Dimenticate i conflitti di interessi e… vivrete, pardon, Vivite bene

Doctor Wine, alias Daniele Cernilli conferma il suo innato sense of business

Premessa doverosa. Del mio ex nemico Daniele Cernilli, con il quale ho avuto “scambi dialettici” per una ventina d’anni, quando era il capataz, in quota Gambero rosso, della Guida Vini d’Italia (alle cui prime due edizioni, 1987 e 1988 ho collaborato, occupandomi della Lombardia…), una guida che come ho più volte detto e scritto ha guidato fuori strada legioni di consumatori e appassionati di vino italiani, comminando loro una serie di “sole” lunghe come un lungotevere, e diffondendo un’idea dei vini italiani cosiddetti top quantomeno discutibile, ho sempre avuto e ho tuttora stima e considerazione.

Credo che Daniele abbia / sia uno dei migliori palati in assoluto del mondo del giornalismo del vino italiano, di certo superiore al mio, e un’esperienza unica ed impareggiabile dei vini di tutto al mondo, ma ciononostante, anche se siamo riappacificati credo nel 2013 dopo una vita in cui ci guardavamo in cagnesco (lui per quello che scrivevo e che non ha mai smentito, né ha provato a querelarmi… e poi anche perché ho coniato per lui il simpatico soprannome di Robert Parker der Tufello…), continuo a trovare taluni aspetti della sua personalità un po’ singolari. Per non dire difficile da comprendere.

Non gli ho mai fatto una colpa se si è innamorato e ha sposato una Signora di origine americana, Marina Thompson, che come raccontavo qui anni fa organizzava i road show delle aziende che prendevano i tre bicchieri assegnati dalla guida di cui il marito era direttore. Magari c’era qualche conflitto d’interessi, ma in Italia questo problema pare si ponesse, ora non si pone più, ora che Scalfari l’ha in qualche modo sdoganato, solo per il Cavaliere di Arcore.

Cernilli ha sempre avuto una singolare concezione del conflitto d’interessi e una predilezione speciale per le Grandi Aziende del vino italiano, già ben prima che scoppiasse lo scandalo del Brunello taroccato, noto come Brunellopoli, quando la guida Vini d’Italia e dunque anche Cernilli, premiavano il Brunello di Montalcino di Banfi e io lo descrivevo, senza essere querelato da Banfi, in questi termini.

Daniele ha sempre pensato e ricordo che titolò nel 2002 un suo articolo sul Gambero rosso esplicitamente “Viva Banfi!” che talune Grandi Aziende del Vino Italiano (Banfi, Frescobaldi, Antinori, Feudi di San Gregorio, Planeta e altre) facessero del bene alla causa del vino italiano. Mentre io la pensavo e la penso in maniera diversa.

Ora, che Daniele non è più il lider maximo del Gambero rosso e quindi di Vini d’Italia (che le bischerate le combina anche ora, nonostante nel team ci sia un fior fior di degustatore come Gianni Fabrizio) le cose sono un po’ cambiate. I road show, a marchio Doctor wine, il nome del suo sito Internet e della sua guida, la consorte li organizza ancora, magari con meno appeal (a Londra, qualche tempo fa, mi hanno raccontato che non fosse arrivata una folla ad accoglierlo…) ma un certo sense of business, misto ad un’indifferenza per il tema conflitto d’interesse il dottor Cernilli conferma di averlo. Buon per lui.

La riprova la troviamo in questo articolo pubblicato oggi su Doctor Wine, dove Daniele tesse le lodi di una manifestazione, svoltasi il 25-26 novembre a Milano, che l’ha visto tra i protagonisti, impegnato a guidare ben quattro degustazioni, come potete verificare dal programma:

Sabato 25

16.30

Degustazione – “Identità di un vino. Verso il nuovo Pinot grigio Doc delle Venezie” a cura di Daniele Cernilli.

Domenica 26

12.30

Degustazioni di Bianchi Autoctoni” a cura di Daniele Cernilli

14.30

Degustazione di Rossi Autoctoni” a cura di Daniele Cernilli

16

Degustazione di Bollicine Cooperative” a cura di Daniele Cernilli

L’iniziativa, voluta da un’organizzazione potente come l’Alleanza delle cooperative italiane, si chiamava Vi.Vite vino di vite cooperative. Dove il vino parla la lingua di tutti, e Cernilli, correttamente ricordando “ho guidato quattro seminari”, ne scrive nel suo articolo ad esempio in questi termini: “Gli scorsi 25 e 26 novembre, al Museo della Scienza di via Olona a Milano, c’è stata la prima edizione di Vi.Vite (sottotitolo: Dove il vino parla la lingua di tutti), una manifestazione organizzata dall’Alleanza delle Cooperative del vino e che ha avuto un significativo successo di pubblico. Io ho guidato quattro seminari, che sono fortunatamente andati tutti esauriti, ma di degustazioni guidate, dibattiti molto informali, assaggi di vini e di cibi ce ne sono stati a decine. Il tutto con un’atmosfera rilassata, non eccessivamente tecnica e per nulla autoreferenziale”.

Proseguendo con elogi sicuramente meritati, non posso dire nulla, perché negli stessi giorni io ho scelto di andare a Piacenza per la Mostra mercato Vignaioli Indipendenti Fivi. Dove non ho guidato alcuna degustazione. Da semplice cronista.

Lo so benissimo, io per primo, che dobbiamo tutti campare, che tutti teniamo famiglia, qualcuno anche due, che l’esistenza per i giornalisti del vino free lance è sempre più difficile (lo è decisamente meno per i guidaioli, direttori di guide, collaboratori di guide, cui guarda caso, in otto casi su dieci vengono affidate degustazioni, presentazioni, coordinamenti di dibattiti. Forse memori del detto latino Do ut des?) e che “pecunia non olet”, ma chiedo troppo, soprattutto ad una persona capace, ad un professionista indiscutibile come Cernilli, se chiedo di essere un po’ più eleganti e meno sfacciati?

Chiedo troppo se propongo, per buon gusto, di evitare di scrivere articoli trionfanti e trionfali relativi a manifestazioni nelle quali si è stati coinvolti, e le quali sono state occasioni di guadagno?
E’ la stessa problematica che riguarda la maggior parte delle riviste del vino italiane, quelle sopravvissute, e svariati siti Internet e blog del vino, dove spesso l’articolo, ovviamente positivo e favorevole, su una determinata azienda, su un certo vino, si accompagna, talvolta addirittura nella stessa pagina o nella pagina a fianco o successiva, ad un “consiglio per gli acquisti”, advertising, pubblicità, redazionale pubblicitario dell’azienda di cui si scrive.
In questo modo come non sollevare nel consumatore lettore il sospetto che quel giudizio positivo sia frutto di un accordo pubblicitario, di un do ut des?

Una cosa è certa in questa sempre più strana Italia del vino e del giornalismo sul vino: se dimenticate i conflitti di interessi, cari colleghi, se ve ne fregate altamente della loro esistenza, vivrete, pardon, Vivite bene…

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog http://www.lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

18 pensieri su “Dimenticate i conflitti di interessi e… vivrete, pardon, Vivite bene

  1. Ho dichiarato esplicitamente di avere condotto q uattro seminari per Vivite, quindi non hai scoperto nulla. Chi ha letto lo sa benissimo perché l’ho scritto io per primo. A Londra ad accogliermi ci sono state seicento persone, è stato un ottimo successo. Sei stato informato male, ma ti capita.

  2. Io non scantono affatto, prendo atto solo che tu, e non io, qualche tempo fa hai pesantemente criticato Bottiglie Aperte, guarda caso organizzata da Federico Gordini, lo stesso di Vivite. Mi hai accusato di avere partecipato a una manifestazione per te scadente guidando delle master class. Quando ti ho risposto che lo avevo fatto gratuitamente e a scopi benefici hai replicato che non avresti trovato nulla di male se mi avessero pagato per il mio lavoro. Ora la cosa cambia. E cambia nonostante io abbia scritto di Vivite non prima, per aiutarne il lancio, ma solo dopo, quando dal punto di vista del suo eventuale successo o insuccesso, non contava più nulla, perché tutto era già avvenuto. Poi sembra che per te questo fatto sia in contrasto con la manifestazione della Fivi, dove anch’io sono andato spesso, pagando il biglietto d’ingresso tra l’altro, e dove questa volta ho rinunciato a partecipare solo perché ero già andato a quella di Roma qualche mese fa e c’erano prevedibilmente gli stessi vini da assaggiare. Ancora, sui “social” Vivite ha avuto un’accoglienza ottima, su uno in particolare è apparsa una valutazione media di 4,9 su 5 da parte del pubblico, cosa rilevante per un evento dedicato al vino. Ultima annotazione, personalmente e da sempre apprezzo la cooperazione vitivinicola virtuosa, quella che permette anche a minuscoli viticoltori di continuare a coltivare anche solo quattro filari, occupandosi contemporaneamente anche della conservazione del paesaggio e della cura dei terreni. Magari hanno chiamato me perché da anni sostengo queste cose senza averne mai avuto alcun beneficio. Ho anche guidato degustazioni per vari consorzi, Roero, Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, Soave, e non ci hai trovato nulla di strano, visto che sono attività che hai svolto anche tu in passato. Ora invece ti stranisci. E dici anche che a Londra abbiamo fatto un flop, quando invece abbiamo avuto un successo che neanche ai tempi del roadshow del Gambero avevo ottenuto. Seicento persone fra stampa, trade e appassionati, una masterclass andata esaurita, tutti i produttori presenti molto soddisfatti. Bastava chiedere in giro. PS Roadshow che faceva e fa il Gambero, che fa Slow Food, che fa Wine Spectator e da poco anche Parker. Con decine di eventi. Noi come Doctorwine ne facciamo tre, tutti legati alla presentazione della guida, che è comunque il centro della nostra attività e che forse non a caso è andata esaurita (diecimila copie) in poco più di un mese.

    • Daniele caro, ti concedo che su Londra probabilmente ho pubblicato un dato errato, basandomi su quanto mi hanno detto persone che erano presenti. Per il resto, confermando la mia assoluta stima per le tue superiori doti di degustatore e di conoscitore di vino, resto della mia idea. Queste commistioni, questo mischiare informazione, comunicazione e promozione, non mi piacevano ieri e non mi piacciono oggi.
      Non mi piacciono le tue, quelle del Gambero rosso, che partito tu fa ancora peggio di ieri, quelle di Slow Food e di qualsiasi altro.
      Ma, molto probabilmente, sono solo un pirla di talento che non ha capito niente ancora del mondo e del mondo del vino italiano in particolare 🙂

  3. Altra cosa, mia moglie organizzava per conto del Gambero e pagata dal Gambero il roadshow del Gambero. Non diversamente. E il Gambero continua a fare anche oggi nè più e nè meno quello che faceva allora. Aspetto tuoi commenti su questo fatto e anche sui roadshow degli altri, Slow Food in primis, che fa in America le stesse identiche cose.

    • certo che ho fatto pace e questo non é di certo un atto di guerra.
      Il fatto é che non riesco a capire come Cernilli, che stimo profondamente per certi versi, ricaschi nelle vecchie abitudini, come il lupo che perde il pelo ma non il vizio…

  4. Non mi arrampico sugli specchi, semmai sei tu che lo fai cercando argomenti che non hanno molto senso. Ripeto, mia moglie aveva un contratto col Gambero e non fu pagata dai produttori. Se proprio vuoi parlare del conflitto d’interessi quello lo aveva semmai il Gambero e anche Slow Food, che partecipava al tutto e che ne ha ricavato ingenti benefici economici. Io prendevo il mio stipendio da dipendente al Gambero, non partecipavo dei guadagni del roadshow in nessun modo e non c’erano rapporti diretti fra l’assegnazione dei premi, dati sempre di comune accordo con Slow Food, e la partecipazione alle manifestazioni. C’era un controllo incrociato fra le due aziende che funzionava benissimo. Ma se consideri questo come conflitto d’interesse allora devi farlo con molti altri soggetti, forse anche con te stesso quando collaboravi con una manifestazione sui vini rosati organizzata sul Garda, e poi ne scrivevi. Ricordi?

    • Hai ragione Daniele, confesso il mio, episodico, conflitto d’interessi per Italia in rosa. Solo che il mio conflitto pesa un etto e gli altri, tuoi compresi, un quintaluccio almeno…

      • Non è una questione di peso ma di principio. Sono d’accordo con te, non piacciono neanche a me certe commistioni fra promozione e giornalismo, però nel mio e nel tuo caso sono veramente cose minimali rispetto al lavoro che facciamo e non credo di meritare tutta questa attenzione da parte tua quando poi c’è chi fa carne di porco in continuazione. Pensi davvero che con quattro seminari a Vivite io abbia risolto i problemi della sussistenza? Poi, possibile che sia sempre io nel tuo mirino? Tra l’altro io dichiaro sempre ciò che faccio, cerco di essere trasparente sempre, soprattutto perché rispetto chi mi legge. Poi ognuno è libero di farsi un’idea.

        • Danié, sai che te dico? Innanzitutto che apprezzo i tuoi toni, civilissimi, in secondo luogo che tu sia venuto più volte qui, in casa dell’ex nemico, a difendere garbatamente e fermamente le tue ragioni.
          E infine che mi sa che hai ragione: di fronte a chi “chi fa carne di porco in continuazione” i tuoi attuali conflitti d’interessi, resto delle mie idee su quelli passati, sono ben poca cosa. I veri sporcaccioni, i marchettari, sono ben altri.
          Ti abbraccio e spero di incontrarti presto per bere una buta insieme e imparare qualcosa da te. 🙂

  5. Caro Franco. Con molto affetto e stima le dico che lei appare a me come una persona che ha bisogno di tanto affetto e stima. E che sarebbe felice se il mondo del vino le desse più buoni amici che buoni vini. In fondo lei nella vita e nel suo lavoro cerca sopratutto persone che le vogliono bene.
    Che sappia fare il suo lavoro è noto a tutti e il modo in cui lo fa ha moltissimi estimatori. Ma l affetto e l amicizia sono un altra cosa: sono d accordo con queste sue intime aspirazioni. Con affetto e gratitudine per tutti i vini che ,grazie a lei, ho conosciuto.

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