanni Bracco, Enzo Brezza, Luca Casavecchia, Nicola Chionetti, Mario Cordero, Mauro Daniele, Savio Daniele, Enrico Dellapiana, Marina Marcarino, Angelo Negro, Dino Negro, Pietro Ratti, Gianluca Roggero, Lorenzo Seghesio, Ezio Taliano, Aldo Vacca e Roberto Vezza, nonché ai componenti del Collegio Sindacale, ovvero il Presidente Antonino Dogliani ed i membri effettivi Mario Viazzi, Terenzio Ravotto, Alessandro Colla e Alessandra Mangeri, per porre loro alcune semplici domande.

Egregi Signori, se è vero che il Consorzio Barolo e Barbaresco Alba Langhe e Dogliani si occupa di ”tutela e registrazione dei marchi collettivi” e che “il marchio collettivo ha la duplice natura di segno di identità e distinguibilità nonchè di garanzia per il consumatore: attraverso un regolamento d’uso, infatti, i marchi assicurano l’origine, la natura e la qualità dei prodotti contrassegnati. Il Consorzio, in quanto soggetto concessionario dei marchi, è garante della provenienza e della qualità dei vini con marchio registrato operando a nome e per conto di tutti i produttori che detengono e utilizzano quel marchio”, mi permetto chiedervi:

In che data il Consorzio di cui siete illustri rappresentanti si è rivolto alle autorità per denunciare l’esistenza di un’Accademia del Barolo che utilizza nella sua ragione sociale un nome che è patrimonio collettivo ed esclusivo di tutti i produttori di Barolo?

A che punto è la procedura di accoglimento o respingimento della richiesta consortile?
Nel caso, credo impossibile, il Consorzio Barolo Barbaresco, ecc non abbia ancora presentato detta denuncia, alla luce della sentenza veneziana sul tema Famiglie dell’Amarone, codesto Consorzio preceduto dal dottor Orlando Pecchenino cosa intende fare?

Quando intende portare all’attenzione dei soci la sentenza del Tribunale di Venezia e quindi la possibilità di procedere, con analoga procedura, presentando ricorso contro l’utilizzo da parte dell’Accademia di un termine che è patrimonio esclusivo della denominazione Barolo e dei suoi protagonisti?
Ringraziando il Presidente Pecchenino ed il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani per l’attenzione e le risposte che, ne sono certo, non vorranno mancare (nei Paesi civili e tra persone civili quando un giornalista sottopone pubblicamente domande ad un interlocutore, in questo caso un Consorzio, si è soliti rispondere..) desidero informarli di due cose:
in primo luogo, per loro conoscenza, che il prossimo venerdì 17 (ottima la scelta del giorno..), in quel di Torino, sotto l’egida di un Associazione che dovrebbe evitare di ratificare in qualche modo la ragion d’essere di organizzazioni private che si danno nomi non leciti, l’Accademia del Barolo accoglierà, in un evento all’insegna del farlocco, le Famiglie storiche dell’Amarone.

In secondo luogo e qualcuno dei componenti del Cda del Consorzio Barolo Barbaresco, ecc, conoscendomi bene dovrebbe saperlo, che non sto scherzando e che da barolista di antico corso (magari più legato all’immagine e alle sorti del Barolo di qualche componente dello stesso Cda) non esiterò, lo prometto solennemente, a presentare un Esposto alla Procura della Repubblica competente contro il diritto dei componenti dell’Accademia di definirsi Accademia del Barolo e contro un eventuale silenzio o altro del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani.

Come dice un antico proverbio: uomo avvisato mezzo salvato…

Attenzione!

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Lemillebolleblog http://www.lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

15 pensieri su “Le Famiglie dell’Amarone condannate dal Tribunale di Venezia

  1. Restiamo in attesa di un’analoga iniziativa promossa da Consorzio Vini del Trentino, che ha competenza sulla denominazione Trento, nei confronti dell’allegra combriccola del Trentodoc. Perché il territorio è un valore condiviso in cui si misurano politicamente tutti i protagonisti. Non è una merce su apporre un brand commerciale.

  2. Allora Ziliani? Lei scrive un poderoso pistolotto prendendo spunto dalla vicenda Famiglie dell’Amarone per attaccare il Consorzio Barolo Barbaresco ed il suo presidente, per scagliarsi come altre volte ha fatto, contro una realtà solida come l’Accademia del Barolo e cosa accade?
    Succede che i suoi amici (o presunti tali) barolisti tacciano, che nessuno intervenga, che il suo proclama non raccolga consensi.
    E allora? A me sembra che le sue uscite siano sempre più quelle di un vecchio trombone sfiatato. Non se la prenda.. e prenda atto di questa realtà e si ritiri prima di diventare patetico

    • Giovanni, cosa vuole che le dica? Le dico che ha ragione, le do ragione come si fa con i matti e amici come prima.
      Ha letto quello che ha scritto il misterioso produttore di Barolo che non vuole essere nominato? Se non l’ha fatto lo faccia. E ci rifletta sopra, se ci riesce..

  3. caro Franco, perdonami l’anonimato.
    Sono un produttore di Barolo che tu conosci ma invece di intervenire dicendo chi sono sono costretto a nascondermi. Il perché é semplice. Rileggiti i nomi dei componenti di quell’Accademia contro cui vorresti che il Consorzio Barolo Barbaresco prendesse posizione.
    Te li ricordo: Azelia, Michele Chiarlo, Poderi Luigi Einaudi, Poderi Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto – Cordero di Montezemolo, Pio Cesare, Prunotto, Luciano Sandrone, Paolo Scavino e Vietti.
    Per te essere contro questi potentati é abbastanza “facile” (diciamo). Per noi piccoli produttori é quasi impossibile.
    Hai presente che potere abbiano qui in Langa ?
    E pretendere poi che quel presidente e quel Cda facciano i coraggiosi per fare piacere a Ziliani é una pura illusione.
    Mi sa che dovrai rassegnarti a presentare il tuo Esposto alla Procura. Dal Consorzio e da Pecchenino, al quale sei simpatico come pezzi di vetro nelle mutande, sarà silenzio totale.
    A te definire di che tipo di silenzio, non piemontese ma meridionale, si tratti

  4. Barolista a me appassionato delle Langhe da anni e anni , un luogo tanto bello in ottobre da lasciare senza fiato il suo scritto mi fa una incredibile tristezza. Per le sue giuste ragioni ovvio ma anche per la sue e quindi vostra arrendevolezza. Lasciamo il solo Ziliani a prendersi cura dei VOSTRI interessi sbeffeggiato magari da INUTILI SIG. GIOVANNI…coraggiosi quanto una triglia. Che peccato

    • Simone, ti ho conosciuto e non sei un ragazzino. Mi stupisce e intenerisce il tuo stupore, come se tu non vivessi in Italia.
      Vuoi sapere una cosa? Stamattina ho parlato un carissimo amico barolista, tradizionalista tutto d’un pezzo. Ha letto il mio articolo e ho avvertito nella sua voce quasi un senso di fastidio, come se fossi più realista del re, e tirassi in ballo questioni, di principio, che loro stessi dovrebbero sentire ma che non sentono.
      Come mi mancano idealisti come Baldo Cappellano, Bartolo Mascarello, Giovanni Conterno, che su questa vicenda si sarebbero infiammati e avrebbero detto pubblicamente la loro.
      Mi spiace vedere che i loro figli tacciono, peccato…

  5. Hai ragione Franco a quarant’anni dovrei essere smaliziato ed in realtà lo sono e non poco.Ma vivo il mondo del vino come una realtà dove la passione dovrebbe essere dominante almeno quanto il desiderio, ci mancherebbe, di guadagno.
    Me ne farò una ragione ma io, forse piciu e romantico,quando porto un bicchiere alla bocca oltre al profumo ed al gusto penso a chi lo ha ha prodotto alla sua terra e alla sua passione…e questo me lo fa apprezzare ancor di più.

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