Miracolo à Paris…

Tra Notre-Dame e le SacréCœur si può ancora tomber amoureux

Posso tentare, cercando di proiettarmi all’esterno di me stesso, osservandomi come se non si trattasse della mia persona ma di un altro, di ritornare ad una settimana fa, ad un giorno che più le ore passano più mi sembra un tornante decisivo, una tappa fondamentale e capace di darle una svolta impensata, della mia vita?

Ci provo. Ero arrivato à Paris per godermi la due giorni del Salon du Vin della RVF e per ritrovare una cara amica, Florence Vivien et son mari Yves Rioche per continuare il discorso relativo ad un ambizioso progetto vinoso che pensiamo di cominciare a realizzare pour la fin de l’annéé nella capitale francese.
Ero partito presto, con un volo Ryanair delle 6.30 (sic !) a Beauvais e a causa del traffico pazzesco ero riuscito ad arrivare al mio Hotel, Hotel Migny Opéra Montmartre, che consiglio caldamente a tutti, piccolo accogliente strategicamente centrale, a due minuti a piedi dalla stravolgente rue des Martyrs, da me ribattezzata rue des Tentations per l’abbondanza di negozi di specialità gastronomiche, boulangerie, pasticcerie, enoteche, tutte con prezzi da capogiro e finalmente alle 11.45 eccomi all’ex sede della Borsa che accoglieva il Salon.

Fino alle 18 circa ho degustato nella maniera più attenta e professionale possibile, ritrovando alcuni vini che conoscevo, tra cui uno strepitoso Bandol rosé 2014 (il nome me lo tengo per me per ora) che avevo scoperto il precedente week end in quel di Londra, e concentrando la mia attenzione soprattutto su Champagne, tra loro il mirabolante Blanc des Millenaires 1995 di una delle mie Maison preferite, ovvero Charles Heidsieck.
La sera, dopo un passaggio all’Hotel, ero stato a cena nel mio bistrot preferito, L’office Brasserie Restaurant in Rue Richer, dove avevo gustato l’ottima cucina del simpatico chef Benjamin Schmitt e avevo bevuto quasi un’intera bottiglia di un Rosé che mi aveva già conquistato quando ero stato qui in febbraio, quello del Domaine La Fondrèche, Cotes du Ventoux.
Con la testa ero già alla giornata successiva, quando sempre al Salon, intorno alle 12, avevo appuntamento una misteriosa Femme parisienne, che mi avrebbe raggiunto per degustare con me.

Sapevo solo come si chiamava, avevamo parlato un paio di volte al telefono, e null’altro.

Morale della favola…

Galeotto fu lo Champagne, anzi una serie di Champagne super che le proposi subito di degustare insieme, quindi di mirabolanti rosé de Provence, i migliori che avevo selezionato il giorno prima, poi le parole, sempre più fitte tra noi, con me a far tesoro di cinquant’anni di frequentazione e di culto della lingua di Rabelais, Voltaire, Rimbaud, Baudelaire e Michel Houellebecq e ora di Emmanuel Macron e poi una pausa all’esterno del Palais mangiando crevettes e fromages sotto il solo birichino di Paris, et voilà, ecco la mia vita prendere il volo. I colori, i suoni, la musica, classica ovviamente, che entrambi amiamo, assumere sfumature nuove e sorprendenti, ed il desiderio di non interrompere l’incanto, fermare il tempo, goderci questo momento magico…
Una canzone di Mina, questa descrive perfettamente la sensazione bruciante, il colpo di fulmine che ti arriva “dentro al cuore all’improvviso”, e tu che ti senti pronto a vivere novella vita, a ritrovare slanci, entusiasmi, che pensavi di avere perduto…

Il resto sono dettagli… Una prima sera, sabato, mangiando insieme crêpes nella via e nel quartiere bretone, bevendo cidre, poi lunghe passeggiate e parole, parole, parole.

E poi, dimanche soir, l’appuntamento alle 21, la meraviglia del trovarci di fronte a Notre-Dame, io rapito dai suoi occhi, a ritrovare il ricordo della Chanson de la Seine di Prévert e a recitarle, par coeur, i versi immortali….

E poi lunghe promenade in luoghi cari a Sartre e a Hemingway, agli esistenzialisti, la vista dell’attico di Catherine Deneuve e mille altre cose ancora, fino ad un gelato gustato insieme per la gioia di tornare bambini e di esprimerci, anche in un imbarazzato ed emozionato silenzio, parole e sensazioni antiche e sempre nuove.

Allora la colonna sonora dei mie sentimenti, del mio battito del cuore, non poteva che divenire questa, meravigliosa, dolcissima, tenera come lei, con la resa totale e la voglia di ripeterle mille volte queste parole magiche

Ed il futuro, roseo, anzi rosé, che si apre davanti a noi, se i potenti Dei vorranno sorriderci, non potrà che essere dolcissimo e avere le tinte delicate, sussurrate, tendres, di questo brano supremo di Bach, in questa interpretazione davvero notevole

E poi qualcuno vorrebbe che il sottoscritto, entrato in questo ineffabile état de grâce, continuasse a scrivere di Barolo e Franciacorta, di Valtenèsi Chiaretto ed Etna Rosso, come se nulla fosse accaduto? Ma siete matti? Suvvia, lasciatemi sognare, lasciateci vivere questo sogno meraviglioso! E vive l’amour, non?

Attenzione!

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Un pensiero su “Miracolo à Paris…

  1. che bello questo Ziliani spensierato e innamorato! Che fine ha fatto?
    Lo faccia ritornare presto, era così dolce leggerla e pensarla così’ felice…

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